Finanziaria. Giordano: Con la minaccia della Grande Coalizione, Confindustria vuole spingere a destra il governo


di Stefano Bocconetti

Franco Giordano è in una pausa del seminario con i leader della sinistra tedesca, della Linke. Gli portano le agenzie della mattinata. Dove, come ormai accade da qualche giorno, tiene banco il tema della 'grande coalizione'. Molti -a destra - la invocano, anche se ieri è stata un po’ la giornata delle 'seconde file'. Ma sono anche tanti quelli che, magari dopo qualche ambiguità iniziale, ora la negano. Senza mezzi termini. Fassino per fare l’esempio che conta di più. E’ netto come rare volte gli è capitato: "Centrosinistra e centrodestra sono alternativi", dice. Resta il fatto però che il tema è entrato nell’agenda politica.
"La destra fa il suo lavoro, non c’è dubbio. - dice il segretario del Prc - Però a me piacerebbe che chi, nel nostro schieramento, avesse voglia di larghe intese si fermasse un attimo ad analizzare quel che è successo davvero in Germania. Sarebbe bastato che fosse venuto qui, al nostro seminario".

E cos’è accaduto in Germania?

Che la socialdemocrazia è crollata e che il governo con la destra è quasi paralizzato. Col risultato di una crescita della passività politica delle persone, che ha portato a cifre di astensionismo sconosciute in Germania. E con una politica sociale che ha prodotto solo una ripresa del conflitto. Per dirne una, è di pochi giorni fa, un’imponente manifestazione contro le scelte economiche della Merkel e dei suoi alleati.

Come si traduce questo in Italia?

Che chi dalle nostre parti fosse attratto da quella sirena deve sapere che il risultato sarà la distruzione dei soggetti politici organizzati. In particolare i diesse, esattamente come sta avvenendo coi socialdemocratici in Germania. Ma anche la Margherita difficilmente ne uscirebbe indenne.

Eppure gran parte del dibattito politico italiano ruota attorno a questa proposta.

Ecco il punto. Io non credo che gli ispiratori di questa proposta pensino davvero alla possibilità di una Grosse Koalition a Roma. Questa opzione però viene usata esattamente come una frusta. Viene agitata, viene mostrata non tanto e non solo per disegnare un diverso quadro politico, quanto per imporre, qui ed ora, politiche neocentriste, neoliberali.

Gli ispiratori, dici. Chi sono? Le destre? Berlusconi? Casini?

Più semplicemente la Confindustria. Montezemolo, i suoi giornali. Hanno deciso di intervenire nelle scelte programmatiche del governo, hanno deciso che è arrivato il momento di ridimensionare il ruolo di Rifondazione, della sinistra della maggioranza. E guarda che tutto ciò è di una gravità senza precedenti.

Senza precedenti? Ma l’associazione degli industriali non è nata proprio per strappare soldi e commesse dai governi? Da tutti i governi?

Mai però era accaduto quel che sta avvenendo in queste settimane, in questi giorni. Con la Confindustria - e i suoi strumenti - che entrano direttamente, senza mediazioni, nella politica. Nella sfera autonoma della politica. Dettando programmi, formule di governo, dettando alleanze ai partiti.

Ma perché proprio ora?

Perché finita la Finanziaria, sono convinto che comincerà la partita vera. Quella sulla riforma delle pensioni e su tutti quei temi che si dovranno discutere a quello che chiamano “il tavolo delle compatibilità”.

Cosa vuole davvero Montezemolo?

A me sembra chiaro. Vogliono elevare l’età pensionabile, per garantirsi la lucrosa gestione dei fondi pensione. E vogliono, finalmente - finalmente per loro - arrivare a quello che il contratto dei metalmeccanici è sempre riuscito a stoppare: la flessibilità degli orari di lavoro.

A quel punto, che fa la sinistra?

Inutile spiegare che per noi quei temi sono irricevibili. Non se ne parla nemmeno. Ma aggiungo che a chi vuole difendere davvero questo governo non può più bastare la cautela. No, non può bastare.

Che vuoi dire?

Che davanti all’offensiva della Confindustria, non basta più dire che occorre stare tranquilli, o limitarsi a spiegare che non esiste una “fase due”. Così come non basta più sostenere che questa maggioranza non ha alternative. Credo che a questo punto, sia diventato indispensabile far capire che non esistono alternative al programma dell’Unione. Voglio essere ancora più chiaro: mi fa piacere sentire che molti, anche oggi, insistono sul fatto che l’Unione deve essere autosufficiente. Benissimo, ma bisogna fare un passo in più: l’importante è che le pretese confindustriali non “entrino” nelle scelte di questo governo, nelle sue opzioni strategiche.

