ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI Karl Marx –
Friedrich ENGELS
CONCEZIONE
FILOSOFICA E CONCEZIONE POLITICA M A R X I S T A

LA CONCEZIONE FILOSOFICA
1.PREMESSA
Incontro questo difficile, che richiede uno sforzo ed una tensione teorica
particolare. Voi avrete dinanzi una grande teoria scientifica: il punto più alto
mai raggiunto dall'uomo per rigorosità scientifica ed altezza della ricerca
teorica. E' questa fortemente rigorosa, la cui comprensione è già di per se
stressa complessa, difficile.
Strumento di indagine meticoloso, attento, articolato, reciso in ogni pur minima
definizione: scrupoloso in ogni pur minima impostazione di una problematica.
Solo il proletariato poteva raggiungere un livello tanto alto nella rigorosità
scientifica e nell'altezza scientifica di metodo e di una teoria.
Io vi esporrò la concezione marxiana così come Karl Marx e Friedrick Engels
l'hanno elaborata, mantenendomi strettamente fedele, senza apportarvi alcun
intervento correttivo di nessuna natura e di nessuna entità.
Nel corso di questi 150 anni la teoria filosofica marxiana è stata sottoposta a
pesanti interventi che tendevano a snaturarne il contenuto ed a renderlo docile
ed addomesticato a seconda degli usi che le singole classi ( piccola borghesia,
semiproletariato, borghesia ) volevano farne.
Ristabilire, quindi, l'integrità del pensiero marx-engelsiano è quindi
importante:
1. per consentire a ciascuno innanzitutto di farsi un'idea personale;
2. per consentire uno sviluppo e ripresa forte del marxismo;
3. per consentire un bilancio corretto dell'esperienza storica del proletariato;
4. per consentire la formazione di quadri intellettuali proletari.
La battaglia sul piano filosofico è centrale, senza una battaglia decisiva sul
piano filosofico è impossibile qualsiasi ripresa del marxismo. Voi dovrete
prestare nel futuro grande importanza al piano filosofico.
Dovrete saper individuare il contenuto filosofico delle diverse posizioni, che
vi si porranno dinanzi e ricondurre innanzitutto il dibattito sul piano
filosofico e su questo piano individuare se quella posizione si pone dentro o
meno l'impianto marxiano. Nel dibattito vedremo alcune posizioni concrete.
2 LA FILOSOFIA.
La Filosofia è la scienza cardine che elabora le categorie fondamentali del
pensiero. Può assolvere questa funzione - e l'assolve - nel misura in cui si
pone, ed è, sintesi delle scienze naturali e sociali.
La Filosofia è, cioè, il momento della più alta astrazione. E' essa che elabora
i metodi e le categorie fondanti, tramite le quali il pensiero dell'uomo viene
articolandosi.
La Filosofia è quindi il centro nevralgico del sistema teorico ed ideologico di
una classe e di un'epoca storica.
La Filosofia si suddivide in vari rami: GNOSEOLOGIA: essa si occupa dei problemi
della conoscenza; ONTOLOGIA : essa si occupa dei problemi dell'essere;
LOGICA;ESTETICA.
La Gnoseologia si suddivide in: Filosofia delle Scienze, Filosofia del Diritto,
Filosofia della Storia, < ... >.
La Logica in: Logica Matematica, < .... >.
La Gnoseologia si occupa del problema della conoscenza, del perchè e come
conosciamo, da qui scaturiscono, poi, i sistemi di indagine ed i metodi di
analisi. Sistemi e metodi che trovano nella Logica la loro sistematizzazione,
organicità, interdipendenza.
La Logica è quindi l'ultimo ramo di un sistema teorico filosofico che viene
elaborato. La gnoseologia è quella che viene sviluppata per prima, essa
s'intreccia in un primo momento con l'ontologia e l'ontologia fa tutt'uno con
l'Etica e l'Estetica.
Da dove proviene la conoscenza?
Su questa problematica si sono venute articolando due concezioni contrapposte.
Una ritiene che il mondo, e tutta la realtà esterna, è un prodotto dell'IDEA, o
PENSIERO. Questa corrente va sotto il nome di IDEALISMO ( Platone, Agostino d'Ippona,
D'Aquino, Berkeley, Hegel ).Secondo l'idealismo, quindi, sono le idee che
determinano la realtà, realtà che è, invece, illusoria, falsa.
A seconda del ruolo che viene dato alle idee ed a seconda della loro validità.
universale o particolare, noi abbiamo: Idealismo puro o assoluto < o idealismo
classicamente inteso >: Platone ... Hegel; Idealismo spiritualistico: la
teologia è una forma dell'idealismo spiritualistico; Idealismo soggettivistico:
soggettivismo: Berkeley.
L'Idealismo spiritualistico mutua il concetto di idea in spirito, fatto questo
opera una modifica di tutti i termini e di tutte le categorie dell'idealismo.
L'Idealismo Spiritualistico si configura o come massimo idealismo puro o come
mediazione tra le due forme. Il teologismo è un idealismo spiritualistico di
questo genere.
A seconda del ruolo e della valenza che viene attribuito all'elemento universale
o particolare dell'idea, vengono a configurarsi le diverse forme del teologismo:
buddismo, cristianesimo, protestantesimo, ebraismo,ecc; all'interno di ciascuna
di questa vi sono poi varie sottoclassificazioni.
Tra la concezione materialistica e quella idealistica in funzione di mediazione
si pone l'agnosticismo: Kant, Hume.
La concezione materialistica ritiene, invece, che sia la realtà esterna,
oggettiva, che si riflette nel cervello degli uomini attraverso i cinque sensi e
determina il pensiero.. Ritiene quindi che il pensiero è un riflesso nella mente
degli uomini della materia. E' quindi la materia e non il pensiero l'elemento
principale.
