EPILOGO? (Si chiude la vicenda politica-imprenditoriale che ha appassionato l’opinione pubblica ripostese negli ultimi mesi?)
di Giuseppe Castorina (Circolo Gramsci Riposto)
Lo scorso giovedì 24 marzo alle ore 20 30 si è svolta la seduta straordinaria del consiglio comunale rinviata il 14 dello stesso mese, poiché non presente in aula uno degli elementi che richiedeva l’oggetto dell’O.d.G. e cioè l’amministratore delegato della società Marina di Riposto che gestisce il porto turistico, dott. Zappalà. Come è ormai noto la seduta era stata richiesta dal Circolo A. Gramsci di Riposto e successivamente dal capogruppo dell’MPA presente in consiglio, cons. Nino Facchi, per fare chiarezza sugli articoli pubblicati dal quotidiano La Sicilia, in merito a dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore sopra citato e le consequenziali risposte del cons. avv. D’Urso. La vicenda è già nota: l’amministratore nel rilascio delle dichiarazioni, tirava in ballo amministratori e funzionari dell’ufficio tecnico del comune, che a sua detta, sarebbero stati parte attiva nell’operazione di compravendita e progettazione di un terreno sito in frazione Archi che al fin ultimo doveva servire per l’edificazione di un capannone a scopo industriale. Al che la levata di scudi del già sindaco D’Urso che invitava l’imprenditore a dar volto e nome a tali soggetti; proposta accolta da Zappalà alla condizione di un suo “outing” in pubblico consiglio. Dopo il primo rinvio dovuto all’assenza dello Zappalà per motivi di salute, lo scorso 24 sera si è riunito il consiglio in via straordinaria. L’aria che si respirava nell’aula consiliare era quella delle grandi occasioni: giunta al gran completo, buona partecipazione della cittadinanza (malgrado la scarna pubblicità all’evento), stampa in prima linea e grande curiosità. La seduta si è svolta con l’ausilio di supporti tecnologi, atti alla registrazione ed alla successiva verbalizzazione. Dopo le fasi iniziali di carattere tecnico pratico, il presidente del consiglio invitava alla parola i partecipanti e dopo brevi interventi, il microfono è stato concesso al dott. Zappalà. L’amministratore delegato di “Marina di Riposto”, facendo la crono storia fin dal suo “approdo” a Riposto ad oggi, ha toccato tanti argomenti, uno su tutti quello in merito alla questione del terreno in frazione Archi, che poi era l’oggetto della seduta. Nel suo racconto fiume Zappalà raccontava di essersi affidato alla “consulenza” del suo tecnico di fiducia, il geometra Mario Calderone per il progetto di un capannone su di un terreno agricolo che aveva acquistato nella frazione sopra detta e che nella variante del PRG doveva avere, secondo Zappalà, cambiata la destinazione ad uso industriale. Zappalà si convince che l’operazione sia possibile poiché il Calderone, a suo pensare ”è uomo di fiducia dell’allora sindaco D’Urso” e certo nella convinzione che “Riposto non si muove foglia se D’Urso non vuole” (testuali parole dell’imprenditore), Zappalà incarica il Calderone della progettazione. Zappalà continuava affermando che Calderone era il tramite per arrivare a D’Urso e che lo stesso era informato, quindi, dell’operazione in corso, aggiungendo fra l’altro che anche un tecnico dell’ufficio tecnico, l’arch. Calì, fosse a conoscenza del presunto avallo del progetto da parte del D’Urso. Ma il progetto malgrado il cambio di destinazione d’uso del terreno, viene respinto con una precisa motivazione tecnica; e da questo nasce il risentimento dell’imprenditore, che a suo dire, ritiene di aver subito un abuso. Zappalà esterna tutto il disappunto per un’amministrazione (sempre sue frasi) che non sa cogliere i vantaggi di un paese a vocazione turistica e taccia la stessa di lassismo e poca competenza in merito; prosegue indicando le linee guida viste da una prospettiva molto personale, per un turismo di accoglienza a Riposto e ribadisce le sue convinzione della linea Calderone-D’Urso-Calì sull’iter della variante di Archi e sulla sua destinazione. Zappalà rimarca le sue posizioni in modo, per la verità, meccanico ed a volte anche evasivo, però non manca di affondare la lama, in modo provocatorio,come quando ad esempio cita la partecipazione, anche se indiretta del presidente del consiglio comunale ing. Tomarchio, indicandolo come il tecnico che ha prestato la sua opera per il frazionamento del terreno in oggetto. Ha pure rincarato la dose, l’imprenditore, quando a chiusura di