Una svolta a sinistra per Rifondazione Comunista


Rifondazione Comunista rinasce con Paolo Ferrero

Sono contento che Paolo Ferrero, ex ministro della solidarietà sociale, sia il nuovo segretario di Rifondazione Comunista, grazie alla vittoria su Nichi Vendola, esponente del bertinottismo più estremo.
Il nuovo segretario ha totalizzato 142 voti dal Comitato politico nazionale, contro i 134 di Nichi Vendola, grazie al sostegno delle quattro mozioni (1,3,4,5) che, unitariamente, hanno permesso il raggiungimento di questo importante risultato. Indubbio che una svolta ci voleva e, per farlo, occorreva, innanzitutto, salvare rifondazione. Salvare il partito dalla morsa del defunto Arcobaleno significa salvare la speranza di poter fare politica in un partito comunista, ascoltare i compagni di base, non rinnegare la propria storia e le proprie origni, proporre le istanze del lavoro e della solidarietà, non scendere a compromessi con i vari Fava, Mussi & Co, i quali ipotizzavano già un’orchestra socialdemocratica pronta a “dialogare” con il Pd, mettendo da parte quella conflittualità che in questi anni il partito si è faticosamente costruito.
Vendola ha perso, seppure di misura. Il rischio di uno scioglimento del partito non esiste al momento, ma non deve essere scongiurata una rottura in futuro, visto che il governatore pugliese ha costituito la sua area dentro rifondazione, almeno per adesso, dal nome emblematico “rifondazione per la sinistra”, primo passo a mio avviso per “altri” scenari, lontani da Rifondazione. Questo partito adesso deve riprendersi ciò che ha perso. Deve tornare a parlare agli operai, i quali hanno votato Lega perché si sono sentiti soli ed abbandonati, traditi nel profondo il 20 ottobre 2007 e sono sempre più esposti al ricatto delle aziende nei confronti delle quali non esiste più un’opposizione da parte del sindacato, compresa la CGIL, un tempo baluardo con Di Vittorio che insegnava agli operai a non abbassarsi il cappello alla vista dei padroni, ed oggi debole e non rappresentativa per i lavoratori, lasciati in una paurosa solitudine a soccombere sotto i colpi di un governo padronale e violento. Il Prc Deve capire i problemi degli operai, entrare nelle fabbriche, fare una disamina delle classi in Italia, disvelare in modo più forte le contraddizioni del capitalismo, lo scippo del TFR, i rapporti precari e mal retribuiti, riacutizzare il conflitto portandolo dal piano orizzontale (i lavoratori lottano contro loro stessi), a quello verticale (conflitto dei lavoratori con i padroni), smetterla di fare fraseologia rivoluzionaria vuota e fallace a cui non crede più nessuno. Dobbiamo rifondarci, e per farlo occorre che non dimentichiamo l’aggettivo “comunista”, che deve essere presente non solo nel simbolo, ma anche nell’approccio, nei contenuti, nelle battaglie, nel lavoro quotidiano che svolgiamo tutti i giorni. Il partito deve parlare ai giovani di oggi, sempre più lontani dai problemi reali e sempre più soli e tristi, alla ricerca spasmodica di un posto di lavoro che non si trova se non a condizioni disastrose o sotto ricatto o a fare i conti con un’università che, cosi come è strutturata, è incapaca di dare una formazione all’altezza. I giovani di oggi, finiamola con il qualunquismo dilagante, non sono bamboccioni (cosi li definì il ministro Padoa Schioppa ossessionato dalla regolarità dei conti pubblici). Bamboccioni sono coloro che sono stati al Governo ed hanno proposto ai giovani 36 mesi di contratto precario e solo dopo la stabilizzazione, coloro che non capiscono o non vogliono capire che il disagio giovanile proviene da un disagio sociale soprattutto economico che è sotto gli occhi di tutti. Bisogna riportare l’attenzione sui temi importanti quale la giustizia, messo sotto assalto da Berlusconi & Co che tramite le leggi vergogna portano avanti i loro sporchi interessi o il contratto nazionale di lavoro, indifeso da un sindacato debole e molle che non riesce più a rappresentare nemmeno sé stesso.
