
- Per un Partito Comunista del XXI secolo
rivendicando a testa alta la nostra storia di comunisti.
Giorno 5 novembre 2011 si
è svolto il Congresso dei Circoli del Prc di Giarre e Riposto presso la
nuova sede del Circolo “E.Berlinguer”.
Congresso partecipato, che ha visto la presenza di
numerosi Compagni e simpatizzanti e che è stata l’occasione per i due
circoli di concertare azioni future di lotta nel territorio jonico-etneo
(nello stesso ricordiamo che ci sono anche altri circoli del Prc).
Pensavo di astenermi in quanto ho trovato
assolutamente insoddisfacente il primo documento, da molti punti di
vista che proverò ad esaminare in breve. Alla fine ho partecipato al
Congresso solo perché, in questi anni, ho apprezzato l’operato politico
della Segreteria Provinciale del Prc (e del suo Segretario P.Montalto)
che è sempre stata interna ai conflitti dei lavoratori e degli studenti,
risultando l’unico strumento effettivamente di lotta nella Provincian di
Catania.
Tenterò di argomentare i punti di dissenso con il
primo documento che, nel circolo in cui milito, hanno dato vita ad un
dibattito costruttivo.
- 1)
Partito Comunista.
Il primo documento nel proporre un fronte anticapitalista non mette
al centro di questo fronte il soggetto principale, il Partito
Comunista. Prende atto il documento del fallimento della
socialdemocrazia e propone, come modello principale, quello dei
movimenti dell’America Latina per la trasformazione radicale dello
Stato di cose presenti. Si afferma ancora una volta il progetto
della Rifondazione Comunista come un processo che implica una
rottura netta con lo stalinismo (facendo finire quindi la gloriosa
rivoluzione d’Ottobre al 1924!), visto acriticamente ed in senso
sbrigativo come una “realtà
negativa”. Il
primo documento parla dei “movimenti dei movimenti” ma non spende
una sola parole in nome della ricostituzione del Partito Comunista.
Come si possono giustificare
due partitini comunisti all’interno della FDS? È evidente di come si
debba avviare il processo di ricostituzione di un partito comunista
che deve avere un ruolo preponderante all’interno della FDS e non
solo “formale”, non solo di raccolta voti.
Il partito deve essere interno ai movimenti,
non deve essere il movimento!
Il movimento non è tutto e, se non è diretto, rischia di esaurire la
spinta propulsiva dopo breve tempo (ne abbiamo avuto dimostrazione
con i vari movimenti studenteschi) e risultare alla lunga
assolutamente inefficace (la questione è quella gramsciana
"spontaneità o direzione consapevole"? )
Occorre, quindi,
porre all’ordine del giorno la questione della ricostituzione del
partito comunista, dell’unificazione immediata tra il PRC ed il PDCI in
un unico partito del 21esimo secolo che superi i frazionismi di parte,
di per sé dannosi e privi di significato ed unisca le due strutture
organizzative sin da subito.
Abbiamo visto come il KKE dirige le lotte operaie e come abbia dato
prova di grande organizzazione politica, cosi come il PCP. Il nostro
modello non può quindi essere un generico “movimento antigobalizzazione
che parte da Genova” o un unione di soggettività anticapitaliste (quando
va bene!) o di una vaga sinistra. Occorre strutturare il partito.
Ripartiamo dalla nostra storia per un partito comunista del XXI secolo.
Rapporto con la storia.
I Comunisti vengono da lontano ed hanno alle spalle una gloriosa storia,
fatta di emancipazione, lotta e resistenza. Nel primo documento invece ,
a parte un breve inciso sull’ottobre e sull’antifascismo, i firmatari si
preoccupano di prendere le distanze dallo stalinismo visto unicamente
come processo involutivo e come “eredità negativa”. Questo modo di
intendere la storia non è a mio avviso né corretto né tantomeno utile.
Sostengo personalmente che la figura di Stalin debba essere inquadrata
in un contesto storico ben preciso e che non possa essere
liquidata con sufficienza in modo sbrigativo, cosi come fa il primo
documento. Occorre fare un bilancio storiografico rigoroso e serio,
viceversa si rischia di fare il gioco degli anticomunisti. Il libro del
prof. Losurdo “Stalin, storia e critica
di una leggenda nera” dovrebbe essere
letto anche da Ferrero &Co per un giudizio più equilibrato e meno
liquidatorio. I quali, sbrigativamente, hanno fatto a loro modo i conti
con la storia del movimento comunista. E questo modo di intendere il
passato ci ricorda molto Bertinotti che aveva definitivamente chiuso con
il Novecento, ritenendolo un secolo di fallimenti, una storia passata.
