MEGLIO SOVVERSIVI CHE MAFIOSI !!!!
Il
ministro Pisanu accusa il Movimento di "illegalità politica" e di "bassa
intensità eversiva",
noi invitiamo tutti a leggere i seguenti materiali:
il primo mostra l'opinione che aveva Paolo Borsellino (non certo un
attivista dei centri sociali) di Berlusconi e dei suoi rapporti con la mafia,
il secondo è un documento del Tribunale di Caltanissetta -Ufficio del
giudice per le indagini preliminari- che spiega tra le altre cose i motivi che
hanno spinto i giudici a inquisire Berluscono e dell'Utri come mandanti a volto
coperto degli omicidi di Falcone e Borsellino.
Il terzo è un articolo tratto da Micromega che ci mostra l'opinione serena
che Bossi aveva di Berlusconi qualche anno orsono, si tratta i una serie di
citazioni estrapolate dai suoi discorsi.
Il quarto è un articolo tratto dall'Espresso che ci mostra come il governo
sia inevitabilemente colluso con la mafia e debba in qualche modo render conto
del plebiscito di voti che le cosche gli hanno assicurato in luoghi come la
Sicilia o la Puglia, in questo caso si tratta di beni da restituire ai mafiosi,
in altri è stata la legge sulle rogatorie internazionali, la legge Cirami, il
falso in bilancio e ce ne saranno ancora sicuramente tante tante altre...
Sì Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso e precisamente neglin anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sua da Buscettta che da Contorno come "uomo d'onore" appartenente a Cosa nostra.
D: Uomo d'onore di che famiglia?
R:Uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò - ma questo risultava già dal procedimento precedente che avevo istruito io, e risultava altresì da un procedimento cosiddetto "procedimento Spatola", che falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxiprocesso - che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazione telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.
D: E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?
R: Il Mangano di droga... Vittorio Mangano -se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti- risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita d'eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come "magliette" o "cavalli".
D: Comunque lei, in quanto esperto, può dire
che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga?
R:Si. Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi
che fu asseverata dalla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al
dibattimento, tant'è che Mangano fu condannto al dibattimento del maxiprocesso
per traffico di droga.
D: E dell'Utri non c'entra in questa storia?
R: Dell'Utri non è stato imputato per il maxiprocesso, per quanto io ne ricordi,
So che esistono indagini che lo riguardano insieme a Mangano.
D:A Palermo?
R:Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio
rito processuale nelle mani del giudice istruttore ma non ne conosco i
particolari.
D: Marcello Dell'Utri o Alberto Dell'Utri?
R: Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto…
Cioè si parla di Dell'Utri Marcello e Alberto, di entrambi.
D: I fratelli
R: Si.
D: Quelli della Publitalia
R: Si.
D:Perché c'è, se ricordo bene,
nell'inchiesta della San Valentino, un'intercettazione telefonica fra lui a
Marcello Dell'Utri in cui si parla di "cavalli".
R:Beh, nella conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errore, si
parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo, quindi non credo che
potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due
cavalli me li recapita all'ippodromo o comunque
Al maneggio non certamente dentro l'albergo.
D:C'è un socio di Marcello Dell'Utri, tale Filippo Raposarda che dice che q uesto dell'Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontate.
R: Eh Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose. Si è parlato adirittura in certi periodi almeno di demila uomini d'onore con famiglie numerosissime: la famiglia di Sefano Bontate sembra che in un certo perido ne contasse almeno 200. Si trattava comunque di faniglie appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa nostra, e quindi i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.
D: Lei di Rapisarda h sentito parlare?
R: So dell'esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato personalmente.
D: Perché a quanto pare Rapisarda, Dell'Utri erano in affari con Ciancimino,
tramite un tale
Alamia[Francesco Paolo Alamia, ex assessore regionale siciliano ai tempi di
Ciancimino, sindaco di Palermo socio di Filippo Rapisarda, ex datore di lavoro
ed ex amico dei fratelli dell'Utri].
