Le vere ragioni della guerra in Iraq

 

Gli Usa, con prove assolutamente prive di ogni validità, hanno scatenato un devastante attacco contro il popolo irakeno in spregio ad ogni forma del Diritto Internazionale. Bush Jr, come fece il padre, ha imposto la legge della violenza e della barbarie, riducendo in macerie l’Onu e minando il processo di unificazione europea. Questa guerra (che tutt’ora si combatte e continua a fare morti tra i civili) è figlia della globalizzazione neoliberista: oggi i morti in Iraq, domani in qualsiasi paese non gradito agli interessi imperiali.

Non è una guerra contro Saddam (non lo è mai stata) né contro il terrorismo (gli Usa di solito ci vanno d’accordo basti pensare a tutti i mostri made in Usa usciti dalla scuola delle Americhe in Georgia ). Questa guerra (che finora ha fatto più di 120.000 morti) si è scatenata per il dominio imperiale del pianeta, per mettere le mani sugli immensi giacimenti di petrolio, per fare dell’Iraq un’enorme base militare degli Stati Uniti, sconvolgendo gli equilibri geopolitici dell’intera area del Golfo. Le riserve petrolifere di Baghdad ammontano a 326 miliardi di barili, il 25% in più di quelle dell’Arabia Saudita, principale produttore di greggio nel mondo. Chi fa la guerra a Saddam è il Presidente Bush Junior della multinazionale Harken (che in passato aveva avuto fortissimi legami con la famiglia Bin Laden proprio per il petrolio) Dic Cheney della Hulliburton, Condoleeza Rice della Chevron e Rumsfeld della Occidentale. Non è un caso che la guerra in Afghanistan sia servita solo ad attuare un passaggio di oleodotti; non a caso oggi a Kabul governa un signore che si chiama Karzai che “lavorava” nella multinazionale americana Unicall.

Il nostro governo, di fronte a questa situazione, ha da sempre sostenuto attivamente Bush, garantendo appoggio politico e logistico alla macchina bellica americana, incurante dei morti italiani in Iraq ( quasi compiaciuto per il fatto che una volta morti si poteva attribuire loro l’etichetta di Eroi) e della violazione all’articolo 11 della Costituzione ( ormai sempre più considerata carta-straccia dal governo).

Tornando alla guerra il problema era costituito per gli americani da Saddam. Come si evita che i cosiddetti mostri salgano al potere e poi diventino potentissimi? Semplice: si evita di costruirli! Una volta che sono stati creati, appoggiati, coperti, foraggiati e che questi dittatori sono diventanti molto forti, a quel punto, è difficile liberarsene con mezzi pacifici. L’Occidente non si preoccupa di questo. Crea mostri e poi si indigna per il fatto che ci sono. Oggi giustamente dicono che Saddam è un dittatore spietato. Saddam sterminò 5000 curdi nel 1988. Allora le autorità americane lo chiamavano “Presidente”, ne erano amici, lo aiutavano, lo armavano. Oggi lo chiamano dittatore.

Un altro buon motivo per devastare un paese era la minaccia del Terrorismo. Questo concetto, tuttavia, non bisogna vederlo unilateralmente o parzialmente.

I paesi che fanno uso delle mine e che le producono (quindi anche l’Italia) sono paesi che praticano il terrorismo. Le mine sono terrorismo. Anche le sanzioni economiche contro l’Iraq, vedi l’embargo, sono terrorismo.

Proviamo ad esaminare la questione ponendoci dal punto di vista delle persone che vivono lì. L’embargo funziona da oltre 12 anni. Se due persone irakene avessero un figlio, malato di leucemia, e non potessero avere le medicine che occorrerebbero  per curarlo, perché cosi hanno deciso le Nazioni democratiche dell’Occidente e i signori americani, e vedessero il loro bambino morire per questo, cosa avrebbero pensato di quelli che impedivano le cure? Avrebbero pensato: sono Terroristi!

Qui da noi, invece, abbiamo il vizio di invertire tutte le logiche. Abbiamo una visione distorta del concetto di “Opinione Pubblica”,intesa come l’opinione di un gruppetto di commentatori, di “Legalità Internazionale”vista come  la prepotenza degli Stati più forti e chiamiamo “Diritti umani” i nostri privilegi.

