Olmert: la strage errore tecnico

di Michele Giorgio

suIl Manifesto del 10/11/2006

Per il capo del governo di Tel Aviv è stato un errore dell'artiglieria. Poi elogia Abu Mazen ma dice: le operazioni contro la Striscia potranno continuare. All'Onu si discute la forza internazionale d'interposizione

Nel giorno del commosso addio di Gaza alle vittime di Beit Hanoun, la «città martire», mentre Ibrahim Athamnah, in cima al corteo funebre, stringeva tra le braccia il corpo della figlioletta Dima uccisa dai colpi dell'artigliera israeliana, il quadro politico ha raggiunto il paradosso. Il premier israeliano Ehud Olmert, con una mossa astuta e mediatica, ha «esortato» il presidente palestinese Abu Mazen a tornare subito al tavolo negoziale. «Sono disposto a sedere con lui senza condizioni preliminari...ho grande rispetto per Abu Mazen: è un patriota palestinese e combatterà come un leone per gli interessi palestinesi. È un uomo onesto che si oppone al terrorismo. È sotto pressione da parte di gruppi terroristici e non ha il potere per contrastarli e rovesciarli», ha dichiarato. Incredibile. Ariel Sharon prima e lo stesso Olmert dopo, entrambi accaniti sostenitori dell'unilateralismo in opposizione al piano di pace «Road Map», negli ultimi anni hanno evitato sistematicamente di riprendere il negoziato con il presidente palestinese, che pure è riconosciuto come «moderato» da tutta la Comunità internazionale, americani compresi. Olmert ha continuato a ripetere dopo l'elezione di Abu Mazen, nel gennaio del 2005, che tornerà al tavolo delle trattative soltanto quando il presidente palestinese smantellerà «le strutture del terrore» e lotterà con accanimento contro le organizzazioni armate. Ora invece tenta di far passare l'idea che il negoziato è fermo perché è Abu Mazen a volerlo. Olmert inoltre ha annunciato di essere pronto a rilasciare «molti prigionieri» palestinesi in cambio della liberazione del caporale israeliano Gilad Shalit. Di fatto ha comunicato di aver accettato le condizioni palestinesi. «Non sapete quanti detenuti libereremo se rilascerete Shalit (catturato lo scorso 25 giugno)», ha detto in aperta contraddizione con la posizione che ha mantenuto in questi ultimi quattro mesi: solo dopo il rilascio incondizionato di Shalit, Israele, come gesto di buona volontà, libererà un certo numero di prigionieri palestinesi per motivi umanitari. In realtà Olmert, più che ad Abu Mazen, ha parlato al presidente americano Bush, che vedrà lunedì prossimo. Dopo la batosta elettorale, Bush ha bisogno di passare come promotore di soluzioni di pace e il premier israeliano cerca di dargli una mano. Al Consiglio di Sicurezza dell'Onu peraltro da ieri è in discussione una proposta presentata dai palestinesi attraverso il Qatar che chiede l'invio al confine tra Gaza e Israele di una forza di interposizione, come quella che opera in Libano del sud. In ogni caso Washington non esiterà ad usare il suo veto per bloccarla.
Sono morti per un «errore tecnico dell'artiglieria», i palestinesi di Beit Hanoun fatti a pezzi dalle cannonate, ha spiegato ieri sera ancora Olmert, esprimendo nuovamente «rincrescimento» per le vittime civili. I colpi, ha aggiunto, erano diretti ad un aranceto ma per cause ancora da accertare sono finiti sulle case. Attenzione, ha subito dopo avvertito Olmert, le operazioni militari contro i lanci di razzi artigianali da Gaza verso Israele continueranno, e non si possono escludere nuovi «incidenti» come quello di Beit Hanoun. Poco prima i palestinesi avevano seppellito nel «cimitero dei martiri» a nord di Gaza city le vittime della strage di mercoledì: 19 persone fra cui otto bambini e cinque donne, avvolti nella bandiera gialla del movimento al-Fatah. Una scelta obbligata, perché il cimitero di Beit Hanoun non ha più posti dopo le decine di vittime della settimana scorsa. Alla cerimonia funebre hanno partecipato decine di militanti di gruppi armati, che hanno sparato in aria per commemorare le vittime e giurato vendetta contro Israele. «Beit Hanoun, il nostro sangue sarà versato per te», hanno scandito migliaia di persone. Intanto, nonostante la battuta d'arresto alle trattative imposta ieri da Hamas dopo il massacro, continuano i negoziati per la formazione di un governo palestinese di unità nazionale. Abu Mazen ha parlato al telefono con il leader in esilio di Hamas, Khaled Mashaal e in serata si è appreso che le trattative formali tra Hamas e il presidente potrebbero riprendere già domenica.