ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS
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 Il Leninismo:

 

Teoria e Tattica

della Rivoluzione d’Ottobre

 

7. novembre 2005

TERAMO

 

        Si ritiene che la Rivoluzione d'Ottobre sia una combinazione di situazioni favorevoli sfruttate sapientemente da Lenin e dai bolscevichi.

Questo ha consentito loro la Presa del Palazzo d’Inverno.

E’ questa una visione romantica della rivoluzione, di chi ha della rivoluzione stessa una visone romantica.

        La rivoluzione non  è un atto, è un processo, segna cioè il punto di rottura di una fase della transizione da una società all’altra e che dà l’avvio ad una fase successiva della transizione da una società ad un’altra, da un modo di produzione ad un altro.

di chi, infine, ha una visione romantica dello Stato.

Ed è esattamente contro questa visione romantica dello Stato che Antonio Gramsci  conduce una ferma battaglia nei confronti di quegli stessi quadri comunisti incarcerati dal fascismo. elabora a tal fine la teoria della guerra manovrata e della guerra di posizione, la teoria delle “ casematte”, la critica al bonapartismo, al nepotismo, e che lo stesso Lenin conduce con gli scritti sullo Stato, innanzitutto “ Stato e Rivoluzione”.

 

        Il centro di tutto ruota attorno al concetto-chiave.

     “ Senza teoria rivoluzionaria

      non può esistere movimento rivoluzionario.”

        Una serie sconfinata di situazioni favorevoli possono portare, e portano, alla caduta di un governo, di un blocco sociale ma non  ad una società e sempre al massacro delle forze rivoluzionarie, una violenta e scientifica decapitazione dell’intero movimento rivoluzionario.

le forze rivoluzionarie che non hanno saputo preparare il momento di rottura sono poi responsabili del massacro successivo delle forze rivoluzionarie, e di se stesse in primo luogo, da parte delle classi sfruttatrici.

La caduta di una società è un punto di svolta decisivo, che richiede non solo una serie di atti consequenziali, ma anche un consistente gruppo di quadri altamente preparato e specializzato, con un elevato grado di preparazione teorica, con una grande capacità di elaborazione e di sintesi ed un’alta capacità di duttilità in grado di plasmarsi su ogni più piccola piega e manovrare su ogni più piccolo spazio, che la realtà offre, in grado di spingere in avanti, piegare gli eventi nella forma tumultuosa e accidentale che tendono a prendere nella direzione di una nuova società, di un nuovo modo di produzione ed in grado successivamente di dare continuità a quegli atti.

Diversamente, dopo anche anni di sommovimenti rivoluzionari, le istituzioni, le “ casematte” gramsciane, la vita riprendono il loro vecchio corso, dentro gli antichi ambiti, lungo le antiche strade dentro cui quella società  si era per l’innanzi mossa e che avevano prodotto quelle istituzioni, quei quadri, quei modi di sentire, quei luoghi comuni, quelle antiche certezze ed antiche verità. in una riprendono l’abitudinaria via.

 

        Le condizioni in cui i bolscevichi si trovano ad operare erano modificate rispetto a quelle di Marx ed Engels. Il Programma e la Strategia mantenevano intatte la loro validità. Era la Teoria e la tattica che andavano elaborate nelle nuove condizioni.

        Il centro delle modifiche ruotavano attorno ad una estensione ed innalzamento del rapporto

Scienza – processi produttivi; ossia una maggiore e più alta integrazione delle innovazioni tecniche e scientifiche nei processi produttivi.

Questo comportava una modifica dei processi produttivi, lo sviluppo di nuove branche della produzione, di nuovi settori produttivi e quindi di una modifica nella composizione delle classi e tra le classi.

Il centro era costituito dal ritmo e dalla velocità del progresso tecnico, che determinava una modifica nei ritmi e nelle velocità del processo di concentrazione capitalistica ed in definitiva un innalzamento della crisi capitalistica.

