Bertinotti a LiberaFesta: Questo governo non toccherà le pensioni

di Angela Mauro

“Non credo che questo governo toccherà le pensioni”. Fausto Bertinotti sceglie la platea di LiberaFesta 2006, festa nazionale di Liberazione, per esprimere a chiare lettere il suo auspicio in merito al dibattito in corso tra le forze di governo sulla Finanziaria e la riforma del sistema previdenziale. Il governo Prodi non toccherà le pensioni, si dice certo il presidente della Camera intervistato da Paolo Franchi davanti al popolo del Prc, “perché questo non sta nella pancia di tutto il popolo, non solo del nostro, ma anche di quello della Margherita e dei Ds. Questo popolo pensa sia arrivato il momento di avere più giustizia sociale”. “L’Unione nasce da uno stato di necessità”, spiega Bertinotti parlando dell’alleanza di governo. “Abbiamo deciso di fare un accordo con i moderati perché dopo cinque anni di governo Berlusconi non se ne poteva più, bisognava cacciarlo”. Ma non basta. Ora, il centrosinistra deve “essere in grado di indicare un’alternativa di governo” perché si tratta di una “alleanza per fare” e Rifondazione “sta facendo benissimo”, si complimenta Bertinotti con il segretario nazionale Franco Giordano ed il gruppo dirigente. “Bandito il tatticismo”, Rifondazione sta al governo “per cambiare il paese, investe su un’alleanza eterogenea che duri cinque anni per cambiare progressivamente l’Italia, altrimenti tutti usciamo dalla politica”. E tornando alle pensioni e alla politica economica, Bertinotti cita lo sforzo dell’Italia per la pace in Libano: “C’è un riposizionamento strategico dell’Italia in Europa: in Libano l’Italia lavora per la pace, invece di fare la guerra e questa è la lezione dei movimenti. Dovremmo riuscire a fare così anche nella politica economica e sociale: non vogliamo fare una contesa interna al governo per essere più ‘rossi’ degli altri, vogliamo fare una politica e sul terreno della politica economica il paese ha ragione di attendersi un cambiamento. Se vogliamo iniziare a fare qualcosa, non si comincia dalle pensioni: si comincia dall’evasione fiscale e da quella contributiva”. Gli italiani, incalza il presidente della Camera, “non sono un popolo di fannulloni che vuole andare presto in pensione”. Per Bertinotti bisogna invece discutere della “riorganizzazione del tempo di lavoro e del tempo di vita. Non dobbiamo più accettare un discorso sull’età lavorativa. Chi ha una maggiore attesa di vita? Non chi muore sul lavoro. Misure uguali per persone diseguali sono un’ingiustizia e l’ingiustizia va combattuta”. Nel corso del dibattito, Bertinotti tocca anche il tema ‘Partito Democratico’. “La sua costruzione è maturata da un bisogno di unità – spiega Bertinotti - ma la risposta che dà non è convincente perché non dice perchè cosa bisogna fare questo partito, qual è la sua idea di mondo e di società, non dice contro chi vuole battersi oltre a dire chi vuole mettere insieme”. Insomma, il partito cui stanno lavorando Ds e Margherita ”viene più dalla storia americana che dalla storia europea” e non si dica che “il partito democratico era il Pci: confondere il gradualismo del Pci con la socialdemocrazia è errato”. Per il Prc, impegnato nella costruzione della Sinistra Europea, Bertinotti ha un consiglio: “Se fossi gruppo dirigente di Rifondazione Comunista non giocherei la partita nei confronti del Partito Democratico sul terreno del tradimento degli operai, ma su quello della competizione, come dire? Tu Jane, io Tarzan: tu prova a fare il partito democratico, noi proviamo a fare la sinistra di alternativa”. Al governo, Rifondazione è anche “mobilitazione e conflitto contro il sovversivismo della classi dirigenti, come diceva Gramsci”, ricorda il presidente della Camera. Quanto all’Unione, l’alleanza di governo “ha un solo modo per incidere sulla loro crisi del centrodestra: portare avanti una politica di riforma: se il governo facesse un intervento punitivo sulle pensioni – avverte Bertinotti - avremmo un’alleanza sociale e politica che aprirebbe uno spazio alla destra”. Nel corso dell’intervista di Paolo Franchi, anche echi del passato della storia comunista in Italia: 1956, repressione dell’Unione Sovietica in Ungheria. “La difesa della repressione ungherese fu non solo un errore ma una tragedia e Nenni aveva ragione”, dice Bertinotti avvicinandosi solo di poco all’autocritica del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Solo di poco perché poi aggiunge: “Nenni aveva ragione sull’Ungheria ma non sull’interpretazione della società italiana. Aveva ragione Nenni e torto Togliatti, ma l’errore è duplice: da nessuno dei due poteva arrivare il futuro”. Da Montecitorio, un pensiero al popolo del Prc. La presidenza della Camera “segna una tappa di un percorso della Rifondazione Comunista”, dice Bertinotti: “Credo che questa possibilità che è toccata a me è un riconoscimento del lungo cammino fatto dal nostro popolo cui dedico la presidenza della Camera. E’ meritata perché è frutto di un’ìdea: era arrivato il momento di provare anche dal governo e dalle istituzioni a cambiare il paese”. Insomma, “lunga traversata per le istituzioni per questo bisogno di cambiamento. Per il Prc non ci sono più luoghi impediti della politica, il Prc può stare ovunque per contribuire a cambiare il paese”. (Angela Mauro)