Xenofobia contro i migranti e strumentalizzazione della paura
di Fulvio Vassallo Paleologo *
su altre testate del 18/05/2007
*
Università degli Studi di Palermo
Recenti fatti di cronaca, riportati confusamente dai mezzi di informazione,
senza neanche esplicitare per intero il reale andamento dei fatti, come nel caso
di Vercelli, dove il poliziotto ferito sull’autobus è stato salvato da un
“clandestino” che non è fuggito davanti al fuoco come tutti gli altri
passeggeri, hanno riportato sulle prime pagine dei giornali la emergenza
criminalità, come una questione che riguarderebbe esclusivamente gli immigrati
irregolarmente presenti nel nostro paese. Per qualcuno, addirittura, come il
viceministro Minniti, sembrerebbe possibile associare fatti di criminalità
comune al pericolo del terrorismo. Neppure il precedente ministro degli interni
Pisanu era arrivato a tanto, senza alcuna prova a fondamento di affermazioni
tanto gravi.
Persino giornali come Repubblica censurano sistematicamente le lettere di
protesta degli antirazzisti e danno ampio spazio a posizioni, espresse
indifferentemente da cittadini e da politici, sulla base di elementi di fatto
del tutto falsificati o filtrati attraverso stereotipi e facili
generalizzazioni.
Alla vigilia del voto amministrativo il ministro Amato ha prontamente annunciato
un nuovo piano sicurezza, da definire con i sindaci dei maggiori comuni
italiani, a partire da Roma e da Milano. La ricetta sembra proprio la stessa del
precedente governo, ancora un aumento delle misure repressive, poteri speciali
ai prefetti ed alla polizia, la intensificazione della videosorveglianza, retate
nei quartieri più densamente abitati dagli immigrati, rastrellamenti di
prostitute, espulsioni sempre più veloci, e soprattutto la minaccia di
“delocalizzazione” dei campi rom e dei gruppi di immigrati più densamente
insediati nei territori urbani.
Quella che si annuncia nei prossimi giorni è una vera e propria gara tra sindaci
di ogni colore e prefetti per cacciare dalle città i gruppi di immigrati
ritenuti più pericolosi per la sicurezza dei cittadini. Intanto nessuna seria
misura per legalizzare l’ingresso ed il soggiorno dei migranti in Italia, per
sottrarre le donne immigrate al ricatto delle organizzazioni che gestiscono il
traffico della prostituzione, nessuna prospettiva di una legge organica sul
diritto di asilo, nessuna risorsa trasferita dalle misure di accompagnamento
forzato agli strumenti di integrazione, nessun serio progetto per il popolo rom,
composto adesso, in parte, anche da cittadini comunitari.
Non si comprende come e quando, in questa situazione si potrà avviare quel
percorso legislativo tracciato dal Ddl Amato-Ferrero che potrebbe segnare un
momento di rottura con il passato. Non si è neppure realizzata la cancellazione
del diritto speciale, introdotto dalla legge Bossi-Fini, a cui sono soggetti
donne e uomini migranti, e anche la attuazione delle direttive comunitarie in
materia di asilo appare fortemente condizionate da una impostazione che guarda
persino ai richiedenti asilo con preoccupazione, come se anche questi migranti
potessero alimentare la criminalità, o peggio, il terrorismo. Dopo anni di
istigazione all’odio razziale e alla xenofobia, frutto anche ma non solo della
“Bossi Fini” e delle prassi amministrative prevalse al tempo del governo
Berlusconi e ancora operanti, solo una buona legge, approvata per tempo e non
tra qualche anno, potrebbe rendere effettivi i diritti fondamentali ed i diritti
di cittadinanza dei migranti.
Carta dei valori e valori di carta
Alcune settimane fa è stata annunciata con grande enfasi una “Carta dei valori”,
elaborata dal Ministero dell’interno insieme alla “Consulta dei musulmani in
Italia”. Come molti hanno fatto notare si tratta di un testo che segna elementi
di vero e proprio arretramento culturale in questo paese.
Dalle precedenti dichiarazioni rilasciate dal ministro Amato, sembrava che il
documento avrebbe dovuto stabilire principi vincolanti solo per quegli immigrati
che intendevano acquisire la cittadinanza italiana, con una particolare
attenzione a chi professa religione musulmana, dopo questo “sottile” cambio di
destinazione, il tema si è ancora più complicato. La Carta è stata presentata
come una dichiarazione di principi: contro la guerra e a favore della
“tolleranza”, della libertà di culto, a garanzia dei diritti delle donne.
Un invito ad aderire ad impegni che potrebbe tranquillamente essere esteso non
solo agli immigrati ma a uomini politici nostrani e alle forze che
rappresentano, tanto adusi a predicare bene e a razzolare male, magari con la
complicità delle autorità amministrative, come gli uffici immigrazione delle
questure italiane, che negano quotidianamente i più elementari diritti
fondamentali da riconoscere alle donne e agli uomini migranti, comunque presenti
sul territorio nazionale.
