Ferrero:
Perchè ho votato no sul Mose e sul Tfr
Intervista al titolare della Solidarietà Sociale (Prc) dopo lo scontro in
Consiglio dei ministri

Crisi? «Quale crisi». Paolo Ferrero in Consiglio dei ministri ha votato contro
la riforma del Tfr. «Mi attengo al programma dell'Unione, chiedo che sia
rispettato». Questo è tutto. Il ministro della Solidarietà sociale immagina i
titoli delle agenzie, dei telegiornali, dei quotidiani di domani. «La solita
polemica della destra». Detto questo, è innegabile che nella compagine
ministeriale ci siano differenze di sensibilità. Un esempio? Ferrero di no ne ha
detti due, il secondo, ancora più duro, sul faraonico progetto Mose di dighe
mobili nella laguna di Venezia. Ogni rosa ha le sue spine, ma anche i suoi
petali. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un nuovo disegno di legge
blocca sfratti. Quanto alla regolarizzazione degli immigrati che già lavorano,
ci sarà ancora da aspettare ma la strada dovrebbe essere tracciata.
Ministro, partiamo dalle spine. Dal Mose.
Il governo ha deciso di prendere atto che non ci sono progetti alternativi
validi. Il problema è che i piani alternativi non riescono ad assumere dignità
di progetti veri e propri perché non vengono finanziati. Fin qui il progetto del
Mose è andato avanti quasi per forza di inerzia. Eppure contro il Mose si è
pronunciata un'intera cittadina, il sindaco Cacciari (che non è certo un
estremista di sinistra). Insomma, i diretti interessati non lo vogliono.
Un'altra spina. Il Tfr.
Con il voto di oggi ho voluto segnalare un problema nella realizzazione del
programma dell'Unione in merito ai Fondi pensione. Nel programma è infatti
prevista l'attivazione anche dei fondi pubblici presso l'Inps che, ad oggi, non
sono stati attivati.
Dal Tfr alle pensioni, il passo può essere breve...
Il mio voto contrario poteva anche essere un'astensione. Ho voluto segnalare un
problema politico. Il decreto è stato approvato comunque. Fino ad ora si è
andati avanti sui fondi pensione come se fossimo in "prorogazio" degli accordi
fatti dall'ex ministro Marroni. Non va bene. C'è un programma dell'Unione che
deve essere rispettato. Parlare di crisi è una sciocchezza.
Un petalo. Arriva un nuovo provvedimento per bloccare gli sfratti.
Dopo la bocciatura in Senato, il 25 ottobre scorso, del decreto legge, il
Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che recepisce la
sostanza delle obiezioni di costituzionalità sollevate a palazzo Madama. Abbiamo
discusso tenendo conto delle istanze poste della conferenza delle regioni, dai
comuni, dalle province, dalle diverse forze politiche e abbiamo definito un
disegno di legge il più possibile condiviso. Ora speriamo di avere un canale
preferenziale per farlo approvare rapidamente. La volontà politica rispetto al
blocco di questi sfratti mi pare ci sia. Al di là degli incidenti di percorso,
spero che la sostanza del provvedimento vada in
vigore rapidamente.
Sul disegno legge contro lo sfruttamento di lavoratori immigrati all'interno del
governo non si trova ancora l'accordo.
In discussione c'era un disegno di legge proposto dal ministro Amato, da Damiano
e dal sottoscritto sull'estensione dell'articolo 18. Ho proposto un'aggiunta:
diritti per centinaia di migliaia di lavoratori immigrati assunti al nero perché
la legge ha impedito di metterli in regola. Se il datore di lavoro è disponibile
ad assumere un immigrato clandestino che sta lavorando per lui, lo Stato dà il
permesso di soggiorno. Domanda e offerta di lavoro si sono già incontrate, si
tratta di regolarizzare rapporti di lavoro già in essere. E di fronte alla
richiesta di Rosy Bindi di estendere la possibilità solo alle famiglie ho detto
di sì. Ho accettato questo passo in avanti, anche se non è ancora esaustivo.
Domanda secca: ministro Ferrero la crisi c'è o non c'è?
Le polemiche della destra su presunte crisi di governo o su riverberi sulla
finanziaria sono del tutto infondate e fuori luogo. Il nostro obiettivo è il
rispetto del programma sottoscritto dall'Unione, che è l'impegno assunto con gli
elettori. Per questo ho posto un problema politico su un tema importante come
quello dei fondi pensione.
Domanda d'obbligo: se perfino Rita Levi Montalcini ha dubbi su questa
Finanziaria, allora forse c'è qualcosa che non va per il verso giusto.
Il limite di questa Finanziaria è la sua entità, che è troppo grossa. Questo è
chiaro e lo avevamo già detto tempo fa. Una posizione che oggi si dimostra di
puro buon senso. Dentro questa dimensione abbiamo lavorato con le organizzazioni
sindacali per evitare tagli allo stato sociale. Una cosa che penso sia in larga
parte riuscita. Detto questo, l'entità della manovra fa sì che tocchi tante
parti, fra cui la ricerca. Un problema sollevato anche dal ministro Mussi. Ma
c'è ancora tempo per lavorare, limare, migliorare, l'iter parlamentare serve
anche a questo.
(da Liberazione - 11 novembre 2006)