La democrazia dei moderni

 

Nell’età che vide affermasi le grandi monarchie territoriali, grazie all’azione accentratrice del monarca, l’argomento classico contro la democrazia consisteva nell’affermare che un governo democratico era possibile solo nei piccoli stati. Anche lo stesso Rousseau era convinto che una vera democrazia non fosse mai esistita giacché richiedeva un tale piccolo stato da far si che fosse possibile per il popolo radunarsi. Ma quando ormai Hegel esaltava la monarchia costituzionale come l’unica forma di governo nel quale si deve specchiare lo spirito del mondo, era già nato in un grande spazio un governo repubblicano, diventato talmente forte da attirare l’attenzione e l’ammirazione di grandi intellettuali: gli Stati Uniti d’America. Ma i padri fondatori che dimostrarono di avere un ottima conoscenza del pensiero politico classico, vollero che non si confondesse la repubblica a cui essi miravano con la democrazia degli antichi. Il loro giudizio sulla democrazia degli antichi non si riuscirebbe a distinguerlo da quello dei più accaniti antidemocratici, giacchè la vedevano come un qualcosa di instabile nella quale non si garantivano le libertà dei cittadini ed erano governi talmente turbolenti che avevano una vita tanto breve quanto violenta. Ma la forma a cui facevano riferimento seguendo la lezione dei classici fino a Rousseau, era la democrazia diretta. Per repubblica i padri fondatori intendevano il governo rappresentativo, proprio quella forma di governo che oggi noi, convinti che nei grandi stati territoriali non sia possibile altra democrazia che quella rappresentativa, se pure corretta e integrata da elementi di democrazia diretta, chiamiamo senza bisogno di altre specificazioni democrazia e contrapponiamo a tutte le forme di autocrazia. I principali elementi di differenziazione fra democrazia e una repubblica sono i seguenti: per prima cosa in quest’ultima un piccolo numero di cittadini è delegato da altri all’azione governativa e in secondo luogo essa può estendere la sua influenza a un maggior numero di cittadini e su una maggiore estensione territoriale. Da qui emerge chiaro la ferma opinione che l’unica forma di governo non autocratica possibile in un grande stato sia il governo per rappresentanza, che è una forma di governo democratico. Si può evincere facilmente da quanto abbiamo detto come  il passaggio dalla democrazia diretta alla democrazia indiretta sia relativo alle condizioni dell’ambiente, e che quindi la repubblica non è una forma di stato opposta alla democrazia, ma solo quella forma di democrazia possibile in uno stato con determinate condizioni di territorio e popolazione. Si deve ad Alexis de Tocqueville, che nel 1835 pubblica il primo volume di De la démocratie en Ameriqué, il riconoscimento e la consacrazione dello stato del nuovo mondo come forma autentica di democrazia dei moderni contrapposta alla democrazia degli antichi. Esso afferma come il principio della sovranità del popolo in America regna sovrano, messo in pratica nel modo che possiamo definire il più diretto e assoluto.Tocqueville definisce con queste parole la sovranità popolare in America: << Il popolo regna sul mondo politico americano, come Dio sull’universo. Esso è la causa e il fine di tutto: tutto ne deriva e tutto vi si riconduce >>[1]. Contrariamente alla democrazia degli antichi che, fondata sul governo di assemblea, non riconosce alcun intermediario fra l’individuo e lo Stato, la democrazia dei moderni è pluralistica, vive sull’esistenza e sulla vivacità delle società intermedie. Oltre che per l’uguaglianza delle condizioni la società americana ha colpito Tocqueville per la tendenza che hanno i suoi cittadini ad associarsi per ricercare il bene comune. E proprio l’associazionismo diventa un criterio nuovo, rispetto alla tradizione classica, per distinguere una società democratica da una non democratica.

 

Rivoluzione Americana e Francese due modi opposti di vedere la democrazia

 

Qualche anno dopo la rivoluzione americana, esattamente nel 1789, un avvenimento sconvolse l’Europa, questo fu la rivoluzione francese. Gli intellettuali che guidavano le masse, e che si prodigavano attivamente nel cercare di dare un governo alla Francia, si ispiravano alla tradizione classica greco-romana e da qui attingevano anche la forma di governo alla quale essi miravano: la democrazia diretta. Come vediamo quindi vi è una forte differenza fra questi e gli americani che non si risolve solo qui, ma che va ben oltre fino ad intaccare il principio stesso di uguaglianza che si trova nella costituzione americana. La costituzione che in Francia i rivoluzionari scelsero tramite l’assemblea costituente si inspirava ai principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, e soprattutto era una costituzione atea, non vi era, dunque, la presenza di Dio. Ecco un punto che come vedremo si rivelerà nodale nel definire le differenze che sussistono tra le due rivoluzioni. Infatti contrariamente ai francesi, gli americani si ispirarono, nella formazione della costituzione e del nuovo stato, alle sacre scritture; e nonostante le belle parole presenti nella costituzione americana, lasciarono intatto l’istituto della schiavitù, non come inevitabile retaggio del precedente dominio, ma come precisa e indiscussa volontà degli americani stessi. La domanda allora sorge spontanea, come mai dalla proclamazione di diritti della rivoluzione americana non si era sprigionata una visione, e una prassi, che mettessero in discussione la schiavitù? Come mai quegli assertori di diritti e di libertà avevano trovato normale continuare la schiavitù? Una ragione di fatto certamente di primo piano è quella economica, giacché l’America non era pronta a lasciarsi alle spalle il sistema di produzione schiavistico; l'altra che fu sicuramente di non minore importanza di quella economica sta nel fatto che tra gli architravi mentali di questi uomini capeggiava il Nuovo Testamento che aveva lo stesso peso, e forse più, che i Greci e i Romani per rivoluzionari francesi. Ora, la Scrittura contiene una buona giustificazione per il mantenimento di fatto della schiavitù, giacché afferma come tutti debbano restare al loro posto poiché questo è stato deciso da Dio e questo dunque bisogna rispettare, perciò lo schiavo resti tale e obbedisca al padrone, e quest’ultimo sia buono e umano con lui. In conclusione ammesse comunque le innovazioni apportate dalla rivoluzione americana, non si può non affermare come il sentimento più propriamente democratico e maturo, scevro da ogni forma di condizionamento religioso, sia stato quello profuso dalla rivoluzione francese.

 

 Bibliografia

 

Luciano Canfora: La democrazia, Storia di un ideologia. Laterza, Bari, 2004

Norberto Bobbio: “Democrazia/dittatura”, In Enclipedia  Einaudi IV, Torino, 197

 

Ottavio Caltabiano (Direttivo del circolo)