Giuseppe Amata
Appunti di riflessione per l’unità dei comunisti (Luglio 2008)
1) La situazione internazionale è caratterizzata da un accentuarsi delle
contraddizioni interimperialistiche fra USA, Unione Europea e Giappone, per un
verso e per altro verso fra le contraddizioni tra queste potenze e la Russia, la
Cina, l’India, il Brasile e tutti i paesi del mondo che vogliono scrollarsi il
dominio imperialistico.
La Russia, dopo il governo di Eltzin che l’aveva enormemente indebolita e
smembrata e messa alle dipendenze degli Usa e dell’ Unione Europea, con Putin si
è ricostituita come potenza capitalistica ma con forte presenza del capitale
monopolistico statale, e si è posta di fatto in “continuità” con la storia
zarista e con quella sovietica, senza evidenziare la discontinuità e le
contraddizioni antagonistiche nel settore economico-sociale che vi furono tra le
due diverse fasi storiche.
La Cina, a sua volta, ha sviluppato “un’economia socialista di mercato” ed ha
raggiunto un elevato livello economico, tanto da potersi prevedere per i
prossimi decenni il raggiungimento della leadership mondiale. Le etichette
attribuite da alcuni compagni alla Cina, di paese socialista o capitalista, a
seconda delle opposte opinioni sono, a mio modesto avviso, entrambe errate
perché basate su un primitivo concetto di socialismo che non ha nulla a che
vedere con le esperienze della storia e con le categorie reali che dovrebbero
definire una formazione sociale socialista realizzata.
Detta formazione, per come si va delineando il processo storico, per non
apparire un’utopia, si potrà realizzare in un lungo periodo e dovrà essere
basata non soltanto sulla socializzazione dei rapporti di produzione e sullo
sviluppo delle forze produttive (quindi con l’aumento della produttività del
lavoro e non semplicemente con un egualitarismo basato sul basso livello di
sviluppo delle forze produttive!), ma anche sulla preminenza del valore sociale
rispetto al valore di scambio e sulla corretta integrazione tra economia,
energia ed ambiente, considerando il territorio come unità di produzione, al
posto dell’azienda, quando si deve formulare il giudizio di convenienza (che non
può essere solo economico, bensì energetico e sociale!) per ogni investimento
che si dovrà realizzare. Per queste ragioni, rappresentando la Cina nella realtà
internazionale un polo di contrapposizione all’imperialismo, subirà i risultati
della lotta politica, militare, economica, ideologica che si sviluppa tra
imperialismo (da una parte) ed antimperialismo e socialismo (dall’altra parte)
sul piano mondiale. Ciò, pertanto, influenzerà il destino della stessa
Repubblica Popolare Cinese, anche attraverso la lotta di classe che si sviluppa
nel suo interno, là dove le contraddizioni che tutt’oggi si evidenziano come
all’interno del popolo potranno diventare in futuro di natura antagonistica,
come del tipo fra borghesia e proletariato, se il Partito comunista cinese non
riuscirà più a governare, per come di fatto per grandi linee sta governando,
l’enorme processo di trasformazione della società.
La società cinese si può considerare oggi come una formazione sociale di
transizione, il cui approdo finale non può essere nella testa di nessuno. Solo
la storia potrà attestare cosa diventerà. Così come la società mercantile
semplice che inizia a svilupparsi nelle città-stato dell’Italia
centro-settentrionale nel periodo pre-rinascimentale e rinascimentale e che
comincia a scardinare il modo di produzione feudale, certamente non poteva, per
chi viveva in quel periodo, essere letta come la società di transizione verso il
modo di produzione capitalistico. Solo alla fine del processo storico, per chi
viveva nella società capitalistica, come Marx, attraverso la concezione
materialistica della storia, si poteva leggere il risultato di tale processo.