Gli antichi così definivano le due concezioni: " Nihil est in intellectu quod
prior non fuerit in sensu " < Niente è nell'intelletto ciò che prima non sia
stato nella materia > : materialismo;
" Nihil est in sensu quod prior non fuerit in intellectu " < Niente è
nella materia ciò che prima non sia stato nello intelletto >: idealismo .
In generale, ed in maniera generica, diciamo che: il pensiero materialistico è
stato il pensiero delle classi rivoluzionarie in lotta per sostituire nuovi
rapporti di produzione, per una nuova società; il pensiero idealistico è stato
invece il pensiero delle classi reazionarie in lotta contro i nuovi rapporti di
produzione, in lotta contro la nuova società.
Questo perchè: la concezione materialistica ha alla base la visione del continuo
svilupparsi e perire delle cose. E' portatore sempre di una diversa visione
della materia e della sua organizzazione. Legge nel mutare perenne delle cose
la sua forza e giustificazione della sua ascesi al potere e sostituzione della
vecchia classe dominante.
La concezione idealistica è invece sostenitrice che tutto è, è sempre stato e
sempre sarà, giacchè la classe al potere legge se stessa come limite non
superabile, come il migliore dei mondi possibili.
Quindi sia l'idealismo che il materialismo sono concezione
Ma cos'è una concezione filosofica ?
La concezione filosofica è un sistema teorico organico d'intendere e
trasformare la realtà. Data una concezione il metodo di analisi e logico è dato,
ossia è conseguenziale. Diciamo, infatti, che un sistema teorico è instabile,
quando non vi è consequenzialità logico-teorica tra la concezione filosofica ed
il metodo o le categorie o l'impianto logico usati.
Il sistema teorico organico del proletariato è LA CONCEZIONE MATERIALISTICA
STORICO - DIALETTICA
MATERIALISMO DIALETTICO
Il materialismo del proletariato non è il materialismo filosofico classicamente
inteso. Marx ed Engels definivano il materialismo precedente rozzo e volgare:
meccanicistico.
Il precedente materialismo considerava solo il rapporto della realtà esterna
sull'uomo e non anche l'uomo sulla realtà esterna.
Marx nelle " Tesi su Ludwing Feuerbach " scrive:
" Tesi I. Il difetto capitale di ogni materialismo fino ad oggi è che
l'oggetto, la realtà, la sensibilità, vengono concepiti solo sotto forma
dell'obiettivo o dell'intuizione, ma non come attività umana sensibile, prassi.
Tesi X. Il punto di vista del vecchio materiali smo è la società borghese, il
punto di vista del materialismo nuovo è la società umana o l'umanità sociale. "
Engels in " Dialettica della Natura " scriverà:
" Tanto la scienza quanto la filosofia hanno finora trascurato l'influsso dell'attvità
dell'uomo sul suo pensiero: esse conoscono solo la natura da un lato, il
penserio dall'altro. Ma il fondamento più essenziale e più immediato del
pensiero umano è proprio la modificazione della natura ad opera dell'uomo, non
la naturacome tale di per sè sola, e l'intelligenza dell'uomo crebbe nella
stessa misura in cui l'uomo apprese a modificare la natura. E' perciò
unilaterale la concezione naturalistica della storia<..>; come se
esclusivamente la natura agisse sull'uomo, esclusivamente l'ambiente naturale,
in generale, condizionasse il suo sviluppo storico. Essa dimentica che anche
l'uomo reagisce sulla natura, la modifica, si costruisce nuove condizioni di
vita. "
IL PROCESSO DELLA CONOSCENZA
Vediamo prima lo schema più semplice del processo della conoscenza.
1. L'uomo entra in contatto con la realtà esterna attraverso i cinque sensi, da
questi la sensazione. Questi dati vengono trasmessi attraverso una struttura
nervosa al cervello che li elabora: il pensiero. Attraverso un processo di
associazione di idee si ha la formazione di un pensiero, da qui, dal pensiero
per processi successivi di aggregazione: sistema di pensiero-teoria-sistema.
Volendolo rappresentare graficamente noi abbiamo: L'UOMO E LA REALTA' ESTERNA -
LE SENSAZIONI ---CINQUE SENSI - IDEE - ASSOCIAZIONE DI IDEE---- PENSIERO -
SISTEMA DI PENSIERO - TEORIA - SISTEMA-TEORICO
2. Validità del pensiero.
La realtà non è immediatamente leggibile, se non per le cose immediate: pane,
acqua, fiore. Ma questo non è pensiero, è constatazione di singole cose.
Perchè un insieme di fatti possa dar vita ad un pensiero, sia pure elementare
occorre che i dati della realtà vengono elaborati. E' attraverso un processo
intellettuale che noi giungiamo a formulare un'idea, un pensiero organico, una
legge scientifica, un sistema teorico.
Questo processo si basa sull'astrazione:
aggregazione/disaggregazione di dati. Ma la realtà è innervata da infiniti
rapporti di interdipendenza relazionale. Il punto chiave diviene cosa si isola
e con che cosa si accorpa e cosa si esclude.
Nella realtà odierna la mistificazione della conoscenza avviene esattamente su
cosa si esclude, ossia conta più cosa non si dice. Un esempio ci è dato dalla
recente guerra del golfo.
Si è detto che l'Iraq aveva una potenza di fuoco che ne faceva una terribile
nazione bellica. In questa situazione il rapporto Iraq e Kuwait era un rapporto
assolutamente spropositato, che richiedeva l'intervento di una forza in grado
di equilibrare quanto meno quel rapporto.
Si è detto che l'Iraq possedeva un simile e potente arsenale bellico perchè
durante la guerra contro l'Iran le potenze imperialiste avevano fornito l'Iraq
di quegli armamenti, allora loro alleato contro l'Iran.
Chi ha ritenuto di dover controbattere ha contrabattuto sul terreno
dell'imperialismo.
Si è partiti dall'affermazione che l'Iraq era agguerrita perchè l'imperialismo
le aveva dato le armi sia contro l'Iran che contro la popolazione curda, da qui
la critica all'imperialismo, ecc. ecc.ecc.