un passaggio del suo racconto, si lasciava andare, forse per la tensione, forse per uno sfogo non controllato, ad un’affermazione, abbastanza pesante e grave se vogliamo, visto il contesto, come:”io non ho mai sindacato sullo stato patrimoniale dei tecnici comunali prima e dopo che avessero avuto tale incarico”. Rispondeva subito l’ing.Tomarchio, chiarendo che era vero del lavoro eseguito per il frazionamento, ma che lo stesso gli era stato affidato dal vecchio proprietario del terreno, sig. Basile, fra l’alto suo cliente da oltre quindici anni, quando il terreno stesso era di sua proprietà e quindi prima che lo stesso fosse venduto. Seguiva l’intervento del cons. D’Urso, che prima tracciava, con minuzia di particolari, l’iter tecnico-politico e burocratico della variante di Archi e del terreno in oggetto e dopo aver disquisito sull’argomento con maestria, invitava l’arch. Calì e il geom. Calderone, ad affermare pubblicamente che non c’era rapporto alcuno fra lui ed il geometra e fra lui e l’architetto e che mai nessuno gli avesse parlato o proposto un avallo; aggiungeva pure l’ex sindaco, che se il Calderone avesse rassicurato Zappalà in merito, il tecnico era un millantatore o viceversa se invece non era vero, allora era Zappalà che aveva inventato tutto. L’arch. Calì dichiarava pubblicamente, di aver agito secondo i dettami della legge in merito al progetto e che mai avesse avuto a dire a tale merito né con il D’Urso né con chiunque altro, la prova era che il progetto era stato rigettato con valida motivazione, dopo attenta analisi tecnica. in seguito prendeva la parola il geom. Calderone e dopo aver affermato che egli non era l’uomo di fiducia di nessuno, precisava che egli nel rapporto con Zappalà, aveva agito come libero professionista titolare da uno studio tecnico ed in questa funzione aveva accettato l’incarico dall’imprenditore. Calderone snocciolava, anche lui dati tecnici, ed evinceva la sua preparazione in merito; faceva intendere di non aver assicurato a Zappalà nessuna garanzia, in merito all’esito positivo dell’approvazione del progetto, ma non è stato estremamente chiaro sulla richiesta di D’Urso di smentita alle affermazioni dell’imprenditore ovvero sulla conoscenza o meno dell’ex sindaco sull’operazione progetto capannone. Fra l’altro il geom. Calderone era visibilmente provato, forse, come lui stesso ha annunciato, in seguito ad un grave lutto occorsogli in famiglia. Dopo vari interventi di tanti consiglieri,dibattendo pure su argomenti che si allontanavano dalla questione in merito, Zappalà si è trovato ad un certo momento, da accusatore ad accusato in quanto fra le tante allusioni, tentate minacce, scambi d’accusa di incapacità, si è paventata anche la velata, ma non tanto, ipotesi di diffamazione, per lo stesso Zappalà in quanto qualche consigliere si è sentito “offeso” nell’onore e nell’integrità morale, in seguito ad alcune dichiarazioni dello stesso Zappalà in seno alla seduta del consiglio, ritenute lesive per l’immagine di amministratori e funzionari. Zappalà ha replicato che non voleva ledere o recare offesa ad alcuno, ma che forse non ha saputo esprimere in qualche frase, quello che intendeva, forse dovuto all’infervoramento del momento. Al chiudersi della seduta la richiesta del cons. Facchi dell’MPA delle dimissioni in toto della giunta e la richiesta da parte di RC di ulteriore chiarezza e trasparenza da parte dell’amministrazione e la conferma della volontà da parte del gruppo di attenta analisi e vigilanza sull’operato della amministrazione stessa. Il sindaco in ultimo ha tratto le sue conclusioni, più che altro indirizzate alla “vedute divergenti” Zappalà – amministrazione, sulla gestione del turismo paesano, che alla questione per cui si è tenuta la seduta. E’ questo dunque l’epilogo della vicenda? L’ultimo atto di questa rappresentazione di vita politica paesana? Forse sì, forse no, vedremo; E la verità dove sta? Forse la verità sta in mezzo (in media stat virtus) poiché se è vero che in tutta questa vicenda forse non c’è niente di rilevante in specifico giuridico - legale, resta il fatto che i protagonisti della storia sono un imprenditore che ha peso rilevante a Riposto e tecnici e professionisti che pur non avendo legalmente commesso reato, ricoprivano e ricoprono tuttora ruoli istituzioni in seno all’amministrazione passata e presente del comune di Riposto e su questo, eticamente, le perplessità sono più che lecite.