Lo sviluppo del capitalismo alla sua fase suprema. l’Imperialismo, il colonialismo, sviluppo del sistema creditizio e bancario sono determinati esattamente da questo ritmo che aveva preso il rivoluzionamento continuo dei strumenti di produzione, o progresso tecnico. E questo comporta una contrazione del saggio del profitto, che poteva trovare compenso sia nell’estensione del commercio estero e nel colonialismo e sia nel parassitismo e quindi lo sviluppo del capitale finanziario, le speculazioni sui titoli, l’estensione della rendita parassitaria, fino a configurare l’Imperialismo come rentiers a danno del profitto industriale e della produzione industriale ed agricola. Lo sviluppo della contrazione del saggio generale del profitto, risultante dall’insufficienza del colonialismo e del parassitismo, ecc. conduce alle guerre coloniali prima ed alla “ super guerra coloniale”, ossia alla 1° guerra mondiale.

Il progresso tecnico comportava una rottura della precedente struttura teorica ed una centralità della scienza e quindi il carattere nuovo dell’idealismo e lo sviluppo di nuove forme dell’idealismo: il misticismo esasperato e l’empiriocriticismo.

Il progresso tecnico è allora la prima questione che Lenin ed i bolscevichi pongono al centro dell’attenzione, dello studio, dell’analisi e dell’elaborazione. Lenin nei suoi primi scritti di economia ( volumi 1-3 delle Opere ) interviene nella struttura del modello della riproduzione esposto da Marx, interviene introducendo nella struttura del 1° e 2° settore il progresso tecnico, complessificandola.[1]

Lenin fornisce la prima elaborazione teorica della legge della crescita prioritaria della produzione dei strumenti di produzione.

Partendo dalla teoria marxista secondo cui il progresso tecnico si traduce in un aumento della composizione organica del capitale, in A proposito della cosiddetta questione dei mercati Lenin elabora degli schemi di riproduzione allargata che tengono conto del variare della composizione organica del capitale. In essi scompone il 1° settore in due

1a settore che produce mezzi di produzione per i mezzi di produzione,

1b settore che produce mezzi di produzione per i mezzi di consumo.

Lenin giunge alla conclusione, formulando la legge, che in condizioni di progresso tecnico la produzione dei mezzi di produzione, ossia il settore 1a, cresce più rapidamente di quello dei beni di consumo, ossia del settore 1b.

Questo detta, diciamo così, i ritmi e le velocità nelle modifiche della composizione delle classi e quindi del blocco sociale, l’alleanza delle classi, strati, fazioni e frazioni delle classi.

Questo orienta l’intera tattica e quindi le forme dell’organizzazione della tattica.

 

        Questo innalzamento del progresso tecnico, questo innalzamento del rivoluzionamento continuo degli strumenti di produzione determina modifiche nei processi di produzione e quindi modifiche nella composizione della stessa classe operaia, nello stesso proletariato. Il rapporto lotta economica-lotta politica e quindi ruoli, funzioni spazi della stessa lotta economica, lotta sindacale vengono a modificarsi.

Ancora.

        Per l’innalzarsi dei ritmi e delle velocità della contraddizione tra rapporti di produzione e forze produttive, o in altri termini della caduta tendenziale del saggio generale del profitto, si ha come conseguenza un innalzarsi del ruolo del proletariato, della sua funzione, della sua centralità.

Le consequenziali di questa analisi sono allora l’elaborazione del Partito bolscevico e l’arricchimento teorico del centralismo democratico, che diviene la forma della democrazia del proletariato. Antonio Gramsci chiarirà in maniera magistrale questi temi nel suo intervento alla Commissione Politica del III Congresso del Pcd’i, Lione 1926.

 

        Il rivoluzionamento continuo degli strumenti di produzione, quindi dei rapporti di produzione  e quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali, lo scuotimento di tutte le condizioni sociali, l’incertezza ed il movimento eterni contraddistinguono l’epoca borghese da tutte le precedenti.

Questo comporta che tutte le stabili e arrugginite condizioni di vita, con il loro seguito di opinioni e credenze rese vulnerabili dall’età, si dissolvono, e le nuove invecchiano prima ancora di aver potuto fare le ossa.

Questo significa, questo determina, una modifica profonda, una rottura in tutta l’esperienza rivoluzionaria delle classi acquisita sino al 1848.

