da Cuba Socialista - Rivista teorica e politica del Comitato
Centrale del Partito Comunista di Cuba
http://www.cubasocialista.cu/texto/cscapitalismoestado.html
Il terrorismo di stato nel capitalismo
monopolista internazionale
“Si crede che un regime di terrore sia il governo di persone che terrorizzano
gli altri, quando in realtà è un governo di persone terrorizzate. Il terrore
normalmente ricorre principalmente a crudeltà inutili, realizzate da persone che
hanno paura per tranquillizzare loro stesse.”
F. Engels. Corrispondenza con Marx.
Joel González García
Istituto Tecnico Militare "José Martí"
Le origini del secolo XXI, segnate da cruenti atti di terrore e guerre
fratricide, hanno visto rinascere le più diverse interpretazioni sul terrorismo
di stato. In questi studi ricorrenti, il problema è sempre più riconosciuto ma
l'oggetto dello studio in questione, in non poche occasioni, è mal posto. O si
esamina l’apparenza, quello che si vede, cioè la forma astorica e fenomenológica,
o si passa per gli errati alvei della concezione "düringhiana" che identifica la
violenza come un fenomeno essenzialmente politico.
Obiettando su entrambi i punti di vista, sosteniamo che il terrorismo di stato,
se si vuole arrivare realmente alla sua essenza, deve essere contestualizzato,
cioè posto nelle concrete condizioni storiche in cui avviene; comprendere con
quali obiettivi si fa, quale classe lo fa e soprattutto, quale fine politico
persegue. Non si deve soppiantare la teoria con la semplice registrazione dei
fatti; è necessario mettere a fuoco i fenomeni con un'ottica più ampia, guardare
più a fondo.
Il Terrorismo di Stato come strumento di dominio
Ricostruire l'itinerario del terrorismo di stato significa addentrarsi nella
storia brutale dello sviluppo della borghesia. Non è che il capitale abbia
inventato il terrorismo di stato. Questa forma di terrore esisteva già con la
schiavitú, con la servitù della gleba ed in altri regími basati sulla crudeltà.
Ma fiorisce e dispiega tutte le sue energie solo là dove avviene la sua fusione
con il capitale. È precisamente agli inizi della cosìddetta modernità
capitalista, nella quale il terrorismo è legato ai processi di accumulazione
originaria del capitale, che succede la sua conversione in effettivo strumento
di dominazione ed assume la forma di volontà dittatoriale, emergendo come
processo di un modo materiale di dominare la vita. Essendo già una classe
sociale, e non un semplice stato, la borghesia, dalla sua posizione di potere,
configura un nuovo paradigma di terrorismo vincolato alla logica storica dello
sviluppo capitalista che esprime il carattere necessariamente coercitivo di
detto sistema. In tale modo, una caratterizzazione iniziale del terrorismo di
stato è possibile solo se è concepito come parte del movimento espansivo che
genera il capitale stesso nel suo divenire storico, se si esamina come un modo
particolare di produzione che, inevitabilmente, lo subordina alla sua legge
generale. Non appena si espone questo processo, smette di essere una semplice
collezione di fatti violenti e comincia la sua esposizione pratica, obiettiva e
reale.
Analizzare il terrorismo di stato come un mero atto di volontà criminale è come
come ignorare l'ABC del marxismo. La borghesia non si avvale del terrore di
masse o di nazioni unicamente per una sua vile vocazione. Ciò che prevale in
questo, è il suo desiderio istintivo di conservazione davanti all’impossibilità
di compensare con altri mezzi la tendenza decrescente della quota di guadagni e
l’esaurimento degli spazi produttivi nel quale si realizza la crescita della
riproduzione del capitale. Quello che accadde prima nei Balcani e quello che ora
accade in Afganistan ed in Iraq è una prolungata reiterazione del ciclo di
barbarie che il capitale genera necesariamente nel suo movimento reale e non una
semplice violazione della legge. In tutti i casi percorre la stessa strada,
passando per i medesimi errori, tappa dopo tappa. Questo tratto essenziale, lo
salda inevitabilmente alla logica della lotta di classe a livello di ogni
società capitalista in particolare e del mondo in generale.
