Bologna, la più tragica e misteriosa strage fascista

«Credo che non si possa parlare di una nuova fase della vita politica e civile senza fare chiarezza sul passato. Un Paese che voglia davvero voltar pagina deve chiarire, per rispetto delle vittime e di tutti i cittadini, le vicende della stagione delle stragi». L'invito è rivolto a chi si candida a sostituire questo governo e, mentre lo formula, associandosi idealmente ai numerosi comitati di familiari delle vittime, il professor Giuseppe De Lutiis è in viaggio per Bologna dove prenderà parte al venticinquennale della strage alla Stazione.

De Lutiis, storico dei servizi segreti e coordinatore dei consulenti della disciolta commissione stragi del parlamento, ha appena avuto uno "scontro" telefonico con Francesco Cossiga mentre era ospite di Sky Tv. L'ex presidente della Repubblica, prima di attaccargli il telefono in faccia, lo ha apostrofato più o meno come "servo di Violante", l'ex giudice ora capogruppo ds a Montecitorio. Lo stesso verdetto riservato a Libero Mancuso, giudice a Bologna, che qualche ora prima s'era permesso di sindacare le "clamorose" rivelazioni di Cossiga sulla strage del 2 agosto 1980. L'ex capo dello Stato era premier quando, alle 10.25 di venticinque anni fa, una bomba esplose nella sala d'aspetto di II classe della Stazione di Bologna, facendo crollare le sale dei piani di sopra, dove c'erano altri passeggeri di prima e seconda, gli uffici di un ristorante e fece venir giù una trentina di metri di pensilina che portò con sé i vagoni dell'Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. La miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone, prese a casaccio, provenienti da cinquanta città diverse italiane e straniere. 85 morti e 200 feriti. Le indagini dovranno zig-zagare fin dalle prime ore i tentativi di depistaggio e ci vorranno ben cinque processi per arrivare ai nomi dei colpevoli: due neofascisti dei Nar con un curriculum di altri omicidi, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ma Cossiga è tra quanti non si rassegnano a quella targa che definisce la matrice fascista della strage. Tira in ballo certi brigatisti rossi che gli avrebbero confidato che non potevano essere stati i due ex Nar.

Torna il nodo irrisolto di commissioni d'inchiesta chiuse senza aver potuto raggiungere delle certezze e la necessità di una nuova stagione di verità e giustizia come parte fondante di un eventuale nuovo governo di centrosinistra. «Vale anche per il caso Moro - dice il professore - la cui commissione ha chiuso i lavori proprio quando erano state imboccate piste promettenti. Resta la mancata chiarezza sui vecchi servizi segreti. Ci sarebbe voluta più disponibilità dai presidenti del consiglio. Oggi però, ci sono uomini nuovi, gente come Calipari, che non hanno nulla da coprire perché di nulla sono colpevoli, che potrebbero essere sciolti dal vincolo del segreto e autorizzati ad aprire gli archivi».

Che non sarebbe stata una ricorrenza qualsiasi s'era capito dalla bocciatura, al ministero delle comunicazioni, dell'emissione di un francobollo commemorativo chiesto dai familiari. Anche stamattina un corteo silenzioso muoverà dalla piazza del Nettuno. Alle 10.25 saranno già tutti davanti la stazione, in silenzio per un altro lungo minuto prima dei discorsi ufficiali di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittime, del sindaco Cofferati e del rappresentante del governo, il vicepremier Tremonti. Ci sarà il leader dell'Unione, Prodi, e gonfaloni di tante città.

Non mancheranno, neanche oggi, il Bologna social forum e le "Reti meno invisibili", la "coalizione" di associazioni di parenti e compagni di persone uccise in stragi di mafia o di Stato, da fascisti o uomini delle forze dell'ordine mentre tentavano di esercitare il diritto a manifestare. Sono tantissime quelle persone. E non hanno mai avuto né verità, né giustizia. Solo depistaggi. Rifondazione comunista, dall'Emilia, continua a sentire l'«assordante silenzio del segreto di Stato». Scrivono la segretaria regionale, Donatella Mungo e la responsabile per i diritti Laura Veronesi: «Ancora oggi c'è chi tenta di confutare la matrice fascista della strage, affossando con il cinismo di teorizzazioni depistanti il silenzio assordante delle leggi che offuscano la verità. La legge sul segreto di Stato deve essere profondamente modificata. Deve essere consentito l'accesso ai dossier riservati che contengono quelle risposte che attendiamo da troppi anni, su questa come su altre stragi, non meno tragiche e sanguinose».
                                                                                                                                    Cecchino Antonini  da Liberazione