Ecco la “rigenerazione” dei giovani comunisti. Dedicata ad Angelo. Parla il coordinatore uscente, Michele De Palma

Michele De Palma


Roma, comincia oggi, con un ricordo del pacifista assassinato a Gerusalemme, la conferenza nazionale dell’organizzazione. Parla il coordinatore uscente, Michele De Palma
Ecco la “rigenerazione” dei giovani comunisti. Dedicata ad Angelo

Trecentocinquanta delegati in rappresentanza di 15mila iscritti, 2mila in più rispetto all’anno scorso, sparsi su 400 sedi territoriali, 5 mozioni contrapposte: questi i numeri della conferenza nazionale dei Giovani comunisti che si apre oggi pomeriggio alla discoteca Alpheus di Roma, un locale all’ombra del Gazometro, vicinissimo alla festa nazionale di Liberazione in corso a Roma. Tra gli ospiti Paolo Beni, presidente dell’Arci, e delegazioni di Cgil, Uds e Udu, il presidente della gioventù ebraica e il suo omologo musulmano, delegazioni estere di partiti della sinistra europea e altri soggetti politici dalla Palestina al Venezuela. Quattro giornate di dibattito con una proiezione pubblica il pomeriggio di venerdì quando ci sarà “Conflitti d’autunno e sinistra d’alternativa”, assemblea con la partecipazione, tra gli altri di Franco Giordano, segretario nazionale del Prc.

Ad aprire i lavori sarà Haidi Giuliani, in diretta telefonica da Piazza Alimonda. Dopo di lei salirà sul palco una compagna di Angelo Frammartino, ucciso a Gerusalemme da un suo coetaneo mentre dava vita a un progetto di cooperazione dal basso con la società civile palestinese. A lui è dedicata la massima istanza dell’organizzazione giovanile del Prc.

Solo allora sarà la volta della relazione introduttiva di Michele De Palma, 30 anni, coordinatore nazionale dalla conferenza di Genova, ospitata nel 2004 in un centro sociale di seconda generazione, la Buridda. Parlerà alla «nuova generazione politica», dirà della «rigenerazione dell’organizzazione», dell’innovazione che muterà il modo stesso di rappresentarsi assumendo in pieno un punto di vista di genere. Dopo di lui, infatti, i portavoce nazionali saranno due, una ragazza e un ragazzo. Saranno loro a guidare un soggetto politico che, al nord, è più vivace nelle esperienze di costruzione di spazi occupati (dalla veneziana Zona bandita, alla Buridda e ad altri luoghi di Ravenna, della Toscana e della Lombardia), che ha le punte d’eccellenza del lavoro universitario a Bologna mentre al Sud registra grandi numeri e radicamento territoriale. «I compagni “più piccoli” - dice De Palma - sono molto diversi da noi, sono cresciuti dentro una contaminazione compiuta. Angelo è l’esempio di chi intende l’organizzazione come “strumento del fare”: giovane comunista a Monterotondo, il suo paese, disobbediente a Genova e cooperatore con la Cgil in Palestina».

L’ultimo coordinatore unico dei Gc viene da Terlizzi, 35 km da Bari 28mila abitanti. E’ lì, nei primi anni ’90, che s’imbatte nel movimento studentesco, prima, e nella lotta dei giovani contro le mafie. Terlizzi è anche il paese di Nichi Vendola, oggi presidente della Regione. I ragazzi lo invitano a un’assemblea nella scuola occupata. Più tardi una ventina di loro entreranno in Rifondazione. Michele, ormai “ragioniere” si iscriverà a Lettere a Bari. Per due anni è in regola con gli esami poi la politica di professione lo inghiotte. Sale a Roma per fare il responsabile nazionale studenti medi e, prima di dirigere l’organizzazione s’occuperà di esteri. Da grande (lo è già da alcuni mesi) sarà responsabile, per la segreteria nazionale Prc, dell’area Movimenti. Un ruolo che lo manterrà in comunicazione con i giovani comunisti.

Con Franco Giordano, anche lui barese, si conoscono quando il futuro segretario è già capogruppo a Montecitorio ma c’è «un rapporto coinvolgente nella costruzione del nuovo collettivo di segreteria». Della segreteria Bertinotti vuole ricordare il passaggio di Genova, «la cosa più straordinaria: attraversare il deserto dopo la rottura con Prodi, e farlo nel pieno del conflitto, insieme ai movimenti sociali». Con l’attuale presidente della Camera, i giovani comunisti discussero a lungo del caso D’Erme. Loro chiedevano che il leader disobbediente andasse al parlamento europeo. Bertinotti non era d’accordo ma, anche allora, «non è mai stato invadente».

A voler parlare di luci e ombre col partito adulto, De Palma cita il rapporto con «le compagne del Forum, straordinario per un verso - ho imparato il femminismo nella relazione con loro - più difficile nella costruzione del partito». Più in generale, il coordinatore uscente segnala una rifondazione «da praticare fino in fondo: manca ancora un’esperienza pienamente partecipata del partito». Tra Gc e Prc, in molti territori, ci sono state difficoltà molto forti, soprattutto durante l’esperienza del movimento dei disobbedienti. «A volte ci dicevano: “ma siete matti? ”. In quella follia c’era la nostra autonomia». E’ finita quella stagione? «Certo è finita l’esperienza organizzata, la pratica non è stata ancora esplorata fino in fondo, ed è responsabilità di tutti: a un certo punto ci siamo separati da una pratica di movimento più ampio. Quasi una fuga dallo spazio pubblico, come quando disertammo la Fortezza da Basso, nel primo Fse di Firenze».

E il governo? Come ci si sente a far parte di una maggioranza? Le cinque mozioni divergono su questo punto, soprattutto. «Era un passaggio necessario, costituirebbe un problema se non ci fossero veri cambiamenti: sulla legge 30, la Bossi-Fini, sulla stessa finanziaria. Non abbiamo governi amici. Oggi registriamo alcuni elementi di discontinuità in politica estera ma la questione sociale è ancora apertissima. Dove li prendono i 30mila milioni della finanziaria, dalla rendita o dai tagli alla spesa pubblica?».

Il punto nel dibattito interno sarà «capire che cosa facciamo insieme - conclude - nella lotta alla precarietà esiste un elemento di condivisione. C’è da costruire la manifestazione nazionale del 4 novembre a partire dai territori con Arci, Fiom Cgil funzione pubblica e Cgil scuola».