DIREZIONE NAZIONALE 14 SETTEMBRE 2006- Documento "missione Libano"
1. La Direzione del PRC condivide l’orientamento espresso dalla
segreteria nazionale del Partito e dai gruppi parlamentari nelle sedi competenti
delle commissioni competenti sull'invio di una forza militare del nostro Paese
nel sud del Libano, all'interno della missione UNIFIL sotto comando ONU di
interposizione, sulla base della recente risoluzione delle Nazioni Unite 1701.
2. Fin dagli inizi dell'accendersi di questa disastrosa guerra, abbiamo,
infatti, posto come prioritario il raggiungimento del cessate il fuoco per
arrestare la scia di morte e distruzione scatenate dai bombardamenti e dagli
altri armamenti utilizzati e che hanno mietuto vittime prevalentemente tra le
popolazioni civili.
Abbiamo chiesto il ritiro dell'esercito israeliano dai territori libanesi
occupati, rispetto e garanzie per la sicurezza di Israele, diritti, libertà,
indipendenza per i popoli e gli Stati della Regione.
3. La risoluzione dell'ONU, che è stata accettata da entrambe le parti
belligeranti e dal governo libanese, l'invio di una presenza internazionale di
interposizione, accanto al recupero del controllo del territorio da parte della
legittima autorità libanese e della sua piena sovranità politica, possono
costituire la premessa per una nuova fase.
Si tratta , a differenza di altre missioni militari all’estero, non di prendere
parte dentro un conflitto ma di svolgere un ruolo di interposizione che non
mette in discussione la sovranità del Paese ospitante, né si propone il disarmo
di Hezbollah.
4. Naturalmente, la situazione andrà attentamente verificata e monitorata, non
ci nascondiamo rischi, difficoltà, possibilità che si provino forzature. Non
condivideremo mai accenti enfatici, esibizioni muscolari, atteggiamenti da
grande potenza militarista.
Non possiamo nascondere, però, che per la prima volta, dopo lunghi anni, si
interrompono l'unilateralismo e la scelta della guerra preventiva come strumento
di dominio che, al contrario di quanto affermato, provocano nuove e più acute
situazioni di crisi e di instabilità e alimentano il terrorismo.
Viene scelto un approccio multilaterale, l'ONU recupera un ruolo di guida,
l'Europa comincia ad assumere una iniziativa autonoma.
Ciò non è sufficiente per parlare della fine di un ciclo ma sicuramente parla
della possibilità di avviare una nuova fase.
Ora il massimo sforzo della comunità internazionale e del nostro Paese in
particolare, deve essere rivolta allo sforzo per la ricostruzione del Paese, per
il sostegno alla società civile, per la intensificazione della cooperazione
internazionale.
5. L'internazionalizzazione del conflitto nel Libano e l'intervento di forze di
interposizione come strumento per interrompere la guerra, favorire il dialogo e
aprire una possibilità per un percorso di pace che garantisca tutte le parti in
conflitto, rappresentano modalità da seguire anche per affrontare ciò che ancora
rappresenta il nodo di fondo della questione mediorientale: il conflitto israelo
- palestinese.
La creazione di uno Stato indipendente di Palestina, il ritiro di Israele, oltre
che da Gaza, dai territori occupati in Cisgiordania , entro i confini del 1967
come stabilito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, la garanzia della
sicurezza per Israele, l'abbattimento del muro della separazione e
dell'apartheid, rappresentano i punti qualificanti di un percorso di pace per
una soluzione di quel conflitto secondo la formula "due Stati per due popoli".
Un nuovo approccio internazionale che superi l'unilateralismo, un grande piano
di sostegno, aiuti e di cooperazione diretta con la società civile, l'invio di
forze di interposizione sotto comando Onu, sia a Gaza che in Cisgiordania, anche
per la protezione delle popolazioni civili, possono rappresentare l'avvio della
svolta necessaria.
In questo quadro, valutiamo estremamente positiva la nascita del nuovo governo
palestinese di unità nazionale.
Si tratta di una importante novità che deve riaprire la strada al dialogo e al
processo politico.
L’Italia e l’Europa si debbono impegnare per questo obiettivo e affinché si
ponga fine all’assedio di Gaza e all’embargo internazionale che da mesi affligge
la popolazione civile palestinese.
Si pongano le condizioni, attraverso la liberazione del soldato Shalit, così
come dei prigionieri palestinesi, tra i quali parlamentari e membri del governo,
per un clima nuovo e di reciproco riconoscimento fra le parti.
6. La ripresa di una forte mobilitazione contro la guerra, per la pace e per il
ritiro dai teatri di guerra, per la quale siamo attivamente impegnati, deve
avere tra i suoi centri la questione palestinese e quella della soluzione dei
“Due Stati per Due popoli”.
La proposta di una manifestazione nazionale entro l’anno su questi temi ci vede
concordi e impegnati per la sua costruzione larga e partecipata.
7. La Direzione impegna i gruppi parlamentari ad esprimere un voto favorevole
alla conversione del decreto legge con il quale si è autorizzata la presenza di
militari italiani nella missione UNIFIL.