Sulla questione del raddoppio della base USA di Vicenza
di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
Il 16 giugno 2006, il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema si è incontrato a
Washington con la Segretaria di Stato Statunitense Condoleeza Rice nel segno di
un “cambiamento di strategia” politica e militare nello scacchiere del Medio
Oriente, sempre più instabile.
La nuova missione italiana ruoterà attorno ad una “micidiale miscela di “civile
e militare” facente capo ad un Team di Ricostruzione Provinciale (PRT) costruito
sul modello degli analoghi organismi già messi in piedi in Afghanistan dalla
NATO”.
Soffermiamoci sulla natura e sulle funzioni di questi PRT; bene li analizza il
giornalista Stefano Chiarini: “Non si tratta di truppe lasciate a proteggere i ‘civili’,
ma piuttosto di uno strumento che garantisce l’inserimento della struttura
militare nell’area di operazioni cercando di darle legittimità e di ridurre al
minimo gli attriti con la popolazione e la società locale. È una struttura mista
con componenti civili e militari ma all’interno di un progetto che è sempre
quello dell’occupazione militare a guida USA e del sostegno ai governi e ai
governatori fantoccio locali i quali, senza le forze occupanti, non potrebbero
più continuare nei loro traffici illeciti, se non nei loro crimini”.
Dunque noi non ce ne andremo, non scapperemo, non ci ritireremo, cambieremo
semplicemente pelle! Resteremo ancora in Afghanistan a fare la guerra, camuffati
da “missionari di pace”, dove le truppe italiane senza i requisiti minimi di
sicurezza sono coinvolte in un conflitto sempre più sanguinoso e del tutto fuori
dalla nostra Costituzione.
Il Presidente del Consiglio Romano Prodi ribadisce nelle aule Parlamentari che
“i terroristi non detteranno l’agenda del rientro”. Di quali “terroristi” sta
parlando? Evidentemente, il nostro Presidente del Consiglio ha introiettato
naturalmente il linguaggio e le definizioni dei nostri “cari alleati”.
Saranno invece i veri “terroristi”, coloro che hanno bombardato ed invaso una
nazione sovrana come l’Iraq, in pieno contrasto con il Diritto Internazionale,
coloro che imprigionano e rapiscono e torturano in nome della “democrazia e
della libertà”, coloro che davanti ai consessi internazionali hanno mentito e
spudoratamente ancora mentono, che ci detteranno l’agenda del rientro!
Cambiano i governi, ma l’atteggiamento nei confronti dei nostri cari alleati
Statunitensi e Britannici è sempre costante, supinamente quello di una “totale
fedeltà”, che non deve e non può mai essere messa in discussione, e sempre in
una posizione gerarchicamente inferiore anche nell’ambito Nato, dell’Alleanza
Atlantica.
Ormai la Nato proietta la propria forza militare al di fuori dei propri confini,
non solo in Europa, ma anche in altre regioni del Grande Scacchiere, come in
Afghanistan, sotto la leadership degli Stati Uniti.
La Casa Bianca ha affermato che “la Nato, come garante della sicurezza europea,
deve svolgere un ruolo dirigente nel promuovere una Europa più integrata e
sicura.” I governi italiani si sono immediatamente adattati a questa promozione
di integrazione! Dunque un’Europa stabile sotto la Nato e la Nato stabilmente
sotto gli Stati Uniti. Il tutto, nel quadro di una leadership globale che gli
Stati Uniti devono avere, con la capacità di continuare ad esercitarla.
Per contribuire alla stabilità Europea, per sostenere i vitali legami
transatlantici, e per conservare il loro predominio, gli Stati Uniti devono
mantenere in Europa quasi 100.000 militari in basi opportunamente dislocate,
collegate fra loro da “corridoi” che consentano scambi militari ad “Alta
Velocità”.