La Carta presentata non corrisponde a questo, sia nel metodo che nel merito.
Il primo elemento di incompatibilità sostanziale è legato al fatto che i
principi su cui si fonda la Carta, sono già parte integrante di un documento più
solido e condiviso: si chiama Costituzione Italiana. Poligamia, prevaricazione
per ragioni di genere, discriminazioni di ogni tipo, non sono permessi. Parità
dei coniugi nei rapporti fra di loro e nella conduzione della famiglia, libertà
di manifestazione di critica e di pensiero e, più in generale, i diritti
individuali sono salvaguardati da quelle che sono le regole basilari su cui si
dovrebbe basare la repubblica.
I fatti di cronaca, se letti in maniera completa e non pregiudiziale, mostrano
ogni giorno come questi principi siano lesi in ogni contesto, indipendentemente
che si tratti di autoctoni o di immigrati. Tutti sembrano preoccupati della
difesa dei valori della famiglia, ad esempio, ma nessuno si preoccupa delle
famiglie migranti, al punto che si dimentica persino che l’Italia non ha ancora
ratificato la convenzione ONU del 1990 a protezione dei lavoratori migranti e
delle loro famiglie. La vulnerabilità maggiore che si vive nei nuclei familiari
composti da migranti attiene all’assenza di diritti sostanziali da esigere, ad
un permesso di soggiorno per ricongiungimento che obbliga a condizioni di
dipendenza che non si risolvono con una “Carta”, al fatto che molte e molti
restano ancora cittadini di serie B, per i quali si vorrebbe adesso una
“Costituzione di serie B”.
Così come si vuole i migranti assunti a tempo indeterminato in un mercato del
lavoro fondato sulla precarietà, li si vuole laici in una società in cui si
cerca di imporre sempre più un modello fondamentalista. Un paragone non astruso:
il lavoratore immigrato stabile è frutto di una selezione qualitativa del
mercato, l’immigrato laico è quello che rinuncia – abiura come chiede spesso
Panebianco – alla propria sfera religiosa, in quanto professa una fede ritenuta
nociva e irriducibile e comunque subalterna a quella che è l’unica vera fede
ammessa.
E comunque, ridurre la sfera culturale alla propria professione di fede, come
ridurre la propria identità al ruolo ricoperto nel ciclo produttivo, è manifesta
intenzione di ridurre l’ accesso dei migranti all’effettiva fruizione dei
diritti fondamentali della persona.
La impostazione culturale che ha presieduto all’elaborazione di questa Carta dei
valori è la stessa che oggi diventa il supporto ideologico delle misure
repressive che il ministro Amato si appresta ad adottare d’intesa con i sindaci
delle più grandi città italiane, a partire da Roma e da Milano.
Per i diritti del popolo Rom, per la sicurezza di tutti
Le misure annunciate dal Piano Amato per la sicurezza si tradurranno presto in
nuovi interventi repressivi che incrementeranno la clandestinizzazione dei
migranti irregolari, e spezzeranno quei progetti di intervento sociale che con
grande difficoltà stanno tentando di recuperare una effettiva valenza dei
diritti di cittadinanza di tutte le persone migranti nel rispetto della legalità
e della convivenza civile.
Tra gli obiettivi principali di questi interventi repressivi, che si
dispiegheranno in tutta la loro violenza nelle prossime settimane sono le
Minoranze Nazionali Rom, denominate “zingari” e “nomadi” in maniera
dispregiativa ed etnocentrica, destinate anche da questo governo ad essere
oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione. L’Italia continua a
negare ai Rom e Sinti l’applicazione della “Carta Europea sulle Minoranze Etnico
Linguistiche” che tutela le lingue minoritarie e nega la Convenzione Quadro per
le Minoranze Nazionali. I frequenti interventi espulsivi praticati dai sindaci e
dai prefetti negano ogni giorno che passa il diritto alla residenza, il diritto
alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro. Nessun intervento di
integrazione e di sostegno pubblico in favore dei campi rom, che oggi si
minaccia di “delocalizzare” oltre i confini della cinta urbana.
In questa situazione drammatica i Rom provenienti da Bosnia, Confederazione
Yugoslava, Croazia, Bulgaria, Romania, Polonia, subiscono politiche
discriminatorie, una esclusione sociale sempre più grave e diffusa, anche quando
si tratta di cittadini neocomunitari. Famiglie intere sono fuggite dai loro
paesi d’origine per i conflitti etnici e le guerre civili che l’Europa non ha
saputo impedire e l’Italia nega loro i più elementari diritti. Segregati nei
“campi nomadi” delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono
situazioni spesso inumane senza acqua, luce e servizi igienici, costretti a
mendicare per le strade il sostentamento giornaliero. Adesso con le misure
annunciate dal Ministro Amato si potranno attendere altre deportazioni di massa,
non solo oltre i confini delle città, ma anche nei paesi di provenienza, come
nel caso dei Rom espulsi da Rutelli a Roma nel 2000, e poi risarciti dal governo
Berlusconi dopo l’intervento della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Quella stessa opportunità di difesa legale , fino alla Corte Europea dei diritti
dell’uomo, garantita allora ai rom deportati nel 2000 in Bosnia va oggi
assicurata a tutti i Rom che nei prossimi giorni saranno oggetto di operazione
di delocalizzazione, di fatto una vera e propria deportazione, una rappresaglia
da parte della polizia, in nome di quella parte dell’opinione pubblica che
reclama la applicazione della legge del taglione.
