Risveglio nell'inferno
Giuliana Sgrena
Ecco le immagini dell'esecuzione di
Saddam diffuse dai media. L'ex rais iracheno con il cappio al collo e poi
avvolto in un sudario. La prova della sua morte. È stato mostrato come un
trofeo, ma non fino in fondo. Per timore o per pudore? E come avrebbe potuto? Di
fronte all'orrore del mondo, l'unico leader mondiale fautore e favorevole
all'impiccagione dormiva. Difficile immaginare sonni tranquilli. Possibile che
Bush abbia potuto scacciare gli incubi con i suoi sogni di gloria? Che finora si
sono mostrati vacui? Il risveglio riporterà il presidente dentro la tragedia
dell'Iraq.
Bush ha definito l'esecuzione di Saddam una pietra miliare nella costituzione
della democrazia. Quale democrazia? Quella dell'occupazione, di Abu Ghraib, dei
massacri quotidiani, dell'illegalità, dei rapimenti, degli stupri, dei delitti
d'onore? O quella del processo a Saddam Hussein? Che ha violato qualsiasi
standard minimo del diritto internazionale. Perché non si è voluto un tribunale
internazionale come per Milosevic?
Gli Stati uniti hanno voluto decidere la sorte del «nemico» prima ancora di
poter proclamare la propria vittoria sugli iracheni e soprattutto sopprimerlo
prima che potesse rivelare le complicità dei vecchi amici e sostenitori, in
primo luogo gli americani. Con l'esecuzione si è impedito che Saddam fosse
processato per tutti i suoi crimini. La pena non è stato un atto di giustizia ma
solo una vendetta che sta scatenando i peggiori sentimenti.
Paradossalmente l'unico atto di sobrietà di fronte alla morte è stato quello
dell'ex dittatore che ha invitato gli iracheni a mantenere l'unità, che aveva
imposto con la violenza e che ora altri stanno distruggendo con altrettanta
violenza. Le vittime sono sempre iracheni. Per mandare sulla forca Saddam - per
la morte di 143 sciiti - sono stati uccisi circa 600.000 iracheni. In nome di
quale giustizia?
Il premier iracheno Maliki ha firmato la condanna a morte soddisfatto di avere
una parte in commedia che libera gli sciiti di un feroce repressore e gli
alleati iraniani di un temibile nemico, ma soprattutto offre una parvenza di
vittoria ai fautori della guerra, al presidente Bush la cui uscita di scena si
avvicina e che vuole rendere meno ignobile. Ma ormai negli Usa sono sempre meno
a credere nella giusta scelta della guerra. L'effetto peggiore tuttavia si avrà
in Iraq. Se gli sciiti hanno festeggiato, i kurdi sono rimasti con la bocca
amara per non avere avuto giustizia e i sunniti, amici o meno di Saddam,
aumenteranno la loro guerra all'occupazione. I terroristi, ancor più legittimati
da tanto orrore, faranno il resto.
L'impiccagione di Saddam può fare di un dittatore un martire. Per quella
resistenza che non ha ancora trovato un leader, Saddam può diventare un simbolo
indelebile. Adesso che è morto e non può più commettere orrori chi potrà
infrangere un mito? Non solo. L'esecuzione avvenuta il primo giorno dell'Aid al
Adha, la festa del sacrificio, una delle più sacre dell'islam, in cui tutte le
armi vengono deposte, darà alla morte dell'ex rais un forte valore simbolico. La
morte di Saddam - che per gli iracheni rappresentava ormai il passato - invece
di cancellarlo dalla memoria lo riporterà sulla scena politica dando nuovo
impulso alla resistenza e alla violenza. E Bush sarà sempre più solo.