Qualcosa a sinistra sta nascendo. Patto di unità tra 142 parlamentari



Riuniti i rappresentanti e gli eletti di Prc, Sd, Pdci e Verdi. Hanno una forza in Parlamento inferiore solo all'Ulivo e a Forza Italia
E idee chiare sugli obiettivi: risarcimento sociale, via lo scalone, su le pensioni minime e i salari, lotta al precariato, intervento per la casa


di Angela Mauro

Percorso unitario a sinistra, secondo atto. Dopo il vertice dei segretari il 31 maggio scorso, Prc, Sinistra Democratica, Pdci, Verdi riuniscono in assemblea al Capranica i loro rappresentanti in Parlamento: 142 tra deputati e senatori, in sostanza la terza forza in Aula dopo l'Ulivo che, dall'addio di Mussi & Co. dai Ds, ne conta 284 e Forza Italia che ne ha 204. Si tratta di una prima assemblea, preceduta in mattinata da un incontro dei segretari e capigruppo con i leader di Cgil, Cisl e Uil e mirata non a una fusione dei gruppi o dei soggetti politici, ma a suggellare il "patto d'unità d'azione" lanciato a fine maggio. Strategia unitaria e voto parlamentare compatto, promettono dal palco Giordano, Mussi, Diliberto, Pecoraro Scanio. Al termine dell'assemblea non c'è un documento comune, ma c'è «la base di una piattaforma unitaria - assicura il segretario di Rifondazione - sull'uso di una parte cospicua del "tesoretto" per il risarcimento sociale, sull'abolizione dello scalone Maroni e l'aumento delle pensioni minime, sull'impegno affinchè il prossimo Dpef venga elaborato collegialmente nel governo e segni una svolta in termini di lotta al precariato, livelli retributivi, interventi sulla casa». E anche sul «no allo scudo spaziale». Dopo aver espresso a D'Alema «la piena solidarietà per le paginate della Stampa (i conti esteri dei Ds, ndr.)», Mussi sferza il suo ex collega di partito: «Ha detto che l'Italia non è contraria allo scudo: chi l'ha deciso? Chiedo che il governo ne discuta in Parlamento». Applausi unitari. «Non accetteremo mai che l'Italia dica sì allo scudo spaziale Usa», rincara Giordano.

Al Capranica il clima è da addetti ai lavori. Parlamentari. Seguiranno «nel giro di pochi giorni assemblee in dieci città d'Italia con associazioni, movimenti, sindacati», è la proposta di Giordano. In sala non è presente tutta la pattuglia dei 142: molti sono impegnati nelle commissioni parlamentari, certo non tutti gli assenti. Rifondazione è in forze (non parlamentari compresi, dal ministro Ferrero, la viceministra Sentinelli, i sottosegretari Gianni e Marchetti, dirigenti nazionali del partito); i Comunisti Italiani pure (presente anche l'ex presidente Cossutta che tempo fa ha rotto con Diliberto); anche i Verdi si fanno notare; manca invece una buona parte di Sinistra Democratica: in particolare Angius e i più "filo socialisti", quelli che ci sono rimasti male perchè lo Sdi di Boselli non è stato invitato al primo vertice e di conseguenza all'assemblea di ieri.
Ci sono poi diversi parlamentari europei: da Musacchio, Catania e Agnoletto per il Prc, l'ex astronauta, ora europarlamentare del Pdci, Umberto Guidoni (in Ue nello stesso gruppo con Rifondazione da sempre), Achille Occhetto, con Sinistra Democratica al gruppo di Strasburgo. E' presente, ma non contento, il deputato Salvatore Cannavò di Sinistra Critica («Che triste rimpatriata di famiglia, 5 anni fa avremmo fatto una cosa diversa...»). E c'è anche un "intruso": l'ex magistrato Felice Casson, perdente contro Massimo Cacciari (voluto dalla sola Margherita) alle amministrative di Venezia nel 2005, ora senatore dell'Ulivo. «Indipendente, prego», spiega. Giusto. Casson è al Capranica da «osservatore». In direzione Mussi? «Per ora osservo positivamente: serve una iniziativa laica e di sinistra».

All'indomani del voto sul caso Visco-Gdf al Senato e di quello (nero per tutta l'Unione) delle amministrative, sotto la cappa di preoccupazione che pesa sul governo Prodi (campagne mediatiche e l'incubo delle intercettazioni sul caso Antoveneta-Unipol che potrebbero essere pubblicate sulla stampa la prossima settimana), la sinistra si rimbocca le maniche per dare una scossa all'esecutivo nato un anno fa e «per rafforzarlo», chiarisce per tutti Titti Di Salvo, capogruppo di Sd alla Camera. E' compatto (anche scandalizzato) il no ad una commissione d'inchiesta sul "caso Speciale" chiesta dalla Cdl. E' dura la critica alla gestione del governo. «In un anno Ds e Margherita hanno parlato solo di Partito Democratico e trascinato Prodi a ricomporre i loro litigi», dice Pecoraro. Intorno al governo «si respira un'aria avvelenata, si nuota in acque torbide», osserva l'ex diessino Mussi denunciando le pressioni dei «poteri forti» e rincuorandosi sul fatto che «qui è riunita una parte pesante del centrosinistra il cui primo compito è accumulare forza, che è fatta di numeri e idee. Non saremo una imitazione del Partito Democratico, che, se ce la farà a nascere, avrà un non esagerato peso politico e un'irrilevanza culturale». Ma, insiste Mussi, «bisogna coinvolgere e allargare: se alla fine della giostra c'è un Pd sopra il 20 per cento dei consensi e dall'altra una sinistra frammentata, la partita è persa». «Il processo unitario è irreversibile, condivido con Fabio il fatto che debba essere di massa», spiega Giordano, assicurando che su pensioni e tesoretto «abbiamo l'appoggio dei sindacati». La portata storica dell'incontro al Capranica la tratteggia Diliberto: «In questi anni noi tutti abbiamo accumulato scorie, diffidenze e rancori. Per quanto ci riguarda, li abbiamo tutti alle spalle e affronteremo il percorso senza tentennamenti. Circa 150 parlamentari sono una forza rispetto a quando trattavamo separatamente e magari in competizione l'uno con l'altro...». Il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore è convinto che «si possa cambiare il quadro politico italiano recuperando consensi e partendo da sinistra». Condivide il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena: «Saremo determinanti nelle scelte future del governo». Approva il ministro Ferrero: «Si parte con il piede giusto».

Nessuno scioglimento di partiti in vista, si procede per tappe fatte di contenuti e il tempo dirà se la piattaforma sarà unitaria anche sul no agli "scalini", i diversi livelli di innalzamento dell'età pensionabile proposti dal ministro Damiano al posto dello "scalone Maroni" (al momento sono fermamente contrari Prc e Pdci). Attenzione però, avverte la senatrice del Prc Maria Luisa Boccia: «Non possiamo dare un futuro alla sinistra guardando solo al governo».
Anche Occhetto non si arrende. Il padre della svolta della Bolognina chiacchiera un bel pò con Cossutta nelle prime file e dice: «Bisogna rilanciare la speranza, vanno fatte altre riunioni anche con le associazioni della società civile, va stilato un decalogo di contenuti per impegnare tutti: primo, pace senza se e senza ma».
«Uniamo la sinistra», esorta il cartellone che fa da scenografia al tavolo dei relatori. A sottolineare il concetto, una fascia con "Le danze" di Matisse. Un po' "girotondino" forse, ma rende l'idea.