Il nuovo soggetto della sinistra e la
prospettiva della "rifondazione comunista
Gianluigi Pegolo
NellŽarco di pochi giorni, con le dichiarazioni, prima di Bertinotti e poi -
recentemente - di Giordano, si e cominciato a delineare con piu chiarezza il
progetto politico del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista. Sottolineo
"con piu chiarezza", perché allŽinizio potevano ancora darsi interpretazioni
diverse. NellŽoriginaria intervista di Bertinotti a Liberazione, infatti, dopo
aver preso atto del tramonto della proposta della Sinistra Europea, si lanciava
quella del Cantiere della sinistra. Formula molto ambigua, che poteva dare adito
a interpretazioni diverse, ma che poteva anche indicare una prospettiva
ragionevole ed interessante. E, cioe, la costruzione di uno schieramento di
sinistra critica che, senza alcuna forzatura organizzativistica, si ponesse come
garante - nellŽattuale quadro politico - di una prospettiva di alternativa,
resistendo alle pressioni, via via crescenti, delle componenti moderate
dellŽUnione. Uno schieramento sia politico che sociale, unificato da alcuni
punti programmatici, da obiettivi comuni e sorretto da forme di coordinamento
efficaci, ma rispettose delle singole individualità.
Nelle recenti prese di posizioni di Giordano si sciolgono le ambiguita della
proposta inizialmente avanzata, ma in una direzione inquietante. Il segnale pare
ormai inequivocabile: dopo la Sinistra Europea il nuovo traguardo e
rappresentato da un nuovo partito di sinistra, di orientamento socialista, che
dovrebbe accomunare alcune forze: Rifondazione comunista e sinistra Ds ( in
procinto di uscire dai DS in via di trasformazione in Partito Democratico), in
primis. Non e chiaro se della partita faranno parte il PDCI e i verdi. Sempre
Giordano, in piu occasioni, ha polemizzato con la proposta "politicista" del
PDCI, richiamandosi alla necessita di unŽapertura del processo (che traguarda al
2008) ai soggetti sociali, ma francamente questa puntualizzazione non pare molto
rilevante. EŽ abbastanza evidente, infatti, che la proposta del nuovo soggetto
politico nasce sullŽonda delle conseguenze prodotte dalla nascita del Partito
Democratico. In cio sta il suo fondamento. LŽapertura al sociale rischia,
quindi, di essere piu apparente che reale.
Il fatto poi che in piu occasioni il segretario del partito abbia sottolineato
come la nascita di un simile soggetto politico costituisca una scelta a
prescindere dal sistema elettorale in vigore, dimostra come questa non derivi ad
una costrizione esterna, ma sia il frutto di una consapevole scelta politica. La
qual cosa, tuttavia, costituisce un ulteriore motivo di preoccupazione.
Personalmente ritengo che questa proposta ( almeno per come lŽho intesa) sia
estremamente pericolosa.
In primo luogo, pur essendo presentata come unŽopzione non politicista di fatto
ricade nel politicismo. Cosa vi puo essere, infatti, di piu politicista che dar
vita ad un nuovo partito, sulla base di un calcolo legato agli spazi politici
virtuali lasciati dallo spostamento a destra dei DS? Ragionare in termini di
"geometrie politiche" significa spesso, infatti, trascurare essenziali
considerazioni di merito. Ad esempio: esiste fra le forze che dovrebbero
unificarsi un punto di vista comune sul ruolo di governo e i suoi obiettivi?
Esiste un orientamento comune in tema di riferimenti internazionali? Esiste una
cultura politica di base sufficiente a tenere insieme esperienze politiche cosi
diverse?
Di tutto cio non si parla. Al massimo si allude a formule - sinistra radicale,
di alternativa, critica, ecc. - che possono costituire unŽutile approssimazione
nel definire uno schieramento, non certamente nel qualificare un partito.
