Conversazioni a Mareblu» di Giuseppe Amata   
La generazione delle illusioni perdute   

Anna Vasta


Come leggere "Conversazioni a Mareblu" (Cuecm, pagg.150, € 12,00), seconda opera narrativa, dopo "Cronache del tempo intermedio"(1992), di Giuseppe Amata, economista e intellettuale siciliano, originario di Troina, impegnato nel dibattito politico-culturale del nostro Paese sin dagli anni '60', non solo a livello locale.
Il libro per l'impianto narrativo ramificato in più registri di scrittura - introspettivi, ragionativi, di divagante meditazione, di flussi e riflussi memoriali, di sospensione e ritorni - si presta a una lettura zigzagante che, assecondando l'andirivieni dei pensieri, delle emozioni, delle impressioni paesaggistiche, offre spunti di riflessione e discussione sui grandi temi d'interesse planetario del nostro tempo; la globalizzazione e le identità minacciate, il pensiero unico e quello divergente, minoritario, ma non debole, lo sviluppo economico e la salvaguardia ambientale.
Consente pause di abbandono lirico, momenti evocativi di cieli e di marine - il tratto di mare tra Cottone e la scogliera di Torre - descritti nel loro ripetitivo, prevedibile, familiare mutare all'avvicendarsi delle stagioni e delle ore, degli stati d'animo e degli umori di chi osserva. I fili di continuo spezzati e poi ripresi finiscono con l'intrecciarsi in una visione d'insieme dove si collocano in reciprocità di scambi il dentro e il fuori, i vissuti interiori e il mondo esterno, "il privato" e il "politico".
Ai ricordi più lontani e rassicuranti - l'infanzia nel paese d'origine, i cortei svolazzanti di bandiere rosse, le sfilate col nonno che lo teneva per mano, e al posto di blocco le forze dell'ordine, con "il faccione" di contadini, figli del popolo anch'essi -, in cui affondano le radici affettive delle appartenenze ideologiche, subentrano quelli brucianti delle fiammate giovanili, delle tensioni ideali, delle battaglie condivise. Per lasciare il posto ai più recenti, del disincanto, della delusione storica, delle speranze tradite di tutta una generazione, che coincidono con le delusioni esistenziali e il senso di perdita della giovinezza che se ne va. Del tempo che fugge come un treno in corsa, portandosi via i desideri, i sogni, gli slanci del cuore e le accensioni della mente sotto lo sguardo impotente di chi resta sulla banchina. Ma non c'è disperazione, né senso di sconfitta per le "illusioni perdute", perché così é nell'ordine delle cose. Piuttosto un'accettazione non rassegnata, mai arresa, che guarda alla realtà non nell'immediato, ma in prospettive di distanza, senza le ansie del "tutto e subito", insieme con la consapevolezza che il corso della Storia segue altre rotte, si misura su tempi che non sono quelli circoscritti e a termine delle storie soggettive.
L'uso di metafore e di espedienti tipici della fiaba per raccontare vicende collettive ed eventi epocali, senza togliere ai fatti contenuti di verità, conferisce ad essi una valenza simbolica ed emblematica che li pone al di fuori del contingente, nell'assoluto della letteratura.