La saga dei manifesti

di Giuseppe Castorina

 

Qualche giorno fa, sono apparsi negli spazi preposti per le vie della nostra cittadina, tre manifesti che richiamavano l’attenzione sull’ormai nota vicenda politico–imprenditoriale che vede protagonisti da una parte il dott. Zappalà, amministratore delegato della società Marina di Riposto, e dall’altra gli amministratori comunali chiamati in causa  per la notoria, ed ahimè poco edificante (per il paese), vicenda di fraz. Archi. Si aggiunge a questo capitolo il fronte comune di una formazione politica locale (PD) e parte di alcuni amministratori che a loro dire, lesi nella propria dignità, scendono in campo a suon di manifesti per dar man forte (e solidarietà?) ai loro colleghi chiamati in causa. Ma provando a spiegare, per quanto possibile, cercherò di rendere noto in sintesi il contenuto delle affissioni. In un manifesto a nome dell’MPA vi è tracciato, in sintesi, quello che è successo nella seduta del consiglio “straordinario” del 24 marzo scorso, quando il dott. Zappalà, in merito alla vicenda del terreno in frazione Archi, ha fatto il suo outing sostenendo le sue tesi, mentre  le parti chiamati in causa, cioè l’ex sindaco Carmelo D’Urso, l’assessore Mario Calderone, l’attuale presidente del consiglio Salvatore Tomarchio e il funzionario dell’ufficio tecnico del comune Salvatore Calì, hanno ribadito sostenendo le loro. Nello scritto vi sono citati nomi, fatti, passaggi, interventi di ciò che poi è stato opportunamente verbalizzato e inciso su traccia fonica. Un altro manifesto redatto dal sindaco si rivolge direttamente all’amministratore delegato di Marina di Riposto accusandolo di aver rilasciato dichiarazioni diffamanti. e lesive, che gettano fango sull’operato dell’amministrazione e della cittadinanza; il terzo manifesto è del PD ed è sulla stessa linea di quella del sindaco. Questi due manifesti, quello del sindaco e del Pd, affondano i colpi e usano aggettivi ed affermazioni non proprio bonarie sull’operato e sulla storia di Zappalà, ma si sa, la politica insegna, che in questi casi quanto più si “offende più si ci difende”. Ed a proposito di difendere, l’impressione comune è che questi due manifesti abbiano la funzione di supporto e di avvocatura difensiva nei confronti degli amministratori sopra citati, ma, operando così, l’effetto che ne deriva è esattamente l’opposto poiché, cosi facendo, si alimentano quei dubbi e quelle insinuazioni che ormai corrono nei pensieri di tanti ripostesi; poi penso che i soggetti in causa non abbiano bisogno di difesa e supporto alcuno (almeno credo); comunque non è questo il metodo idoneo per una chiara e trasparente soluzione dell’intera vicenda. Parlando con la gente in merito, si ha la netta sensazione che l’oggetto del dibattito si stia spostando sul personale forse allo scopo di confondere l’opinione pubblica. Io credo che sia opportuno ricordare che il sig. sindaco  ha il dovere di accertare i fatti come realmente siano accaduti, in funzione di super partes e che serenamente esprima il suo giudizio in merito; cosa, che fino ad oggi  non é stata fatta e che i cittadini, elettori e non, aspettano da qualche mese. A quei politici che si sono sentiti “lesi ed offesi” nell’ integrità e  nell’ onore, vorrei far notare che l’interesse già “tardivo” per la vicenda,con prese di posizione non assunte dall’inizio, possono apparire come segnale di opportunismo che scade nell’inevitabilità del populismo; sarebbe cosa più equa, invece, che dopo attenta analisi esprimessero, nel bene o nel male, anche loro parere ed opinioni sulla vicenda primaria e cioè sulla questione frazione Archi- Zappalà- amministrazione, su quello che si è detto e registrato e precisamente se c’è concusso o concussore o se c’è diffamato o diffamatore, se c’è millantato o millantatore. E’ questo che la cittadinanza aspetta di sapere, tutto il resto si reputa solo fumo negli occhi.