Lo Stato Italiano, solo all’interno di questa “Santa Alleanza”, a parere degli
Stati Uniti e dei nostri governanti, vedrà lo sviluppo completo della sua
identità, della sua sicurezza, della sua difesa, ora minacciate da “terroristi
globali di una civiltà inferiore! ”
Ma siamo proprio sicuri che le vere minacce all’integrità dei nostri territori e
del nostro modello di vita arrivino da questi fantomatici nemici esterni?
Analizziamo di seguito la questione.
Il nuovo ruolo delle basi Statunitensi in Italia
Le forze Statunitensi sono in una fase di ridislocazione dall’Europa
settentrionale e centrale a quella orientale e meridionale, e quindi le basi USA
e Nato in Italia sono in uno stadio di ristrutturazione e potenziamento per la
loro funzione di trampolino di “proiezione di potenza” dell’impero Statunitense
verso l’Africa e il Medio Oriente.
Il rapporto ufficiale del Pentagono “Base Structure Report “ del 2003 descrive
nei dettagli le dimensioni della presenza militare Statunitensi nel nostro
Paese: l’esercito degli Stati Uniti possiede in Italia oltre 2.000 edifici su
una superficie di più di un milione di metri quadrati e ha in affitto circa
1.100 edifici, con una superficie di 780 mila metri quadrati. Il personale si
aggira sulle 20.000 unità, fra 16.000 militari e 4.000 civili.
L’aeronautica USA ha base soprattutto ad Aviano, Pordenone, Friuli-Venezia
Giulia. In questa base sono depositati ordigni nucleari di tipo convenzionale, e
il nostro governo dovrebbe imporre il loro smantellamento, ma non lo fa e non ci
sono positive prospettive a riguardo, e vi sono schierate la 31.esima Fighter
Wing e la 16.esima Air Force, con in dotazione i caccia F-16 e F-15. Da Aviano
vengono pianificate e condotte operazioni di combattimento aereo anche in Medio
Oriente.
La marina USA ha trasferito il suo quartier generale in Europa da Londra a
Napoli, con area di responsabilità che comprende i tre continenti Europa, Asia
ed Africa, il Mar Nero e il Mar d’Azov, su cui si affaccia la Russia. La marina
Statunitense ha una base aeronavale a Sigonella e una alla Maddalena, base di
appoggio per i sottomarini di attacco nucleare. All’inizio della Seconda Guerra
del Golfo, i sottomarini USA della base della Maddalena hanno attaccato dal
Mediterraneo i vari obiettivi Iracheni con missili da crociera.
A Taranto esiste il quartier generale della High Readiness Force Marittime, una
forza marittima di rapido spiegamento inserita nella catena di comando del
Pentagono. Sempre a Taranto è presente un centro di comando e di intelligence
del Pentagono, un centro della marina USA per la “inter-operabilità dei sistemi
tattici”, nodo dei sistemi di comando, controllo, comunicazioni, e spionaggio.
L’esercito USA ha proprie basi in Toscana e in Veneto. A Camp Darby, presso
Livorno, vi è la base logistica di rifornimenti per le forze terrestri e aeree
impegnate nelle zone del Mediterraneo, e del Medio Oriente.
A Vicenza, alla Caserma Ederle è stanziata la 173.esima Brigata aviotrasportata,
che nel marzo 2003 è stata lanciata per prima sul Kurdistan Iracheno
Tutte queste forze e basi Statunitensi, pur essendo in territorio italiano, sono
inserite nella catena di comando del Pentagono e quindi sottratte a qualsiasi
meccanismo decisionale Italiano. Da mezzo secolo siamo un Paese a sovranità
limitata!
E a Palermo arriva un’altra base USA. Navale.
Il 23 gennaio 2007, in un articolo su “il Manifesto”, Manlio Dinucci ci comunica
che, proprio mentre il governo Prodi annunciava il nullaosta al raddoppio della
base USA di Vicenza ed esplodeva la protesta contro tale decisione, tacitamente
è arrivata in Italia un’altra “base” statunitense: l’ESG, il Bataan
expeditionary strike group, un gruppo navale di spedizione d’attacco, la cui
capacità offensiva è sicuramente maggiore di quella della Squadra di
combattimento di stanza a Vicenza!
