Angelo è
stato ucciso a Gerusalemme. Era lì per la pace.
Abbiamo cercato e trovato uno scritto
del nostro compagno Angelo Frammartino, lo pubblichiamo perchè è impossibile
trovare ora parole per dire dell'assurdità della sua uccisione avvenuta ieri a
Gerusalemme.
Angelo era lì per un progetto di cooperazione organizzato dall'Arci e dalla
Cgil...in questo momento sentiamo solo un grande dolore e il bisogno di
abbracciare i suoi genitori e i suoi compagni...
Stiamo raccogliendo i messaggi di condoglianze dei compagni per pubbliccarli sul
nostro sito. Potete inviarli a michele.depalma@rifondazione.it
Uno scritto di Angelo, per il giornalino del PRC di Monterotondo.
Per noi che solo Oggi muoviamo i primi passi, lasciando impronte sulla sabbia
della Storia che è quella del mondo, decisi di dirci comunisti, per noi
guardarci alle spalle è la cosa prima. Le vicende e gli studi della nostra
gente, dalle derive più contraddittorie alle nobili conquiste, vanno
rivisitate costantemente sia con il senno che fu, sia con i nostri occhi ed
attraverso le nostre intellighenzie trovare processi e mondi nuovi in un
percorso di continuità con le/i compagne/i di Ieri.
La lotta per l’emancipazione non si fa solo in nome del futuro, ma anche in
nome delle generazioni sconfitte: il ricordo degli avi asserviti e delle loro
lotte è una delle principali fonti di ispirazione morale e politica del
pensiero e dell’azione rivoluzionaria. E’ W. Benjamin (-Tesi sul concetto di
storia-1940).
Pensiamoci un attimo..
Una possibilità già c’è: La NON-VIOLENZA.
Pratica alta del confronto, un qualcosa d’opposto alla passività e alla
rassegnazione, valorizzazione del diverso, sorella-gemella del dialogo attento
ed interessato (Vendola direbbe: “un dialogo spesso è solo la somma disperante
di due monologhi”).
In primo luogo nell’aspetto comunicativo, bandendo registri linguistici che
rimandino a campi semantici di tipo militarizzante (ex: nemici, schieramento,
battaglie,..), e poi in quello delle nostre relazioni quotidiane, con ci sta
accanto ma non conosciamo. Liberiamoci dalle contaminazioni delle violente
brutture che diventano parte di noi. Compagne/i, è vero o no che un nostro
limite è la grande entità d’abisso tra i nostri valori generali e le nostre
pratiche?!?
Dobbiamo riconoscere che la N-V è un lusso per molti angoli del mondo, ma
infatti non chiedo di abrogare la legittima difesa, mai(!) mi sognerei di
criticare la Resistenza, il sangue del pueblo vietnamita, la riscossa dei
popoli colonizzati, le fionde dei ragazzi palestinesi nella prima intifada
dinnanzi a carri armati.
La violenza che c’è nel mondo non ce ne consente altra direbbe il Segretario;
pace adesso.
La NON-VIOLENZA, come il comunismo, è ad un tempo una finalità, una
metodologia, un percorso.
Il comunismo, come la N-V, si può esprimere almeno in 1000 ed 1 modi come le
fiabe ambientate nella magica Bagdad, oggi sconvolta nelle lacrime.
L’egemonia del mercato e l’affievolimento delle ideologie inibiscono gli
slanci di partecipazione che in modo innato abitano nelle donne e negli
uomini.
I miei compagni grandi del cirkolo mi hanno fatto capire la non-sufficienza
(se non evanescenza) del “proselitismo” e la necessaria spontaneità del
risveglio di noi giovani e delle masse in generale, un qualcosa che non
dipende solo dalle contingenze, nasce da dentro.
Storie di diritti ottenuti, pratiche non-violente, partecipazione democratica,
armonia con la natura, collettività, coscienza critica.. Questo è un buon
inizio di campo semantico!
Il PRC deve essere al servizio di queste esigenze, esserne per lo meno il
raccoglitore, e magari un trait d’union con le istituzioni.
"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada” (Majakovskij).
Mi auguro che la fratellanza con i movimenti vada incrementandosi; la meglio
Genova non va dispersa!
La negazione della violenza non è un dogma inderogabile, anni luce distano fra
noi e i fondamentalismi e le torsioni integralistiche, poiché un principio
assoluto rappresenterebbe esso stesso un atto violento, fuga da confronti,
fobia da contaminazioni.
Ripensando la Resistenza, guardiamola in profondità, dove la storiografia ha
visitato poco, quei partigiani silenziosi, senza gloria, quelli come Pavese
che rapirono vite con orrore, timore, inadeguatezza, quella resistenza
cattolica senza armi, ed altre ombre lucenti..
Ed oggi?
Il fatal binomio guerra-terrorismo sembra ineluttabile.
Sarebbe ottimo liberarsi dell’idea che ci sia giustificazione all’orrore se è
prodotto in risposta ad altro subito in precedenza.
Sarebbe bello sposare la pratica non-violenta nell’affronto di ogni
problematica e la pace come stadio al quale tendere.
Fare l’amore con la NON-VIOLENZA per partorire la pace dal grembo della
società.
Più che conscio della disorganicità del mio scritto, ottimista nell’imput d’un
tema da sviluppare nelle stanze del mio cirkolo e con gli amici della strada,
concludo così (con Nikita ed apparente disarmonia):
Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi
amici, e la politica che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come
una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà,
perché perdersi e ritrovarsi è un po’ il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più
spiacevoli, cercando nonostante tutto di volermi bene.
Angelo Frammartino
novembre 2005