Quindi, per concludere questo concetto, nella Cina di oggi vi sono categorie
storiche nuove, come la funzione dirigente del Partito comunista (quale
avanguardia della classe operaia e dei settori sociali che si creano con lo
sviluppo delle forze produttive, della ricerca scientifica e della rivoluzione
culturale, cioè la cosiddetta “triplice rappresentanza”), la pianificazione che
tende a livellare i vecchi ed i nuovi squilibri storici ed altre; nello stesso
tempo persistono le categorie del modo di produzione capitalistico, le quali
però non si esplicizzano liberamente secondo quelle che Marx definiva “leggi
coercitive della concorrenza”, ma sono orientate e regolate dalla politica
economica statale.
L’India, il Brasile, l’Iran, l’Indonesia ed altre potenze emergenti, guidate
dalle rispettive borghesie nazionali, con l’intensificarsi dello scontro di
classe sul piano internazionale vedranno un aumento della contraddizione
capitale-lavoro anche al loro interno ed il ruolo del crescente proletariato
dovrà di conseguenza assumere una funzione dirigente, tenendo conto del come si
svolgerà la lotta di classe sul piano interno tra borghesia nazionale e
proletariato e sul piano mondiale tra imperialismo e paesi indipendenti e popoli
oppressi.
I paesi che nel XX secolo, oppure in quest’inizio di secolo, hanno avviato una
lotta rivoluzionaria ed una trasformazione sociale della società, come il
Vietnam, la Corea del Nord, Cuba, il Venezuela, la Bolivia e tanti altri paesi
dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, nonché i popoli ancora oppressi
rappresentano in questo momento la principale corrente storica
antimperialistica.
Anche il proletariato dei paesi capitalistici, ovviamente, rappresenta una forza
rivoluzionaria determinante per cambiare il mondo. Tuttavia, deve riprendere il
legame interrotto negli ultimi decenni con i popoli oppressi e deve abbandonare
una concezione economicistica e corporativa della lotta di classe. Per
realizzare questi compiti deve essere organizzato e guidato da una forza
politica autenticamente comunista, la quale bisogna costruire o ricostruire in
quasi tutti questi paesi, attraverso una corretta analisi ideologica, politica,
organizzativa della fase che stiamo vivendo contrastando le forze sedicenti
comuniste, ma che di fatto hanno snaturato la funzione ed il ruolo d’avanguardia
del Partito comunista. Per il successo del Partito comunista decisiva sarà la
lotta di massa nei diversi paesi, la visione internazionalista ed i collegamenti
internazionali ed anche la lotta politica nelle diverse istituzioni elettive,
superando però il cretinismo parlamentare, l’estremismo parolaio, il settarismo
organizzativo, il movimentismo finalizzato a singole rivendicazioni od alle
elezioni parlamentari.
Per tutte le contraddizioni fin qui elencate e per le altre esposte
successivamente nel mondo odierno aumentano i pericoli di guerra generalizzata,
mentre le guerre locali o regionali, aizzate di volta in volta dalle singole
potenze imperialistiche sono senza soluzione di continuità. Rimane, dunque,
ancora di attualità l'analisi di Lenin esposta nel saggio Imperialismo fase
suprema del capitalismo per comprendere la fase storica che stiamo vivendo.
In tal senso attenta considerazione deve essere posta alla montante crisi
economica e soprattutto finanziaria che si sta sviluppando a livello
internazionale, sia perché come tutte le crisi economiche e finanziarie passate
(grande crisi 1929-33 risolta con le terapie keynesiane e crisi petrolifera 1973
ed anni seguenti che ha portato alla crescita del capitale transnazionale, allo
sviluppo delle imprese multinazionali, all’abbandono del keynesismo ed al
rafforzamento del potere del Fondo Monetario Internazionale, della Banca
Mondiale e delle grandi banche centrali e private) essa è:
a) insita nel modo capitalistico di produzione, fondato come è noto sulla
socializzazione dei processi di produzione e sull’appropriazione privata del
prodotto (in termini di massimizzazione di interessi, profitti, rendite
fondiarie);
b) dovuta all’indebitamento crescente degli Usa, i quali non possono come prima
finanziare le loro guerre e i loro debiti stampando dollari, considerato che il
dollaro si indebolisce continuamente nei confronti dell’euro e dello yen e più
dollari stampano più avviene il rifiuto della loro moneta nel mercato
internazionale; per superare la debolezza del dollaro dovrebbero imporre una
guerra su scala più vasta di quella irakena e dimostrare a tutti i paesi
capitalistici che loro detengono l’egemonia mondiale e quindi mantenendo questa
egemonia mantengono la supremazia del dollaro;
c) dovuta alle pressioni speculative sulla merce-tipo (merce che entra nella
produzione di tutte le merci) come il petrolio che portano il prezzo
continuamente al rialzo arricchendo gli speculatori; 4) dovuta alla la
trasformazione delle coltivazioni agricole secondo gli interessi delle grandi
imprese multinazionali, le quali anziché tener conto del problema alimentare
mondiale, usano i terreni per coltivare le merci che hanno un maggior mercato
nei paesi ricchi (frutta, anche per i derivati in succhi, fiori, ecc.) e
sperimentano in laboratorio ibridi fondati sulle manipolazioni genetiche per
assoggettare i coltivatori all’acquisto annuale delle sementi, anziché alla
riutilizzazione di una parte del prodotto come semente, violando le leggi
naturali di esistenza fondate sull’adattamento e sulla climatizzazione delle
specie vegetali nei diversi territori.