Vi prego di prestare un po’ di attenzione: si tratta di un gruppo di sette navi
da guerra, con a bordo 6.000 marinai e marines, guidato dalla Uss Bataan (Lhd
5), una nave da assalto anfibio della classe Wasp che, arrivata da Norfolk
(Virginia), ha fatto scalo a Palermo. Dal suo ponte di volo, lungo 250metri e
largo 30metri, possono partire 30 elicotteri d’assalto e caccia Harrier a
decollo verticale.
I suoi enormi mezzi da sbarco a cuscino d’aria sono in grado di trasportare a
una velocità di oltre 30 nodi, fin sopra la riva, carichi di 60 tonnellate.
Così, possono rapidamente sbarcare 2.000 marines, dotati di artiglieria pesante,
carri armati e veicoli militari di tutti i tipi.
La nave ammiraglia è affiancata da altre due navi d’assalto anfibio, la
Shreveport e la Oak Hill; da tre unità lanciamissili, l’incrociatore Vella Gulf,
il cacciatorpediniere Nitze e la fregata Underwood, e dal sottomarino da attacco
rapido Scranton della classe Los Angeles, armato di missili Tomahawk, che può
servire da piattaforma per incursioni di forze speciali in territorio nemico.
I comunicati ufficiali specificano che questo possente gruppo navale d’assalto
opererà nel Mediterraneo, non nel quadro della Nato, ma “quale forza da sbarco
della Sesta Flotta sotto il Comando europeo degli Stati Uniti”, quindi dal
quartier generale delle forze navali USA in Europa, situato a Napoli.
Allo stesso tempo, attraverso “esercitazioni bilaterali”, contribuirà a
“rafforzare la partnership con le forze armate di Italia e di altri paesi
mediterranei”.
Ma, poiché il Bataan ESG è una “potente forza militare mobile in grado di essere
inviata in qualsiasi teatro di operazioni”, durante lo spiegamento sarà suo
compito “rispondere a qualsiasi esigenza della nazione (si intende gli USA).”
Quindi, il gruppo navale di attacco può operare anche nella zona del Golfo
Persico dove l’Iran “sta tentando di diventare una potenza nucleare e continua a
fornire appoggio ai ribelli che combattono in Iraq.” Non è neppure escluso che
il gruppo sia inviato a sostenere la task force congiunta del Corno d’Africa
che, ultimata la fase di addestramento, opererà con circa 2.000 uomini dalla
base di Gibuti in questa “regione di vitale importanza per la guerra globale al
terrorismo.”
Secondo quanto annunciato, il Bataan ESG rimarrà nel mediterraneo per sei mesi,
pronto per essere sostituito da uno analogo, nella “rotazione delle forze a
spiegamento avanzato.” L’Italia viene sempre più usata quale trampolino della
“proiezione di potenza” USA verso Sud e verso Est.
Le frasi in corsivo sono riportate nei comunicati ufficiali, e non è un caso che
il gruppo navale di attacco giunga in Italia nel momento in cui si decide
l’ampliamento della base di Vicenza, così che la Squadra di combattimento 173.esima
Brigata aviotrasportata possa più efficacemente operare in Iraq ed in
Afghanistan e partecipare ad eventuali preparativi di guerra contro l’Iran.
Come sempre, non è dato sapere chi nel governo e nel parlamento Italiano sia
stato informato dell’arrivo di una forza navale di tali dimensioni e chi abbia
dato il nullaosta. E nemmeno quali esercitazioni condurrà con le forze armate
italiane e quali porti visiterà.
Bisognerebbe fare un monumento a Manlio Dinucci per la sua continua opera di
informazione, sempre correttissima, al servizio di noi cittadini inconsapevoli.