R:Che Alamia, fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta
e credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto
riguarda Dell'Utri e Rapisarda, non so fornirle particolari indicazioni,
trattandosi -ripeto sempre- di indagini di cui non mi sono occupato
personalmente.
D:Non le sembra strano che certi personaggi,
grosi industriali come Berlusconi, Dell'Utri, siano collegati a uomini d'onore
tipo Vittorio Mangano ?
R: All'inizio degli anni 70 Cosa nostra cominciò a diventare un'impresa
anch'essa: un'impresa nel senso che, attraverso l'inserimento sempre più
notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico
di sostanze stupefacenti, Cosa nostra cominciò a gestire una masse enorme di
capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in
parte venivano esportati o depositati all'estero, e allora cos' si spiega la
vicinanza di elementi di Cosa nostra a certi finanzieri che si occupavano di
questi movimenti di capitali.
D: Lei mi dice che è normale che Cosa nostra
si interessi a Berlusconi?
R:E' normale il fatto che chi è titolare di grosse somme di denaro cerchi
strumenti per potere questo denaro impiegare, sia dal punto di vista del
riciclaggio che dal punto di vista di far fruttare tutto questo denaro.
D:Mangano era un pesce pilota?
R: Si, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i
ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel nord Italia.
D: Si è detto che ha lavorato per Berlusconi
R: Non le saprei dire in proposito, o… anche se le debbo far presente che , come
magistrato, ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, poiché
so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le
quali non conosco addirittura quali atti sono ormai conosciuti e ostensibili, e
quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti
con Berlusconi è una vicenda che, la ricordi o non la ricordi, comunque è una
vicenda che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa quindi
non mi sento autorizzato a dire nulla.
D: C'è un'inchiesta ancora aperta?
R: So che c'è un'inchiesta ancora aperta.
D:Su Mangano e Berlusconi, a Palermo?
R: Si.
Il cavalier Berluskaz, mafioso e fascista
Citazioni da discorsi di Umberto Bossi
Silvio Berlusconi era il portaborse di
Bettino Craxi. E' una costola del vecchio regime. E' il piu' efficace
riciclatore dei calcinacci del pentapartito. Mentre la lega faceva cadere il
regime, lui stava per il Mulino Bianco, col parrucchino e la plastica facciale.
Lui e' il tubo vuoto qualunquista. Ma non l'avete visto oggi, tutto impomatato
fra le nuvole azzurre?
Berlusconi e' bollito. E' un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio
asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceshiello dietro il
caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi e'
Berlusconi?
Il suo Polo e' morto e sepolto, la Lega non va con i morti.
La trattativa Lega-Forza Italia se l'e' inventata lui, poveraccio. Il partito di
Berlusconi neo-Caf non potra' mai fare accordi con la Lega. Lui e' la bistecca e
la Lega il pestacarne.
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un Kaiser in
doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi e' il capocomico del teatrino della
politica. Un Pero'n della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di
nazistoide, di mafioso. Il piduista e' una volpe infida pronta a fare razzia nel
mio pollaio.
Berlusconi e' l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un
palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord.
La Fininvest e' nata da Cosa Nostra. C'e' qualche differenza fra noi e
Berlusconi: lui purtroppo e' un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e'
ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma
il Nord lo caccera' via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da
dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila
giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me personalmente
Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da
un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi e' riuscito a tenersi tutta la
baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c'erano i
conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto in
Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le holding. Come potra'
mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere dove vengono quei
quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la droga e che di
droga al Nord sono morti decine migliaia di ragazzi che ora gridano da
sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo governo, venga da
me che gliela spiego io: sono stato io a metter giu' il partito del mafioso. Lui
comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di
Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par
condicio e' troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli
arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra
politica e omerta' criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte
nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa
Nostra a Milano.
Forza Italia e' stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La
mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha
ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano
le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini
del Nord.
