Ora è tutto molto più chiaro. Ora tutto sembra apparire sotto una luce
di verità: il Cavaliere nero di Arcore fa carta stracca delle regole
fondamentali di
funzionamento
delle istituzioni democratiche per estendere il campo di influenza del
governo e per farne il centro e il motore di creazione della linea
politica e del dettame legislativo della Repubblica.
Siamo in presenza di un golpe bianco, di un colpo di Stato senza carri armati, ma viene eseguito con la peggiore delle armi: la prepotenza di un potere sugli altri sorretta da un clima sociale che si adegua alle suonate di carica allarmistica della Lega, ai pacchetti sicurezza che prevedono la schedatura dei clochard e la delazione per i medici nei confronti dei migranti irregolari, violando così anche uno dei princìpi sacri per un uomo o una donna dediti a quella professione: il giuramento di Ippocrate. Ma per l’uomo di Arcore nessuna Costituzione, nessun giuramento, nessuna regola vale se non la propria volontà che avanza come un rullo compressore sia su Palazzo Madama che sulla Camera dei Deputati che sul Quirinale.
Quest’ultimo è l’estremo baluardo di difesa della Costituzione. Non ci resta più niente. Ma non può restarci che piangere. Lacrimarsi addosso non serve a niente. E’ il tempo della coesione sociale, dell’insurrezio
ne
sociale intesa come moto di ribellione delle coscienze, come espressione
di rabbia che difenda la Carta fondamentale del 1948, la Presidenza
della Repubblica e i diritti e i valori che questo governo di eversori
vorrebbe mettere in soffitta e chiudere a doppia mandata nel baule dei
ricordi. Tutto il Paese deve rispondere a questo autoritarismo
presidenzialista, a questo governo che pretende di sostituirsi alla
magistratura, alla Presidenza della Repubblica e, non da meno, al
Parlamento stesso imponendogli una procedura d’urgenza su un disegno di
legge che in 72 ore dovrebbe essere approvato per impedire che Eluana
Englaro possa finalmente trovare la sua liberazione.
Tutto questo è incostituzionale, come abbiamo detto. Ha il concreto sapore dell’eversione e del golpismo strisciante. Tutto questo ha però anche il sapore agro della strumentalizzazione del caso di Eluana per fini che tutto sono tranne di difesa della vita o di tutela di un chissà quale diritto personale.
La vicenda di Eluana è il grimaldello con cui il signore di Arcore e i suoi ministri possono forzare l’architrave delle regole, l’insieme complesso e composito delle strutture democratiche e la separazione dei poteri. Oggi la Repubblica è davvero in pericolo. Oggi siamo in pericolo tutti. Se non ci "agiteremo" nelle prossime ore, se non riempiremo le piazze e le vie di questo paese, se non produrremo un sussulto veramente democratico e di massa contro il governo, in difesa del Quirinale e del potere giudiziario, se non diremo a tutti a chiare lettere che è in atto la prosecuzione di quel "piano di Rinascita nazionale" scritto dai piduisti di Licio Gelli, se non ci sarà un blocco generale del Paese, un richiamo al ristabilimento della salute pubblica come elemento di vera garanzia di stabilità democratica, il governo potrà riuscire nel suo intento e stabilire a poco a poco le condizioni per una mutazione genetica della base dei princìpi fondamentali su cui si regge questo Stato.
Sfidiamo questo governo, mostriamo che la sinistra è viva e che p
uò
risvegliarsi da un letargo che le deriva dal trauma elettorale dello
scorso anno. I sentimenti di libertà e giustizia sociale, di democrazia
e partecipazione sono ben radicati in milioni e milioni di cittadini.
Solo la sfiducia, il culturame xenofobo e fascista delle destre ha
disegnato un Paese privo di scrupoli ed egoista all’ennesima potenza,
pauroso e rancoroso.
