fonte: terre libere
Settembre 2000.
 

La base di Sigonella si trova ai piedi dell’Etna, a pochi chilometri da Catania, nel cuore della Sicilia orientale. E’ la principale stazione navale del Mediterraneo, in quanto base operativa della VI Flotta Usa.

I nuovi equilibri mondiali, l’attenzione al Medio Oriente, l’importanza delle rotte del petrolio, il pericoloso "Sud" sono tutti fattori che stanno determinando la crescita impetuosa della base, i nuovi insediamenti abitativi, i contratti interni; tutto questo si riassume con un nome: "Mega II", il piano progettato dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Qualche anno fa, la "CMC" di Ravenna, una delle principali cooperative di area DS, gli ex-comunisti al governo in Italia dal '96, si aggiudicò il principale appalto in palio.

Ma a questo punto occorre fare un salto indietro, riassumere in breve quello che accaduto fino all’altro ieri, anche a beneficio dei tanti smemorati, e poi porsi la domanda: ed oggi, cosa sta accadendo all’interno di NASSIG (Naval Air Station SIGonella) ?

COSA NOSTRA INC.

Fino al 1997, buona parte degli appalti di Sigonella sono stati certamente gestiti da Cosa Nostra. Approfondite indagini della magistratura catanese hanno svelato che le imprese mafiose riuscivano ad aggiudicarsi gli appalti grazie soprattutto alle complicità interne alla base. I protagonisti della vicenda gravitano intorno a Benedetto Santapaola, oggi in carcere ma per molti anni capo indiscusso della mafia in Sicilia Orientale.

Eugenio Galea è il principale protagonista della vicenda: in qualità di vice di Santapaola, curava l’organizzazione di attentati di grande rilievo, gestiva le estorsioni alle imprese, investiva - anche all’estero - i ricavi della famiglia, manteneva o cercava nuovi contatti con i politici. Nonostante fosse un noto mafioso, per gli statunitensi era semplicemente il referente della ditta "AIA costruzioni" e di conseguenza godeva del nulla osta sicurezza della Nato che gli consentiva il libero accesso non solo alla base ma anche all’ufficio contratti della Us Navy, dove poteva ottenere informazioni sugli appalti della base di Sigonella.

Vincenzo Aiello era il gestore della cassa comune dove confluivano i proventi delle attività criminali e da cui partivano gli investimenti nelle attività legali. Aiello e Galea, insieme ad altri mafiosi del clan, erano direttamente o indirettamente i referenti delle imprese che si aggiudicavano appalti di ogni tipo per importi miliardari. La tabella in basso offre un inequivocabile quadro riassuntivo della situazione per un periodo che arriva fino al settembre del 1997.

Il sistema degli appalti a Sigonella

Referente effettivo

Nome impresa

Appalti aggiudicati, data e valore - in lire italiane salvo diversa indicazione

Francesco e Antonio Pesce

Coop.Trasporiental

a r.l.

Pulizia alloggi ufficiali, 1993, 90 milioni l’anno.

Cura dei giardini, 1993, 1 miliardo e 800 milioni.

Moving Housing, 1994, 1miliardo e 200 milioni.

B.Bar, servizi di ristoro, 1994.

Giardinaggio, 1994, 1 miliardo 885 milioni.

Pulizia uffici, 1 miliardo e 200 milioni.

Pulizie, 1995, 48 milioni

Beverage concession, 1995, % sulle vendite al minuto.

Pulizia spaccio marina, 1996, 115mila $.

Pulizie, 1996, 700 milioni.

Eugenio Galea

AIA Costruzioni

Med/Dental, costruzione edificio 303.

Torre (con l’impresa Badoni), 1 miliardo 400 milioni *

Ospedale, 17 miliardi *

Alfio Bosco

Bosco Etneo

Subappalto in ambito Med/Dental.

Ground covers; Janitorial.

Salvatore Tomaselli, Giuseppe Lo Sciuto

Lotos

Costruzione hangar, 1993, 1 miliardo e 300 milioni.

Alloggi, 3 miliardi e 600 milioni.

Officina motori aerei, 2 miliardi 160 milioni.

Phisical security, 2 miliardi 85 milioni. *

Wendys, 663 milioni. *

Telephone exchange, 72 milioni. *

Pista, 4 miliardi 650 milioni.

Carmelo La Mastra

Carmelo La Mastra * impresa individuale

Manutenz. housing, 240 milioni.

Manutenz. HVAC, 1 miliardo 390 milioni.

Manutenz. piscine, 125 milioni

Manutenz. antincendio, 384 milioni.