Invece i comunisti vengono da lontano e rivendicano la loro storia, pur
con gli errori che questa ha comportato (come ad es. il revisionismo di
Krusciov!!!). Stalin che viene indicato come il male assoluto fu in
realtà un abile stratega (potrei portare tanti esempi, ma non è questa
la sede opportuna) che dimostrò tutto il suo valore nella grande
battaglia di Stalingrado,
dove l’URSS diede prova di straordinaria resistenza, contribuendo in
modo determinante a provocare la caduta del regime nazista (ma di questo
il documento 1 non ne fa menzione!).
Il giudizio su Stalin deve, quindi, essere critico
e non può essere propagandistico né tantomeno risolutorio.
Nel rapporto con la storia il documento 1 è assolutamente
insoddisfacente e, si sa bene, laddove si rinnega il passato non è
possibile vedere con chiarezza il presente e tantomeno il futuro.
- Internazionalismo ed
imperialismo. Nel documento si
fa riferimento ai Paesi dell’America Latina come Paesi dove si è
sviluppata una chiara coscienza di antimperialismo. È chiaro che
bisogna appoggiare la rivoluzione bolivariana contro l’imperialismo
statunitense. I processi di nazionalizzazione del petrolio e delle
banche promossi da Chavez sono importanti ed il Partito Comunista
venezuelano è parte determinante dell’attuale potere del Presidente.
Cuba è un’altra grande realtà, cosi come l’Equador del Presidente
Correa o la Bolivia di Evo Morales.
Ma i riferimenti non possono esaursi in America
Latina.
Un riferimento mancante, se non per poche
righe, è quello della Cina che
da Paese depredato dall’Occidente durante la guerra dell’oppio è
diventato oramai il centro economico mondiale. Andrebbero analizzati
i rapporti tra la potenza cinese ed i Paesi del Terzo mondo (che non
sono di saccheggio, a differenza di quelli che intratteneva
l’Occidente), l’enorme crescita che il Paese ha avuto dal 49 ad oggi
e l’importanza attribuita dal governo di Pechino alle politiche
economiche statali (le maggiori imprese economiche sono dello Stato
e lo Stato controlla le risorse naturali, pensiamo ad es a quelle
energetiche ed idriche, nonché ai differenti livelli di proprietà
presenti) oltre che i progressi del paese asiatico in materia di
retribuzioni dei lavoratori e diritti sindacali (occorre quanto meno
attenzionare i dati del XVII congresso del Partito Comunista Cinese
al quale hanno partecipato 73 milioni di Compagni), i rapporti che
la Cina ha mantenuto con la sua storia e con la storia del movimento
comunista nella costruzione del socialismo in un solo Paese (Mao,
Stalin, Deng) e nell’affermazione del “ socialismo di mercato con
caratteristiche cinesi”. Tutto questo non può essere derubricato,
come invece fa il primo documento.
C’è quasi un certo
snobbismo nel considerare le altre esperienze dei partiti comunisti, che
non vengono inquadrate nei loro contesti storici e quindi immediatamente
scartate come un qualcosa di estraneo (l’assimilazione con il nostro
contesto storico è troppo forte!).
Non trovano spazio, solo per fare alcuni esempi, il partito comunista
vietnamita o quello nord-coreano, né le lotte del KKE in Grecia, quelle
del PCP in Europa o il ruolo dell’Akel cipriota. Manca uno sguardo
internazionalista, cosi come manca
del tutto la categoria dell’imperialismo leninista
nelle analisi dei dirigenti del PRC. Ricordiamo
tutti il sostegno del Segretario del Prc Ferrero nei confronti degli
insorti libici (salvo poi fare repentinamente marcia indietro), tanto da
manifestare sotto l’ambasciata libica a difesa della “libertà del popolo
in lotta” oppure la richiesta di intervento all’Onu per
fermare il massacro in Siria
o il sostegno di larga parte del Prc al “Tibet in lotta contro
l’oppressore cinese” e l’elenco è molto lungo. Sono tutti casi di una
lettura superficiale ed erronea delle situazioni internazionali,
caratterizzate dalla volontà degli USA di penetrare militarmente in quei
territori, facendo precedere all’intervento vero e proprio disordini
interni pianificati a delegittimare i governi. L’ultima notizia è quella
che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della
Difesa Ehud Barak stanno cercando di convincere gli altri ministri del
governo ad appoggiare un intervento militare contro l'Iran (obiettivo
strategico da diverso tempo). L'intervento troverebbe l'appoggio degli
Usa e dell'Inghilterra. Cosa accadrebbe all’interno del Prc? Cosa
direbbero gli allegri manifestanti della marcia Perugia-Assici? Si
sosterrebbe, ancora una volta, la rivoluzione colorata iraniana made in
USA ? Se non si comprende la categoria dell'imperialismo leninista il
rischio è di fare errori grossolani...
