ISTITUTO  DI STUDI COMUNISTI      KARL MARX - FRIEDRICH  ENGELS

 

 

                       I COMPITI NEL CAMPO DELLA CULTURA

 

 

                                     

E' indubbio che esiste nel Paese un clima ostile al marxismo.  Effettivamente è difficile parlare nei luoghi di  lavoro, nei quartieri, tra la gente di Marx, marxismo, socialismo. Esiste cioè una pesante campagna alimentata dall'Imperialismo, una cappa ideologica soffocante.

E' altrettanto indubbio che le forze del materialismo  dialettico non sono in grado di ostacolare questa offensiva e meno che  mai di aprire una controffensiva. Ma se non invertiamo  la tendenza in atto, diviene impossibile sviluppare un benché  minimo movimento di trasformazione nella società.

Noi dobbiamo avere la coscienza che tutti gli sforzi di resistenza,  che le forze comuniste stanno prodigando contro  gli attacchi  del  capitalismo: condizioni di vita, ecc.   sono  di corto respiro, mancando di una prospettiva più generale di trasformazione della società, bloccata  proprio ed esattamente dal clima culturale che prevale nel Paese.

Prevale una concezione idealista in generale e  mistico-religiosa in particolare. La coscienza degli uomini, delle donne, dei giovani del 2000 è avvelenata da teorie, idee mistiche, irrazionali.

    L'essenza di questa concezione è alla fin dei conti una concezione  di resa dinanzi ai problemi, di accettazione  dello stato di cose presenti, di un subire passivo le contrarietà.

Una concezione materialista invece ha per essenza l'opposizione, la non accettazione dello stato di cose presenti; ha  la convinzione  profonda che l'Uomo può, può cambiare lo stato  di cose presenti e questo comporta un atteggiamento attivo, un atteggiamento  mentale di vedere come e cosa fare  per  cambiare, trasformare, ecc.

Ecco  perché,  fin quando prevale nella  società  l'attuale clima idealista, mistico-religioso, diviene impossibile pensare ad  uno  sviluppo di un movimento di trasformazione  della  società.  Ecco perché prima dicevamo che questo era  bloccato  da quel clima culturale.

Ci troviamo così in un circolo vizioso: per poter riprendere la marcia in avanti occorre spezzare l'attuale stato di  cose,  ma  il clima culturale imperante frena,  blocca,  ostacola qualsiasi  ripresa di un movimento di trasformazione della  società.

Complessifichiamo.

     Parallelamente a questa pesante offensiva idealistico-religiosa, la coscienza degli uomini è sottoposta ad un attacco concentrico  ed avvolgente circa gli sviluppi della  Scienza  e della Tecnica. L'immagine che viene proiettata è di una scienza ostile,  nemica  dell'Uomo, che lo domina, lo minaccia,  i  cui sviluppi sfuggono al controllo dell'Uomo, seminando così un'immagine di incertezza sul futuro stesso dell'Uomo, ad opera proprio ed esattamente dell'attività dell'Uomo.

Il risultato allora è il rafforzamento della concezione  idealista  e mistico-religiosa quale rifugio di certezza e  barriera all'invadenza della scienza e della tecnica e momento  di controllo  al loro sviluppo. E così questa concezione  mistico-religiosa  viene a delinearsi come paradiso artificiale,  fatto di  certezza e serenità, di luoghi comuni e del  senso  comune, che resta sempre uguale a se stesso, minacciati dal vorticoso e tempestoso sviluppo della scienza.

La concezione di fondo che così viene a radicarsi nella coscienza  degli uomini è non solo l'accettazione dello stato  di cose  presenti, ma, e soprattutto, il pericolo insito nel  cambiamento.

Le forze della trasformazione sono così strette in una formidabile morsa a tenaglia e così gettate in una sacca letale.

Il problema di uscire assolutamente da questa situazione  è decisivo.

Come?

   Il clima culturale instaurato nel Paese, per  immobilizzare le forze del proletariato, opprime, mortifica ed umilia  e stritola  le più generali forze della trasformazione. Le  forze del  proletariato devono essere insaccate, messe in  condizioni di non operare proprio per impedire loro di dare voce e sostanzialità alle contraddizioni che il sistema capitalistico non  sa arginare e tenta la via di isolare i vari aspetti nel tentativo di dominarle in qualche modo.

