GRAVISSIMO EPISODIO A CATANIA
Catania: 16enne tolto alla madre. «È comunista»

 
Ed ora la militanza di sinistra diventa una discriminante sociale, anche per i fatti di famiglia. L'iscrizione al circolo Tienanmen dei Giovani comunisti (organizzazione giovanile del Prc) è tra le motivazioni del provvedimento con cui la prima sezione civile del Tribunale di Catania ha affidato sedicenne al padre anziché alla madre.
L'adesione del ragazzo al Tienanmen era stata segnalata dagli assistenti sociali, che hanno definito il circolo giovanile di Rifondazione un «gruppo di estremisti». Secondo il rapporto dei servizi sociali citato nella sentenza del Tribunale, ci sarebbe un adescatore maggiorenne, il segretario del circolo studentesco appunto, «che convince i ragazzi minorenni all’attivismo politico e all’iscrizione al gruppo». Peccato che nel circolo giovanile del Prc Tienanmen di Catania c’è una regola per la quale una volta compiuti i 18 anni bisogna iscriversi al circolo territoriale del partito. Come ci dice Pier Paolo Montalto, Segretario della federazione catanese del Prc, «l’attuale segretario ha 16 anni ed è un bravissimo ragazzo che ha fatto dell’antimafia e delle battaglie per la legalità una scelta di vita». «Se quello che è scritto sulla sentenza fosse confermato si tratterebbe di una discriminazione pesantissima – prosegue Montalto che tra l’altro è un avvocato – oltre ad essere una falsità disumana».
Il segretario provinciale del Prc continua: «La cosa più grave è che i servizi sociali hanno collegato la militanza politica all’uso di droghe e di sostanze psicotrope. Questo per noi è un insulto all’impegno quotidiano che i nostri ragazzi ogni giorno mettono in campo contro la mafia e le disparità sociali del nostro territorio, che sono tantissime – continua Montalto». Secondo il dirigente di Rifondazione «Il circolo studentesco è un “oasi felice” in una città dove forte è la criminalità giovanile e il disorientamento sociale». Conclude il segretario: «I giovani attivisti del circolo sono tutti ottimi ragazzi. Hanno tutti ottimi voti a scuola e sono impegnati nel volontariato sociale, altro che sbandati e pericolosi estremisti come li ha definiti il rapporto del Tribunale».

«Stiamo ancora cercando di capire i motivi che hanno spinto il tribunale a prendere questa decisione. Il ragazzo non si droga, non ha commesso reati. La cosa che ci ha colpiti è che viene citato come appartenente ad un gruppo estremista. Secondo noi è stato montato un caso sul nulla». Lo afferma l'avvocato Mario Giarrusso, legale di Agata Privitera, madre del ragazzo. Secondo il quotidiano "La Repubblica", che ha rivelato il caso, nelle loro relazioni gli assistenti sociali avrebbero affermato che il giovane «frequenta luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope», e definito i comunisti «estremisti». La vita del sedicenne inoltre sarebbe «senza regole». Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del Tribunale inoltre si rimprovera alla madre di aver nascosto al marito che il ragazzo ha avuto «una irregolare frequenza scolastica» e di avere dato il suo beneplacito a «mancati rientri a casa». Il padre è un impiegato comunale, la madre è un medico. La donna è stata obbligata a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli e a lasciare la casa.

«Mio figlio va al mare e studia - dice la madre - ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico in greco, latino e filosofia. Come può essere sereno con questa guerra in atto?». La coppia ha altri due figli, una ragazza che ha appena compiuto i 18 anni, che viveva con il padre ma che ora dopo aver compiuto la maggiore età è andata a vivere con la madre, ed un maschio di 12 anni, che è stato assegnato anch'egli al padre ma che vuole andare a vivere con la madre. «In questo momento il Tribunale per i minorenni di Catania sta decidendo se mandare il ragazzo in comunità, come richiesto dagli assistenti sociali. Con l'aiuto di alcuni consulenti - ha aggiunto il legale - stiamo cercando di preparare una richiesta al Tribunale per un riesame della vicenda»
Sulla vicenda è intervenuto anche il leader di Rifondazione Paolo Ferrero, ex ministro della Solidarietà sociale: «Nell'esprimere la mia piena a totale vicinanza e solidarietà a M.P. e a sua madre, ritengo necessario che venga affrontata e risolta la gravissima violazione costituzionale che si è verificata a Catania». E chiede l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Che, nella loro relazione, i servizi sociali del comune di Catania trattino la militanza in Rifondazione Comunista come un fatto sostanzialmente illecito e negativo per un ragazzo è gravissimo e testimonia di pregiudizi incompatibili con l'espletamento di un pubblico servizio. Che la Prima Sezione Civile del Tribunale di Catania motivi una sentenza con le stesse argomentazioni non è solo gravissimo ma inaccettabile in uno stato di diritto», afferma Ferrero in un comunicato. «Ho quindi scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché nella sua veste di garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura intervenga per porre rimedio a questa situazione inaccettabile».
 