Il terrorismo di stato, in questo senso, è il corollario di un tipo concreto di
rapporto di produzione che lo nutre costantemente e gli permette di contare sul
supporto tecnologico e militare necessario. Questo significa che non c’è nessun
terrorista principale, nessun ‘bandito patentato’, se non l’effettivo sistema di
dominazione esistente. Tutto ciò, logicamente, non discolpa per nulla Hitler e
nemmeno lo stesso Bush. Solamente ratifica che, nel contesto capitalista, il
potere dominante non è mai stato altro che quello che è riuscito a dispiegare il
capitale nel suo movimento reale.
Non è che l'economía si svolga nell’ambito esclusivo ed escludente del potere e
tutto il resto rimanga puramente passivo. Nell'analisi dei processi sociali è
altrettanto scorretto ignorare la carta determinante della base economica
rispetto alla sovrastruttura, come la reale influenza inversa di questa dentro
il processo di sviluppo storico. Le condizioni economiche sono alla fine quelle
determinanti ma tuttavia anche i fattori giuridici, politici e sociolologici
svolgono un ruolo importante. Lo stesso Marx segnala che nel capitalismo
sviluppato, cioè nel modo di produzione capitalista già affermato, si contina ad
usare la violenza quando è necessaria, benché chiarisca in seguito, solo
eccezionalmente. La cosa erronea qui, consiste nel ricorrere alla violenza
extraeconomica per basare il terrorismo di stato. Nel caso in questione, tutta
la sovrastruttura opera in funzione di legittimare e garantire l’egemonia
economica della classe dominante. "La violenza - segnalava Engels – è solo il
mezzo... il fine risiede nel profitto economico. E quanto più fondamentale è il
fine rispetto ai mezzi applicati per raggiungerlo, tanto più fondamentale nella
storia è l'aspetto economico rispeto alla política”1.
Il terrorismo di stato nel capitalismo monopolista transnazionale
Nell'attuale ciclo di accumulazione capitalista, il capitale continua ad essere
il punto di partenza ed il punto finale di tutte le relazioni borghesi. È
contemporaneamente il filo conduttore che ci permette di dipanare l’imbrogliata
matassa di reciproche relazioni che si stabiliscono tra l'attuale processo di
concentrazione e di transnazionalizzazione del capitale ed i meccanismi di
potere esistenti.
Benché il terrorismo di stato continui ad essere essenzialmente terrorismo di
stato ed i suoi obiettivi strategici siano esattamente gli stessi, la forma in
cui si manifesta ha subìto importanti cambiamenti, in parte per il carattere
sempre più transnazionale del capitale, in parte a causa dei mutati contesti
internazionali. Ora è infinitamente più brutale, sfrenato e globale. Con il
nuovo rappoto di forze, nel quale l’oligarchia finanziaria transnazionale si
trova all'offensiva, l'imperialismo ricorre a forme più sviluppate di terrorismo
di stato per sovvertire lo status quo ed impiantare un impero transnazionale.
Non possiamo ignorare che l'economia mondiale si trova oggi dominata da meno di
200 imprese transnazionali, le quali controllano la terza parte della produzione
mondiale e i due terzi del commercio globale. La forza di questi dati ci esime
da altri commenti.
Il potere político nella società borghese costituisce la forma per eccellenza
nella quale si manifesta la forza del capitale. In questo senso, la
concentrazione transnazionale che si manifesta nei paesi imperialisti
contemporanei esprime la necessità di costruire un meccanismo di violenza
transnazionale, capace di realizzare le sue funzioni politiche. Questo
meccanismo di potere, a sua volta, si caratterizza attraverso la proiezione
transnazionale del suo potere militare. E' da lì che il terrorismo di stato, in
questo contesto, acquisisce questo suo carattere.