In realtà muovendosi su questo terreno, ci si è mossi sul terreno
dell'imperialismo ed involontariamente avallato la guerra del golfo, giacchè si
è accettato l'essenza di quel discorso, ossia che il rapporto di forze
Iraq-Kuwait era assolutamente spropositato. Una volta accettato questo, l'"
operazione di polizia internazionale " diventava consequenzialmente logica.
Vediamo, ora, cosa non è stato detto:
a) Sono state fornite le armi ma non i pezzi di ricambio;
b) le armi ma non le munizioni;
c) le armi ma non i tecnici per usarle;
d) le armi erano vecchie;
e) i paesi imperialisti fornivano armi vecchie e tecnologicamente
arretrate durante il conflitto Iran-Iraq;
f) le armi venivano pagate, ossia in cambio di armi vecchie e tec nologicamente
arretrate i paesi imperialisti rapinavano le ma terie prime;
g) il prezzo delle armi veniva stabilito su base assolutamente di seguale e
questo aumentava la rapina imperialista ai danni di
questo paese:
h) i paesi imperialisti fornivano sia l'Iraq che l'Iran a seconda
di chi stava perdendo, consentendo così il mantenersi e prolun garsi della
guerra che consentiva ai paesi imperialisti di ra pinare entrambi i popoli ed
indebolire entrambi i paesi.
La realtà è stata che l'Iraq non aveva uno straccio di difesa aerea, non aveva
uno straccio di difesa militare nè tanto meno un armamento: l'unica cosa che
aveva erano 11 scud e li ha sparati tutti e 11 e li ha sparati su Israele.
Non basta, quindi, che il pensiero corrisponde alla realtà, perchè è sempre
possibile isolare un fascio di interdipendenze relazionali e legarle con un
altro fascio in precedenza isolato e così trovare nella realtà i fatti che ci
danno ragione.
V.I. Lenin - in " A proposito della dialettica ", Opere vol. 38, pag. 366 - ha
correttamente messo ben in evidenza:
" La conoscenza umana non è un alinea retta, ma una curva, che si approssima
infinitamente ad una serie di circoli, ad una spirale. Ogni frammento, tratto di
questa curva può essere tramutato in un alinea retta a sè stante, indipendente,
che conduce alla palude, al pretismo. Il carattere rettilineo ed unilaterale,
l'irrigidimento e l'ossificazione, il soggettivismo e la cecità soggettiva:
ecco le radici gnoseologiche dell'idealismo."
Si tratta, allora, di vedere cosa si legge: ed è qui che va esercitata la
criticità della lettura.
Ma una volta che noi abbiamo correttamente formulato un pensiero, una legge
scientifica non significa per questo che quel pensiero, quella legge è definita
una volta per tutte. La conoscenza umana è in progresso continuo per cui l'uomo
apprende sempre di più e modifica quindi le sue precedenti conoscenze: alcune le
elimina totalmente perchè si rivelano errate: la concezione tolemaica secondo la
quale è il sole che gira attorno alla terra, altre le modifica. Esiste cioè un
rapporto tra le conoscenze acquisite e quelle che l'uomo avrà in futuro, per cui
non esiste alcun pensiero assoluto dato una volta e per tutte.
La concezione materialistica dialettica introduce qui il concetto di verità
assoluta e verità relativa.
Una legge scientifica, un pensiero, nel momento in cui opera noi la consideriamo
come una verità assoluta, ma questa nel corso del tempo può dimostrarsi
insufficiente o errata ed in questo senso essa è al tempo stesso relativa.
In altri termini la concezione materialistica dialettica lega la conoscenza al
tempo e rispetto al tempo la definisce assoluta e relativa: assoluta per tutto
il periodo in cui opera, ma proiettata nel tempo essa è relativa, perchè
senz'altro la conoscenza umana progredendo evidenzierà limiti, errori,
insufficienze e dovrà essere sostituita con altre leggi più attinenti alla
realtà.
Un altro aspetto che occorre considerare è il rapporto tra la cosa in sè e la
cosa per noi.
V.I. Lenin in " Materialismo ed Empiriocriticismo " - Opere vol. 14, pag. 100 -
ha ben spiegato questo concetto:
" Nella teoria della conoscenza, come in tutti i campi della conoscenza,
occorre ragionare dialetticamente, cioè non presupporre che la nostra
conoscenza sia bell'e fatta ed immutabile, ma esaminare in quale modo dalla non
conoscenza si passa alla conoscenza, in quale modo una conoscenza incompleta,
imprecisa diventa più completa e precisa. Se vi mettete dal punto di vista che
lo sviluppo della conoscenza umana muove dalla non conoscenza, vedrete che
milioni di esempi tanto semplici come la scoperta dell'alizarina nel catrame di
carbone, milioni di osservazioni tratte non solo dalla storia della scienza e
della tecnica, ma dalla vita quotidiana di tutti e di ciascuno, dimostrano
all'uomo la trasformazione delle " cose in sè " in " cose per noi ".
< ... >. L'unica ed inevitabile conclusione che si deve trarre da ciò - < ... >
- è che fuori di noi ed indipendentemente da noi esistono oggetti, cose, corpi
e che le nostre sensazioni sono immagini delle cose del mondo. ". Un altro
esempio è dato per esempio dal petrolio: l'uomo lo ha scoperto nel 1800, ma
questo non significa che il petrolio non esistesse già da prima, solo che l'uomo
non lo conosceva. Il petrolio non costituiva, cioè, fatto per la vita e nella
coscienza dell'uomo, era, cioè, " cosa in sè".
Quando l'uomo lo scopre ed organizza la sua vita anche in base a questa scoperta
il petrolio diviene " cosa per noi ".