E siamo alla cronaca, al vertice di sabato a Villa Pamphili.

Vedi, anche lì. Io sono d’accordo con Rutelli quando dice che c’è la necessità di aumentare il consenso sociale attorno al governo. Ma il punto è proprio questo: il consenso lo si recupera facendo leva sul programma, come io credo, o c’è qualcuno che pensa ad altro? E poi, a cosa pensa?

Già, a che cosa pensano?

Davvero non lo so. E ti dico di più: credo che lo stallo nella definizione di una piattaforma riformista, quella che avrebbe dovuto essere alla base del partito democratico, diventa uno dei varchi dentro cui passa la Confindustria. Senza progetto, insomma, Montezemolo ha gioco facile ad imporre il suo.

Per capire: stai dicendo che i “riformisti” sono generici? E’ così?

Sento che Rutelli, e anche un po’ Fassino, dicono che ora è arrivato il momento del rilancio della crescita. Ma esattamente che vuol dire? Non capisco. A quello, non doveva essere destinato il cuneo fiscale? Alle imprese sono finiti 2,5 miliardi di euro, saranno cinque i miliardi di euro a regime. Soldi - diciamocelo, francamente - distribuiti sulla base della vecchia filosofia per cui il taglio del costo del lavoro fa sviluppo. Ipotesi falsa, sbagliata, negata dalle vicende di questi anni. E ora che vogliono? Chiedono altri soldi? E c’è ancora qualcuno disposto a darglieli? Non mi pare che si possa neanche discutere di questo.

E allora, tornando al vertice, com’è andato davvero?

Mi sembra che sia andato bene soprattutto per un elemento. Che tutti - ma proprio tutti - abbiamo deciso di rinsaldare il legame col blocco sociale che ha consentito di mandare le destre all’opposizione. E le possibilità di emendare, di modificare la Finanziaria mi sembra che siano inserite in quell’obbiettivo. Per capire: dobbiamo garantire che fino a 40 mila euro - netti, parlo di netto - anche se piccolo, dovrà esserci un primo risarcimento. Dovrà vedersi in busta paga, insomma. E dobbiamo parlarne già da domani (oggi per chi legge c’è il vertice dei capigruppo sull’argomento, ndr). Così come non dovrà esserci l’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici, quello che pretendeva la Lanzillotta. Restare al programma, insisto. E tornare ad ascoltare la nostra gente. Penso ai pensionati in piazza oggi, ai ricercatori, agli universitari, tutti in lotta per chiedere più risorse. E penso ai precari che saranno in piazza il quattro novembre. Mobilitazioni che devono trovare un governo in grado di ascoltare.

Visto che ci siamo, parliamo anche delle altre sollecitazioni esterne. Quelle che arrivano, per esempio, per cambiare subito la legge elettorale. In senso ipermaggioritario. Che ne pensi?

Al vertice siamo stati chiarissimi. Anche a noi, ovviamente, interessa, come a tutti i democratici, modificare questa legge, brutta e sbagliata. Noi pensiamo ad una soluzione alla tedesca. Se ne può discutere, comunque. L’unica cosa che non si può fare è che qualcuno, magari attraverso il referendum, provi a rafforzare il potere dei partiti più grandi, a scapito non delle forze più piccole, ma a scapito della rappresentatività del sistema elettorale. Questo aprirebbe un problema serissimo all’interno della coalizione. Ecco perché abbiamo chiesto che non ci sia alcun apporto al referendum da parte delle forze organizzate dell’Unione. Altrimenti, come dire?, liberi tutti.

E Prodi?

M’è sembrato importante il suo assenso.

L’ultima cosa. Ma dì la verità: sei tranquillo per il voto sulla Finanziaria? Anche al Senato?

I numeri sono quelli che sono, lo sappiamo tutti. Però io sono convinto di una cosa: che la compattezza della maggioranza al Senato può essere la condizione per aprire contraddizioni fra le destre. Per questo atteggiamenti come quello di Dini o di De Gregorio mi sembrano francamente inaccettabili. Semplicemente perché aprono la speranza alla destra. Che altrimenti non ne avrebbe.

(da Liberazione - 31 ottobre 2006)