La battaglia per le idee, ossia la battaglia per l’egemonia, vede al centro il problema delle Scienze, del rapporto Scienza- conoscenza, Scienza – gnoseologia, di qui la battaglia, iniziata già da Engels con Dialettica della Natura, gli scritti matematici e gli scritti sulla Biologia di Marx, testi questi non noti a Lenin, e con l’Antidhuring di Engels che Lenin sviluppa, portandola ad un livello superiore, al livello cioè dello sviluppo della Scienza nel primo ventennio del XX secolo.

Si diceva: “ testi a Lenin non noti”, ma a cui Lenin da sviluppo e continuità, a conferma di quella continuità teorica sostanziale che salda Lenin a Marx ed Engels.

Materialismo ed Empiriocriticismo è il centro di questa battaglia, che si coniuga con gli scritti sul taylorismo ed il fordismo, lo scritto Sul significato del materialismo militante, l’antologia cura da Lenin  di scritti degli autori materialisti a partire dai materialisti greci e fatto studiare e discuterne da quadri bolscevichi.

Ma questa non era affatto questione, querelle, filosofica, era la consequenziale di tutto un lavoro condotto dai bolscevichi per attrarre alla scienza del marxismo scienziati, ricercatori, giovani intelligenze. Avremo così che Pavlov, Micurin Feedman e molti altri erano bolscevichi tra il 1904 ed il 1908.

La battaglia per le idee, la battaglia per l’egemonia, ha allora al centro gli sviluppi scientifici e le teorie scientifiche sia nel loro riflesso sul piano della conoscenza, modificando il rapporto Uomo-Natura e sia nell’utilizzo della classe della borghesia di tali sviluppi al fine del mantenimento del consenso, attraverso, appunto, quel matrimonio, fermato in maniera eccellente da Lenin in Materialismo ed Empiriocriticismo, quel matrimonio tra la Fisica e la Fede.

Il punto non era affatto la critica filosofica, ma la comprensione dei problemi nuovi che le scoperte scientifiche ponevano e sui quali venivano ad impattarsi scienziati e ricercatori, che li rendeva, poi, subalterni a quel fideismo o a vecchi filosofi del passato Hume, Kant, Platone, Aristotele.

Il centro nevralgico del periodo 1880-1910 era dato dagli sviluppo della Fisica e della teoria nucleare, che abbattevano la concezione di materia che si era sin ad allora consolidata e che adesso proiettavano una materia in quanto energia in movimento. Lenin centra la questione quando scrive, ma questo richiedeva da parte di Lenin e dei bolscevichi non solo un padroneggiare sicuro gli sviluppi scientifici sino ad allora avutisi non solo in Fisica ma anche in Chimica, in Medicina, Biologia, ecc. , ma averne fatto anche un bilancio ed una sintesi che si esprimeva appunto quando scrive nel capitolo 5, paragrafo “ la materia è scomparsa?” che non è la materia ad essere scomparsa, ma è scomparsa la vecchia concezione che si aveva della materia, e che occorreva ridefinirla sulla base della rivoluzione moderna delle scienze naturali.

        Le modifiche che vengono introdotte, le cui cause e motivi si è detto, comportano una modifica nello stesso carattere e nella forme e mezzi e modi della lotta di classe condotta dalla borghesia in difesa dell’ancien regime .

Non solo si complessifica e bunkerizza lo Stato e gli apparati politici, militari, istituzionali e casematte, ma si sviluppa su nuove basi, date dal progresso scientifico, strumenti di controllo, di repressione e di consenso. Si amplia e complessifica l’apparato burocratica dello Stato, il blocco sociale si sclerotizza a cui fa da surrogato un apparato artificioso di consenso: intellettuali e moderni strumenti della comunicazione: stampa, ecc. E questo in una situazione in cui si velocizzano le comunicazioni: aeree, terrestri, marittime e della comunicazione vera e propria. telegrafo, ecc.

Unitamente a ciò lo Stato si complessifica sviluppando ed arricchendosi di nuove branche e sezioni in risposta all’esistenza della difesa di uno dei punti chiave che consentono l’innalzamento del profitto e del saggio del profitto. il commercio esteroà colonie, data l’opposizione dei popoli coloniali e le contraddizioni interimperialiste per le materie prime e mercati di sbocco. l’esercito.