Veniamo alla base di Vicenza.
Che succede a Vicenza?
Gli Americani si apprestano a realizzare un disastro ambientale di notevoli
proporzioni, con la devastazione conseguente dei territori circostanti, mediante
la trasformazione della loro attuale base presso la Caserma Ederle nella loro
piazzaforte europea, base di lancio potenziata per le attuali e future
aggressioni.
Francesco Rutelli ha confermato questo in Parlamento, rispondendo il 31 maggio
2006 ad una interrogazione del democristiano Fabris!
Il vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli, pressato dal democristiano
Fabris che lo interrogava, ha confermato finalmente in maniera ufficiale che
l'amministrazione americana, con l'assenso del governo e delle autorità
italiane, ha deciso di rafforzare la loro piazzaforte di Vicenza. Anche
l'aeroporto civile “Dal Molin” a nord della città passerà sotto controllo USA.
Una nuova grande caserma sorgerà ai suoi limiti, sempre per la 173.esima brigata
aviotrasportata airborne, gli sky soldiers, già molto famosi per avere invaso il
Nord dell’Iraq con la più grande operazione di paracadutisti e che fra le altre
imprese hanno “arrostito” i figli di Saddam Hussein, durante un conflitto a
fuoco.
La nuova caserma avrà dimensioni enormi, con la conseguente devastazione dei
territori destinati a questa ristrutturazione. Addio polmoni verdi per la città!
Quello dunque che veniva tenuto nascosto, ora è confermato. In questo contesto,
risulta preoccupante che il potere militare sia riuscito a svincolarsi dal
controllo politico. In nome della “sicurezza”, il Parlamento Italiano si ritrova
ad essere tenuto all’oscuro di scelte di estrema importanza e privato della sua
capacità di controllo su quello che succede nel campo della militarizzazione del
Paese.
Scelte importanti come la trasformazione delle basi militari e il loro
potenziamento piovono dall’alto senza il benché minimo coinvolgimento delle
rappresentanze nazionali, regionali e locali.
In questo caso sembra che lo stesso Governo non sia a conoscenza dei termini
esatti dell’accordo segreto di trasformazione di Camp Ederle; certamente il
Parlamento non è stato interpellato su una scelta che cambia radicalmente il
ruolo militare delle forze Statunitensi in Italia.
La militarizzazione accentuata del Veneto e del Friuli, come se la struttura
militare si ritenesse in grado di agire in maniera indipendente dal potere
politico e dalla volontà delle popolazioni, esposte anche a rischi di incidenti
nucleari (ordigni nucleari ad Aviano e a Longare!), avviene con modalità
arroganti in spregio alle istituzioni locali e al Parlamento stesso, che è
all’oscuro dei termini dell’accordo per la base di Vicenza, accordo segreto
firmato dagli Stati Uniti e dai rappresentanti del Pentagono e non si sa chi in
rappresentanza dell’Italia. Si dice, con l'assenso del governo e delle autorità
italiane. Dove sono gli atti governativi in merito? Chi sono stati i
rappresentanti del governo o le autorità italiane che hanno apposto la firma, e
che se ne devono assumere la responsabilità ? Forse lo stesso Silvio Berlusconi
in persona? Non si sa, e non si deve sapere!
Ma caro il nostro Prodi, non si tratta di una mera questione “urbanistica”, ma
si tratta di “politica internazionale e di strategia militare”! Che caro e
ingenuo pacione bugiardo!
La presenza americana verrà raddoppiata e si parla di 4.000 uomini almeno, lo
afferma il generale americano a due stelle Jason Kamya, durante la visita
ufficiale al sindaco di Vicenza, Enrico Hüllweck, una delle personalità della
politica amministrativa italiana più vicine a Silvio Berlusconi, che nel
gabinetto del sindaco di Vicenza trovava collaboratori di eccezione.