2) Con il crollo dell'Urss e dei paesi dell’est europeo, in Europa si è aperto
un grande vuoto che l’Unione Europea e gli Usa in competizione stanno
rapidamente colmando attraverso l’allargamento della stessa UE e della Nato,
maggiormente in mano agli Usa, portata ai confini della Russia e pronta ad
installare armi contro di essa. Questo processo è avvenuto attraverso dolorosi
smembramenti di Stati e di nazionalità (oltre l’Urss, la Yugoslavia, la
Cecoslovacchia, altri nella regione caucasica) e non si è ancora concluso. La
stessa Italia corre il pericolo dello smembramento con l'azione dirompente della
Lega e con lo smembramento dell’assetto costituzionale repubblicano, nato dalla
Resistenza, sotto i colpi del revisionismo ideologico e politico e quindi del
revancismo. In tal senso grande responsabilità hanno avuto il gruppo dirigente
dell’ultima fase del Pci, il Pds poi Sinistra democratica, quindi il Partito
democratico, oltreché s’intende ha primaria responsabilità il fascismo di massa
innescato dal berlusconismo, dai partiti dichiaratamente di destra e dalla Lega,
Pari passo con le invocate “riforme istituzionali” è stata avviata, in Italia,
la politica delle privatizzazioni che ha portato allo smembramento dei monopoli
pubblici, i quali prima o poi finiranno nelle mani di holdings private europee
od anche americane o giapponesi. E si sa che un capitalismo nazionale forte non
può esistere senza una finanza ed un'industria statale di un certo peso. Non
solo, ma un eventuale smembramento dell'Italia dovrà tener conto dell'influenza
americana, la quale attraverso le basi militari in Sicilia, Sardegna e Veneto,
controlla non solo il traffico petrolifero bensì il dominio politico, economico
e militare del Nord-Africa, Medio-Oriente, della regione balcanica (Serbia e
Croazia parzialmente; Macedonia, Montenegro, Albania totalmente), nonché di
quella greca e turca. Se ne deduce che l’Italia rischia di essere una zona
marginale dell’UE e/o una colonia americana.
3) L'ondata anticomunista sul piano ideologico e politico, aizzata
dall'imperialismo dopo il crollo dell’Urss, e sviluppatasi con la collaborazione
della piccola e media borghesia urbana e con l'indifferenza, purtroppo, alle
volte, della classe operaia occidentale, che sembrava bloccata, anche se non
sconfitta, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, sta riprendendo
nuovo vigore, poiché le forze che si definiscono comuniste non sono state in
grado di iniziare una controffensiva sul piano nazionale ed internazionale, in
quanto mancanti di una ideologia rivoluzionaria che legasse teoria e pratica e
di conseguenza mancanti di strategie e tattiche appropriate, mentre si sono
dedicate, principalmente ad iniziative parlamentari rispetto alla lotta di massa
e nello svolgimento della stessa attività parlamentare si sono lasciate
coinvolgere dalle forze socialdemocratiche o liberali, subordinandosi alla loro
strategia e perdendo quindi l’autonomia di giudizio e di iniziativa politica.