Il tempo della non violenza, se volete, è ora: pacificamente, con tutti gli strumenti legali e senza alcun gesto clamoroso di offesa verso persone o cose, possiamo far avanzare un movimento di massa che si riprenda il Paese e che metta all’angolo la tentata eversione, il tentato golpismo, l’arroganza muscolare di un governo che questa nostra Repubblica proprio non si merita e che sovverte non solo i valori, ma la storia sessantennale di una progressiva edificazione della democrazia in Italia.
funzionamento
delle istituzioni democratiche per estendere il campo di influenza del
governo e per farne il centro e il motore di creazione della linea
politica e del dettame legislativo della Repubblica.Siamo in presenza di un golpe bianco, di un colpo di Stato senza carri armati, ma viene eseguito con la peggiore delle armi: la prepotenza di un potere sugli altri sorretta da un clima sociale che si adegua alle suonate di carica allarmistica della Lega, ai pacchetti sicurezza che prevedono la schedatura dei clochard e la delazione per i medici nei confronti dei migranti irregolari, violando così anche uno dei princìpi sacri per un uomo o una donna dediti a quella professione: il giuramento di Ippocrate. Ma per l’uomo di Arcore nessuna Costituzione, nessun giuramento, nessuna regola vale se non la propria volontà che avanza come un rullo compressore sia su Palazzo Madama che sulla Camera dei Deputati che sul Quirinale.
Quest’ultimo è l’estremo baluardo di difesa della Costituzione. Non ci resta più niente. Ma non può restarci che piangere. Lacrimarsi addosso non serve a niente. E’ il tempo della coesione sociale, dell’insurrezio
ne
sociale intesa come moto di ribellione delle coscienze, come espressione
di rabbia che difenda la Carta fondamentale del 1948, la Presidenza
della Repubblica e i diritti e i valori che questo governo di eversori
vorrebbe mettere in soffitta e chiudere a doppia mandata nel baule dei
ricordi. Tutto il Paese deve rispondere a questo autoritarismo
presidenzialista, a questo governo che pretende di sostituirsi alla
magistratura, alla Presidenza della Repubblica e, non da meno, al
Parlamento stesso imponendogli una procedura d’urgenza su un disegno di
legge che in 72 ore dovrebbe essere approvato per impedire che Eluana
Englaro possa finalmente trovare la sua liberazione.Tutto questo è incostituzionale, come abbiamo detto. Ha il concreto sapore dell’eversione e del golpismo strisciante. Tutto questo ha però anche il sapore agro della strumentalizzazione del caso di Eluana per fini che tutto sono tranne di difesa della vita o di tutela di un chissà quale diritto personale.
La vicenda di Eluana è il grimaldello con cui il signore di Arcore e i suoi ministri possono forzare l’architrave delle regole, l’insieme complesso e composito delle strutture democratiche e la separazione dei poteri. Oggi la Repubblica è davvero in pericolo. Oggi siamo in pericolo tutti. Se non ci "agiteremo" nelle prossime ore, se non riempiremo le piazze e le vie di questo paese, se non produrremo un sussulto veramente democratico e di massa contro il governo, in difesa del Quirinale e del potere giudiziario, se non diremo a tutti a chiare lettere che è in atto la prosecuzione di quel "piano di Rinascita nazionale" scritto dai piduisti di Licio Gelli, se non ci sarà un blocco generale del Paese, un richiamo al ristabilimento della salute pubblica come elemento di vera garanzia di stabilità democratica, il governo potrà riuscire nel suo intento e stabilire a poco a poco le condizioni per una mutazione genetica della base dei princìpi fondamentali su cui si regge questo Stato.
Sfidiamo questo governo, mostriamo che la sinistra è viva e che p
uò
risvegliarsi da un letargo che le deriva dal trauma elettorale dello
scorso anno. I sentimenti di libertà e giustizia sociale, di democrazia
e partecipazione sono ben radicati in milioni e milioni di cittadini.
Solo la sfiducia, il culturame xenofobo e fascista delle destre ha
disegnato un Paese privo di scrupoli ed egoista all’ennesima potenza,
pauroso e rancoroso.Il tempo della non violenza, se volete, è ora: pacificamente, con tutti gli strumenti legali e senza alcun gesto clamoroso di offesa verso persone o cose, possiamo far avanzare un movimento di massa che si riprenda il Paese e che metta all’angolo la tentata eversione, il tentato golpismo, l’arroganza muscolare di un governo che questa nostra Repubblica proprio non si merita e che sovverte non solo i valori, ma la storia sessantennale di una progressiva edificazione della democrazia in Italia.
Marco Sferini