Queste forze premono per opporsi allo stato di cose presenti, ma non riescono a trovare le forme nelle quali  esprimersi, ma data la frammentazione per l'azione di divisione, determinata  dalla pesante offensiva, esse vanno allo scontro  separatamente  in  maniera confusa. Sono così  facilmente  battibili  e sconfitte tornano nel loro guscio avvilite e mortificate,  mentre altre vengono avanti, ma subiranno la stessa sorte e mentre lo sviluppo alto ed esponenziale delle forze produttive  semina disordina  e confusione ed ulteriori e  pesanti  contraddizioni nel sistema capitalistico. E sono poi quelle contraddizioni del sistema  capitalista - la contraddizione tra le  moderne  forze produttive  ed  i rapporti di produzione capitalistici  -  che scompaginando l'intero sistema capitalista acutizza singoli fasci di contraddizioni, spingendoli all'opposizione ed alla lotta,  agendo così da sfiancamento e da camera  di  compensazione per il sistema capitalista.

E' questa cioè una fase delicatissima del più generale processo  di transizione dal capitalismo al socialismo, in cui  se non si opera correttamente, si finisce per far slittare ed ipotecare in parte tutto il processo di transizione.

In  questa fase di decadimento generale e  complessivo  del sistema capitalistico - perché è questa la fase che noi  stiamo attraversando  - singoli aspetti hanno ancora  potenzialità  da esprimere, agendo così da volano per il più complessivo sistema borghese. In questa fase delicatissima del processo di  transizione  possono  anche verificarsi possenti movimenti  di  massa che,  mancando di una prospettiva generale  di  trasformazione, bruciano energie, quadri e risorse.

La  transizione dal sistema schiavista a quello feudale  ha visto  una simile fase, tra il I secolo a.C ed il I  sec  d.C., che ha condizionato tutta l'intera fase di transizione e condizionandola in alcuni punti.

Il problema allora di unificare queste contraddizioni, dandole un quadro referente generale entro cui esprimere tutte  le loro potenzialità e piegarle nella direzione dell'accumulazione delle  forze e non della dispersione, trasformandole da  camera di compensazione in un momento alto della rottura, é decisivo.

Noi non possiamo stabilire quando scoppiano, né come, né in che  sequenza: questi sono movimenti spontanei  della  società, riguardano  l'aspetto  oggettivo del movimento su cui  noi  non possiamo intervenire.

Noi possiamo prendere atto di questo ed attrezzarci  conseguenzialmente: e questo riguarda l'aspetto soggettivo del movimento.

Quindi:

1. spezzare il clima culturale imperante, che impedisce  la ripresa di un forte movimento di trasformazione nella società e rimettere al centro la concezione materialista del mondo;

2. unificare le singole spinte in un quadro referente generale  in  grado di consentire l'accumulazione delle  forze  per battere  il clima culturale mistico-religioso, che  soffoca  il paese.

 

    E'  indubbio  che assistiamo ad una  pesante  ingerenza della Chiesa e delle religioni in generale nel campo scientifico e culturale. Pretendono esse di stabilire cosa sia da ricercare e come, falsificando le informazioni fino alle più volgari mistificazioni. Pretendono esse di stabilire quale sia il valore gnoseologico delle singole scoperte, agendo da pesante  condizionamento sui singoli ricercatori. Pretendono infine di stabilire esse i livelli comportamentali ed i parametri di  giudizio.

E' indubbio infine come sia in atto uno spostarsi  dell'intero  campo imperialista sulla religione cattolica,  quale  baluardo  del regime capitalista, con una modifica  dei  rapporti tra quella ebraica e quella cattolica, a cui è affidato il ruolo guida, e con un ruolo subalterno di tutte le altre  religioni; giungendo ad un pesante condizionamento su quella  valdese, imponendole  una  svolta decisamente radicale nella  cultura  e nella tradizione della teoretica valdese.