Il sindaco Hüllweck e il suo assessore ai trasporti Claudio Cicero sono veri
patiti delle grandi opere, in particolare del TAV.
Pochi giorni prima di andarsene, Berlusconi aveva fatto approvare i progetti del
TAV su questa tratta, con grande gioia del sindaco Hüllweck, che sbandiera i 115
milioni di euro di impegno di spesa, che dovremo sborsare noi contribuenti, per
far attraversare Vicenza dal TAV attraverso un lunghissimo condotto, un tubo di
cemento di una ventina di chilometri, con contorno di tutto uno spreco di
sventramenti sotterranei, bretelle autostradali, supertangenziali.
Esiste uno stretto collegamento fra TAV e installazioni militari USA e Nato.
Questa tratta del TAV, parte importante del corridoio 5, va di concerto con
l'ampliamento dei siti Nato, si configura come una bella lancia imperialista, i
suoi bordi sono costellati di basi militari, il raddrizzamento della linea ad
Alta Capacità lambisce l'aeroporto nucleare di Ghedi, il comando Nato del Garda
e di Verona, Camp Ederle a Vicenza, e passa non lontano da Istrana e dalla
superbase nucleare di Aviano, che e' collegata con una bretella alla linea
principale.
Una linea ferroviaria ad alta capacità e ad alta velocità, che corre dal
Portogallo agli Urali, consentirà un rapido smistamento di truppe e materiale
bellico in tempi brevissimi, per le eventuali necessità di arrecare la
“democrazia” nelle varie parti di Europa e verso il Medio ed Estremo Oriente.
Non va dimenticato l'insediamento, sempre a Vicenza, della Gendarmeria Europea e
che fra la Gendarmeria Europea e gli Americani sono in corso trattative per la
costruzione di un carcere di massima sicurezza.
Evidentemente il contesto del Veneto e Vicenza, un contesto fondamentalmente di
centro-destra e nord-leghista, deve far sentire gli Statunitensi assai sicuri,
come a casa loro, per concentrare in quest’area tante loro attività e tanta
logistica. Da ricordare, come esempio di ambiente favorevole, che a Vicenza
operavano e forse operano ancora le società che assumevano mercenari per l'Iraq
(ricordiamo Quattrocchi e compagni) e per altre zone di guerra in giro per il
mondo. Queste società risultavano servirsi come copertura o come infiltrazione
iniziale di società, enti, ponti umanitari.
Le espressioni politiche di sinistra hanno fatto ben poco per dimostrare la loro
avversione alla presenza Statunitense e della Nato su questo territorio e così,
al crescere della macchina militare imperialista, capita che gli Americani non
solo restano, anzi raddoppiano la loro presenza e ben accetti possono andarsene
a massacrare tranquilli nel grande Medio Oriente.
Tanto a noi che ci frega: abbiamo lo spritz!
Scriveva Gian Marco Mancassola su “Il Giornale di Vicenza” del 31 maggio 2006:
“Vicenza is the right place”. Vicenza è il posto giusto, dicono gli Americani,
per sviluppare le loro infrastrutture militari.
Così la pensa Jason Kamiya, generale a due stelle, che ha fatto visita al
sindaco Enrico Hüllweck, nello studio di palazzo Trissino, per fare il punto
sulla trasformazione dell’aeroporto “Dal Molin” in una caserma gemella della
Ederle. Nell’aria c’era ancora l’eco delle polemiche politiche seguite alla fuga
di notizie dei giorni scorsi. Il numero uno degli Americani a Vicenza ha quindi
voluto incontrare il capo dell’Amministrazione comunale, per provare a serrare
le fila in vista della volata finale. Con il sindaco Hüllweck, c’era l’assessore
ai Trasporti Claudio Cicero. Con il generale Kamiya, il comandante italiano
della Ederle colonnello Salvatore Bordonaro e il consigliere politico del
comando Setaf Vincent Figliomeni. Una nuova Ederle. Il generale spiega che
Vicenza è il luogo ideale per i loro progetti di sviluppo, “perché l’ambiente è
molto favorevole”. Nel suo incipit, Kamiya ricorda quanto i Vicentini hanno
fatto e dimostrato durante le missioni dei parà nel mondo. Poi puntualizza: “La
nuova caserma non sarà nulla di diverso dalla Ederle. La struttura sarà
nettamente separata dall’aeroporto civile. Dal “Dal Molin” non partiranno azioni
di guerra. L’unico nostro aereo che atterrerà e decollerà è un apparecchio da
sette posti. Non ci sarà quindi alcuna interferenza. Il nostro disegno è di
creare edifici rispettando le distanze dalla pista”.
