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Una
città finita sotto i riflettori dei media per la vicenda del
compagno del circolo TienAnMen, la cui vicenda personale è diventata
il pretesto per mettere sotto accusa l’impegno politico, fino al
ritiro di un centinaio di ragazzi da una manifestazione artistica
‘contro la mafia’. Una città piena di vita e di passione, ma guai a
giocarseli per cambiare. Una città, per questo, disperata.
di Pierpaolo Montalto, segretario provinciale Prc Catania
In
questi mesi si è parlato tanto della mia città.
Catania ha guadagnato la ribalta delle cronache
giornalistiche perché la giunta Scapagnini di centro-destra è
riuscita nell'impresa di lasciare un vuoto di bilancio di un
miliardo di euro, giunta quasi integralmente indagata per “indebite
regalie” prima delle elezioni comunali, perché siamo i primi per
numero di analfabeti, ma i quartultimi per vivibilità; perché i
servizi sociali locali ritengono che i giovani comunisti siano un
gruppo di pericolosi estremisti da cui una buona madre dovrebbe
tener lontano il proprio figlio, perché le famiglie di cento ragazzi
hanno impedito ai loro figli di partecipare ad una performance
antimafia.
Si è parlato tanto di Catania, ma quale verità è stata
raccontata?
Non certo quella del quartiere in cui abito, dove una moschea
convive con gli altarini di Sant'Agata ma le cui storie di
straordinaria umanità, integrazione e solidarietà non possono essere
raccontate perché disoccupazione, degrado e abbandono non ti
permettono neanche di gioire del bello che c'è tra la tua gente.
E come il mio ce ne sono tanti di quartieri di cui non hai la
forza di raccontare niente, perché chi dovrebbe urlare la sua rabbia
ha il capo chino e la bocca chiusa di cui ha perso la speranza.
San Cristoforo, Librino, Monte Po, Villaggio Sant'Agata sono
tutti luoghi abbandonati dallo Stato che diventa entità reale solo
quando deve reprimere ed arrestare, senza nessun progetto sociale,
senza nessuna politica di prevenzione e di recupero.
Sono luoghi in cui la gente è costretta a peggiorare ed
incattivirsi, perché non puoi non incattivirti se i tuoi figli
possono giocare solo tra le fogne a cielo aperto, se devi spacciare
per lavorare e se per mangiare devi accettare l'elemosina di una
classe politica corrotta e ignorante che ha costruito sulla
ricattabilità della mia gente il suo potere elettorale.
Allora vorrei provare a raccontarla la verità di una città al
buio perché non si può più permettere un'illuminazione pubblica, in
cui i lavoratori delle cooperative sociali non vengono pagati da
otto mesi, così come per mesi non sono stati pagati i netturbini e
gli altri dipendenti comunali, e in cui le scuole vengono sfrattate
perché il comune non paga gli affitti. Bisogna raccontare una verità
troppo scomoda per tanti, scomoda innanzi tutto per chi da sempre ha
governato Catania. I cavalieri del lavoro come Ciancio e Virlinzi e
il potere mafioso diventato istituzione grazie ai suoi partiti di
riferimento. DC ed MSI prima, e ora Forza Italia, An, l'UDC e il
Movimento per l'Autonomia sono da sempre i padroni di Catania e
delle vite dei suoi abitanti. Sono quei partiti che hanno consegnato
i consigli di quartiere ai criminali, che hanno saccheggiato il
denaro pubblico, che hanno fondato sugli appalti il loro potere di
scambio con le imprese mafiose, che attraverso le partecipate del
comune e della provincia ( multiservizi e publiservizi) ideate con
la falsa promessa di assumere i lavoratori delle tante realtà
produttive in crisi (Cesame e Conad ad esempio) nel nostro
territorio, hanno costruito un enorme bacino clientelare. Sono
quelle stesse forze politiche che ora non riescono neanche a
mantenere le promesse fatte ma che non si preoccupano di essere
travolte dalla protesta e dalla lotta perché hanno saputo annientare
la coscienza critica della gente.