Ma il petrolio aveva una serie di altre peculiarità, altre proprietà che l'uomo
non aveva ancora conosciuto e quindi non utilizzava, la possibilità di ricavare
dal petrolio la benzina e poi la benzina raffinata, fino alla plastica e fino
al detersivo, e poi la paraffina ecc. e quanto altro si ricava dal petrolio. Ora
quando l'uomo scopre il petrolio diviene da " cosa in sè " in " cosa per noi "
e questo per il suo aspetto più generale, ma la tempo stesso esso mantiene i due
caratteri " per sè " e " per noi " giacchè il petrolio in quanto tale è " cosa è
per noi ", ma per quanto le sue peculiarità mantiene il carattere " per sè " e
" per noi ". E questo non solo nel senso della sua positività ma anche della sua
negatività: all'inizio una scoperta, una innovazione può presentarsi positiva,
ma a lungo andare evidenziare i limiti e le pericolosità.
Un esempio classico dell'" in sè " e " per noi " ci è dato da Marx. Nel primo
capitolo del " Capitale ", paragrafo primo scrove: " Ogni cosa utile, come il
ferro, la carta, ecc. dev'essere considerata da un duplice punto di vista,
secondo la qualità e secondo la quantità . Ognuna di tali cose è un complesso
di molte qualità e quindi può essere utile da diversi lati. E' opera della
storia < ossia dell'agire degli uomini > scoprire questi diversi lati e quindi i
molteplici modi di usare delle cose. "
L'uomo agendo, trasformando, la realtà la conosce di più e quindi viene in
contatto con una realtà più complessa, articolata, problematica, che in
precedenza non conosceva.
Ecco che allora lo stesso rapporto tra verità assoluta e verità relativa e
quello tra " cose in sè " e " cose per noi" si modifica.
Ancora.
L'uomo, agendo, modifica, trasforma la realtà e quindi il rapporto tra verità
assoluta e verità relativa e tra " cosa in sè " e " cosa per noi " si sposta, si
modifica esso stesso, nel senso che modificando la realtà quelle leggi che in
precedenza avevano una particolare validità possono aver subito modifiche,
possono essere intervenuti altri aspetti in precedenza non conosciuti, ma che
sono risultati da quell'agire, da quel trasformare per cui interagendo
modificano quelle leggi stesse: in effetti si è venuta configurando un'altra
realtà.
E questo dentro il fluire/divenire della realtà.
E dentro l'infinità dei rapporti di interdipendenza relazionale che investono
l'uomo, la cui necessità di una corretta gestione è funzionale al vivere
dell'uomo, perchè l'uomo vive solo trasformando la realtà, perchè è dal mondo
esterno che esso trae gli alimenti del suo sostentamento, ossia trae le
condizioni per la riproduzione materiale della sua esistenza.
In conclusione possiamo dire: il materialismo filosofico marxista parte dal
principio che la materia, la natura, l'essere, rappresentano una realtà
oggettiva, esistente al di fuori e indipendente dalla coscienza; che la materia
è il primo dato perchè è la fonte delle sensazioni, delle rappresentazioni,
della coscienza, mentre la coscienza è il secondo dato, un dato derivato,
poichè è il riflesso della materia, quando essa ha raggiunto nel suo sviluppo un
alto grado di perfezione; che, cioè, il pensiero è il prodotto del cervello, ed
il cervello è l'organo del pensiero; che non si può dunque separare il pensiero
dal la materia, per non cadere in un errore grossolano.
Il materialismo filosofico marxista parte dal principio che il mondo e le sue
leggi sono perfettamente conoscibili, che la nostra conoscenza delle leggi
della natura verificata dall'esperienza, dalla pratica, è una conoscenza
valida, che ha il valore di una verità oggettiva; che al mondo non esistono cose
inconoscibili, ma solo cose ancora ignote, che saranno scoperte e conosciute
grazie alla scienza ed alla pratica.
E questo è lo schema più semplice. Complessifichiamolo.
Noi fin qui abbiamo parlato di " uomo ", in realtà questo termine non è
corretto, perchè nella realtà non agisce il singolo uomo, bensì la comunità -
uomo . Questo è poi il senso profondo della differenza, ben evidenziata da Marx
ed Engels, tra il vecchio materialismo ed il nuovo materialismo; la differenza
cioè tra " uomo " e " umanità sociale ".
Questo comporta, immediatamente, che la massa dei rapporti di interdipendenza
relazionali già enorme se il ragionamento è ristretto al singolo uomo, diviene
sconfinata se introduciamo questa complessificazione, che è poi il dato reale.
Come tale diviene assolutamente ingestibile una base così sconfinata di dati,
diviene assolutamente ingestibile questa massa sconfinata. La gestibilità è
vitale per l'uomo, perchè è da questa gestione che scaturisce la possibilità per
l'uomo di trarre dalla natura i mezzi per la sua esistenza, ossia per riprodurre
le condizioni materiali della sua esistenza. E questo dentro il fluire
/divenire della realtà oggettiva.
Dentro l'agire dell'uomo che trasformando conosce di più la realtà e
trasformando modifica quella realtà. Dobbiamo quindi modificare quello schema
iniziale. Dobbiamo riscriverlo.
COMUNITA' UOMO - NATURA
LE SENSAZIONI ---CINQUE SENSI
IDEE
ASSOCIAZIONE DI IDEE---- PENSIERO
SISTEMA DI PENSIERO
TEORIA
SISTEMA TEORICO
Ora il rapporto comunità-uomo natura è un rapporto di trasformazione ed è
trasformato appunto dalla comunità-uomo, quest'azione di trasformazione è: I L L
A V O R O.