La verita e che le differenze vi sono e non sono marginali. Si prenda in
considerazione il riferimento internazionale. Non e un mistero per nessuno che
la sinistra DS consideri il Partito Socialista Europeo come il proprio naturale
referente a livello internazionale. Per Rifondazione vale lo stesso? E se no
come ci si potrebbe mettere dŽaccordo? La sinistra DS ha piu volte ribadito la
sua vocazione di governo. Non mi pare che Rifondazione - almeno fino ad ora -
consideri altrettanto centrale lŽassunzione di una responsabilita di governo, ma
forse mi sbaglio. Il fatto, poi, che alcuni si richiamino espressamente al
socialismo ed altri al comunismo, puo essere superato in nome di una nuova e piu
innovativa idea del socialismo?
Al di la di queste considerazioni, tuttavia, ne esiste anche unŽaltra di ordine
piu squisitamente politico. Ben difficilmente, infatti, unŽoperazione simile
potrebbe lasciare inalterato lŽorientamento politico dei soggetti coinvolti. Chi
sostiene la proposta, la motiva spesso con lŽesigenza di fare massa critica per
reggere la concorrenza del Partito Democratico e, quindi, evoca la necessita di
una battaglia di sinistra per contrastare la deriva del quadro politico. Temo,
pero, che in questo caso il processo possa condurre in tuttŽaltra direzione. Mi
pare, infatti, che esso finisca col determinare unŽaggregazione a sinistra del
Partito Democratico, funzionale - in ultima analisi - ad un disegno bipolare.
Non solo. Per le osservazioni che ho sviluppato in precedenza, un simile
aggregato, per cultura politica e finalita delle organizzazioni coinvolte, non
pare vocato a dar vita ad un soggetto politico dichiaratamente anticapitalista,
ma piuttosto a qualcosa di piu vicino ad una sinistra radicale di stampo
anglosassone, se non a una formazione di tipo socialdemocratico. Qualcosa che
puo essere dignitoso ma che resta, in ogni caso, sostanzialmente diverso.
CŽe, infine, da chiedersi che fine possa fare in un simile processo la missione
del nostro partito e cioe, appunto, la rifondazione di un pensiero e di una
pratica comunisti. So bene che, come sempre, qualcuno rispondera che non vi sono
contraddizioni, che nulla e precluso, che comunque Rifondazione Comunista
restera interprete di questŽispirazione, ma purtroppo i processi materiali alla
lunga sono destinati a sopraffare qualsiasi nobile intento.
E cio vale anche per i simboli. Il varo di un nuovo soggetto politico, qualunque
sia la sua formale definizione organizzativa (confederazione, partito, ecc.),
nel momento in cui comporta una modifica dellŽidentita ( nome e simbolo), cui si
connette una diversa modalita di presentazione elettorale e un riassetto
organizzativo, inevitabilmente comporta la progressiva esclusione delle identita
originarie. Per questo lŽeventuale costituzione di un soggetto simile
determinerebbe - e la mia opinione - la derubricazione di fatto di ogni ricerca
in tema di rifondazione del comunismo.
Mi chiedo, a questo punto, se si sia riflettuto adeguatamente su scelte che
potrebbero rivelarsi estremamente pericolose e che potrebbero condurre ad un
generale indebolimento, anziché al rafforzamento, della sinistra di alternativa
italiana. Peraltro - come altri hanno gia sottolineato in passato - le
esperienze condotte in Europa, a partire da Izquierda Unida, non hanno dato a
tale riguardo buona prova di sé. LŽalternativa e, come ho piu volte scritto, una
sinistra plurale, unificata da un progetto comune. Una prospettiva - come mi
sono sforzato di dimostrare - molto piu realista e, soprattutto, molto piu
aderente allŽobiettivo di questa fase, che e quello di produrre una risposta
immediata e di massa contro lo scivolamento moderato del quadro politico.
Liberazione, 29 marzo 2007