Una legge etica che viola il diritto
Considerazioni sulla legge 40 che nega il principio di autodeterminazione, viola il principio di uguaglianza e discrimina le donne
(Intervento all’incontro-dibattito di lunedì 6 giugno,organizzato dal circolo “Lenin” di Giarre con la partecipazione di Beatrice Giavazzi della Direzione Nazionale PRC)
La legge 40, approvata da questo governo, perde pezzi da ogni parte. I quattro quesiti referendari sono la giusta risposta per restituire dignità ad una legge che ha effetti disumani basti pensare al limite di tre embrioni per l’impianto, all’assenza di analisi pre-impianto che potrebbe evitare la trasmissione di gravi malattie alla madre.
L’argomento è delicato e dovrebbe essere
discusso con la dovuta attenzione ma anche con la giusta apertura e tolleranza e
non capziosamente tirando in ballo i fantasmi dell’eugenetica.
La chiesa Cattolica ha assunto da subito un
atteggiamento chiuso e fortemente reazionario vedendo in questa legge la
realizzazione del suo obiettivo: il principio secondo cui l’embrione è persona.
La definizione del concepito come soggetto giuridico, riconoscendogli titolarità
di diritti(art 1 della legge 40) entra in rotta di collisione con l’art 1 del
codice civile e con la nozione di soggettività che ricollega la capacità
giuridica alla nascita. Se il concepito fosse titolare di diritti, porremmo il
concepito e la madre in una situazione di potenziale conflitto anziché di
relazione ed interdipendenza. La legge 40 vuole proprio porre in conflitto il
concepito e la madre, riducendo quest’ultima a mero contenitore in base ai
diritti del concepito. Inoltre il divieto di crioconservazione e di produrre più
di tre embrioni fanno prevalere maggiormente l’interesse statale alla tutela
della vita prenatale rispetto alla salute della donna. Interesse però che
contrasta con quanto ha affermato la Corte costituzionale nel 1975 quando ha ben
distinto la rilevanza della madre rispetto all’interesse alla tutela della vita
pre-natale. La legge 40 impedisce a molte donne di realizzare il loro desiderio
di maternità, costringendole ad andare all’estero per interventi di
inseminazione eterologa vietati dalla nostra legge. Solo chi ha i soldi può
farlo. L’autodeterminazione cosi, viene negata e si ha una vera e propria
violazione di un complesso di norme costituzionali, in primo luogo l’art 2 della
Costituzione che sancisce il rispetto dei diritti inviolabili e dell’art 13 che
dichiara la libertà personale come diritto inviolabile intesa anche come libertà
delle donne sull’uso del corpo a fini procreativi.
Questa legge che espone a
gravi rischi la donna e nega l’autodeterminazione è il preludio alla modifica
della legge 194 sull’aborto.
La vittoria dei si elimina il divieto dell’inseminaziona
eterologa, il divieto di produrre più di tre embrioni e l’obbligo di impianto.
La vittoria dei si renderà inapplicabile la legge e obbligherà le forze
politiche a tenere in considerazione anche la libertà delle donne e il
conseguente principio di autodeterminazione anche se sarà vietato lo stesso
l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita a soggetti diversi da coppie
eterosessuali negando pur sempre la libertà di maternità prerogativa di tutte le
donne, indipendentemente dalle loro scelte sessuali. La campagna referendaria,
tuttavia, è stata viziata dal gioco sporco di molti individui ed autorità. La
chiesa si è subito arroccata su posizioni intransigenti, strumentalizzando
politicamente l’appuntamento referendario.
Su una questione delicata come quella
sulla procreazione assistita si doveva cercare un consenso ampio, porre alcuni
punti fermi ma non entrare nelle decisioni che spettano unicamente alla coppia
ed alla donna.
La legge 40 invece, frutto della morale
cattolica conservatrice, vuole imporre il proprio punto di vista a tutti ed ha
trovato come primo esponente di questa crociata reazionaria il cardinale Ruini
che da subito non ha voluto aprire nessun dialogo, ha assunto un atteggiamento
di chiusura totale contro opinioni opposte alle sue.
La chiesa come insegnamento morale invita gli
italiani al non-voto il cui esercizio, secondo l’art.48 della Costituzione, è
dovere civico. L’intento è quello di convincere un 20% dell’elettorato cattolico
a rimanere a casa considerando che il 30% abitualmente si astiene , facendo cosi
venire meno il quorum di partecipazione. Considerata anche la data referendaria
posticipata volutamente il 12-13 giugno, quando più di 800.000 italiani saranno
fuori sede per le vacanze estive, si capisce come si stia combattendo ad armi
impari. Negli ultimi giorni si mette di mezzo anche il nuovo papa Benedetto XVI
che scende in campo appoggiando il cardinale Ruini ed incoraggiando i vescovi ad
“illuminare le scelte dei cattolici e dei cittadini”.
E come se non bastasse negli ultimi giorni
arriva anche la “benedizione” di Francesco Rutelli. Il leader della Margherita
che ha cominciato il periodo compreso tra le 2 ultime settimane, in malo modo,
lo conclude in maniera al dir poco catastrofica. Rutelli non si è fermato
all’astensione ma è andato oltre, ritenendo che l’astensione è la sola risposta
giusta perché chi vota no involontariamente aiuta chi vuole votare si ed
accusando esplicitamente tutti coloro che vanno a votare rei di procurare “un
macello e una legislazione inaccettabile”. Nonostante tutto, anche se sarà
difficile arrivare al quorum di partecipazione dobbiamo in questi ultimi giorni
sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica,far capire l’importanza delle
nostre richieste ed il fatto che
la chiesa non può pretendere
di entrare nei drammi privati delle persone e non ha alcun diritto per imporre
dall’alto le sue regole.
VOTA SI PER LA SALUTE, LA LIBERTA’ E LE DONNE
Andrea Pavone
(segretario del
circolo)