- Rapporto con il
centro-sinistra. Se è normale e
giusto che i comunisti debbano dialogare con la sinistra e sostenere
i movimenti che nascono dal basso (e questa sarebbe la funzione
della FDS) meno normale risulta un atteggiamento di incondizionata
subordinazione che, in questi anni, è stato il leit motiv dei
dirigenti del Prc nei confronti del Partito democratico. Tra chi
sostiene anche la praticabilità di un accordo di governo con il Pd e
chi sostiene solo un’alleanza elettorale, il ventaglio delle opzioni
è quantomani largo e contraddittorio. I comunisti sono contro il
neo-liberismo, contro i dettami della BCE (riduzione del costo del
lavoro e del welfare come ricetta applicabile per tutti gli Stati) e
contro le privatizzazioni e la svendita del patrimonio pubblico. Un
accordo con il Partito Democratico è quanto mai problematico. Da
Nord a Sud i dirigenti del PD hanno ben chiare le idee sulle quali
costruire l’avvenire post-berlusconiano. Da Chiamparino e Fassino
che esaltano Marchionne e sostengono la Tav, al giovane Renzi che
non capisce gli scioperi dei sindacati e vuole maggiore flessibilità
per il lavoro, per finire, ma la lista sarebbe molto lunga, ai
dirigenti siciliani del PD che si stanno rendendo complici di una
politica vergognosa in Sicilia, sostenendo il colluso Raffaele
Lombardo. Un partito che ha destrtutturato il lavoro (ricordiamo chi
introdusse il pacchetto TREU) ed iniziato lo smantellamento della
scuola pubblica (Riforma Berlinguer) e della Costituzione (titolo V)
che vota regolarmente i rifinanziamenti alle guerre. Buona parte del
Pd sostiene la riforma di Ichino contro l’art. 18, visto oramai un
fardello troppo ingombrante per la libertà di licenziamento delle
imprese. Francamente non sono contrario a priori alle alleanze ma
queste si fanno se hanno un significato per i comunisti.
Come sostiene Lenin in un suo celebre
testo, citato spesso a sproposito per giusficare qualsiasi tipo di
accordo elettorale, (l’estremismo malattia infantile del comunismo”)
occorre che i comunisti si riservino, quando entrano in un blocco
politico, “la più completa libertà
di agitazione, propaganza e azione politica. Senza quest’ultima
condizione è chiaro che non si deve entrare nel blocco perché
sarebbe un tradimento” (cosi Lenin
sulla necessità o meno dei comunisti inglesi di fare un compromesso
con gli Snowden e Henderson in funzione anticonservatrice).
Quindi siamo ben lontani dall’accordo
di governo teorizzato da qualche esponente del 1 documento del Prc
(e da qualcun altro del Pdci!) ed anche di un accordo con il PD “su
tre punti e senza rompere le scatole sul resto” (come Diliberto ha
affermato sinceramente alla festa della Fed.della Sinistra a Ct).
Non abbiamo bisogno di un gruppo
di deputati comunisti che avalli le peggiori scelte della borghesia,
si chiami essa Pd o Pdl poco cambia ed allontani le prospettiva
della ricostituzione del Partito Comunista.
Il discorso sulle elezioni, di per sé non primario in un congresso,
è diventato fondante in questo partito e sembra che sia l’unico
orizzonte che i dirigenti dello stesso vedono. Dalle lettere a
Vendola agli appelli a Bersani e la Bindi. Occorre altro per non
scadere in quel cretinismo parlamentare che troppo spesso, anche nel
recente passato ci ha visti soccombere miseramente ed allontanare le
prospettive di un cambiamento.
Su questi ed altri punti di discussione (Unione
Europea, lavoro, crisi del berlusconismo, sistema economico etc)
vorrei che si sviluppasse una discussione franca tra Compagni che,
all'interno del Circolo, è presente da tempo. Non è questo il tempo di
commettere ulteriori errori.