Berlusconi ha fatto cio' che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammi'. Molte ricchezze sono vergognose, perche'
vengono da decine di migliaia di morti. Non E' vero che "pecunia non olet". C'e'
denaro buono che ha odore di sudore, e c'e' denaro che ha odore di mafia. Ma se
non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente piu' accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi disse:
"Chi esce dal cerchio magico, cioe' dal mio governo, muore". Noi uscimmo e
mandammo indietro il maleficio al mago. Non c'E' marchingegno stregato che oggi
ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con questa gente niente
accordi politici: E' un partito in cui milita Dell'Utri, inquisito per mafia.
La Padania chiede a Berlusconi se e' mafioso? Ma e' andata fin troppo leggera.
Doveva andare piu' a fondo, con quelle carogne legate a Craxi. Io con Berlusconi
saro' il guardiano del baro. Siamo in una situazione pericolosa per la
democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito che non
esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel che penso,
lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una societa' per azioni.
Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno possiede 140 aziende possa fare gli interessi dei
cittadini? Quando quello parla, fatevi una risata: vuol dire che va tutto bene,
che non e' ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte. Bisogna che
Berlusconi-Berlusca-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa che
con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei fatto
di tutto per avere il cambiamento. E non c'e' villa, non c'e' regalo, non c'e'
ammiccamento che mi possa far cambiare strada. Berluscoso deve sapere che dalle
nostre parti la gente e' pronta a fargli un culo cosi':
bastano due secondi, e dovra' scappare di notte. Se vedono che li ha
imbrogliati, quelli del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati
all'inglese e scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio e' stato un dramma. Quando e' in ballo
la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di fargli saltare i
tralicci dei ripetitori. Perche' lui con le televisioni fa il lavaggio del
cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore
di fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione.
Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalita'
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione delle
frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade in
nessuna parte del mondo. E' ora di mettere fina a questa vergogna. Se lo votate,
quello vi porta via anche i paracarri. Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e
al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perche' sara' pure un
figlio di buona donna, ma e' il loro figlio di buona donna e per questo lo
tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente il bidone forzitalista e polista, il partito
degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, piduista come l'arcorista e'
sempre stato un problema di "Cosa Sua" o "Cosa Nostra". Ma attento, Berlusconi:
ne' mafia, ne' P2, ne' America riusciranno a distruggere la nostra societa'. E
lui alla fine avra' un piccolo posto all'inferno, perche' quello li' non se lo
pigliano nemmeno in purgatorio. Perche' e' Berlusconi che dovra' sparire dalla
circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo con Berlusconi, E' la
storia che litiga con lui.
(Testo raccolto da Marco Travaglio e tratto da MicroMega Aprile 2001)
MAFIA / A RISCHIO IL PATRIMONIO
SEQUESTRATO ALLE COSCHE
Quei beni sono Cosa nostra Fino a
oggi erano destinati a fini sociali. Ma la Casa delle libertà medita una riforma
choc: metterli all'asta. Per i boss sarebbe una manna di Francesco Bonazzi
Ricordate il famoso tesoro di Totò Riina, scovato cinque anni fa dalla polizia
nel caveau di una gioielleria di Trapani poco dopo l'arresto del "boss dei
boss"? Bene, quella montagna di orologi tempestati di pietre preziose, lingotti,
bracciali, diamanti e sterline d'oro per un valore di quasi un milione di euro
giace ancora da qualche parte negli uffici del Demanio di Trapani. In attesa che
l'amministrazione finanziaria si degni di venderli e girarne il ricavato al
Fondo vittime per la mafia. La storia del "tesoretto" di Riina rende bene l'idea
di quanto sia difficile applicare la legge del 1996 che prevede l'utilizzo a