La vicenda di M.P. : un monito minaccioso contro I comunisti e contro Le lotte.
 
La storia di M. P.,tolto alla Madre perchè militante nel Prc e perchè frequentatore di ambienti definiti 'estremistici', forse perchè troppo impegnati sul fronte dell'antimafia sociale, fa registrare nelle ultime ore un'ulteriore offensiva DA parte di quegli ambienti di destra che usano Le relazioni dei servizi sociali e l'ordinanza dei giudici per imprimere un'impronta politico-culturale reazionaria alla società catanese.
Le dichiarazioni rilasciate alla stampa locale ( La Sicilia, La Gazzetta del Sud, Il Giornale di Sicilia del 22/8/08) dall'on. Gino Ioppolo, portavoce regionale de LA DESTRA-ALLEANZA SICILIANA (Storace/Musumeci), e DA M. Sapienza, assessore AI servizi sociali di S.Agata Li Battiati, sono assai illuminanti, oltre che preoccupanti.

Queste prese di posizione e IL loro tono non servono solo a fornire una copertura  AI protagonisti istituzionali di questa poco edificante e anticostituzione gestione Della storia di M.P., ma puntano altresì ad alimentare quel clima violento di scontro fisico e politico, che ha visto Le forze dell'estrema destra catanese prodursi, negli ultimi quattro anni, in continue e impunite aggressioni AI militanti Della sinistra comunista e dei movimenti.
D'altra parte la destra, tutta, ha giocato un ruolo decisivo nella evoluzione Della vicenda giudiziaria di M.P.
E' notoriamente di destra, vicino al Sindaco di Catania, on. Raffaele Stancanelli (An), nonchè, pare, suo contitolare di uno studio legale, E. Passanisi, avvocato Della Madre di M.P., fino a quando questa non is è accorta, dell'esito drammatico cui andava incontro, forse anche per la deficitaria tutela dei propri interessi. Infatti IL Passanisi viene sostituito, quale difensore Della mamma di M.P., dall'avv. M. Giarrusso, che ha impedito l'affidamento del giovane ad una comunità, cosa peraltro richiesta, quasi una condanna ad una condizione 'coatta': una mostruosità umana e giuridica.
E' di destra IL padre di M.P. Vicinissimo all'on. Angelo Lombardo, deputato regionale dell'MPA, fratello del governatore regionale Raffaele Lombardo, gratificato dalle amministrazioni di centrodestra del comune di Catania  con lncarichi nel settore dei servizi sociali prima e di gestione degli organi consiliari dopo.
Viene a consolidarsi perciò oggettivamente quel clima e quella cultura che hanno consentito al sistema di potere e alle oligarchie catanesi continuità nello svolgimento dei propri interessi e dei propri affari, mentre legge e ordine sono stati indotti ad impegnarsi contro I settori deboli Della società, contro I diversi, contro I soggetti del conflitto sociale.
Alla vigilia di un autunno complesso e foriero di contraddizioni e di disagi, in una città che assiste sgomenta e disorientata alla cisi dei suoi assetti produttivi e alla paralisi dell'ente locale, non più in grado di garantire I servizi sociali minimi e I pagamenti alle cooperative e alle imprese affidatarie degli appalti, e attraverso esse  degli stipendi dei lavoratori, appesi al filo esile e ricattatorio del licenziamento e Della perdita dei propri soldi- condizione che ha pesato e non poco alle ultime elezioni amministrative-viene lanciato un segnale inequivocabile: essere comunisti, essere protagonisti di conflitti per affermare diritti contro I privilegi diventa una condizione DA codice civile certamente, DA codice penale probabilmente.
Nel frattempo IL saccheggio Della città continua: dopo avere affondato l'innovatore e riformatore Prg di Cervellati, is procede alla realizzazione del progetto megaspeculativo che interessa Le aree che dal vecchio San Berillo arrivano alla Stazione, attraverso la progettazione ( la classica foglia di fico) di M. Fuksas e con Le consulenze di ex ministri  (Fantozzi), ex deputati (Pellegrino), ex amministratori (Scuderi), tutti di centrosinistra, che danno IL segno non solo di un consociativismo radicato ma, peggio ancora, di una subalternità del Pd e delle forze ad esso collegate al sistema delle imprese dei cavalieri del lavoro, vecchi e nuovi.
D'altra parte la domanda di legalità e affermazione del bene comune nel governo Della città, messa in campo l'anno passato dai militanti dell'antimafia sociale e Della intellettualità democratica, con una petizione di diverse centinaia di firme al CSM, per la nomina di un Procuratore Della Repubblica esterno alla città Ed estraneo AI condizionamenti del suo sistema di potere, non ha trovato ascolto anche per responsabilità dei rappresentanti laici di tutto IL centrosinistra, che hanno preferito dare seguito AI pressanti suggerimenti dei Palazzi romani e delle consorterie catanesi, fino al punto di chiudere la porta in faccia a Magistratura democratica e a fare finta di non capire e vedere quel che Le carte inequivocabilmnte testimoniavano.
Il caso Catania è più attuale che mai, così come la necessità dell'opposizione sociale e IL bisogno del cambiamento.

