Imperialismo
Imperialismo è il processo attraverso il quale una nazione domina un’altra,
direttamente, con mezzi politici, o indirettamente, con mezzi economici.
L’imperialismo è cambiato moltissimo, particolarmente negl’ultimi cento anni,
dove le forme ed i metodi si sono evoluti per accontentare i bisogni
capitalistici in evoluzione.
Per garantire la sicurezza di un stato, ci deve essere una forte economia, e
questo si otteneva nel periodo classico dell’imperialismo, tramite la conquista
di terre nuove.
Ma l’imperialismo capitalistico moderno si basa principalmente sull’economia,
sui profitti e sullo sfruttamento, invece che sulla forza brutale di qualche
tempo fa.
L’imperialismo è il “servo” del capitalismo: aumenta la potenzialità dei
profitti, grazie allo sfruttamento delle risorse dei paesi meno sviluppati
economicamente. Quindi, i paesi forti economicamente avranno materie prime e
manodopera a basso costo, con meno controlli e leggi che tutelano l’ambiente ed
il lavoratore.
Inoltre, avere un impero significa che beni prodotti a basso prezzo possono
“invadere” il mercato, tagliando le gambe a contadini e artigiani nei paesi del
terzo mondo.
L’imperialismo è un buon modo per creare mercati privilegiati per i propri
prodotti.
Visto che il capitalismo, proprio per natura, si basa sulla crescita, deve
espandersi per sopravvivere.
Quindi, il capitalismo è imperialistico per natura. Nelle società
pre-capitaliste, c’era una sostanziosa resistenza ai capitalisti stranieri che
promuovevano il mercato libero.
Però, il desiderio della gente “primitiva” di essere lasciata in pace era
raramente rispettato, e furono “civilizzati per il loro bene”.
L’imperialismo ha sempre servito il capitale.
Se non fosse così, i capitalisti si sarebbero opposti all’imperialismo.
Questo (insieme alla resistenza interna) aiuta a spiegare la fine della
colonizzazione. Non c’è modo migliore della colonizzazione, per ottenere
manodopera e materie prime a costi bassissimi o gratuiti. Appena che i costi
sorpassavano i benefici, l’imperialismo coloniale si trasformò nella
“colonizzazione” di multinazionali, influenza politica e minacce di forza.
Mentre cresceva il capitale, il bisogno di espansione dei mercati esteri, causò
il legame con le nazioni. Visto il gran numero di nazioni capitalistiche in
concorrenza, la tensione portò a conflitti d’interesse tra di loro. La
competizione internazionale tra paesi sviluppati portò ad entrambe le guerre
mondiali. Guerre capitaliste, combattute dalla classe operaia!
Dopo queste guerre, i paesi europei hanno ceduto alle pressioni degli Stati
Uniti e dei movimenti per l’indipendenza di vari paesi, e la colonizzazione
gradualmente finì (non che gli USA fecero questi gesti in modo altruistico, ma
soltanto perché, con una mossa unica allargavi il mercato mondiale nei paesi
meno sviluppati e indebolivi i paese più sviluppati, che quindi sarebbero
diventati più dipendenti verso gli USA economicamente). Questo processo fu
accompagnato dall’espansione oltre la “nazione” nella forma di corporazioni
multinazionali.
Oggi, invece di regnare direttamente in vari paesi (che costerebbe troppo),
forme indirette di dominazione sono preferite, con la forza usata soltanto come
soluzione finale, se gli interessi vengono messi in crisi. Vietnam, la guerra
del golfo ed i finanziamenti ai contras in Nicaragua sono esempi di questo
utilizzo di forza imperialistica.
Il potere politico ed economico è usato solitamente per tenere i mercati liberi
per le corporazioni, mentre l’intervento militare viene usato soltanto come
“ultima spiaggia”.
Chiaramente, anche l’USSR ha partecipato ad avventure imperialiste, e per motivi
leggermente diversi. La repressione dei paesi circostanti, fu un tentativo
dell’imperialismo sovietico di mantenere la difesa di ciò che aveva dal
“pericolo dall’ovest”.
La prima fase dell’imperialismo fu quando la crescita dell’economia capitalista
nazionale iniziò a rallentare.
Quindi l’imperialismo fece aumentare l’area sfruttabile.
Una volta che i poteri economici avessero “plasmato” il pianeta a loro immagine,
iniziava la competizione sfrenata per aumentare le vendite e per i costi dei
prodotti, portando i forti paesi economici ad uno scontro. Crescevano gli
eserciti in un tentativo di fare paura, ma chiaramente, questa tensione portò
alla prima guerra mondiale.
“La guerra per finire tutte le guerra”, fu lo slogan grottesco della classe
dominante.
Dopo la prima guerra mondiale, l’identità delle nazioni fu molto più chiara, e
portò all’aumento degli interventi degli stati per mantenere la crescita del
capitalismo.
L’avvento del fascismo in Italia e Germania, ed i tentativi degli USA e Gran
Bretagna di risanare l’economia, furono esempi di questo interventismo.
Questi metodi di protezione aumentarono e la crescita del capitale si fermò.
Un’altra guerra era chiaramente all’orizzonte.
Dopo la seconda guerra mondiale, le corporazioni multinazionali iniziarono
l’invasione del mondo occidentale, debole dallo sforzo bellico, e del terzo
mondo, ora indipendente, ma molto debole economicamente.
Quindi l’imperialismo riuscì a rimanere intatto, con gli Stati Uniti che
distribuivano finanziamenti grossissimi a mediocri dittatori di destra, con lo
pseudonimo di “aiuto estero”. Il denaro per gli “aiuti esteri” arriva
direttamente dallo stato, e quindi, indirettamente dagli operai.
Ironicamente, con “aiuto estero” si intende quando la gente povera d’un paese
ricco, finanzi la gente ricca dei paesi poveri, per assicurare che gli
investimenti di quest’ultimi continuino nei paesi poveri, per la gente povera di
questi paesi!!
La globalizzazione non ha portato la fine dell’imperialismo, perché gli
interessi del capitale privato hanno sempre bisogno di difesa.
Grazie alla mobilità del capitale, le corporazioni possono ottenere dei grossi
privilegi agli stati, usando la minaccia di spostarsi altrove.
La globalizzazione porterà ad un cambiamento dell’imperialismo, grazie ai
cambiamenti del capitalismo. L’unico vero cambiamento sarà che i governi di
nazioni imperialiste dovranno rendere sempre più conto al capitale e sempre meno
al popolo.