Il racconto di soldati israeliani: «Abbiamo sepolto intere città con bombe al
fosforo»
di Umberto De Giovannangeli
su l'Unità del 29/10/2006
Le testimonianze di due giovani militari: «I raid più forti negli ultimi giorni
di guerra». «Se sia stato usato anche uranio arricchito? Ne abbiamo sentito
parlare...»
Li chiameremo Eitan e David. Hanno combattuto nella «Guerra dei 34 giorni» in
Libano. La loro testimonianza aiuta a far luce sugli aspetti più oscuri e
inquietanti di quel conflitto: l'uso di «armi sporche».
Eitan e David hanno combattuto convinti che «Israele stava rispondendo
legittimamente all'aggressione subita da parte degli Hezbollah». Ma col passare
dei giorni questa certezza si è incrinata. «A Gerusalemme i politici
continuavano a parlare di una guerra contro i terroristi filoiraniani ma noi sul
campo ci rendevamo conto che quella che stavamo combattendo era sempre più una
guerra contro il popolo libanese», afferma Eitan. In questa guerra, David
comandava una unità missilistica. Una esperienza sconvolgente anche per lui che
pure, nonostante la giovane età (29 anni), è già un veterano di Tzahal. «Quello
che abbiamo fatto è folle, mostruoso - dice - abbiamo ricoperto intere città di
bombe a grappolo e al fosforo».
Eitan è ancora più preciso nella denuncia: citando il comandante del suo
battaglione, il giovane ufficiale afferma che le Forze di Difesa Israeliane
hanno sparato nei 34 giorni di combattimenti circa 1800 cluster bomb, che
contenevano più di 1,2 milioni di piccole bombe a grappolo. «La maggior parte di
esse - sottolinea Eitan - sono state sparate negli ultimi dieci giorni di
combattimenti». Bombe a grappolo. Bombe al fosforo. Le autorità di Gerusalemme
hanno prima smentito l'uso di queste armi ma poi, costrette dalla denuncia di
organizzazioni umanitarie e di media internazionali, tra i quali l'Unità, hanno
dovuto ammettere che sì, le bombe al fosforo - ampiamente proibite dalla legge
internazionale - sono state utilizzate a più riprese e in modo massiccio nel
conflitto. «In un paio di occasioni - racconta David - ho provato a chiedere
spiegazioni, ho abbozzato una protesta, ma i comandanti rispondevano sempre che
erano ordini superiori e poi, tagliavano corto, ripetevano che dopo aver dato
l'ordine di sgomberare i villaggi del Libano meridionale, qualunque civile che
restava lì era colluso con gli Hezbollah». Ora si profila anche un'altra
inquietante ipotesi: l'uso di bombe all'uranio arricchito. «Non ho conferma
diretta di questo - dice Eitan - ma a questo punto non me la sentire di
escluderlo...Quel che posso dire è che negli ultimi giorni di guerra,
circolavano voci anche sull’uso di questo tipo di armi». «Con il passare dei
giorni - aggiunge David - cresceva la rabbia per come era condotta la guerra.
Rabbia e frustrazione. Poi, quando è apparso chiaro che si stava giungendo ad
una tregua, c'è stato il rush finale: si è sparato di tutto, è come se qualcuno
avesse deciso che dovevamo lasciare il nostro segno sul Libano». Eitan ricorda
che un comandante di artiglieria - «lo conosco personalmente, è una persona
attendibile oltre che un militare di valore» - ha ammesso di aver visto camion
carichi di bombe al fosforo - ordigni che bruciano dall'interno i tessuti umani
e gli organi - diretti in quei giorni di guerra alle squadre d'artiglieria nel
nord d'Israele.
Alle testimonianze raccolte dall'Unità si aggiungono quelle contenute
nell’inchiesta di Rainews 24 realizzata da Flaviano Masella e Maurizio Torrealta.
Racconta un soldato: «Ogni volta che sparavamo onestamente io pensavo "per
favore no". Speravo che succedesse qualcosa per cui non avrebbe funzionato, che
il missile non si sganciasse, che fosse cancellata la missione… Per parte mia,
ho provato, se potevo un po' ritardare qualcosa, in modo da provocare la
cancellazione della missione. Ho provato a fare cose così, ma con molto tatto,
solo verificando una volta di più la sicurezza per le cariche o qualcosa per
ritardare. È molto difficile non pensare alla gente in città molto vicine a te,
perché in realtà eravamo dove è la retroguardia e si vedono i civili che
soffrono per i katyusha … un katyusha che ti cade vicino fa molta paura. Ed è
difficile pensare che quello che fai sia così sbagliato. Però quest'arma è
talmente, talmente… dire di massa non è abbastanza….Una specie di giorno del
giudizio, sì. Perché tu semplicemente riempi un intero blocco di territorio, lo
riempi completamente con queste piccole bombe, ma non così piccole in realtà e
questo provoca grandi danni, enormi. ….. è un'arma contro obiettivi di massa,
dove c´è molta gente, molte macchine».
Fin qui le testimonianze. «Questi soldati hanno servito doppiamente il loro
Paese.
Combattendo, ma anche denunciando aspetti inaccettabili di questa tragica
avventura militare. La loro denuncia non deve cadere nel vuoto», dice a l'Unità
Yaariv Oppenheimer, segretario generale di «Peace Now», il movimento pacifista
israeliano, e parlamentare laburista. «L'uso di queste armi in un conflitto che
ha pesantemente colpito la popolazione civile, non può essere giustificato.
Giustificare il peggio in nome della difesa dal Nemico è un imbarbarimento delle
coscienze a cui dobbiamo ribellarci», aggiunge la capogruppo del Meretz
(sinistra pacifista israeliana) alla Knesset Zahava Galon.