Ciò ha portato in Italia alla scomparsa della rappresentanza comunista in
Parlamento.
4) Pesanti compiti ricadono sulle spalle degli autentici comunisti. Anzitutto
essi devono ricostruire i partiti comunisti su una teoria e una pratica
dichiaratamente leniniste ed internazionaliste, e devono tener conto della
lezione storica, cioè dei successi e delle sconfitte subite dall'Ottobre fino ai
nostri giorni, per arricchire il proprio patrimonio del sapere scientifico e
rivoluzionario e sviluppare così dei partiti di quadri e di massa nello stesso
tempo, senza scindere i due aspetti, come fece all'inizio degli anni '50 il
revisionismo internazionale, per cui alla fine degli anni '80 e nei primi due
anni '90 si è pagato il conto nel modo tragico che abbiamo conosciuto.
Successivamente bisogna promuovere, nell'ambito di un disegno internazionale
unitario, una politica di alleanze sul piano nazionale tra forze sociali e
politiche anticapitalistiche nell’ambito del fronte unito antimperialista.
Perno di questo fronte nei paesi capitalistici è la stretta unità tra lavoratori
direttamente produttivi (operai, braccianti, piccoli contadini, piccoli
artigiani) ed indirettamente produttivi (scienziati, tecnici, docenti, operatori
sociali) della ricchezza sociale. Su questa base operativa il fronte ingloberà
altresì la massa dei giovani studenti, dei senza lavoro, e dei lavoratori
improduttivi dell'apparato statale e del settore privato che insieme potranno
difendere, nel caso dell’Italia, la coesione nazionale e l'integrità
territoriale del paese scaturito dal Risorgimento e consolidatosi con la lotta
antifascista e la Carta Costituzionale.
Per preparare la controffensiva bisogna attrezzare sul piano ideologico,
politico e dell'azione di massa il partito comunista, che pertanto non può
essere il frutto di un compromesso fra correnti diverse, fondato sull'eclettismo
e sulla generica lotta per un socialismo come aspirazione o come sol
dell'avvenir, ma che nell'ambito di una corretta dialettica e democrazia interna
lotti invece per il socialismo come formazione sociale da realizzare nei
prossimi decenni.
Bisogna far capire ai militanti di Rifondazione, del Pdci, del vecchio Pci
rimasti senza tessera o confluiti attraverso i diversi passaggi nel Partito
democratico, che non si può più riproporre la politica e la funzione del PCI
svolta negli anni '60 e '70, quando nell'ambito del confronto tra i due blocchi,
l'Italia aveva un suo spazio economico e politico in Europa e nell'area
mediterranea (dal momento che la Germania era stata ridimensionata e divisa) ed
in particolare sviluppava con vantaggio il suo commercio estero con l'Est
europeo, l'Urss, il Nord-Africa ed il Medio-oriente e di conseguenza il Pci
giocava un suo ruolo non solo sul piano interno, ma anche su quello
internazionale.
Oggi la politica internazionale, come anzidetto, è notevolmente cambiata e
pertanto occorre tenere conto dei mutamenti intervenuti.
5) Per sviluppare una lungimirante e vittoriosa iniziativa di massa bisogna
avere una linea politica di lunga durata e sviluppare nel territorio oltre al
Partito comunista, che in Italia bisognerà ricostruire, le organizzazioni di
massa specifiche, quali:
a) il sindacato di classe per difendere l'occupazione ed il valore della
forza-lavoro;
b) quelle contadine per la difesa del loro lavoro contro la rapina monopolistica
della CEE;
b) quelle ambientaliste per la difesa del territorio dalla mercificazione
continua del processo capitalistico che determina a lungo andare processi
d'inquinamento e disastri naturali irreversibili;
c) quelle sociali e ricreative.