Questo significa che Aviano resta l’aeroporto per le missioni americane, mentre
al “Dal Molin” verrà creata una caserma “gemella” rispetto alla Ederle, con il
medesimo impatto sulla città. E a proposito di impatto, il generale conferma la
“disponibilità a migliorare i progetti, soprattutto dal punto di vista della
viabilità”.
Chi controllerà l’impatto ambientale che colpirà le popolazioni locali,
provocato dall’ampliamento di questa base militare Statunitense in Italia?
Spesso si è assistito in circostanze analoghe alla costituzione di commissioni
di controllo con membri del ministero della Difesa nelle posizioni più
importanti e chiuse alla partecipazione dei rappresentanti e degli esperti della
società civile. E questo non fornisce garanzie di indipendenza!
L’accordo. La domanda che circola con maggiore insistenza in città è: a che
punto è l’operazione? C’è stato un accordo fra Amministrazione Bush e Governo
Berlusconi? Di questo, ad esempio, si è parlato alla Camera, dove l’on. Mauro
Fabris, capogruppo dell’Udeur, ha chiesto al Governo di conoscere se corrisponde
al vero l’esistenza di un accordo, o quantomeno di un impegno formale, tra il
Governo italiano e quello Statunitense per la cessione dell’utilizzo
dell’attuale aeroporto militare “Dal Molin”.
La risposta che dà l’assessore Cicero è: “Siamo a buon punto, c’è un accordo che
sta sopra a tutti noi. Ora deve essere formalizzato dal nuovo Governo Prodi”.
Da queste affermazioni ne deriva che il potere militare è svincolato dal
controllo politico.
Allora, esiste un accordo che viaggia sopra le teste dei rappresentanti politici
italiani, a vantaggio esclusivo dei nostri cari alleati?
Il colonnello Bordonaro conferma che il progetto è stato giudicato fattibile dal
precedente Governo. L’eventuale firma finale fra Roma e Washington avverrà in
ogni caso dopo il pronunciamento del Comipar, il comitato misto-paritetico
regionale.
La Giunta Berica, di centro-destra, ha votato un documento con cui accoglie
favorevolmente il progetto di trasformazione dell’aeroporto, in modo da superare
il parere tecnico negativo già inviato dall’Edilizia privata. «Per me fa già
fede il voto sugli ordini del giorno presentati in Consiglio comunale, dove la
maggioranza ha respinto tutte le proposte negative», commenta il sindaco
Hüllweck.
Ma perché il governo Prodi non dà al proprio elettorato un segnale forte di
discontinuità, rivelando i termini dell’accordo e rigettandolo? Teme forse che
il nostro Paese entri nel novero degli “stati canaglia”, che venga considerato
base del terrorismo internazionale, e quindi fatto oggetto di particolari
attenzioni? O forse il governo Prodi è del tutto contiguo alla politica di
aggressione imperialistica dei neocons al potere negli USA?