Gli esponenti politici di Forza Italia, AN, UDC, Movimento per
l'Autonomia, grazie anche all'internità dei peggiori poteri
criminali, hanno infatti un controllo capillare del territorio.
Patronati e sedi di partito sono i luoghi in cui nei
quartieri popolari viene controllata la vita della gente, i luoghi
dell'elemosina data per centinaia di voti, i luoghi nei quali si
materializza uno sfruttamento al quale non ti puoi opporre. Per
lottare devi poter sperare di riscattare la tua dignità di uomo e di
cittadino, ma se puoi essere comprato con un pacco di spesa è
difficile sperare. Questa verità è scomoda anche per un centro
sinistra che ha abbandonato Catania per partecipare alla spartizione
del potere, per essere beneficiario dell'ultima fetta di torta
disponibile che puoi gustare solo se sei complice, connivente e
comodo avversario silenzioso in una sfida mai veramente cominciata.
È stata infatti la giunta Bianco a non approvare il piano
regolatore, previsto nel progetto Cervellati, che avrebbe potuto
frenare le speculazioni edilizie; è stata quella giunta a regalare
gran parte delle risorse del progetto Urban alle università con
l'idea malsana di trasformare i quartieri popolari del centro in
quartieri universitari cacciando gli originari abitanti verso le
periferie e a sprecare i fondi stanziati per combattere la
dispersione scolastica.
Ora è sempre il PD che si sottrae a qualunque opposizione
istituzionale per occupare qualche strategico posto di potere e che
continua a cercare alleanze oltre i confini di quella che fu
L'Unione con la speranza di diventare protagonista di un nuovo
progetto politico bipartisan che veda magari come interlocutori
privilegiati l'Mpa di Lombardo e l'Udc di Cuffaro.
Questa purtroppo è Catania, città estremamente libertaria e
famosa per la sua movida, in cui ogni divertimento è lecito ed ai
giovani è concesso fare tutto purché non si ribellino, purché non
lottino per la dignità e il riscatto della loro città. Catania,
città in cui i figli di una borghesia corrotta e parassitaria si
dividono tra i rampolli di una nuova classe dirigente spregiudicata
e senza scrupoli e i militanti dell'estrema destra, mentre i figli
di un sotto-proletariato nato dalla disoccupazione e dal degrado,
accecati dai peggiori modelli del moderno consumismo, sono sempre
più vittime di un sistema di esclusione sociale al quale rispondono
con rabbia, violenza ed autodistruzione.
Allora se a Catania si ha paura anche di danzare contro la
mafia, se nei quartieri si costruiscono commissariati ma si
sfrattano scuole elementari e medie, se la gente ogni giorno di
fronte al palazzo comunale, simbolo di un potere illegittimo e di
un'oppressione silenziosa, urla la propria disperazione è anche
perché per troppo tempo non si è detta la verità. Noi, la mia
comunità politica, e non solo politica, lo abbiamo sempre fatto a
Catania come in ogni più piccolo paese della Provincia in cui
giovani compagne e compagni, durante comizi in piazze attonite di
fronte al coraggio della denuncia pubblica, guardano in faccia i
sindaci mafiosi che vorrebbero intimorirli solo con la loro
presenza.
Così dobbiamo solo continuare a lottare e a denunciare la
verità di una terra stanca di subire. La forza e il coraggio ce li
daranno le nostre idee, l'entusiasmo per un partito che vogliamo
rilanciare, l'unione fraterna nelle lotte con le compagne e i
compagni che non sono nel partito ma nei collettivi, nei centri
sociali, in centri popolari di quartiere come l'Iqbal Masih e il
Gapa o in associazioni GLBT come l'Open Mind; e ce li daranno storie
bellissime da raccontare come quella di Mirko che nonostante tutto è
ancora con noi a militare, come quelle delle madri dell'Andrea
Doria, dei braccianti, dei precari e dei lavoratori licenziati con i
quali abbiamo lottato, occupato e sperato, come quelle della gente
del mio quartiere, che prega davanti ad un altarino di Sant'Agata e
che sorride a chi prega in una moschea.

Roma, 11 Settembre 2008
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