TRAGEDIA AL CIBALI - COINVOLTI RAGAZZI DI FORZA NUOVA

La Sicilia 8 febbraio 2007

Anche ieri nuovi fermi, nuovi indizi, nuovi sospettati. Giorno dopo giorno, dalle indagini volte a far luce sui sanguinosi incidenti dello stadio di Cibali e sull'uccisione dell'ispettore capo della polizia Filippo Raciti, viene fuori un'inquietante miscela tra delinquenza pura, criminalità organizzata e movimento di estrema destra «Forza nuova», tutte componenti che d'altronde, risultavano presenti da diverso tempo nel variegato mondo delle curve nord e sud dello stadio catanese.
Le indagini vanno avanti senza sosta, ma fino a ieri sera non è emerso nulla di definitivo circa la responsabilità diretta della morte del povero agente, anche se, a quanto pare, le attenzioni degli investigatori, resterebbero puntate verso alcuni minorenni e in particolare verso un diciassettenne. Non per niente al summit investigativo che si è tenuto ieri pomeriggio per fare il punto della situazione ha partecipato pure la Procura della repubblica presso il tribunale dei minori.
«Il relativo ottimismo» espresso due giorni fa dal procuratore della repubblica aggiunto Renato Papa, ieri si tramutato in «ottimismo», per il semplice fatto che dalle serrate analisi dei filmati di quella tragica sera continuano a venir fuori spunti sempre più interessanti (le sofisticate tecnologie utilizzate dalla Polizia scientifica di Catania sono uguali a quelle usate negli Usa per identificare i serial killer e consentono un eccellente lavoro di intelligence tecnologica).
Dunque, grazie a queste immagini video, negli ultimi due giorni sono state fermate altri sei giovani, quattro minorenni e due maggiorenni (in tutto dovrebbero essere una quarantina); dei più grandi uno è il responsabile provinciale giovanile del movimento politico di estrema destra Forza Nuova di Catania, Alain Richard Di Stefano, catanese di 24 anni; l'altro è Sebastiano Barbagallo, 25 enne, anche lui catanese, già colpito da un provvedimento «Daspo» (divieto di accesso negli stadi). Entrambi sono accusati di violenza e resistenza pubblico ufficiale, Barbagallo anche di «porto di strumenti atti a offendere» e «travisamento».
Secondo l'accusa, Di Stefano, nel momento dell'arrivo allo stadio dei tifosi del Palermo (avvenuto, com'è noto, dopo l'inizio del secondo tempo), era in mezzo a centinaia di facinorosi della curva nord che hanno abbandonato gli spalti e si sono riversati nella strada adiacente alla curva nord, brandendo bastoni, spranghe, pietre e altri corpi contundenti iniziando un fitto lancio di oggetti nei confronti delle forze dell'ordine. Alain Di Stefano sarebbe stato individuato nelle immagini del sistema di videosorveglianza dello stadio dal personale della Squadra mobile e della Digos grazie anche alla sua testa rasata e alla sua robusta struttura fisica. Il militante forzanovista sarebbe stato immortalato in un video con la cintura dei pantaloni avvolta attorno al pugno chiuso (a mo' di pugno di ferro) della mano destra mentre si scagliava contro i poliziotti, nel momento in cui essi tentavano di respingere l'offensiva. E purtroppo c'è da osservare che, proprio in quelle fasi concitate, in quella assurda rappresaglia programmata, sarebbe scattato il vile agguato che è costato la vita a un valoroso poliziotto.
L'attivista di Fn era già noto alla Digos di Catania, la quale, nel giugno scorso, lo aveva segnalato per adunata sediziosa e violenza privata in occasione di una contromanifestazione «forzanovista» che portò all'interruzione per più di un'ora della manifestazione «Gay pride» regolarmente autorizzato.
Anche l'altro fermato, Sebastiano Barbagallo, è stato individuato tra i tifosi della curva nord che hanno preso parte dell'attacco alle forze dell'ordine scattato all'arrivo dei palermitani. Barbagallo - sempre secondo l'accusa - dopo essersi coperto il viso, si è armato di una lunga asta e ha aggredito le forze dell'ordine.
Come abbiamo già detto, Sebastiano Barbagallo, era già destinatario di provvedimento Daspo (e se era finito in curva nord, evidentemente nessuno, all'ingresso, lo aveva controllato), provvedimento che si era «guadagnato» a pieno titolo «in trasferta», in occasione dell'incontro di calcio l'Aquila-Catania, il 3 maggio del 2002, quando durante i «soliti» tafferugli, fu sorpreso in possesso di oggetti atti a offendere.
Quanto all'arresto di Di Stefano, appena se n'è diffusa la notizia, il segretario nazionale di Fn Roberto Fiore ha inviato ai giornali un pesante comunicato in cui parla di «accuse ingiuste» e di «montature». «Forza Nuova - dice Fiore - difenderà a spada tratta e in ogni sede possibile i propri militanti».