Scheletri e armadi. Il passato che non passa
di Guido Ambrosino
su Il Manifesto del 07/01/2007
Crimini impuniti Eccidio di Marzabotto, di Sant'Anna di Stazzema. Gli italiani fucilati a Cefalonia, i deportati in Gemania. Questioni fondamentali di giustizia che pendono da più di 60 anni, non onorate dal governo tedesco, non rivendicate dai governi italiani
L'Europa
politica è nata dal trauma della guerra. Ma nell'urgenza della riconciliazione
ha spesso rimosso il passato, senza sanarne le ferite. Complice la guerra
fredda, che sconsigliava di angustiare i nuovi compagni d'armi tedeschi, i
fascicoli sulle stragi nazi-fasciste finirono nell'armadio della vergogna.
Scheletri e fascicoli hanno la cattiva abitudine di uscire dagli armadi. Così la
Germania, mentre si accinge a guidare per sei mesi l'Europa verso costruttivi
orizzonti, si ritrova tra i piedi pezzi di passato che non passa.
La prima grana è scoppiata sul fronte polacco. Ventidue tedeschi espulsi dopo la
guerra dai territori passati alla Polonia si sono rivolti alla corte di
giustizia europea, chiedendo un risarcimento. I polacchi replicano che, se si
vogliono contare i danni, quelli per la distruzione della sola Varsavia
ammontano a 45 miliardi di euro. Angela Merkel prende le distanze dai
ricorrenti, ma non sa come fermarli.
Anche tra Italia e Germania c'è un contenzioso. O meglio dovrebbe esserci,
perché i nostri governi, con equanime indifferenza bipartisan tra quanti se ne
sono avvicendati negli ultimi quindici anni, fingono di non accorgersene. Si
tratta della protratta impunità per responsabili di crimini nazisti e del
mancato indennizzo ai deportati e agli internati italiani per il lavoro coatto.
La Germania ha modificato la sua costituzione per rendere possibile
l'estradizione di cittadini tedeschi, in precedenza sempre esclusa, di fronte al
tribunale penale internazionale e nel quadro del mandato di cattura europeo.
Quest'ultimo accordo prevede anche l'esecuzione - in Germania - di sentenze
pronunciate altrove.
Ma le innovazioni sono rimaste sulla carta. I banchi degli imputati al processo
in corso a La Spezia per Marzabotto restano vuoti. Lo stesso tribunale militare
di La Spezia ha chiesto da mesi l'esecuzione di una sentenza per l'eccidio di
Sant'Anna di Stazzema, senza avere risposta. Perché il ministro della giustizia
Mastella non la sollecita?
Capita che la Procura di Monaco disponga l'archiviazione dell'inchiesta contro
un sottotenente che comandò un plotone d'esecuzione a Cefalonia. La procura non
ravvede in quell'omicidio l'aggravante dei «vili motivi», che bloccherebbe la
prescrizione. Sostiene infatti, come sostenne nel '43 la Wehrmacht hitleriana,
che gli italiani non erano normali prigionieri di guerra, come tali da tutelare,
ma «traditori». Accade anche che Marcella De Negri, figlia di un capitano
fucilato su quell'isola, si ritrovi da sola a opporsi all'archiviazione con un
ricorso.
Manca una protesta forte del governo italiano (il nostro ambasciatore si è
limitato a chiedere chiarimenti, in forma riservata), un gesto visibile, magari
anche solo l'assunzione delle spese legali.
Ci sarebbe infine da battere il pugno sul tavolo per l'indennizzo del lavoro
coatto, previsto da una legge tedesca, ma negato agli italiani. Quella legge
esclude in generale dagli indennizzi i prigionieri di guerra, tenuti, entro
limiti ben precisi che i tedeschi rispettarono solo per americani e britannici,
a prestazioni di lavoro.
Ma i nostri soldati non godettero delle tutele internazionali per i prigionieri
di guerra: come «internati militari» vennero sottoposti a un regime atroce per
vendicare il «tradimento italiano». E dall'estate del '44 assunsero d'autorità
lo status di «lavoratori civili» a disposizione dell'industria. I prigionieri
polacchi «civilizzati» già nel '40, sono stati indennizzati. I nostri no. Il
diverso trattamento si spiega solo con la circostanza che i governi polacchi si
sono battuti per i loro soldati, i governi italiani no.
Niente indennizzo nemmeno per i deportati civili perché, venendo da un paese
«occidentale», sarebbe stati trattati meglio dei compagni di sventura dell'est.
Un falso palese, perché dopo l'8 settembre gli italiani vennero pesantemente
discriminati.
È intollerabile che fondamentali questioni di giustizia si trascinino irrisolte
tra partner europei. Dal governo Prodi ci aspettiamo che se ne occupi, prima che
muoia l'ultimo dei sopravvissuti.