Noi viviamo in una parte del mondo che ospita il 20% della popolazione e consuma l’85% della ricchezza e siamo convinti che i diritti umani siano i diritti di questo 20% in grado di mantenere o aumentare le proprie ricchezze a danno degli altri.

Sotto molti profili viene meno anche la distinzione tra terrorismo e guerra. È stato terrorismo l’uso dei gas in Russia, che ha ucciso gente inerme  in un teatro, lo sono stati i bombardamenti contro i nicaraguesi, le bombe a Tel Aviv dei palestinesi e le interminabili rappresaglie israeliane. È Terrorismo anche l’embargo contro l’Iraq, le violenze perpetuate dai soldati Usa nel carcere di Abu Ghraib e le azioni delittuose compiute dai soldati americani quotidianamente.

Purtroppo le vittime del terrorismo quasi sempre sono i civili: donne, anziani, bambini morti sotto le bombe nordamericane che colpiscono volontariamente ospedali, Croce Rossa, convogli di profughi. La guerra, infatti, fino al primo conflitto mondiale, produceva l’85% tra le vittime militari. Nella seconda guerra mondiale cambiò tutto: il 65% dei morti fu tra i civili. Ora siamo arrivati a percentuali più alte: 9 morti su 10 sono tra la popolazione civile. In Afghanistan, sotto i bombardamenti americani, sono morti oltre 5000 civili, in Iraq oltre 100.000.

Proviamo a metterci dall’altra parte. Quando vedi che uccidono i tuoi parenti, i tuoi vicini che non hanno mai compiuto un reato o un delitto e non hanno mai tenuto in mano un fucile, allora capisci che quelli che li hanno uccisi sono terroristi.

Abbiamo avuto un milione e mezzo di morti in oltre 12 anni di embargo. Quando si attua una politica che uccide i civili e mantiene in vita i regimi e li rafforza, cosa si è se non terroristi?

Il governo statunitense, comunque, nel suo intento di portare la “democrazia” in Iraq, ha scatenato una spirale di violenza incontrollabile e anziché risolvere i problemi la soluzione violenta li ha acuiti (le elezioni, tenutesi in un clima incontrollabile e senza nessun osservatore internazionale, non hanno portato nessuna democrazia, tanto che in tutto il paese si combatte e si muore).

Le menzogne oramai non fanno più presa. Diamo anche noi qualche “numero “ adesso.

Gli Usa hanno una percentuale di abitanti a livello mondiale del 6% a cui corrisponde una ricchezza del 50%. Pensiamo che basterebbe il 10% della spesa militare statunitense a garantire il fabbisogno indispensabile per vivere tutti nel mondo secondo i parametri delle Nazioni Unite. Ricordiamoci pure che le armi chimiche e biologiche che l’Iraq possiede dal 1980 sono state costruite grazie al governo americano ed a quello britannico,  i quali hanno  fornito materie e tecnologie.

Quando Saddam Hussein uccise 5000 persone, utilizzando gas nervino, nella città di Halabja nel 1988 nessun paese dell’occidente condannò quel massacro. Dopo la guerra del Golfo sono state lasciate sul Kuwait e l’Iraq oltre 40 tonnellate di uranio impoverito (anche in questa guerra tra l’altro viene usato l’uranio impoverito, condannato da tutte le convenzioni internazionali).Grazie all’Uranio Impoverito i casi di cancro in Iraq sono aumentati tra il 1991 ed il 1994 del 700%. Gli Usa, benché  tra il 1998 ed il 1999 non fossero in guerra con l’Iraq  lanciarono 20 libbre di esplosivo su tutto il paese.

L’Iraq non ha testate nucleari a differenza degli Stati Uniti (oltre 10.000) e di Israele ( 400)

 

Solo da questi pochi elementi ci rendiamo conto che l’unica guerra che vale la pena di combattere è la guerra alla fame ed alla povertà: ha senso spendere miliardi di dollari in armi ( ogni anno nel mondo si spendono USD900+bilioni in armamenti), quando nel mondo 800 milioni di persone

 rischiano di morire di fame e 2 miliardi non hanno accesso alle cure sanitarie?

 

“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui iniziamo a tacere sulle cose che contano”  (Martin Luther King)  

 

                                                                                                  Andrea Pavone (Segretario del circolo)