Doppio attentato alla casa di Peppino Impastato, ora ‘Casa della Memoria’
di Anna Maria Bruni
Due attentati in due giorni, contro la casa di Peppino Impastato, oggi ‘Casa
della Memoria’. E per quanto oggi sembra sia stato uno ‘psicolabile’, nulla
esclude che sia un povero esecutore. E nulla lo esclude perché la recrudescenza
della mafia si fa sentire. Giovanni Impastato, fratello minore di Peppino, di
cui ha raccolto il testimone nella lotta alla mafia, dichiara che questi
attentati sono “un chiaro segnale di intolleranza da parte di chi sente come una
vera minaccia quella porta sempre aperta sul corso di Cinisi”. La porta dei
‘cento passi’ da quella di Badalamenti. “siamo tornati agli anni Sessanta –
aggiunge Giovanni, anche lui vittima di un attentato (qualche anno fa gli
bruciarono il negozio) – dobbiamo fare qualcosa perché fatti del genere non si
ripetano più”.
Ma è il clima, la mentalità, l’omertà che continuano a rendere onore agli uomini
di mafia piuttosto che agli uomini liberi. Alcuni consiglieri di Forza Italia
nei giorni scorsi avevano proposto di intitolare l’aula consiliare del Municipio
di Cinisi all’ex sindaco Leonardo Pandolfo, in odore di mafia tanto che nella
Casa della Memoria vi sono custodite foto che lo ritraggono sorridente accanto
al boss Badalamenti. Fotografie che lo stesso Peppino aveva mostrato in paese,
parlandone poi ai microfoni di Radio Aut, quello strumento di liberazione tanto
piccolo quanto capace di provocare paura, della libertà di cui parlava Peppino,
tanto da decidere di eliminarlo, quella sera del 9 maggio del 1978, caricandolo
di tritolo dopo averlo legato ai binari della ferrovia.
Fortunatamente il sindaco del paese Salvatore Palazzolo, eletto con l’appoggio
di due liste civiche, ha annunciato che “l’aula in cui si riunisce il consiglio
comunale sarà intitolata a Peppino Impastato”. “Peppino Impastato da vivo non
c’è mai entrato, ma ci entrerà da morto. Sarà un fatto storico e non solo
simbolico”.
Inviti a non abbassare la guardia nei confronti della mafia sono stati invece
lanciati da numerosi politici ed esponenti di varie associazioni. Tra gli
attestati di solidarietà pervenuti alla famiglia di Peppino, oltre a quella del
Centro Impastato di Palermo diretto da Umberto Santino, anche quelli del
presidente del Consiglio Romano Prodi, del Presidente della Camera Fausto
Bertinotti, del Presidente di ‘Libera’ don Luigi Ciotti, del Sindaco di Roma
Walter Veltroni, del Presidente della commissione parlamentare antimafia
Francesco Forgiane, Da Rita Borsellino e dall’Associazione vittime della strage
di via dei Gerogofili a Firenze. Quest’ultima, in una nota, pone simbolicamente
l’accento sull’ “arma” intimidatoria usata dagli attentatori, l’acido corrosivo:
“anche il boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca, ora pentito, fece
sciogliere nell’acido il corpo del piccolo Di Matteo forse proprio per impedire
al padre Santino di collaborare per la verità completa sulle stragi del 1993”.
Roma, 14 Giugno 2007