" "

Impredil*

Strade, 528 milioni.

Campo da tennis, 109 milioni.

Baracche Q.I., 250 milioni.

" "

La.Ra.

Fire protection *

Antenna maintenance *

Cutrona Giuseppe *

Cutrona

Radar Bomb System, 247 milioni.

Riparazione BOQ 202, 1 miliardo 147 milioni.

Site prep. next facility, 195 milioni.

Riparazione BOQ 545, 2 miliardi.

 

LE COMPLICITÀ INTERNE

Questo dominio di Cosa Nostra è stato reso possibile da rilevanti complicità interne alla base.

Non a caso sono stati arrestati il funzionario dell’ufficio contratti; il responsabile dei programmi per l’edilizia; quello dell’Ufficio progettazione; ed ancora l'ispettore del servizio interno.

 

Le complicità interne erano del resto essenziali, perché le informazioni sugli appalti non sono accessibili dall’esterno. Ogni volta che si bandisce una nuova gara, viene appeso un avviso in bacheca. L’ingresso alla base è subordinato al possesso di un pass, rilasciato in genere dalla security interna per quanto riguarda NAS I (Naval Air Station, una delle aree in cui è divisa la base) e dal 41.mo stormo dell’aeronautica italiana per quanto riguarda NAS II. I contratti tra Us Navy e imprese italiane sono formalmente di diritto privato, anche se l’aggiudicazione avviene in base al minor costo ed alle garanzie offerte dall’impresa. In più, la normativa Usa è inadeguata mancando di regole antimafia. Manca persino l’obbligo di comunicare a chi vengono affidati eventuali subappalti.

 

I responsabili del NCIS (Naval Criminal Investigation Service) hanno subito affermato che nella vicenda il governo degli Stati Uniti è parte lesa.

L'inchiesta della magistratura aperta da una iniziativa della DIA (Dipartimento Investigativo Antimafia) mette in evidenza invece le complicità interne: "Sfruttando i rapporti con i responsabili della Marina americana e con i funzionari degli uffici contratti della basi Nato di Napoli e Sigonella, [i funzionari] hanno favorito l’aggiudicazione delle relative gare d’appalto, anche comunicando alle società controllate dai mafiosi le stime governative indispensabili per predisporre le offerte. Inoltre hanno fornito informazioni sulle altre ditte partecipanti alle gare; hanno ostacolato la partecipazione e la corretta concorrenza delle ditte diverse da quelle controllate nel corso dell’esecuzione dei lavori appaltati".

 

La galassia di imprese del gruppo Santapaola costituisce dunque un sistema integrato, un piccolo impero economico che ha finito per inglobare la gestione degli appalti della più importante base Usa del Mediterraneo.

 

Orazio Pino, oggi collaboratore di giustizia già membro di spicco della cosca di Belpasso - un paese sulle pendici dell'Etna nei pressi di Catania - afferma con sicurezza che il territorio che ha come epicentro Sigonella era sotto controllo e che gli imprenditori legati ai gruppi mafiosi vi eseguivano lavori.

"Bastava solo la presenza" dice Pino, "già quella era una minaccia perché nessuno mai si sarebbe sognato di dirci di no, perché era come condannarsi a morte".

Oltre alle complicità interne tra i militari, il predominio mafioso è stato imposto anche con più tradizionali metodi.

Più di una volta c’è stato chi ha rinunciato a partecipare ad una gara, perché minacciato o perché sapeva dell’esito già deciso.

Giovanni Schiavo, ispettore interno a Sigonella, ha raccontato del clima che si respirava nella base. "Non protestare o finisce male", mi disse un giorno Eugenio Galea. Al termine di un diverbio con Pesce, titolare di fatto della ditta "Trasporiental" aggiudicataria di appalti per importi miliardari, Schiavo si stufò del tono arrogante del suo interlocutore e gli chiese: "Ma chi sei per parlare così ?". E Pesce: "Chi sono io ? Io rappresento Eugenio", ritenendo con ciò abbondantemente chiusa la discussione.

Molti dei lavori appaltati non venivano neanche eseguiti. Uno stillicidio di appalti per forniture di beni e servizi, lavori edili e smaltimento rifiuti.

Chi non voleva sottomettersi veniva eliminato: l’omicidio dell’imprenditore Carmelo Amato si inserisce in questo contesto. La sera del 23 luglio ‘92, a Vaccarizzo, un villaggio balneare della periferia catanese, ignoti uccisero il titolare dell’impresa di pulizie "La casa splendida". Secondo una ipotesi della magistratura, Amato continuava a partecipare alle gare nonostante il volere contrario di Cosa Nostra.