La partecipazione al governo ci ha fatto perdere tutto quello che di buono avevamo costruito nel corso di questi anni, ha procurato uno scollamento con il movimento ed una frattura con il mondo operaio, lasciato solo a se stesso. In questi due anni abbiamo perso tanto, troppo. La coerenza per noi comunisti dovrebbe essere una prerogativa fondamentale e non un’arma da agitare solamente nel periodo pre-elettorale dove, ahimè, la gente non crede piu alle promesse non mantenute, alle alternanze che non diventeranno mai alternative, ai problemi che non diventeranno mai soluzioni, ma che, al contrario, si acuiranno sempre di più. L’analisi che il partito ha sbagliato è stata quella di non aver capito che il centro-sinistra che nulla aveva di sinistra, voleva esclusivamente sostituirsi alle destre per gestire i poteri forti, gli stessi che avevano sostenuto i vari Berlusconi e Fini. Cosi attualmente manca un’opposizione in Parlamento, manca la sinistra, manca una forza che difenda i lavoratori e le lavoratrici, manca tutto e le destre hanno terreno libero. Come uscire da questa crisi, questo è il punto. Sicuramente non con una svolta a destra, bocciata dal corpo del partito e dalla società. Occorre, viceversa, una svolta a sinistra, quella che si sta tentando di fare, anche grazie ad un documento che mi sembra contenga punti importanti ed un’impronta di sinistra sempre più accentuata. Nel documento che ha come primo firmatario Russo Spena, si pone la parola fine sulla sinistra arcobaleno e su una gestione del partito a “colpi di maggioranza”, spesso settaria e poco aperta al dialogo. Si apre una nuova stagione di lotte in difesa delle classi popolari e dei contratti nazionali di lavoro, vi è “la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione”, si ridiscute sul fare un’analisi delle classi in Italia in modo serio e strutturale. Il documento contiene ottimi riferimenti ed è apprezzabile per tutti coloro che non hanno nella propria mente, come punto principale, il riallineamento con il PD.
La rifondazione di Vendola è stata battuta, anche se per poco. Una rifondazione che più che puntare al rilancio del partito, voleva smontarlo ed effettuare una trasposizione in un più presentabile “L’arcobaleno 2”, vicino alle posizioni di Fava, Mussi e dei Verdi. Quella Rifondazione, di un partito non comunista ma socialdemocratico, è stata battuta non dal congresso di Rifondazione, ma dalla società tutta, poco incline ai disesgni politicisti di provenienza “sinistra”, a differenza di altri di matrice diversa (pdl, rosa bianca). Bertinotti e gli altri avevano provato a distruggere il partito e, se malauguratamente le elezioni fossero andate bene ad aprile, mi sarei ritrovato sulla tessera del partito anziché la dicitura “giovani Comunisti” con Peppino Impastato in primo piano, un bell’arcobaleno accompagnato dalla scritta “giovane di sinistra”, che di per sé vuol dire tutto e niente (piu niente che tutto). La tendenza culturale ancora vive in un partito che non si vergogna di definirsi “Comunista”e di condurre battaglie da comunisti, senza soggezione nè timori reverenziali. I voti della mozione di Vendola sono stati presi per il 50% in quattro regioni, il che la dice lunga sul suo progetto e sulla credibilità di alcuni congressi svolti.
Vendola afferma che questa è la rifondazione più brutta che abbia visto, ma credo che sia meglio affermare un principio, ad esempio che Rifondazione vivrà senza se e senza ma, che negarne un altro già implicito nel progetto dell’Arcobaleno, ovvero lo scioglimento dello stesso prc ed ingannare i militanti. È una questione di credibilità e di correttezza nei confronti del corpo del partito. Avre voluto che la maggioranza fosse stata più larga, ma per adesso è già tanto che l’esito sia stato positivo. Bisogna vedere adesso se il Prc riscurà ad avere quel ruolo cosi importante e decisivo che ha assunto negli anni, riprendendosi una credibilità al momento mancante, portando l’attenzione sui problemi urgenti del Paese e, quindi, garantendo un’opposizione che manca in questo Paese. Occorre spirito di sacrificio e buona volontà, dote che molti compagni di questo partito possiedono, frutto di tanti anni di lotte . Altri no, invece, ed è bene che si facciano un giretto in qualche "Isola", sia famosa o no poco conta, nella speranza che vi rimangano il più a lungo possibile...

Andrea Pavone (Comitato politico Catania)