Poste così le cose, lo schema riscritto non ha più alcun senso giacchè non si
capisce più cosa siano queste sensazioni e come avviene tutto il processo
successivo, che lo schema indica. Il processo della conoscenza è cioè più
complesso di come lo schema lasci intendere. E' sempre la realtà materiale che
si riflette nella mente degli uomini attraverso i cinque sensi, ma quello che lo
schema non spiega è perchè l'uomo entra in contatto con la realtà. Il semplice
entrare in contatto non dà conoscenza alcuna, dà solo semplici informazioni,
semplici informazini che vengono trasmesse al cervello ma questo non
costituisce conoscenza. Il limite dello schema è che indica una conoscenza
astratta, scinde la conoscenza dall'uomo e scinde realtà-uomo-conoscenza. Altro
limite dello schema è che spiega tutt'al più le idee-semplici: duro, mollo,
caldo freddo, ecc. ma non ci dice perchè e come avviene il processo successivo
di conoscenza: ossia la costruzione di idee-complesse: teorie, sistemi.Altro
limite di questo schema è deescrive la conoscenza personale del singolo e di
questa conoscenza le idee-semplici. La conoscenza di un uomo è data al massimo
dal 2% della conoscenza personale, diretta ma per il restante del 98% e più essa
è data dall'esperienza indiretta.
Ancora.
Se la comunità-uomo allora tutti gli uomini devono avere le stesse idee, avere
le stesse sensazioni: il che assolutamente non è. I filosofi materialistici più
acuti colsero questa difficoltà ed affrontarono il tema della validità del
pensiero e del perchè gli uomini avessero idee diverse. Gli idealisti, a partire
da Platone, colsero con acume questa difficoltà e proposero per superarla la
teoria delle idee che nascono con l'uomo, ossia la teoria delle idee innate. Il
concetto sensazioni è un termine tremendamente debole, troppo legato
all'individualità, non permette di leggere la complessità uomo, ma solo di
leggere il singolo uomo e tutt'al più una comunità-uomo ristretta: il
villaggio, il feudo e comunque una comunità-uomo che non solo è limitata
numericamente, ma la cui struttura gerarchica è fortemente semplicistica: il
feudo con il contado per cui è possibile una gestione quanto meno limitata ed
una lettura fortemente limitata. Lo stesso termine " natura " è un termine
scientificamente non corretto, giacchè così poste le cose non si capisce cosa
sia l'uomo, sembra quasi che l'uomo sia cosa diversa dalla natura. Questa
definizione era corretta dentro la visione di un uomo passivo che subisce e
quindi la sua esclusione tout court. Questo schema va decisamente abbandonato,
non ci è utile; possiamo lasciarlo in eredità alla storia assieme alla rocca da
filare ed all'aratro con la punta di pietra levigata; tutt'al più può essere
lasciato in vita per studi psicanalistici, o a quel ramo della scienza sociale
che studia il singolo: la psicanalisi appunto. Ciò che di esso dobbiamo portare
con noi è che la realtà esterna si riflette nella mente degli uomini tramite i
cinue sensi ma dare a questo concetto un significato più complesso nel momento
che viene mutuato dentro una visione più ampia ed articolata che meglio e più
spiega il processo della conoscenza. E lo spiegare il processo della conoscenza
significa spiegare il rapporto organico uomo-realtà esterna.
Abbandoniamo quindi questo schema ed incamminiamoci sulla via della
formulazione di uno schema più appropriato, maggiormente in grado di
rappresentare la realtà
Abbiamo detto che il rapporto comunità-uomo natura è trasformato dal lavoro.
Possiamo quindi scrivere:
COMUNITA' UOMO - REALTA' OGGETTIVA
/ \
L A V O R O
Abbiamo detto che l'azione di trasformazione, tramite il lavoro, è funzionale
all'uomo per trarre dalla natura i mezzi per la sua esistenza materiale, ossia
per riprodurre le condizioni materiali della sua esistenza: ed in questo
processo l'uomo conosce, ossia il lavoro in quanto elemento della trasformazione
del rapporto uomo-realtà esterna è l'elemento chiave e fondamte della
conoscenza. Ossia la conoscenza proviene dal lavoro, ossia dall'azione dell'uomo
di riprodurre le condizioni materiali della conoscenza. In questa azione l'uomo
è mosso dal principio dell'ottimizzazione, ossia trarre il massimo vantaggio con
il minor impiego di energia. In quest'azione di trasformazione la comunità-uomo
entra in contatto con la realtà esterna < attraverso i cinque sensi > ed
accumula esperienze. Questo gli consente di conoscere sempre di più e meglio la
realtà oggettiva e quindi di attrezzare sempre di più e meglio strumenti atti
alla trasformazione ottimale di quel rapporto. Assieme a questo e funzionale
all'ottimizzazione, l'uomo approfondisce la conoscenza della realtà a lui
esterna o natura. In questo processo il rapporto realtà esterna-sensazione-
pensiero, che nel precedente schema era fodante, diviene qui solamente funzione
tecnica della conoscenza. Questo gli consente di poter attrezzare strumenti
tecnici in grado di sfruttare le qualità e le condizioni della situazione
esterna per ottimizzare quel rapporto: gli egizi che attraverso lo studio dei
movimenti del sole e della luna riuscivano a prevedere le piene del Nilo o
l'uomo moderno che attraverso la comprensione delle leggi della fisica riesce ad
alzare pesi enormi con il minimo dispendio di energia: le leve, per esempio,
ecc. ecc.
Attraverso un lungo e complesso processo intellettuale, e quindi attraverso un
complesso processo di astrazione e di accumulazione quantitativa, l'uomo giunge
a formulare leggi e teorie che gli consentono di migliorare non solo quel
rapporto ma di migliorare le sue condizioni di vita e sottrarsi dallo stato
puramente bestiale ed evolvere sempre più verso una vita più umana. Tutte queste
conoscenze vengono a costituire la Scienza e la Tecnica ed in questa forma
trasmesse alle generazioni future.
La Scienza e la Tecnica vengono così a configurarsi come lavoro sociale umano
astratto accumulato e più propriamente: la Tecnica: lavoro sociale accumulato la
Scienza: lavoro sociale astratto accumulato
Attraverso l'ottimizzazione del rapporto di trasformazione l'uomo migliora le
sue condizioni di vita e sposta in avanti quello stesso rapporto, passando da
un rapporto di totale dipendenza e subordinazione alla realtà esterna ad un
rapporto di maggiore autonomia e dalla modifica di questo rapporto egli
acquista sempre nuova fiducia in sè e questo gli consente di tentare sempre
mete più ambìte, sempre più alte.