I lavori. Se il cerchio quadrerà secondo la tabella di marcia delineata a
palazzo Trissino, i progetti esecutivi saranno pronti entro la fine del 2006 e
poi ci saranno le autorizzazioni per avviare i cantieri, che valgono quasi 300
milioni di dollari. “Inizieremo nel 2007 - conferma il generale - per completare
tutto entro il 2011. Oggi i soldati presenti a Vicenza sono fra i 2 mila e i
2.500. Una volta completata la nuova base saranno 4 mila, più o meno il doppio.
Considerando anche le famiglie, le presenze americane saranno fra le 7 e le 8
mila in tutto”.
L’indotto. Dopo il vertice, Hüllweck presenta un quadro decisamente diverso
rispetto a quello a tinte fosche disegnato dopo il dibattito in sala Bernarda,
che lo aveva indotto a pensare a un referendum popolare. “L’operazione è
un’occasione importante, presenta aspetti positivi che non possiamo ignorare.
Primo fra tutti quello economico. Basti pensare che soltanto alla Ederle
lavorano più di 700 vicentini. C’è una prospettiva di ulteriore crescita, con un
volume di investimenti notevole. Ma se l’operazione non va in porto, c’è il
rischio di perdere anche la Ederle, per un fenomeno di trascinamento”.
Così come un tumore, la militarizzazione si innesta dove si manifesta più
debolezza sociale ed economica, con l’illusione falsa di arrecare prosperità e
ricchezza. Ancora adesso ci sono riscontri che la presenza militare in un
territorio non porta guadagno per nessuno, anzi in alcuni casi si è perso in
termini di salute e impatto ambientale. Nello specifico di Vicenza, la presenza
militare ha portato una limitata ed effimera crescita occupazionale, non
duratura e non in grado di generare un reale sviluppo economico. Camp Ederle è
una base quasi del tutto auto sufficiente, che scambia economicamente con il
territorio in modo trascurabile, e non porta introiti fiscali per
l’amministrazione locale. Si tratta in genere di servizi fragili, come
ristorazione, locazione, manutenzione, non in grado di sopravvivere ad un futuro
trasferimento del personale della base, che non portano niente in termini di
sviluppo locale, essendo di fatto a sé stanti, mentre una base militare tanto
ampliata potrebbe avere caratteristiche ben poco rassicuranti sulla popolazione.
La nascita di comitati spontanei di cittadini che si oppongono alla presenza e
alla ristrutturazione delle basi militari in Italia rappresenta un passo
fondamentale: solo partendo dal livello locale è possibile costruire una
risposta efficace alla militarizzazione, una sfida alla presenza militare. Solo
una vasta partecipazione delle popolazioni locali e nazionali alle forme di
protesta che chiedono la chiusura delle basi, radicata e consapevole
innanzitutto delle problematiche militariste globali, può garantire il successo
dell’azione.
I pescatori sardi di Capo Teulada stanno intraprendendo questo percorso contro
la militarizzazione del mare che porta alla distruzione del loro lavoro.
I giapponesi dell’isola di Okinawa hanno richiesto con ostinazione il rispetto
di un referendum contro la base di elicotteri dei marines, fino ad ottenere che
non venisse costruita.
Perché i cittadini di Vicenza e del Veneto, ma anche tutti gli Italiani che
esigono la pace, che si battono contro il militarismo e il neocolonialismo, non
possono essere legittimati ad una forte opposizione, a far valere come
vincolante il loro parere, ad essere giustamente informati sui contenuti di un
accordo segreto piovuto dall’alto, senza il benché minimo coinvolgimento delle
loro rappresentanze politiche?
Riassumendo, l’urgenza della ristrutturazione militare in corso e della
ridislocazione delle forze Statunitensi e della Nato in Europa, questi nostri
“cari alleati”, mossa esclusivamente da interessi offensivi nei confronti dei
paesi del Sud del mondo, sta provocando un preoccupante calo degli strumenti di
controllo e di trasparenza sull’agire degli ambienti militari e politici che
appoggiano questo mondo di imperialismo, e non è esagerato pensare che questo
fenomeno rappresenta un grave pericolo per la nostra democrazia.
Padova, 24 gennaio 2007