6) La questione energetica ed ambientale è oggi diventata una questione che
merita attenta considerazione e deve essere trattata in modo scientifico. La
questione energetica non è rappresentata dalla carenza di petrolio, di gas o di
altre materie prime o dal loro prezzo crescente, per cui in alternativa come
hanno deliberato all’ultimo G8 in Giappone i leaders di questi paesi si
procederà alla costruzione di mille centrali nucleari. La questione energetica
maschera il problema reale, cioè la questione entropica, la cui soluzione consiste nel
ridurre le emissioni inquinanti e nell’attuare dei processi produttivi nel
rispetto delle condizioni naturali di esistenza, basate sul trasferimento di
flussi energetici e sul rispetto del bilancio energetico sia del Pianeta che dei
singoli eco-sistemi. Se l’entropia (disordine) aumenta a dispetto della negaentropia (ordine) sia nel Pianeta che nei singoli ecosistemi significa che
si marcia in direzione della distruzione di ogni forma di vita. I modi di
produzione precedenti a quello capitalistico, vale a dire quello schiavistico e
quello feudale, si sono basati principalmente sullo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo e meno sullo sfruttamento della natura; in ogni caso anche se vi è
stato lo sfruttamento delle risorse naturali e la distruzione di qualche
ecosistema naturale, nell’arco di un certo ragionevole tempo si sono ricreate
nuovamente le condizioni dello sviluppo. Nel modo di produzione capitalistico
allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo si scompagna lo sfruttamento intensivo
delle risorse naturali ed il grande impiego di risorse energetiche determina
quello che oggi si chiama riscaldamento globale, cioè processi termodinamici
irreversibili che violano le leggi naturali di esistenza. In tal senso, il
socialismo come formazione sociale si configura come una nuova formazione
sociale, che conterrà certamente determinate contraddizioni, ma che dovrà
risolvere correttamente la relazione economia-energia-ambiente nel rispetto
delle condizioni naturali d’esistenza, che oggi si pone come necessità storica
che deve essere affrontata e risolta.
7) Una linea politica non cade dal cielo, ma deve essere continuamente
elaborata, come frutto di una visione unitaria del sapere scientifico, di cui il
marxismo, il leninismo, il pensiero di Mao sono parte. Bisogna, quindi, pensare
come fondare l'università popolare per istruire creativamente i quadri, con
l'insegnamento nell'unità inscindibile tra teoria e pratica di tutte le
discipline conosciute, ma non in forma slegata tra di loro, bensì proprio nella
visione unitaria che la Scienza è una sola, da cui si diramano poi i diversi
settori della conoscenza. E la politica ne deve rappresentare il concentrato.
L'università popolare non dovrà essere, quindi, la vecchia "scuola quadri del
Pci", in cui prevaleva lo studio dogmatico e ripetitivo di alcuni testi, anche
classici, e di alcuni elaborati dei dirigenti del Partito, ma la forma suprema
dell'insegnamento scientifico e rivoluzionario per trasformare, come diceva Marx,
il mondo.
8) Dobbiamo, in conclusione, affrontare problemi di strategia alla luce delle
principali contraddizioni:
a) imperialismo-popoli oppressi, con dominio del Nord sul Sud del mondo;
b) capitale-lavoro, con aumento del saggio di sfruttamento del lavoro e
l'impoverimento delle masse in ogni parte del mondo;
c) contraddizioni interimperialistiche che, dopo il crollo dell'Unione
Sovietica, nella rispartizione del mondo determinano sconvolgimenti degli Stati
nazionali, tentativi di formazione di Stati multinazionali guidati dal capitale
finanziario, come l'Unione Europea, integrazioni economiche e commerciali,
accelerazione della crisi economica, manifestazioni di guerre regionali che
possono degenerare in conflitto mondiale;
d) la crisi ambientale dovuta al modo di produzione capitalistico, il quale sta
distruggendo nella corsa alla mercificazione la bio-massa che si è formata sul
Pianeta e viola costantemente le leggi naturali dei trasferimenti energetici; la
contraddizione città-campagna sempre più esasperata è un elemento
caratterizzante della crisi ambientale. Di conseguenza trasformare il modo di
produzione capitalistico non è soltanto un’aspirazione dei popoli contro lo
sfruttamento e per l’eguaglianza sociale, ma una necessità storica per
salvaguardare l’esistenza della vita delle specie nel Pianeta.