Quello che Engels sottolineò allora sulla spesa militare ed il militarismo non è
niente se comparato con la situazione attuale. La guerra cibernetica, la
nanotecnología applicata o il laser, hanno smesso di essere una visione
futurista dei militari. Il Pentagono da solo spende attorno a mille milioni di
dollari ogni giorno per il mantenimento del suo apparato bellico, mentre nel
pianeta migliaia di esseri umani muoiono per mancanza di alimenti
Lo sviluppo dell'attuale ciclo di accumulazione capitalista implica la
conformazione di una geocultura "legittimatrice", qualificata, almeno
tecnicamente, a certificare detto processo. Grazie al controllo virtuale del
mercato mondiale dell’informazione delle grandi multinazionali, argomenti tanto
assurdi come accade con la lotta contro il terrorismo, il narcotraffico,
l'accusa di produzione di armi di distruzione di massa e perfino le visioni
fondamentaliste della religione del signor presidente Bush, sono presentati
senza il minimo scrupolo per giustificare la guerra. Neanche lo stesso Goebbels
avrebbe osato presentare pretestuosità tanto evidenti.
Sebbene l'idea di fabbricare avversari sia in realtà molto semplice ed antica,
la sua conversione in prerogativa assoluta di una superpotenza che pretende di
ergersi a giudice mondiale non lo è. Solo un sofista, a nostro parere, potrebbe
sciogliere la differenza tra il terrorismo di stato che oggi utilizzano le
principali potenze imperialiste, in particolare il governo degli Stati Uniti del
Nordamerica, e gli atti terroristici perpetrati contro il World Trade Center ed
il Pentagono (per certo, questi fatti non sono mai stati totalmente chiariti).
Pensiamo che una tale differenziazione rappresenti una confusione inspiegabile.
Ciò che differenzia questi episodi è, senz'altro, il suo contenuto di classe.
Non è il tipo di terrorismo, insisto nuovamente, bensì gli interessi di classe
che postula il soggetto che lo realizza, ciò che compone l'unico punto di vista
dal quale si può affrontare lo studio di una problematica tanto complessa.
Sono molte le cause che ci fanno pensare che dietro un discorso di "legalità" e
di "giustizia infinita "ci siano obiettivi e strategie di dominazione
soggiacenti da molto tempo. Non è casuale che tutto questo processo si sviluppi
in un contesto caratterizzato da un declino economico mondiale che ebbe il suo
avvio molto prima degli eventi del settembre del 2001. Concordando con Samir
Amín e, parafrasandolo, l'opzione militarista dell'establishment degli USA non è
altro che il riconoscimento che gli USA non dispongono di altri mezzi per
imporre la loro egemonia economica. Non meno importanti risultano i nessi che
stabiliscono il dispiegamento di detto fenomeno con i processi di metamorfosi
transnazionale del diritto, disegnato ed orchestrato per certificare, non solo
de facto ma anche de jure, la dominazione della classe globale governante.
Secondo nuovi criteri anti-giuridici, il potere arbitrario dei nuovi oligarchi
non si considera legalmente compromesso dai suoi atti. Il problema è manifesto,
per esempio, nella polemica legge di protezione del personale di servizio degli
Stati Uniti, che respinge qualunque imputazione giuridica sui cittadini
statunitensi da parte del Tribunale Penale Internazionale.
Allora, ci si presenta una nuova "razionalità" giuridica e politica che cerca di
convalidare tra l’altro una visione consacrata dell'esistenza del potere
transnazionale come autorità assoluta, mentre induce all'accettazione fatalista
del ruolo subalterno del così detto Terzo Mondo. Tale "razionalità", risulta
estremamente perniciosa, non solo per gli strumenti che usa ma anche per il
simbolismo soggiacente.