 

 

DUE GOVERNI AL POSTO DI UNO

Da un certo punto di vista, dunque, il Pentagono ha dovuto dare maggior peso al governo di Cosa Nostra che a quello legittimo dello Stato italiano.

La segretissima base Usa - infatti - era aperta ai peggiori criminali della Sicilia orientale, che entravano ed uscivano esibendo un semplice pass e potevano svolgere lavori di manutenzione su apparati militari che la popolazione civile non ha il diritto di conoscere, né di verificarne la pericolosità, né di apprenderne l’impiego.

I cittadini italiani ed i loro rappresentanti fanno ancora fatica a comprendere per esempio se all’interno della base vi siano armi nucleari - a vote pare di sì poi subito si smentisce - mentre i delegati del "governo" di Cosa Nostra entravano, scandagliavano, si informavano e persino manipolavano le carte interne della base in base ai propri comodi.

I primi arresti risalgono a due anni fa, proprio in coincidenza con l'inizio dei lavori per l'ampliamento della base. E poi cosa è accaduto ?

Una recentissima indagine della DIA (Direzione investiva antimafia) partita nei primi giorni di giugno 2000 ha smantellato il clan La Rocca di Caltagirone, grosso centro in provincia di Catania.

Francesco La Rocca - il capoclan - è cognato di Pietro Rampulla, l’artificiere che manovrò l'esplosivo con cui fu ucciso a Capaci Giovanni Falcone. Nella stessa inchiesta sono stati arrestati l’assessore ai servizi sociali della giunta di centrosinistra ed un consigliere comunale, per paradosso entrambi del PPI ed entrambi arrestati nel paese di Don Sturzo dove appunto il Partito Popolare nacque.

La cosca La Rocca aveva il controllo di un'ampia fetta dell'economia del catanese, che controllava direttamente con le proprie imprese - savariate decine - oppure imponendo una tangente. Tra questi appalti, un residence a Mineo - nella parte bassa della provincia di Catania - per militari e civili statunitensi in servizio nella base della VI flotta.

La tangente in questione - di importo miliardario - mise in contrasto Santapaola, che aveva pretese da capo assoluto e voleva trattenere l'intera posta - e La Rocca che invece proponeva una divisione a metà. Tale contrasto avrà conseguenze importanti negli equilibri interni di Cosa Nostra, favorendo nuovi equilibri e diverse alleanze, a Catania come a Palermo.

In particolare, dopo aver appurato che don Nitto tenne tutto il denaro per sé, La Rocca ruppe il vincolo di fedeltà col clan Santapaola, di cui era storicamente una propaggine nell’area di Caltagirone, e si schierò con i "carcagnusi" di Santo Mazzei, considerati la feccia della criminalità organizzata catanese in contrasto con la mafia "perbene" imprenditoriale e legata alla borghesia di Santapaola.

Mazzei era legato a sua volta all’ala oltranzista e stragista dei corleonesi, quella di Vito Vitale, opposto al mediatore Provenzano, sostenitore di una politica di basso profilo più dedita agli affari che ad autolesioniste dimostrazioni di forza.

Tra Palermo e Catania, dunque, da un lato mafia perbene e mediatrice, che fino ad oggi continua a registrare incassi miliardari e presumibilmente a coltivare legami con la politica che garantiscono protezioni di rilievo; e dall’altro lato invece, mafia perdente, decimata dagli arresti e dai pentimenti, dalle faide e dalle scissioni; mafia stragista e terrorista, probabilmente coi legami politici sbagliati e sola nel suo delirio di onnipotenza.

 

Cosa Nostra oggi: mappa degli schieramenti

Ala moderata - vincenti

Ala stragista - perdenti

Bernardo Provenzano

Palermo

Vito Vitale

Trapani

Nitto Santapaola

Catania

Santo Mazzei

Catania

Pippo Intelisano

Catania

Totò Riina

Palermo

 

BAIA DEI TURCHI

La base di Sigonella ospita circa ottomila persone, la maggior perte delle quali sono civili e familiari dei militari. Una comunità in crescita costante che necessita di residence, centri commerciali, scuole e che per forza di cosa implementa l'attività edilizia nella zona.

Non è un caso quindi che Cosa Nostra abbia approfittato di questa intensa attività che storicamente - in Sicilia - è sotto il suo controllo.