Modificato il rapporto in uno di maggiore autonomia, l'uomo complessifica i
suoi bisogni che vengono a sventagliarsi e così oltre a quelli puramente
materiali vengono profilandosi bisogni ed istanze ed esigenze di natura
spirituale. Diviene qui centrale affrontare il termine lavoro, tutto ruota
attorno a questo termine.
Karl Marx in " Il Capitale " < vol.1°, capitolo 5° " Processo lavorativo e
processo di valorizzazione > scrive: " il lavoro è un processo che si volge fra
l'uomo e la natura, nel quale l'uomo, per mezzodella propria azione media,
regola, controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura; contrappone
se stesso, quale una fra le potenze della natura. Egli mette in moto le forze
naturali appartenenti alla sua corporeità, braccia e gambe, mani e testa, pr
appropriarsi dei materiali della natura in forma usabile per la propria vita.
Operando mediante tale moto sulla natura fuori di sè e cambiandola, egli cambia
allo stesso tempo la natura sua propria. Sviluppa le facoltà che in questa sono
assopite ed assoggetta il gioco delle loro forze al proprio potere. < ... >.
Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle di un tressitore, l'ape fa
vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette dicere. Ma ciò
che fin dal principio distingue il peggiore architetto dall'ape migliore è il
fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in
cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che ra già presente
al suo inizio nella idea del lavoratore , che quindi era presente idealmente .
Non che egli effettui soltanto un cambiamento di forma dell'elemento naturale;
egli realizza nell'elemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo da
lui ben conosciuto , che determina come legge il modo del suo operare, ed al
quale deve subordinare la sua volontà. E questa subordinazione non è un atto
isolato. Oltre gli sforzi degli organi che lavorano, è necessaria, per tutta la
durata del lavoro, la volontà conforme allo scopo , che si estrinseca come
attenzione: e tanto più è necessaria, quanto meno il lavoro, per il proprio
contenuto e per il modo di esecuzione, attrae a sè l'operaio, quindi tanto meno
questi gode giuoco delle proprie forze fisiche ed intellettuali. < = alienazione
> I momenti semplici del processo lavorativo sono: l'attività conforme allo
scopo, ossia il lavoro stesso, l'oggetto del lavoro, i mezzi del lavoro.
La terra ( nella quale dal punto di vist economico è inclusa anche l'acqua ),
come originariamente provvede l'uomo di cibarie, di mezzi di sussistenza già
pronti, si trova ad essere, senza contributo dell'uomo, l'oggetto generale del
lavoro. Tutte le cose che il lavoro non fa che sciogliere dal loro nesso
immediato con l'orbe terraqueo sono oggeti di lavoro, che l'uomo si trova
davanti per natura. Così il pesce che viene preso e separato dal suo elemento
vitale, l'acqua, il legname che viene abbattuto nella foresta vergine, il
minerale strappato dalla sua vena. Se invece l'oggetto del lavoro è già
filtrato, per così dire, attraverso lavoro precedente lo chiamiamo materia prima
: per esempio il minerale già estratto, quando viene sottoposto a lavaggio.
Ogni materia prima è oggetto di lavoro, ma nonogni oggetto di lavoro è materia
prima. L'oggetto di lavoro è materia prima soltanto quando ha subìto un
cambiamento mediante il lavoro. il mezzo di lavoro è una cosa o un complesso di
cose che il lavoratore inserisce fra sè e l'oggetto di lavoro, che gli servono
da conduttore della propria attività su quell'oggetto. L'operatore utilizza le
proprietà meccaniche, fisiche, chimiche delle cose, per farle operare come
mezzi, per esercitare il suo potere su altre cose, conformemente al suo scopo.
Immediatamente - ... - il lavoratore non si impadronisce dell'oggetto del
lavoro ma del mezzo del lavoro. Così lo stesso elemento naturale diventa organo
della sua attività: un organo che egli aggiunge agli organi del proprio corpo,
prolungando la propria statura naturale, < ... >. La terra è non solo la sua
dispensa originaria, ma anche il suo arsenale originario di mezzi di lavoro.
Per esempio gli fornisce la pietra che gli serve per il lancio, per macinare e
limare, per premere e pestare, per taglare, ecc. La terra stessa è un mezzo di
lavoro, eppure presuppone a sua volta, prima di poter servire come mezzo di
lavoro nell'agricoltura, tutta una serie di altri mezzi di lavoro ed uno
sviluppo della forza lavorativca rtelativamente più elevato. In genere il
processo lavorativo, appena è sviluppato almeno in piccola arte, ha biosogno di
mezzi di lavoro già preparati. Strumenti ed armi di pietra si trovano nelle più
antiche caverne abitate dagli uomini. All'inizio della storia dell'umanità, la
parte principale fra i mezzi di lavoro, assieme a pietre, legna, ossa e
conchiglie lavorate, è rappresentata dall'animale addomesticato, dunque
cambiato anch'esso per mezzo del lavoro, allevato. L'uso e la creazione di mezzi
di lavoro, benchè già propri, in germe, di certe specie animali,
contraddistinguono il processo lavorativo specificatamente umano, per questo il
Franklin definisce l'uomo " un animale che fabbrica strumenti ". Le reliquie
dei mezzi di lavoro hanno, per il giudizio su formazioni sociali scomparse, la
stessa importanza che ha la struttura delle reliquie ossee per conoscere
l'organizzazione di generi di animali estinti. Non è quel che viene fatto, ma
come viene fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche
economiche. I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare i gradi dellos
viluppo della forza lavorativa umana, ma sono anche indici dei rapporti sociali
nel cui quadro viene compiuto il lavoro. Frai i mezzi di lavoro, i mezzi
meccanici di lavoro, il cui complesso possiamo chiamare il sistema osseo e
muscolare della produzione, ci offrono note caratteristiche di un'epoca
sociale di produzione, che sono più decisive di quanto non siano quei mezzi di
lavoro che servono soltanto dfa ricettacoli dell'oggetto di lavoro ed il cui
complesso può essere chiamato, in modo del tutto generale, il sistema vascolare
della produzione come tubi, botti, ceste, orci, ecc. . Federico Engels in "
Dialettica della Natura " < Il lavoro nel processo di umanizzazione della
scimmia > scrive: " Il lavoro è la fonte di ogni ricchezza,
< ... >. Ma il lavoro è ancora infinitamente più di ciò; e lo è invero che noi
possiamno dire .. : il lavoro ha creato lo stesso uomo. ( pag. 183 ) < ... >
l'animale si limita ad usufruire della natura esterna, e apporta ad essa
modificazioni solo con la sua presenza; l'uono la rende utilizzabile per i suoi
scopi modificandola: la domina .