Gli atti di barbarie e di efferata crudeltà cui si sono lasciati andare gli USA
nelle guerre del Kossovo, Afganistan ed Iraq, non sono un episodio passeggero,
bensì piuttosto il principio di una dittatura di dominazione mondiale in
funzione del capitale finanziario transnazionale che trova nel terrore un’arma
di inestimabile valore.
Gli avvenimenti di oggigiorno, riflettono il fatto che la logica brutale che
mobilita il capitalismo monopolista transnazionale contemporaneo non implica una
rottura essenziale con le forme di terrorismo di stato precedente, incluso il
nazismo, bensì un periodo di ristrutturazione di grado più elevato del sistema
di dominazione borghese. Questo processo si condensa nella strumentazione di un
intero sistema di metodi di violenza e terrore che vanno dall’assassinio
collettivo fino all'uso indiscriminato di armi sofisticate ad alta capacità di
distruzione. Un componente esclusivo lo troviamo nei meccanismi di dominazione
economica, diretti a garantire, con il terrore, il flusso dei guadagni in una
sola direzione. Il capitale diventa sempre più irrazionale e terrificante.
Missili da crociera, bombe a guida laser, torture e sequestri, si articolano ora
con una non meno disinumana crescita del tasso di sfruttamento, con i capitali
creditizi che rendono benefìci perpetui mediante l’appropriazione di ricchezze
già prodotte o con i capitali fittizi che frenano la capacità produttiva
dell'umanità e compromettono il futuro della vita stessa.
Questo tipo di relazioni, fortemente asimmetriche e gerarchizzate, attuano
attraverso un amalgama di strutture, del tipo del FMI, BM, OMC, che
disinteressandosi di qualsiasi possibile conseguenza sociale, facilitano in
ragione dell'estorsione internazionale, ricatti e pressioni di ogni tipo, il
saccheggio e la depredazione di paesi interi.
Il terrorismo di stato, con la forza inesorabile di un processo innaturale,
genera la sua propria negazione. Niente è più eloquente dell'inconsistenza delle
sue premesse politiche ed ideologiche di partenza, dell'aspetto etico e
giuridico del problema e, in particolare, il riferimento ai precedenti di
illegalità impliciti nel suo contenuto. Ed è contemporaneamente, fonte di
contraddizioni di ogni tipo: contraddizioni tra le nazioni, contraddizioni tra
differenti culture, le classi all'interno delle nazioni, tra il capitale ed il
lavoro e perfino quelle che derivano dalle rivalità tra il complesso
militare-industriale che cerca di aumentare le spese militari ed il resto della
classe governante che cerca ampie riduzioni di imposte. Tutto sembra indicare,
senza dubbio, che queste contraddizioni si approfondiranno nella misura in cui
si incrementerà la crisi economica, dando luogo a forme più sofisticate e
crudeli di terrore. Tutto ciò, ci permette di comprendere il suo potenziale per
creare una nuova situazione rivoluzionaria su scala internazionale ed una nuova
crisi di legittimità del sistema. Ovviamente, questo non significa indicare che
la distruzione del capitalismo avverrá semplicemente per l'esacerbazione delle
contraddizioni del capitale. E’ necessaria, soprattutto, l'azione cosciente ed
organizzata dei popoli.
Il terrorismo di stato monopolista transnazionale è, in sintesi, un momento
definitorio nell'espansione della metamorfosi dei rapporti di potere legata alla
nuova forma storica del capitalismo e, più concretamente, un poderoso strumento
diretto dai grandi centri finanziari transnazionali che virtualmente non
riconoscono territori ne avversari definiti al di fuori dei loro interessi di
classe. Sintetizza un tipo di dominazione sui géneris che illustra chiaramente
che il torvo sistema capitalista è strutturalmente incompatibile con gli
interessi umanitari dell’umanità.
1) Engels, "Anti-Duhring", Edit. Paese ed Educazione, L'Avana 1984, p. 195
Traduzione dallo spagnolo di bf per www.resistenze.org