Nell'aprile del '99 veniva posto sotto sequestro dall'autorità giudiziaria un terreno da 140.000 metri quadri ubicato in località Arcile, nei pressi di Augusta, a pochi chilometri da Siracusa ed a breve distanza dal polo petrolchimico.

Il terreno apparteneva alla società "Baia dei Turchi", piena zeppa di prestanome dei mafiosi del clan Santapaola, tra cui la moglie del presunto boss Natale D’Emanuele, il figlio di Carmelo Boninelli, nella cui aziende agricola Santapaola fu arrestato nel ’93, la figlia e la moglie di Antonio Motta, ritenuto una delle menti finanziarie della mafia catanese, esperto in investimenti immobiliari e maestro nel riciclaggio .

La ditta "Baia dei Turchi" era in procinto di costruire - su quel terreno - un enorme residence con alloggi per il personale di Sigonella. Il contratto d’affitto era praticamente pronto; contraenti: Baia dei Turchi e Dipartimento della Marina Usa; importo: 75 miliardi di lire; durata: 10 anni.

 

 

UNA LUNGA STORIA

In realtà, il controllo mafioso sul territorio di Sigonella ha una lunga storia, che per comodità faremo iniziare all'inizio degli anni '80, quando dei terreni tra l'Etna ed il mar Jonio furono acquistati da Angelo Siino, per svariati anni gestore di buona parte degli appalti siciliani per conto di Totò Riina, boss di Cosa Nostra.

Quelle terre furono acquistate su indicazione dei Gambino, famiglia mafiosa italo-americana. Lì si svolgevano frequenti summit mafiosi, riunioni tra i più grandi criminali del mondo a due passi dalla base.

Successivamente, i terreni furono venduti alla Marina Usa, per la costruzione della pista dell’aeroporto. E’ stato lo stesso Siino a riferire ai giudici dell’affare, allargando poi il discorso al complesso degli appalti all’interno dell’installazione militare.

 

STORIA DI UNA LOTTA PER IL LAVORO

Il 31 maggio 1997 è la data di inizio della vertenza più difficile mai condotta in una base militare. Da allora, da quando cioè è stato troncato il rapporto con l’azienda napoletana "Alisud", si è aperto un duro conflitto con il nuovo gestore dei servizi aeroportuali della base di Sigonella, vale a dire il consorzio formato dalle imprese Pae, Am e Climega Sud.

"Utilizzano la manodopera che trovano sottoponendola a supersfruttamento, dequalificandola, approfittando di questo clima di liberalizzazione selvaggia. Con questo processo di globalizzazione dei mercati la Pae ha trovato evidentemente ovunque appoggi e sostegni per potere operare al di fuori di tutte le regole", sostiene in sindacato SULTA-CUB. Non è difficile ipotizzare che la Pae sia diretta espressione della Marina Usa.

Il pezzo più piccolo del consorzio, la "Climega Sud" è un’azienda locale e non ha niente a che vedere con i servizi aeroportuali perché produce impianti di riscaldamento. Nei primi mesi si occupava di redigere le buste paga dei dipendenti, poi è scomparsa dalla scena. Più avanti, a distanza di quasi due anni, è sparito anche l'altro troncone, quello italiano, che gestisce alcune aree in diversi aeroporti italiani: l'Aviation Management di Pino Longo, personaggio discusso legato ai Caltagirone.

Il consorzio italo-americano ha vinto l’appalto presentando un risparmio - rispetto al precedente gestore - di oltre il 43 %. Si presenta licenziando subito quattordici lavoratori, quindi azzera diritti sindacali e relazioni industriali, infine ridimensiona i livelli retribuitivi e professionali.

Durante questa epurazione, veniva allontanato dalla base il segretario provinciale della Filt-Cgil catanese Salvatore Ventimiglia insieme ad altri 13 lavoratori: erano considerati superflui, in esubero. La realtà è che questi lavoratori sono impegnati da sempre come sindacalisti, e di conseguenza andavano semplicemente buttati fuori, in senso fisico.

Gli operai si ribellano e tengono un sit-in di protesta per diverse settimane, davanti ai cancelli della base: da qui il nome che li accompagnerà ("popolo dei cancelli"). Più tardi sia Ventimiglia che gli altri lavoratori - per decreto pretorile - dovranno essere riassunti.

Le segreterie sindacali si impegnano a Roma con un incontro con la sottosegretaria al lavoro Gasparrini per dirimere la questione. Il 18 giugno del ‘97 viene firmato da Cisl e Uil "l’accordo della vergogna", che di fatto sanciva quanto deciso dal consorzio.

