"Benvenuto
tra gli assassini", "ciao killer", "morte sua vita mia", e poi una
bella canzoncina su Carlo, non è difficile immaginarne contenuto e
ispirazione. Non è una visita al museo degli orrori, è l'accoglienza
festosa (e lugubre) che i colleghi hanno riservato a Mario Placanica
al suo rientro in caserma, dopo che era stato ucciso Carlo Giuliani
e a lui - Placanica - era stata attribuita la responsabilità.
E' Placanica stesso ad averlo ricordato nell'intervista rilasciata a
"Calabria Ora", e lo ha ripetuto anche in diretta televisiva. Non si
capisce perché avrebbe dovuto inventarselo. D'altra parte le frasi
non sono molto diverse da quelle che, come riferirono le cronache di
allora, furono costretti ad ascoltare i cittadini genovesi residenti
alla Foce, di fronte all'acquartieramento dei carabinieri chiamati a
Genova a difendere l'ordine pubblico. Ma una differenza c'è: oggi le
ricorda un ex carabiniere. Sono espressioni disgustose, denunciano
un clima bestiale, inaccettabile. Non posso sottrarmi a un paragone.
Qualche giorno fa, a Roma, alcuni individui gridano uno slogan
orribile, truculento: 10, 100, 1000 Nassiriya. Giustamente si leva
un coro unanime di indignazione, un coro bipartisan di sdegno e di
condanna. Scende in capo anche il capo dello Stato. Sto aspettando
pazientemente che qualche voce si levi forte e chiara, con la stessa
indignazione, con lo stesso sdegno. Perché identicamente disgustose
sono le parole che hanno accolto Placanica al suo rientro,
identicamente inaccettabili.
Con l'aggravante che sono state pronunciate da individui in divisa.
Chissà se si vorrà chiedere conto agli ufficiali sulla piazza, suoi
superiori diretti, che, stando alle dichiarazioni di Placanica,
sparano i lacrimogeni in faccia ai manifestanti ("io li sparavo a
parabola, come mi hanno insegnato", dice Placanica) o picchiano a
sangue chi compie il reato di aver in mano una macchina fotografica
(si è visto a che cosa possono servire le fotografie).
Comportamenti da ordine pubblico o inaccettabili abusi di potere ed
esercizio abusivo dei propri compiti? Dall'opposizione, ma anche
dall'interno dell'Unione, si levano strepiti quando si chiede il
rispetto del programma e la costituzione di una Commissione
parlamentare d'inchiesta sui fatti di Genova che accerti le
responsabilità politiche e della catena di comando. Dicono che non
si possono processare le forze dell'ordine. Che sciocchezza! La
grande maggioranza delle forze dell'ordine, composta da persone che
svolgono con dignità e onorabilità il loro difficile compito, può
solo desiderare che le cosiddette "mele marce" vengano individuate e
messe nella condizione di non nuocere più al buon nome di polizia,
guardia di finanza, carabinieri e polizia penitenziaria.
Ma se continua questa intollerabile impunità verso comportamenti che
sconfinano in atti delinquenziali, come si potrà ottenere da parte
della società civile quel pieno riconoscimento valoriale della
delicatissima funzione svolta, che è tra i fondamenti della
democrazia? Leggo che alte autorità dello Stato dichiarano che su
Genova si sa già tutto, la Commissione non serve, c'era già stato un
comitato d'indagine.
No, per favore. Andiamo a rileggerci le carte. Ascoltiamo le
testimonianze che le vittime della Diaz e di Bolzaneto riportano con
indicibile sofferenza nei processi in corso (processi che si
concluderanno, così purtroppo si commenta, con prescrizioni e nulla
di fatto). Leggiamo le invenzioni scandalose dei periti, avallate da
PM e GIP, sui proiettili che intercettano i sassi che volano, e
guardiamo l'ingrandimento del filmato che mostra la posizione della
pistola. Bastano pochi secondi, il tempo lo si può trovare
facilmente, nulla in confronto al tempo della democrazia che la
Commissione d'inchiesta deve salvaguardare.
Giuliano Giuliani - da Liberazione (venerdì 01 dicembre
2006)
Scaricate qui l'appello al Presidente del Senato sen. Franco
Marini e al Presidente della Camera dei Deputati on. Fausto
Bertinotti, pubblicato su Liberazione il 6 dicembre 2006. Per chi
vuole aderire, è da compilare e spedire a: Liberazione viale del
Policlinico 131 - 00161 Roma. Oppure da inviare via fax al numero:
06-44183254
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