Finanziaria: Non si può mortificare così la scuola pubblica
Titti De Simone
Ci sono diverse buone ragioni per
sottoscrivere l’attuale delusione dei sindacati della scuola circa gli
interventi proposti dal governo, e in particolare dagli ambienti del Tesoro, su
alcuni articoli della legge Finanziaria che riguardano l’istruzione. Le note
dolenti sono tre e su tutte e tre il Prc chiede che ci siano interventi
correttivi, che vadano nella direzione di scongiurare ipotesi di ulteriori tagli
che comprometterebbero la qualità del sistema pubblico. Un punto per noi
inaccettabile.
La prima questione riguarda concretamente gli effetti che potrebbe causare la
manovra, attraverso l’innalzamento del numero di alunni per classe con il
rischio di una notevole contrazione del numero di cattedre nei prossimi anni.
Ovvero meno insegnanti. A questa si aggiunge la proposta di eliminazione delle
graduatorie permanenti dal 2010, che seppure non abbia alcuna implicazione sulla
spesa, prefigura uno scenario quantomeno poco chiaro di reclutamento, e di certo
non sufficientemente delineato con le parti sociali. E ciò anche a fronte del
numero di precari storici e sissini che aspetta di essere immesso in ruolo nei
prossimi anni, oltre alle tanto attese 150 mila immissioni in ruolo previste
finalmente da questa Finanziaria. Le quali fra l’altro copriranno in buona parte
il numero di pensionamenti previsto, comportando un risparmio notevole per le
casse dello Stato. Un cambiamento delle regole di reclutamento, che in ogni caso
non potrà essere retroattivo, anche secondo noi è materia che dovrebbe essere
espunta dalla Finanziaria e rimandata ad un confronto più approfondito. Queste
due questioni da sole rischiano di trasformarsi in un problema molto serio per
tutta l’Unione che ha un forte rapporto con il mondo della scuola, le sue
maggiori organizzazioni sindacali, le associazioni, e si è assunta degli impegni
precisi nel programma. Non si possono imporre nuovi tagli, non si può dunque
intervenire in termini di razionalizzazione tout court, con un piglio
ragionieristico che non tiene conto delle reali esigenze improntate sulla
qualità del sistema e del diritto allo studio. Penso per esempio al rapporto fra
alunni diversamente abili e insegnanti che va nettamente migliorato, nonché alla
costituzione dei posti nella scuola dell’infanzia e primaria e delle cattedre
della scuola secondaria sulla base delle modalità ancora in atto, e alla
funzionalità delle scuole, attraverso la riconduzione all’organico di diritto,
ovvero alle reali esigenze. Ciò è ancor più irragionevole a fronte di alcuni
emendamenti presentati in queste ultime ore, che tentano di aumentare i
finanziamenti alle scuole non statali rispetto alla riduzione prevista dalla
Finanziaria.
Oltre a ribadire che questo è per noi inaccettabile abbiamo posto questi punti
critici sotto la lente di alcuni emendamenti correttivi che discuteremo a
partire da oggi nella commissione competente della Camera e che vanno nella
direzione di scongiurare ulteriori tagli agli organici. Inoltre, non mettiamo in
secondo piano il tema dell’innalzamento dell’obbligo che vogliamo inquadrare più
correttamente nella Finanziaria, sulla base di quanto scritto nel programma.
Riteniamo che questi nodi andranno affrontati in sede politica all’interno
dell’Unione, e nel suo rapporto con le parti sociali, così come è avvenuto
complessivamente per le politiche economiche e per la parte delle pensioni. Quel
che è certo è che la scuola pubblica non può essere mortificata, ci vogliono
caso mai più risorse, non meno risorse, e più consenso. Queste modifiche sono
per noi una priorità, perché i tagli sarebbero in contrasto con un impianto
della legge finanziaria che è anche di sviluppo oltre che di risanamento. Il
rilancio della scuola è una priorità per tutta l’Unione come testimoniato dal
programma. Un punto strategico. Vorrei ricordare che questo mondo ha contribuito
enormemente alla sconfitta elettorale di Berlusconi e della “sua” scuola
subalterna all’impresa. I punti avanzati che si sono realizzati al tavolo
dell’Unione circa il superamento delle politiche dell’allora ministra Moratti
hanno rappresentato un livello alto del rapporto fra questa maggioranza e un
pezzo fondamentale di società, che oggi non è disposta a ingoiare giustamente
più nulla.