Il ministro della paura


Il ministro Pisanu ha paura e se trema il titolare degli interni - che qualche strumento di difesa ce l'ha - c'è da tremare tutti. Il paradosso è che la «minaccia grave» per il paese di cui parla non sarebbe il suo collega della giustizia che spara addosso al presidente della Repubblica, ma «l'immigrazione clandestina», quella che le flotte non possono arginare e i campi di detenzione non possono contenere. Avendo il centrodestra - e prima di lui il centrosinistra - messo in campo solo ricette inutilmente coercitive, non resta che alzare la voce, accendere il segnale d'allarme rosso e fornire riconoscimento istituzionale agli istinti più profondi e peggiori di un paese smarrito, quelli che emergono nei momenti di crisi economica, sociale, culturale. La paura, appunto. Nel frattempo Castelli può continuare sulla strada della secessione istituzionale. Il ministro Pisanu se la prende, oltre che col demone migratorio, con chi cerca un'altra strada per affrontare un fenomeno epocale come la migrazione dal sud povero del mondo verso il ricco nord. C'è da presumere che riceva il conforto di chi ci bombarda quotidianamente con l'imperativo della difesa dell'occidente - declinato in guerre militari e crociate culturali, dall'Iraq all'astensionismo procreativo. Ministro e crociati trattano alla stregua di traditori chi denuncia l'inutilità delle frontiere sbarrate e l'aberrazione dei campi di detenzione in cui si rinchiudono gli immigrati, i Cpt. Se poi a «tradire» sono degli eletti del popolo (presidenti di regione o deputati), la colpa è più grave: si tratta di «quinte colonne», agenti del «nemico» in tempo di guerra. E così se il presidente della regione Puglia - seguito da altri suoi colleghi - prende l'iniziativa per dire che anche nelle istituzioni i Cpt sono considerati una iattura umana e costituzionale, apriti cielo: «sono degli irresponsabili». Persino un convegno diventa un atto di sovversione.



Il ministro Pisanu sa di avere al suo fianco un bel pezzo della maggioranza, leghisti in primis. Ma la paura fa brutti scherzi e non si accontenta di una così salda e gioiosa compagnia. E così, invece di lanciare segnali di moderazione come gli imporrebbe il ruolo, si rivolge ai cittadini più spaventati per dire che sarà lo stato a fare giustizia, li invita a evitare il far west proclamandosi sceriffo. E' un modo come un altro per mascherare la crisi della rappresentanza politica, ma è il più sbagliato. Il messaggio è: «Avete ragione, popoli spaventati, ma lasciate fare a noi, esaudiremo i vostri desideri con l'autorità del nostro grado». Ma se riuscirà a evitare che qualcuno impugni la pistola per farsi giustiziere della notte, non impedirà di creare l'aspettativa di un redde rationem che con lo stato di diritto non ha nulla a che fare. E quando la deluderà guai a Lui. E a Noi.

Il ministro Pisanu e il suo governo sono in difficoltà, ma hanno un grande vantaggio. Quello di avere di fronte un'opposizione che pensa ad altro, che si appassiona per i litigi intestini e subisce il fascino del suicidio politico. Talmente impegnati in questo da considerare secondario tutto il resto, anche le dichiarazioni di guerra - dagli immigrati al presidente della Repubblica - fatte da due ministri. Una passione politica che forse meriterebbe più nobili fini.

 

Di Gabriele Polo (Il Manifesto)