Luoghi dove le garanzie
dei diritti sono cancellati

 

 

Sulla politica migratoria, e soprattutto sulla questione dei Cpt, gran parte del centro-sinistra non si pronuncia, dato che si tratta di una materia potenzialmente esplosiva. Ma due schieramenti cominciano visibilmente a profilarsi. Il primo è certamente quello dei presidenti regionali che si sono espressi contro i Cpt. Il secondo è costituito dalle voci "ragionevoli" e realistiche di "esperti" e uomini politici. Qualche giorno fa è stata Giovanna Zincone, già presidente della Commissione sull'integrazione dei migranti costituita presso il ministero degli affari sociali, ad assumere un punto di vista positivo sui Cpt. Non sorprende pertanto che anche Giorgio Napolitano, che insieme a Livia Turco li ha inventati, rivendichi la legittimità della sua creatura.

In realtà, la questione dei Cpt va al di là delle politiche migratorie e riguarda invece una questione essenziale, cioè le garanzie dei diritti umani in Europa e in senso lato in Occidente. L'impressione è che il realismo di chi li difende e li rivendica sia la sostanziale incapacità di comprendere la posta il gioco o la deliberata volontà di creare misure per esseri umani di serie B. Tanto per intenderci: se il sequestro di un rifugiato da parte di agenti della Cia è un abuso e una lesione della sovranità nazionale, l'esistenza dei Cpt è qualcosa di molto simile, anche se nel primo caso il nostro governo è stato visibilmente connivente e nel secondo è invece un protagonista. I Cpt, infatti, sono uno spazio extragiuridico ed extra-costituzionale in cui sono raccolti cittadini stranieri in vista della loro espulsione. Che questa non avvenga sempre, che ci siano fughe o smagliature nel sistema, la sostanza non cambia. Nei Cpt, gli stranieri sono sottoposti all'esclusiva giurisdizione dei questori e del Ministero degli interni. Quasi sempre, la revoca da parte della magistratura del provvedimento di espulsione avviene a cose fatte. Inoltre, in quelli dislocati a Lampedusa e in Sicilia si è affermata la pratica di non permettere nemmeno agli stranieri di chiedere asilo. Li si interna, li si ammanetta e li rispedisce al mittente, soprattutto la Libia, dove vengono vessati di nuovo o perdono la vita.

Che il governo attuale (la Lega in testa, Pisanu e tutti gli altri) non si preoccupi di violare i diritti umani non ci sorprende, vista la sua adesione alla "lotta contro il terrorismo" e allo scontro di civiltà. Ma che non lo facciano esponenti dell'opposizione preoccupa davvero, in vista di un possibile, anche se non scontato, cambio di maggioranza. In primo luogo, perché vuol dire che una cultura dei diritti umani è decisamente minoritaria in questo paese. E poi perché siamo alle solite. Se mai Prodi vincesse, è altamente probabile che in nome della lotta contro "la criminalità degli immigrati" o "l'immigrazione clandestina" e soprattutto del "realismo", la parte moderata del centro-sinistra imporrebbe la sua visione sostanzialmente punitiva dell'immigrazione, anche se un po' meno della destra. E' già successo nel 1996-2001. Così il bersaglio delle critiche di Amnesty International, della Corte europea di giustizia, dell'alto Commissariato Onu sui rifugiati non sarebbe più Berlusconi, ma il governo che lo sostituirà (e magari noi che lo voteremo). Davvero vogliamo qualcosa del genere?

(Alessandro del Lago - Liberazione)