Mimmo Cosentino

Dichiarazione della Federazione del Prc di Catania

 

Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti di Catania esprimono sconcerto per la notizia appresa dal quotidiano “La Repubblica” secondo la quale la militanza dentro il PRC sarebbe stata una delle cause per le quali un giudice del tribunale di Catania ha deciso di affidare un minore al padre togliendolo alla madre con la quale viveva. Ci sembra innanzi tutto gravissimo che i servizi sociali, sulla cui relazione la sentenza si fonda, abbiano ricollegato la militanza politica dentro Rifondazione all'utilizzo di sostanze stupefacenti ed alcoliche e che abbiano descritto la nostra comunità come un gruppo di pericolosi estremisti dal quale le istituzioni devono allontanare i giovani. A nostro avviso trattasi di dichiarazioni di una gravità senza precedenti che dimostrano innanzi tutto un'allarmante carenza di imparzialità da parte delle istituzioni pubbliche coinvolte nella vicenda che dovranno dare spiegazioni in tutti i luoghi deputati sul discredito che hanno gettato sul Partito della Rifondazione Comunista. Teniamo inoltre a chiarire che il Circolo Tien An Men al quale sono iscritti gli studenti delle scuole superiori, costituisce un oasi felice nella realtà giovanile di Catania. Passione politica, impegno sociale, antimafia, antifascismo costituiscono le basi sulle quali si fonda la comunità che il circolo rappresenta nel Partito, nelle scuole e nella città.

Infine vogliamo ricordare che essere comuniste e comunisti significa, soprattutto in Sicilia, essere dalla parte dei più deboli e degli sfruttati, dei lavoratori, dei migranti e degli studenti. Dalla parte degli esclusi ed emarginati da questa società. Iscriversi a Rifondazione Comunista significa quindi scegliere di appartenere ad una comunità che continua a battersi contro le ingiustizie di questa terra, contro un potere mafioso sempre più potente che continua a mortificarla dentro e fuori le istituzioni . Militare nei Giovani Comunisti significa, poi, per i giovani scegliere di battersi contro i mali di una generazione che tra precarietà, disoccupazione e disgregazione sociale vede il proprio futuro sempre più incerto e insicuro. Invitiamo quindi i servizi sociali catanesi ad esprimere giudizi solo dopo aver conosciuto la realtà di cui parlano, per non correre il rischio di apparire o come i servi sciocchi di chi combatte le comuniste e i comunisti perché troppo scomodi in una realtà come Catania, o come un organo politicamente orientato e pertanto non obiettivo e discriminatorio.

Infine esprimiamo la massima solidarietà ad una famiglia che ha visto la propria vita privata sbattuta sui giornali e ad una madre che se dovesse definitivamente perdere l'affidamento di suo figlio per le ragioni riportate da Repubblica sarebbe vittima di un'ingiustizia giuridica senza precedenti.