Al tempo stesso bisogna riconoscere i ritardi che la concezione materialista ha accumulato. Essa a differenza della idealista, non è in grado  di esprimere una concezione  scientifica materialista all'altezza dei tempi. E' stato cioè accumulato un cultural gap, che dà spazio a quella idealista.

Sono stati sottovalutati gli indirizzi e le messe in  guardia che sono venuti da eminenti materialisti dialettici sul finire  degli  anni  Quaranta  sulle manovre  in  atto  da  parte dell'Imperialismo per sottomettere la scienza ed i suoi  risultati ai fini ideologici e della costruzione del consenso  capitalistico. Sono rimaste altresì inascoltate le parole e le  indicazioni che sono venute a partire dalla metà degli anni  Cinquanta da Laura Conti e da molti altri materialisti francesi ed inglesi in modo particolare.

Questo ha comportato che è passata una complessa, e decisamente intelligente, strategia dell'Imperialismo atta a disarticolare  l'intera corrente materialista e metterla nelle  condizioni di non poter costituire un quadro referente più  generale all'altezza  dei tempi ed essere in grado di raccogliere e  rilanciare le sfide dei tempi.

Innanzitutto è stata scissa in cultura cosiddetta  scientifica, inerente le scienze naturali, e cultura " umanista".

All'interno di quella scientifica si è lasciato che si sviluppasse, quando non è stato incoraggiato, la gara tra le varie discipline: Matematica, Fisica e Biologia - e all'interno della Fisica,  per esempio, tra varie sue componenti:  Termodinamica, Quantistica, Relativistica -  per chi fosse la Scienza  Principe, ossia quella dalla quale fosse possibile astrarre  principi e metodo di validità generale per tutte le altre scienze.

Quella " umanista" è stata sostanzialmente schiacciata sulla  filosofia,  affidando ad un particolare ramo di  questa  il compito di fungere da ponte tra le due.

E'  stata poi scomposta la cultura materialista in  cultura occidentale  e culturale orientale, esaltando la prima e  ghettizzando la seconda, dopo averla sommersa di falsificazioni  ed esaltando  della occidentale molte volte aspetti  secondari  se non quanto meno contraddittori, affidando comunque all'occidentale  un ruolo superiore.

Al tempo stesso la cultura materialista occidentale è stata ulteriormente distinta in europea e statunitense, affidando alla  statunitense un ruolo egemone nelle scienze naturali,  prodotto questo anche del più complessivo ruolo egemonico statunitense, esaltando di questa la corrente pragmatista e di  questa le  sue  varianti  peggiori, e relegando  quella  europea  alle scienze cosiddette " umaniste".

Così disarticolata la corrente materialista non è stata più in  grado di assolvere ai nuovi compiti e reggere la sfida  dei tempi.

La classe borghese conosce bene, e meglio del  proletariato in  generale, la funzione ed il ruolo eversivo di una  corrente materialista  che, pur nelle sue diversità, che ne  costituisce ricchezza  insopprimibile, organicamente si  muove  all'assalto dell'ancient regime.

La classe borghese sa bene il ruolo dirompente e devastante della coniugazione di una nuova concezione materialista  con gli  sviluppi delle scienze naturali e sociali.  La  borghesia, che sulla base della Rivoluzione d'Ottobre ha fatto un bilancio dell'esperienza storica complessiva dei Processi della  Transizione  nella sua lotta contro il proletariato, conosce bene  il ruolo devastante delle teorie galileane e newtoniane sul sistema  feudale, sulla concezione feudale del mondo,  prima  ancora che  sul piano strettamente scientifico. Conosce bene il  ruolo che hanno assolto le teorie matematiche di Cartesio e  Leibnitz nella definizione di una nuova e più alta concezione materialista. Conosce bene, ha provveduto, allora, conseguenzialmente, a disarticolare  e disinnescare quel possente concentrato che  le si scaraventava contro.

    Ecco qui, dinanzi a voi, la massa dei problemi che  abbiamo dinanzi per rilanciare nella società una forte  coscienza materialista,  tale da poter essere impulso ed alimento per  un forte movimento per la trasformazione nella società.