fini sociali dei beni confiscati alle mafie. Una legge rivoluzionaria e insieme
didascalica, per come consente in modo plateale di risarcire le comunità locali
e lo Stato della presenza mafiosa. Costruendo caserme, comunità terapeutiche e
scuole proprio sui terreni e nei palazzi un tempo simbolo del potere dei
capibastone. Ma la legge del 1996 s'incarta spesso su decine di altre norme
(fallimentari, civili, amministrative) di varie epoche, che creano un groviglio
di competenze inestricabile. Un pasticcio che ormai solo un apposito Testo Unico
sui beni sequestrati potrebbe risolvere. Come suggerisce il Consiglio superiore
della magistratura in una relazione di 76 pagine curata dal consigliere
Gioacchino Natoli (ex pm a Palermo) e inviata alle Camere giovedì scorso.Il
problema è che, secondo quanto risulta all'"Espresso", nella Casa delle libertà
c'è già chi sta pensando a una controriforma-choc: mettere all'asta anche gli
immobili sequestrati come fossero beni qualsiasi. Con il prevedibile effetto di
farli cadere nelle mani dei soliti prestanome di stretta fiducia degli uomini
d'onore. Perché solo un imprenditore con forti pulsioni suicide comprerebbe
dallo Stato i terreni di un boss, superando le offerte presentate dagli amici
degli amici. Eppure l'idea ha cominciato a fare capolino in una riunione
tecnico-governativa svoltasi il 10 luglio a Palazzo Chigi, alla quale ha
partecipato in modo abbastanza irrituale anche il presidente della Commissione
Antimafia, Roberto Centaro (Fi). Il quale avrebbe proposto un fine sociale
"ampio", con la possibilità di mutare la destinazione d'uso dei beni anche a
fini imprenditoriali. Dopo le ferie se ne saprà di più. Ma in quest'estate dove
la politica è costretta a far la faccia dura sul 41 bis, non è da escludere che
qualche "peone" della Cdl metta giù un progettino sui beni confiscati che
mitighi la delusione dei boss. I quali ultimamente, per dirla con Leoluca
Bagarella, si sentono presi in giro da quei politici che "non hanno mantenuto le
promesse".Attualmente, gli immobili confiscati sono 4.565 per un valore stimato
in oltre 440 milioni euro. Di questi, 2.819 non sono ancora destinati; 668 sono
destinati ma non consegnati; 1.073 sono definitivamente nelle mani di Stato
(168) e Comuni (905). I tempi minimi di consegna di un immobile ex-mafioso sono
di cinque anni. Per una serie di ragioni che spiega la relazione Natoli: tre
gradi di giudizio; sovrapposizioni tra giudici fallimentari, civili e penali;
buchi negli organici delle sezioni di prevenzione dei tribunali; esito delle
confische affidato a "organismi burocratici (come il Demanio, ndr.) che non
brillano per efficienza e tempestività". Il problema è che il catasto tratta lo
Stato come un cittadino qualsiasi. E impiega anche un anno per valutare un
terreno. Mentre nelle zone ad alta densità mafiosa è noto che fa molto prima un
boss a ottenere un'autorizzazione edilizia che non lo Stato-confiscatore. Tra i
rimedi proposti da chi combatte ogni giorno in prima linea, come il procuratore
Pierluigi Vigna, c'è quello di spedire magistrati della Direzione nazionale
Antimafia nelle sezioni dei tribunali di sorveglianza. Oppure la creazione,
sulle ceneri dell'attuale ufficio del commissario straordinario di governo per i
beni sequestrati alle mafie, di un'agenzia autonoma con poteri reali (oggi, il
commissario ha solo compiti di coordinamento e stimolo). Ma con il pretesto di
una riforma, potrebbero farsi strada anche soluzioni tartufesche.Una è appunto
quella di vendere i terreni all'asta, con la scusa di devolvere il ricavato al
fondo per i collaboratori di giustizia. Dimenticando che, nel frattempo, non si
trova più un nuovo pentito manco a pagarlo oro. Altra insidia potrebbe arrivare
dall'estensione delle nuove regole del giusto processo (le prove si formano al
dibattimento) alle misure preventive di carattere patrimoniale. Che invece
partono da una valutazione di pericolosità fatta dagli inquirenti e vanno avanti
in un processo tutto cartolare. Basterebbe approvare una leggina della quale
ogni tanto si sussurra nei corridoi del Parlamento. Un comma che dicesse: quando
un boss viene assolto, si rivedono automaticamente anche i giudizi sulle misure
patrimoniali. Non sarà la revisione dei maxi-processi che vuole la mafia, ma
intanto è qualcosa di molto tangibile.
RETE NO GLOBAL