Questa è l'ultima, essenziale differenza tra l'uomo e gli altri animali, ed è
ancora una volta il lavoro che opera questa differenza" (pag. 192)
Possiamo ora iniziare a completare il nostro schema. Scriviamo quindi: COMUNITA'
UOMO - REALTA' OGGETTIVA
/ \
L A V O R O
| |
COMUNITA' UOMO - SCIENZA------ COMUNITA' UOMO - SPIRITO
Questo significa che il rapporto fondamentale è il rapporto Uomo- realtà
esterna, ma l'uomo non entra singolarmente in questo rapporto, vi entra in
quanto Uomini, ossia è la comunità-uomo che instaura tale rapporto, di qui il
carattere di animale sociale dell'uomo, il suo essere, cioè, animale politico.
E' da questo carattere fondamentale che discendono poi i rapporti : comunità
uomo - scienza e comunità uomo - spirito, ove il primo termine influenza il
secondo e ne è propedeutico. < Il termine " spirito " andrebbe sostituito, ma
questo è tutto un altro discorso, che rimanda ad un approfondimento teorico sul
piano filosofico. che riprenderemo in altra sede.
Per ora il termine svolge bene la sua funzione.>
E' dall'unitarietà - riprendendo il ragionamento - di questi che discendono i
rapporti conseguenziali.
Per poter continuare l'analisi, occorre qui, giunti a questo livello
dell'analisi, entrare nello specifico del termine comunità-uomo, giacchè l'uomo
non vive direttamente il rapporto con la realtà esterna tramite la
comunità-uomo, ma vi entra in forma mediata. L'uomo entra in rapporto con la
comunità-uomo non direttamente, bensì nella forma mediata della società-civile.
E' la società civile che dirige ed indirizza il processo di trasformazione del
rapporto dell'uomo con la realtà esterna.
Ma la società civile non è un tutto organico e monolitico, al suo interno
vivono ed agiscono i singoli uomini ed essi non si rapportano alla società
civile singolarmente, ma nella forma mediata dell'organizzazione sociale; lo
vivono in quanto parte della società ed in forma più o meno organizzata,
l'associazionismo più vario: la classe, il partito, la corporazione,
l'associazionismo cioè dato dal loro status, tale o ritenuto tale.
Possiamo adesso tornare al nostro schema e completarlo.
Scriviamo quindi: COMUNITA' UOMO - REALTA' OGGETTIVA / \ L A V O R O
COMUNITA' UOMO - SCIENZA------ COMUNITA' UOMO - SPIRITO COMUNITA' UOMO -
SOCIETA' CIVILE COMUNITA' UOMO - ORGANIZZAZIONE SOCIALE
Poste così le cose, voi vedete bene che la gestione di questa massa sconfinata
di input diviene quasi impossibile, giacchè poi ogni singolo input è esso
stesso un complesso rapporto di interdipendenza relazionale.
Ancora.
Le singole cose, già di per se stesse complesso rapporto di interdipendenza
relazionale, interagiscono tra di loro e l'interagire già di tre singole cose
determina un sistema, che modifica le singole cose determinando una realtà
diversa, che è la risultante di quell'interagire, per cui il processo di
sviluppo delle singole cose, sia pure tre - e non sono tre ma un'infinità di
cose, ossia ciascuna complesso corposo di interdipendenze relazionale - , e del
sistema nel suo complesso è modificato. E questo nella condizione di un'analisi
statica, ossia nella condizione che la raltà in sè non si modifichi nel senso
dell'accrescimento quantitativo e della modificazione qualitativa: sviluppo,
morte e nascita, ecc. ecc.
La gestione di questa massa sconfinata di rapporti di interdipendenza
relazionali diviene quasi impossibile.
Una corretta gestione è condizione fondamentale ed indispensabile per la
gestione del rapporto di trasformazione uomo-realtà esterna, ossia per la
riproduzione delle condizioni materiali di esistenza dell'uomo.
Lo sviluppo ulteriore delle forze produttive agisce nella direzione di esaltare
fino a renderlo esclusivo il carattere sociale della gestione di questi input.
Lo sviluppo del sistema di produzione borghese a partire dal 1500 e fino al
1800 ha determinato il superamento delle singole comunità, delle comunità
isolate ed ha costruito, invece, un rapporto mondiale, ha cioè collegato le più
sperdute realtà, i più sperduti villaggi della Terra con i più avanzati centri
industriali e commerciali. Attraverso il mercato ed il telegrafo ha avvolto il
mondo intero in un unico grande processo produttivo, e questo fin dal 1848. Fin
dal 1848 - dal " Manifesto del Partito Comunista " - un cattivo raccolto di lino
determinava una crisi nelle industrie cotoniere londinesi; già dal 1848 una
merce che si vendeva sul mercato di Londra non era più un manufatto inglese, ma
un manufatto mondiale, giacchè le materie prime venivano dalle Indie, i
macchinari erano stato inventati a..., ed il ferro con cui erano fatte quelle
macchina da..., ecc.