Ma unitamente a ciò, l’intelligence: militare, politica, industriale interna ed esterna.

Lo sviluppo della centralità delle colonie e della guerra per la difesa e la conquista di sbocchi di mercato e di fonti di materie prime porta ad una modifica del rapporto madrepatria-colonie e quindi una modifica decisiva nella formazione del profitto e del saggio del profitto, con investimenti sempre più massicci nelle colonie, che richiedevano a maggior ragione la difesa militare ed il controllo politico dei singoli paesi coloniali. Questo porta ad uno sviluppo della stessa scienza militare, dell’esercito: armamento, formazioni militari, e consequenziali modifiche nella massa dell’esercito e quindi dei quadri e della formazione dei quadri militari, oltre che a nuove formazioni militari ed arricchimento o tramonto di quelle esistenti.

Tutto questo modifica la tattica e quindi richiede nuove forme di organizzazione della tattica.

Già Marx ed Engels tra il 1868 ed il 1871 avevano modificato la tattica:

dalla rivoluzione permanente alla rivoluzione ininterrotta, il cui motivo chiave era dato:

sul piano politico dalle modifiche intervenute nello Stato capitalistico,

sul piano militare per l’introduzione delle modifiche militari introdotte e sperimentate nella guerra franco prussiana il nuovo tipo di fucile ed il mortaio leggero ippotrainato: rimandiamo qui a quanto scritto da Engels.

Ancora.

        Già Marx verso la fine degli anni Settanta del XIX secolo aveva individuato un declino della centralità della Germania e del movimento operaio tedesco ed un’ascesa del movimento operaio russo e della Russia.

Lenin, ponendosi in continuità con la rivoluzione ininterrotta e sulla base delle modifiche determinate dal progresso tecnico, che comportava le modifiche che abbiamo sin qui velocemente schizzato, elabora la teoria della rottura della catena imperialista nell’anello più debole, che i dati sperimentali, conclamati e ripetutamente confermati, indicavano nella Russia tale anello debole. OI dati, cioè, confermavano ampiamente la correttezza dell’analisi di Marx sulla Germania e sulla Russia, ed a cui Lenin dava continuità.

 

        In questo lungo periodo di tempo 1895-1915 si forma su tali analisi, studi, elaborati scientifici un saldo gruppo dirigente, esperto ed altamente preparato sul piano scientifico, un corpus con forte interdisciplinarietà, un team d’eccezione di migliaia di quadri: l’intellettuale collettivo; un gruppo dirigente con una visione organica dei processi e dei loro sviluppi tendenziali ed in grado, così, non solo di dirigere la crisi rivoluzionaria, apertasi nel febbraio 1917, ed avendo una visione chiara dei processi tendenziali di sviluppo intuire che tramite un colpo di stato militare la borghesia russa intendeva mettere fine alla crisi rivoluzionaria per avviare una stabilizzazione reazionaria e quindi di bloccare il colpo di stato del luglio 1917 ed aprire così la via alla direzione ed all’egemonia del proletaria nella fase successiva. Con il fallimento del colpo di stato ad opera dei bolscevichi si consumano e si bruciano quadri, teorie, organizzazioni e strati cuscinetti della borghesia, creando così un vuoto di potere e quindi spazio per la teoria, l’organizzazione, il programma e la strategia della classe del proletariato.

Essi così non solo sono in grado di dirigere la crisi rivoluzionaria del febbraio 1917, ma di spostarla in avanti, padroneggiando con assoluta sicurezza l’intera esperienza storica dei processi rivoluzionari sin ad allora accumulata dalle classi rivoluzionarie, e così giungere a dirigere il proletariato nell’abbattimento dell’ancien regime e quindi di dirigere la prima fase del processo di transizione, ma anche di guidare e dirigere la fase successiva della costruzione della nuova società.

Questo non si improvvisa.


 


[1] Lenin, Le caratteristiche del romanticismo economico,

              A proposito della cosiddetta questione dei mercati,

              Lo sviluppo del capitalismo in Russia,

              Nota sul problema della teoria dei mercati,

              Risposta al signor Nezhdanov.