La situazione si va aggravando, la tensione cresce, il gruppo di lavoratori iscritto a Cisl e Uil durante gli scioperi s’impegna in azioni di crumiraggio.

Per due volte viene forzato un pacifico presidio di lavoratori ai cancelli, con l'impiego di una smisurata forza di polizia ai cancelli in tenuta anti-sommossa. Vengono rimossi i picchetti in maniera violenta, alcuni lavoratori vengono tradotti in questura e poi rilasciati dopo identificazione, altri sono denunciati per violenza senza che violenze mai siano accadute.

La vertenza è importante, lunga e articolata, e ormai è conosciuta un po’ in tutta Europa.

Oggi sembra che tutto sia finito. A metà luglio 2000 la Filt Cgil siglava l'accordo con la Pae Am, lasciando il Sulta-Cub da solo a continuare la vertenza. "Si tratta della tappa di un percorso – spiega il sindacato di base – che ricondurrà prima o poi ad una riproposizione in chiave deteriore del famigerato "accordo della vergogna" del giugno '97 che allora, senza la firma della Filt, sanciva drastici tagli occupazionali, il dimezzamento del salario e l'azzeramento dei diritti sindacali".

Ed i lavoratori licenziati per il loro impegno sindacale sono stati tutti riassunti ? Non tutti. Ascoltiamo ancora il comunicato del sindacato:

"Sbandierando la reintegra di sette lavoratori in attesa di essere riassunti per ordine del Tribunale di Siracusa, Filt e Cgil hanno firmato l'ennesimo patto scellerato, lasciando fuori dai cancelli tre licenziati, fra cui Salvo entimiglia, già segretario provinciale della stessa Filt ed impegnandosi a cancellare nel più breve tempo il diritto allo sciopero per garantire al consorzio PAE libertà di manovra e pace sociale".

 

IN SEI GIORNI…

La rivista "The Pretorian", numero 24 dell’ottobre 1975, narra con puntiglio e precisione la storia di Sigonella.

Formalmente, la costituzione della "United States Naval Air Facility (NAF)" siciliana fu deliberata il 15 giugno del 1957.

Giù dai primi anni ’50 era stata concepita l’idea di creare una base per gli squadroni della marina Usa, essendo diventata insufficiente la base maltese di Halfar, che per altro era strutturalmente inespandibile.

Il 25 giugno del ‘59 un accordo col governo italiano mise a completa disposizione della Marina usa un pezzo della Piana di Catania. Sei giorni dopo cominciarono ad arrivare i primi equipaggi da Malta. Il primo luglio lo squadrone aereo "Fasron" aveva lasciato Halfar.

Alla fine di agosto l’aeroporto era già pronto e pienamente in funzione, tanto che l’ultimo giorno del mese furono registrati 24 voli.

Quando - nel 1959 - arrivarono i primi Marines trovarono sulo un paio di costruzioni destinate agli uffici amministrativi e la pista per i velivoli. Furono costretti a risiedere a Catania, facendo i pendolari con la base.

Ma in breve si aggiunsero altre costruzioni, tra cui la cappella, l’"Housing Office" destinato all’amministrazione e gli "stores" per l’approvvigionamento alimentare, primi segnali di quello che sarebbe diventato un imponente centro commerciale.

Dall’aprile del ’58 si iniziavano i lavori per le abitazioni dei militari, segnale inequivocabile di una presenza destinata a durare. Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del decennio successivo si inizia a pensare al tempo libero dei soldati, con la costruzione dell’edificio dell’AFN (American Forces Network), la rete tv per le truppe Usa, e con la struttura inizialmente denominata "Special Services" e successivamente "Morale, Welfare and Recreation": oggi organizza gite, spettacoli, concerti di artisti Usa disposti con le loro esibizioni a tener su il morale delle truppe girando da una base all’altra lungo tutto il globo.

Nel ’59 Sigonella contava 56 tra militari e civili (alla fine dell’anno ssaranno 500, oggi sono 8000). In breve arrivarono le truppe da Malta e tutti i dipendenti utili alle necessità dei soldati e delle famiglie (medici, insegnanti, …).

Tra ospedali, scuole, bar e case di abitazione Sigonella cominciava a prendere la forma di cittadella Usa nel cuore del Mediterraneo. L’asfalto sulle strade interne ed esterne, il club delle mogli che organizzava sfilate di moda, il cocktail party per la festa di San Patrizio e la proiezione notturna di films contribuirono ad accrescere il clima di familiarità per i marines.

Da allora al piano Mega II è stata una crescita impetuosa. Dove si fermerà ?