Direzione nazionale PRC - 17 luglio 2006: il documento di Grassi e Cannavò sull'Afghanistan
di Claudio Grassi e Salvatore Cannavò
Viviamo una fase della politica internazionale molto difficile e drammatica.
In queste ore in Medio Oriente una nuova, vecchia, guerra riemerge violentemente
con l'uso indiscriminato delle bombe sui civili, con il terrore di Stato, con la
chiusura unilaterale del dialogo e della
trattativa. Una guerra che si aggiunge, e si intreccia con drammatici effetti di
radicalizzazione, alle tante contro cui ci battiamo da sempre, dall'Iraq
all'Afghanistan. Come recita l'appello dell'assemblea pacifista del 15 luglio
"la guerra, sempre più, si presenta come strumento privilegiato degli Stati più
forti e dei potenti della terra, a partire dalle grandi multinazionali, per
costruire un "ordine" internazionale fondato sul dominio e l'oppressione che a
loro volta generano morte, miserie sempre più marcate povertà. La guerra si
erge, quindi, a sistema politico globale sia nella sua versione più
spregiudicata, l'unilateralismo statunitense, sia nella versione temperata del
multilateralismo a copertura Onu e a guida Nato".
E' contro questa guerra che noi intendiamo batterci senza mediazioni perché
sulla guerra non si può mediare né, tanto meno, ridurre il danno. Se la guerra è
un sistema di dominio e di oppressione - che non serve a ridurre o a
depotenziare i fenomeni terroristici come la storia degli ultimi cinque anni
dimostra - il NO alla guerra è fondativo di un'identità politica collettiva che
ha preso le mosse nelle manifestazioni contro la guerra del Kosovo e poi contro
la "guerra infinita e preventiva" in Afghanistan e in Iraq.
Per questo siamo contrari al provvedimento varato del governo in cui si prevede,
accanto all'importantissimo ritiro dall'Iraq - frutto delle battaglie di un
forte movimento pacifista - il mantenimento delle truppe italiane in Afghanistan
a copertura di una missione di guerra che non solo contrasta con l'articolo 11
della Costituzione italiana ma anche con lo spirito e le aspettative di quello
stesso movimento. Un provvedimento che viola l'impegno assunto dal programma
dell'Unione di differenziare il voto sulle singole missioni e che è stato
definito dall'ex ministro degli Esteri, Fini, "simile al mio" con ciò a segnare
una continuità con il governo precedente.
Nei prossimi giorni e nelle prossime ore il Prc dovrà battersi per modificare il
Disegno di legge che il governo presenta in Parlamento per introdurvi la
strategia di uscita dall'Afghanistan e la fine della missione Enduring Freedom a
cui l'Italia partecipa senza alcuna chiarezza sui suoi
reali obiettivi.
Ma l'impegno pacifista non si misura solo sull'iniziativa parlamentare.
Serve uno scatto in direzione del movimento per un nuovo corso e una nuova
iniziativa unitaria e radicale in grado di rimettere al centro dell'attenzione
del paese il rifiuto della guerra. Questa iniziativa passa oggi per la completa
solidarietà al popolo palestinese per la costituzione di uno Stato laico e
democratico che includa i Territori occupati nel '67 e
con Gerusalemme capitale. Questo obiettivo per essere realizzato ha bisogno di
alcune condizioni sostanziali: l'immediato cessate il fuoco, il ritiro di
Israele dai Territori occupati, lo smantellamento del Muro, lo sblocco degli
aiuti europei al legittimo governo palestinese. Il governo italiano deve
impegnarsi su questi punti a cominciare dalla revisione dell'accordo di
cooperazione militare con Israele. L'Onu invii un contingente militare di
interposizione nei Territori occupati.
Il "Via dall'Iraq e dall'Afghanistan" va accompagnato da un'iniziativa di
pacificazione e di un impegno in direzione della cooperazione e della
solidarietà civile da parte dell'Italia. Questo significa contrastare il ruolo
di gendarme mondiale della Nato a cominciare dalla revisione degli
accordi di Washington del 1999.
Obiettivo importante del movimento contro la guerra è anche il rifiuto delle
basi militari stranieri e la presenza del nucleare sul suolo italiano.
Infine occorre rilanciare una campagna per la riduzione delle spese militari con
la completa revisione del nuovo modello di Difesa che prevede l'incremento di
missioni militari all'estero, per una politica di disarmo e con la riconversione
dell'industria bellica senza penalizzazioni per i lavoratori e le lavoratrici.
Su tutto questo vanno rafforzate le iniziative di mobilitazione in corso e
costruiti momenti unitari in futuro.
Le scelte che si annunciano sono difficili e chiamano tutti noi a una grande
responsabilità. Il Prc non intende mettere in discussione l'attuale quadro di
governo ma solo ribadire con fermezza il proprio rifiuto della guerra come
elemento costitutivo della propria identità e della propria agenda che viene
prima delle tattiche parlamentari. Per questo la Direzione nazionale del Prc
invita il governo a un gesto di disponibilità modificando il provvedimento
relativo alle missioni internazionali permettendo così, con una scelta sul
merito, la compattezza della sua maggioranza parlamentare.
Una tale scelta, infine, va realizzata anche per quanto riguarda il Dpef. Così
com'è il Documento di programmazione economica e finanziaria, infatti, merita
l'atteggiamento che nel Consiglio dei ministri ha tenuto la
delegazione di Rifondazione. Un atteggiamento che abbiamo condiviso e che quindi
sosteniamo pienamente. Il governo ha l'obbligo di modificare il documento che il
Parlamento è chiamato ad approvare in particolare eliminando qualsiasi
riferimento a riduzioni della spesa pensionistica,
sociale, del pubblico impiego e per gli enti locali, nonché qualsiasi
accenno alla "moderazione salariale". Il governo Prodi è nato per operare una
discontinuità con le politiche liberiste del passato: questa discontinuità non
può contemplare tagli allo stato sociale, compressioni delle condizioni di vita
dei lavoratori, riduzioni dei servizi pubblici ma anzi deve prevedere un forte
rilancio delle condizioni di vita dei lavoratori a partire dall'abrograzione
della legge 30 che, al pari della Bossi-Fini e della legge Moratti, costituisce
una delle peggiori eredità del governo precedente. E' con questo spirito che
Rifondazione comunista affronterà la discussione parlamentare sul Dpef ma
soprattutto che sosterrà le iniziative del movimento contro la precarietà a
cominciare dalla manifestazione promossa dalla rete "Stop Precarietà Ora"
nell'assemblea di Roma dell'8 luglio e prevista per il mese di ottobre.
Claudio Grassi
Salvatore Cannavò