Ai Rom e ai Sinti deve essere riconosciuto lo “status” di minoranza nazionale e
che siano attuate e favorite politiche di integrazione, di partecipazione
diretta e di mediazione culturale in loro favore Inoltre, chiediamo che siano
attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom Europei, presenti attualmente
in Italia e si concerti una politica europea capace di rimuovere le cause che
provocano la loro immigrazione nel nostro Paese, promuovendo leggi che facciano
proprie le disposizioni della Raccomandazione n.1557/2002 del Consiglio
d’Europa.
Occorre una procedura di regolarizzazione a favore dei Rom nati in Italia. Una
legalizzazione che vada nella direzione del diritto di cittadinanza e che metta
in regola, e dia quindi visibilità e corpo sociale, ai Rom, anche di terza
generazione, nati e vissuti in Italia ma che non hanno accesso ai servizi
fondamentali perché considerati clandestini e quindi senza nessun diritto di
cittadinanza attiva. Anzi espellibili in ogni momento in cui vanno a rivendicare
diritti umanitari. E sono decine di migliaia .Una condizione di soggiorno
regolare è il più forte deterrente verso la commissione di reati, e consente un
ingresso legale nel mondo del lavoro.
Va riconosciuto il diritto di cittadinanza per tutti gli “stranieri” nati e
residenti in Italia da almeno dieci anni e la “carta di soggiorno” per i Rom che
abitano in Italia da almeno 5 anni, a prescindere dai contratti di lavoro e dai
certificati di residenza. Prima di procedere al superamento dei campi nomadi, i
diversi gruppi di rom, a seconda delle loro esigenze, vengano sistemati in
habitat decorosi: alloggi, case o microaree residenziali a dimensioni di
famiglie allargate, scelti in concorso con gli interessati, praticando politiche
che si confrontino con le istanze delle comunità locali.La estensione dello
stato sociale deve mettere fine alla guerra tra poveri innescata dalle politiche
di governo del territorio da parte del centro-destra.
Oltre il Disegno di legge sull’immigrazione
Il Ddl Amato Ferrero potrebbe essere un primo passo avanti, la Carta dei diritti
è stato un passo indietro, il Piano sicurezza del ministro Amato costituisce la
premessa di un ripristino delle peggiori prassi di esclusione e di deportazione
che già il precedente governo ci aveva fatto conoscere. Senza fare diminuire la
irregolarità dei migranti, senza garantire la sicurezza dei cittadini. A livello
internazionale le politiche di respingimento praticate dal nostro paese, con il
supporto operativo e finanziario all’agenzia Frontex, con l’intesa tra il
ministro Amato ed il commissario europeo Frattini, sono responsabili di migliaia
di vittime e mantengono intatto il potere delle grandi organizzazioni criminali
che gestiscono il traffico su rotte sempre più difficili e pericolose. In
assenza di una effettiva possibilità di ingresso legale per ricerca di lavoro in
Europa ed in Italia.
Non siamo in una condizione di deflagrante razzismo, ma in una meno nitida, di
strisciante xenofobia in cui la paura si riversa su chi è più vulnerabile, più
marginale, più ricattabile. A disagio e malcontento dei cittadini, vittima dei
tagli allo stato sociale e della precarietà nel mercato del lavoro, si offrono
come unica risposta, ordine, pulizia e “legalità”.
Occorre riprendere la mobilitazione antirazzista e recuperare un rapporto
diretto tra le associazioni e le comunità immigrate. Si devono attivare a
livello regionale strutture di difesa legale e di denuncia, pronte ad
intervenire in tempo reale, davanti ad iniziative di stampo puramente repressivo
che calpestino i diritti fondamentali de migranti, così come sono riconosciuti
anche dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni internazionali.
All’impegno nella difesa legale dei migranti dovrà aggiungersi un impegno più
forte e coeso delle associazioni antirazziste, ma anche dei partiti e dei
sindacati che in tante occasioni hanno espresso posizioni favorevoli
all’accoglienza ed all’inclusione degli immigrati.
Di fronte all’offensiva mediatica e politica contro i migranti si registrano
troppo silenzi e troppe interessate complicità. Di fronte alla dilagante
xenofobia occorre immaginarsi e praticare un nuovo movimento antirazzista capace
di difendere i diritti dei migranti ed i diritti delle fasce sociali più deboli.
Un percorso che va oltre le “Carte” le leggi, i governi e forse anche oltre le
forme di aggregazione, di rappresentanza e di comunicazione che noi stessi siamo
riusciti a praticare finora.