Diritto alla salute
di Vittorio Agnoletto
L'accesso ai farmaci è uno degli otto Obiettivi per lo sviluppo del millennio. O meglio, lo dovrebbe essere.
Già, perchè ad oggi i paesi ricchi non stanno rispettando gli
impegni presi. Sul fronte della lotta all'Aids, il prezzo dei farmaci rende
inaccessibili le cure al 90% di sieropositivi che vivono nel Sud del mondo, dove
i medicinali sono quasi tutti importati. Solo l'India ha potuto esportare
farmaci generici, arrivando a minacciare l'oligopolio delle multinazionali
farmaceutiche. Che ben presto si sono prese la rivincita. Infatti dal 22 marzo
scorso anche in India i nuovi trattamenti sono brevettabili. La legge, votata
anche dai parlamentari della sinistra indiana al governo (nonostante la
pressione realizzata su di loro anche dal Gue) riguarda i farmaci immessi sul
mercato dal ‘95. Ciò significa che nel tempo la fonte di generici accessibili si
esaurirà.
Tutto questo è in contraddizione con la Dichiarazione di Doha in materia di
Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (Trips)
e salute pubblica, approvata al vertice Wto del 2001. Tale dichiarazione, che
sanciva l'impegno a promuovere l'accesso ai medicinali per tutti, non risolse il
problema per i paesi senza industria farmaceutica. L'uso della licenza
obbligatoria, infatti, non riguardava i medicinali destinati all'esportazione: i
paesi poveri erano autorizzati ad importare, ma quelli in grado di produrli non
potevano esportarli. La soluzione a questo problema si fece attendere fino
all'agosto 2003, quando a Ginevra in sede Wto i paesi membri trovarono un
accordo che formalmente consentiva l'esportazione dei farmaci verso Stati con
problemi di sanità pubblica, cosa che solo Canada e Norvegia hanno fatto. Europa
e Stati Uniti, invece, non hanno ancora recepito tale decisione. L'Ue, in
particolare, ha aspettato ben 14 mesi prima di proporre un regolamento attuativo
e lo stesso Parlamento europeo ne ha iniziato l'iter di valutazione solo lo
scorso giugno. Mentre si attendono i tempi della burocrazia, si contano migliaia
di morti. Va poi ricordato che al di fuori del contesto multilaterale è molto
più facile per i paesi ricchi imporre a quelli poveri clausole di tutela dei
brevetti ancora più rigide (i Trips plus) con la minaccia di ritorsione
commerciale in altri settori produttivi strategici.
E l'Italia? Continua a fare promesse, pubblicizzando nuovi impegni, come il
fondo per vaccini, mentre la realtà è che non ha ancora pagato la quota 2004 del
Fondo Globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria.
Per cambiare questa tendenza negativa, sia a livello nazionale che a quello
globale, bisogna provvedere ai fondi per curare i sei milioni di persone
sieropositive che hanno bisogno urgente di trattamento antiretrovirale entro la
fine dell'anno. Occorre aumentare i contributi per la prevenzione, la cura,
l'assistenza e finanziare il Fondo globale.
Sul lungo termine è necessario lavorare per la costruzione di sistemi sanitari
pubblici capaci di formare il proprio personale e pianificare autonomamente gli
interventi. Per realizzare tale indipendenza dei Paesi con minori possibilità
economiche bisogna però superare due ostacoli. Da una parte i Piani di
aggiustamento strutturale (Pas) del Fmi e della Banca mondiale, oggi chiamati
Documenti strategici di riduzione della povertà (Prsp), che vincolano i
contributi per lo sviluppo dei Paesi poveri alla liberalizzazione dei mercati e
alla privatizzazione dei servizi pubblici essenziali. Dall'altra, l'Accordo
generale sul commercio dei servizi (Gats) del Wto che ha come scopo quello di
eliminare le frontiere commerciali sui servizi del welfare, creando un business
appetibile per le multinazionali (la sanità rappresenta un mercato mondiale di
3500 miliardi di dollari!).
Nel frattempo, l'Ue continua a piegarsi alle lobby farmaceutiche, perfino in
materia di medicinali pediatrici. Lo scorso 7 settembre, nell'ambito del voto
sul Regolamento europeo per i medicinali usati sui bambini, il Parlamento
europeo ha deciso che la validità del brevetto farmaceutico venisse prolungata
di sei mesi. Questo significa che i generici, identici ai brevettati ma molto
meno cari, saranno disponibili nelle farmacie europee con sei mesi di ritardo.
Ci attendono due importanti appuntamenti: il 28 settembre a Strasburgo si voterà
il Regolamento europeo sull'esportazione dei farmaci verso Paesi con problemi di
sanità pubblica e a Honk Hong dove a dicembre si terrà la 6° Conferenza
ministeriale del Wto. Allora sapremo se i Paesi del Sud del mondo, e chi lavora
al loro fianco nella battaglia per il sacrosanto diritto alla salute,
riusciranno ad ottenere almeno un'inversione di rotta rispetto alla drammatica
della situazione attuale.