Idee per il futuro - Intervento di Pierpaolo Montalto su La Sicilia del 27/06/2011

 

«È necessario che tutte e tutti aprano gli occhi...»

Dopo aver letto lo stimolante articolo del Prof. Caserta ho provato più volte ad immaginare

Catania tra vent’anni. Ci ho provato da cittadino ma soprattutto da dirigente politico

perchè profondamente convinto che chi dedica la propria vita alla passione per la politica,

oggi più che mai, ha il dovere di lottare per permettere a questa città innanzitutto

di sognare un futuro diverso. Sono però altrettanto convinto che solo chi si riappropria della

libertà di dire basta ha la forza di sognare un futuro diverso. Credo pertanto che per sapere

che città vogliamo costruire dobbiamo innanzitutto sapere che città non vogliamo

più essere. Dobbiamo urlare le verità nascoste da un silenzio insopportabile e ricordare

che è con il coraggio della denuncia che si inizia a costruire il futuro. Allora iniziamo a riconoscere

che Catania è una città che è stata saccheggiata da una classe politica che ha fatto

prevalere gli interessi di una casta ristretta su quelli della comunità sperperando risorse,

mortificando diritti ed elevando la corruzione a sistema. Una presunta classe dirigente

che ha privato Catania della forza di sentirsi collettività, condannando questa città a

sprofondare in un baratro che appare senza fine, in ossequio ad un patto scellerato tra la

politica corrotta,la peggiore imprenditoria e la criminalità organizzata. Catania ha, infatti,

guadagnato la ribalta delle cronache giornalistiche o perché la giunta Scapagnini è riuscita

nell’impresa di lasciare un vuoto di bilancio di un miliardo di euro, o perché siamo

stati i primi per numero di analfabeti, ma i quartultimi per vivibilità, o perché Piazza Europa

è diventata un cantiere a cielo aperto, o perché sono riusciti a trasformare nell’affare

della vita anche la gestione delle case popolari. Si è parlato tanto di Catania, ma quale

verità è stata raccontata? Non certo quella del quartiere in cui abito, dove una moschea

convive con gli altarini di Sant’Agata ma le cui storie di straordinaria umanità, integrazione

e solidarietà non possono essere raccontate perché disoccupazione, degrado e abbandono

non ti permettono neanche di gioire del bello che c’è tra la tua gente. E ce ne sono

tanti di quartieri di cui non hai la forza di raccontare niente, perché chi dovrebbe urlare

la sua rabbia ha il capo chino e la bocca chiusa di cui ha perso la speranza. San Cristoforo,

Librino, Monte Po, Villaggio Sant’Agata sono tutti luoghi abbandonati dallo Stato che

diventa entità reale solo quando deve reprimere ed arrestare, senza nessun progetto sociale,

senza nessuna politica di prevenzione e di recupero. Sono luoghi in cui la gente è costretta

a peggiorare ed incattivirsi, perché non puoi non incattivirti se i tuoi figli possono

giocare solo tra le fogne a cielo aperto, se devi spacciare per lavorare e se per mangiare

devi accettare l’elemosina di una classe politica corrotta e ignorante che ha costruito

sulla ricattabilità della nostra gente il suo potere elettorale. Allora per costruire veramente

il futuro della nostra città dobbiamo avere il coraggio di raccontare la verità. Una verità

troppo scomoda per tanti ma soprattutto per chi da sempre ha governato Catania. Non

può non essere infatti loro la responsabilità se questa città è stata travolta dagli scandali

e dalle inchieste giudiziarie e se abbiamo assistito impotenti a decenni di sistematico

saccheggio del denaro pubblico. E sono stati sempre loro a fondare su una gestione indecente

degli appalti pubblici il loro potere di scambio con le imprese mafiose ed a costruire,

ad esempio attraverso le partecipate del comune e della provincia, ideate con la falsa

promessa di assumere i lavoratori delle tante realtà produttive in crisi nel nostro territorio,

un enorme bacino clientelare che non riescono neanche a mantenere perché travolti

dalla crisi. E sono sempre loro i patronati e le sedi di partito presenti nei quartieri popolari

in cui viene controllata la vita della gente, i luoghi dell’elemosina data per centinaia

di voti, i luoghi nei quali si materializza uno sfruttamento al quale non ti puoi opporre.

Per lottare devi poter sperare di riscattare la tua dignità di uomo e di cittadino, ma se

puoi essere comprato con un pacco di spesa è difficile sperare. Chi ha governato in questi

tristi anni a Catania è quel centro destra che ha costruito un vero e proprio potere feudale

e che ora deve assumersi la responsabilità di un disastro sociale ed istituzionale. Questa

verità purtroppo però è troppo scomoda anche per un centro sinistra che ha abbandonato

Catania per partecipare alla spartizione del potere, per essere beneficiario dell’ultima

fetta di torta disponibile, quella che puoi gustare solo se sei un comodo avversario

silenzioso in una sfida mai veramente cominciata. È stata infatti la giunta Bianco a non approvare

il piano regolatore, previsto nel progetto Cervellati, che avrebbe potuto frenare

le speculazioni edilizie. E’ stata quella giunta a regalare gran parte delle risorse del progetto

Urban alle università con l’idea malsana di trasformare i quartieri popolari del centro

in quartieri universitari cacciando gli originari abitanti verso le periferie e a sprecare

i fondi stanziati per combattere la dispersione scolastica. Ora è sempre il PD che si sottrae

a qualunque opposizione istituzionale per occupare qualche strategico posto di potere e

che continua a cercare alleanze oltre i confini di quello che fu il Centrosinistra con la speranza

di diventare protagonista di un nuovo progetto politico bipartisan che veda magari

come interlocutori privilegiati l’Mpa di Lombardo e l’Udc che fu di Cuffaro. Questa purtroppo

è Catania, città estremamente libertaria e famosa per la sua movida, in cui ogni divertimento

è lecito ed ai giovani è concesso fare tutto purché non si ribellino, purché non

lottino per la dignità e il riscatto della loro città. Catania, città in cui i figli di una borghesia

corrotta e parassitaria si dividono tra i rampolli di una nuova classe dirigente spregiudicata

e senza scrupoli e i militanti dell’estrema destra, mentre i figli di un sotto-proletariato

nato dalla disoccupazione e dal degrado, accecati dai peggiori modelli del moderno

consumismo, sono sempre più vittime di un sistema di esclusione sociale al quale rispondono

con rabbia, violenza ed autodistruzione. Allora se a Catania si è avuto paura anche

di danzare contro la mafia, se nei quartieri si costruiscono commissariati ma si chiudono

scuole ed ospedali, se la gente di fronte al palazzo comunale, simbolo di un potere

illegittimo e di un’oppressione silenziosa, urla la propria disperazione, è anche perché per

troppo tempo la verità è stata nascosta. Allora affinché Catania possa avere un futuro è necessario

che tutte e tutti aprano gli occhi e dicano finalmente basta per raccontare, magari

anche prima di vent’anni, solo storie bellissime come quelle dei lavoratori con i quali

abbiamo lottato, occupato, sperato,ma anche vinto. Storie come quelle della gente del

mio quartiere, che prega davanti ad un altarino di Sant’Agata e che sorride a chi prega in

una moschea.

 

PIERPAOLO MONTALTO Segretario provinciale Rifondazione Comunista-Federazione della -Sinistra