Questo cosa comporta?
Comporta che se prima la massa di input che coinvolgeva le singole comunità,
isolate od in scarso rapporto tra di loro, ora che è stato costruito un
rapporto di interdipendenza tra tutte le varie comunità-uomo, quella massa di
input che coinvolgeva le singole comunità-uomo ora coinvolgono l'intera
comunità-uomo, globalmente intesa, esponenziando così la complessità della
gestione, esponenziando cioè le già difficili condizioni di gestibilità. Le
difficoltà di gestibilità, muovendosi nell'àmbito di ristrette comunità
riuscivano ad essere tenute sotto controllo; la struttura gerarchicamente
semplice: il feudo ed il suo contado facilitavano la gestibilità, giacchè era
possibile isolare i tratti più eversivi e destabilizzanti ed era possibile
diluire nel tempo l'impatto degli input e quindi era possibile una gestione del
processo di trasformazione uomo-realtà esterna.
Lo sviluppo alto delle forze produttive, che si è avuto con il sistema di
produzione capitalistico, mettendo in comunicazione tutti gli uomini e tutte le
singole comunità-uomo ha fatto sì che oggi esiste una sola grande comunità-uomo
globalmente intesa. Questo esponenzia tutte le difficoltà di gestione di questa
massa sconfinata di input: e la gestibilità è funzionale alla vita degli
uomini.
COME?
COME gestire questa massa in una realtà sempre in movimento e quindi nell'eterno
fluire e divenire delle cose?
COME?
Ecco il problema che Marx ed Engels avevano dinanzi, e questo problema era il
risultato di quell'analisi scientifica che essi stessi avevano condotto e quindi
problemi che essi avevano posto ben in evidenza.
COME quindi ?
3 LA DIALETTICA!
La concezione materialistica della conoscenza si basa sulla teoria che l'uomo
entra in contatto con la realtà oggettiva attraverso i cinque sensi, da questi
ha gli elementi che elaborati dal cervello determinano le idee, teorie, ecc. La
concezione materialistica della conoscenza pone un'anteriorità dell'oggetto
rispetto all'uomo, esistendo un tempo intercorrente la vista dell'oggetto e la
comprensione del suo essere, ed in questo tempo intercorrente l'oggetto muta: "
non si può entrare due volte nello stesso fiume, perchè sempre nuove acque
scorrono su di esso ", diceva il filosofo greco del VI° secolo Eraclito. In
effetti tutta la teoria della conoscenza, dagli antichi, si è imperniata su
questa comprensione complessiva in uno spazio di tempo breve o relativamente
breve, giacchè nel frattempo che l'oggetto è in fase di studio esso stesso è già
un'altra cosa, per cui una volta giuntane alla comprensione, esso è già un'altra
cosa, perchè modificato. Il discorso del fiume di Eraclito.
E questo è un aspetto del problema. L'altro è che una massa sempre più grande di
dati e di fatti, per la complessificazione della conoscenza, e per tutto quanto
abbiamo detto, richiedeva di essere presa in esame per una più corretta
definizione risolutoria, di qui l'esigenza di riduzione di questi alla loro "
essenza" o " unità".
La teoria della conoscenza materialistica elabora il procedimento di "
astrazione ", funzionale proprio alla riduzione di sempre più complessi
fenomeni interagenti alla loro " essenza"/" unità", a punto di comune
denominatore. Da tutto ciò, e come passo in avanti rispetto al processo di
astrazione ed in risposta alla complessificazione ulteriore della conoscenza,
elabora la metodologia della comprensione delle linee di tendenze , teoria
questa saldamente legata e derivata prima della legge delle contraddizioni
interne, come base per la comprensione dello sviluppo, perchè lo sviluppo è
determinato dalle contraddizioni interne all'oggetto stesso.
La legge della contraddizione ( = la dialettica ) come metodo permette una
comprensione migliore, giacchè questa è data dalla comprensione complessiva
delle interrelazioni, permettendo di isolarne l'elemento chiave, o ritenuto
tale, e comprenderne l' essenza del suo evolversi - le linee di tendenza di
sviluppo di cui si diceva prima - e quindi la sua natura peculiare.
Innovazione forte quella che Marx ed Engels apportano alla concezione
materialistica, al punto da fondare il nuovo materialismo. E questa innovazione
forte è il risultato di effettive esigenze che il processo dell'uomo aveva
comportato e posto, che l'ulteriore sviluppo delle forze produttive poneva. Solo
il proletariato poteva apportarvi un così decisivo e forte contributo. Il
proletariato non ha una visione parziale della realtà, ma è portato per sua
natura ad avere una visione tendenzialmente totale della realtà. Il proletariato
per sua natura non ha interessi a visioni mistificate e mistificanti della
realtà, perchè non ha interessi aa costruire alcun dominio su altre classi da
cui trarre lavoro appropriato. Il materialismo storico-dialettico si configura
così effettivamente come la visione più altamente scientifica e rigorosa che
fin'ora l'uomo ha sviluppato.
In sintesi diciamo:
la dialettica considera la natura, non come un ammasso casuale di oggetti,
fenomeni, staccati gli uni dagli altri, isolati ed indipendenti gli uni dagli
altri, ma come un tutto unico, coerente, nel quale gli oggetti, i fenomeni sono
organicamente collegati tra di loro, dipendono gli uni dagli altri e si
condizionano reciprocamente.
Perciò secondo il metodo dialettico, nessun fenomeno della natura può essere
capito se preso a sè isolatamente, senza i legami con i fenomeni che lo
circondano, poichè qualsiasi fenomeno può sembrare assurdo se lo si considera
al di fuori delle condizioni che lo circondano, distaccato da esse; e, al
contrario, qualsiasi fenomeno può essere compreso e spiegato, se lo si
considera sotto l'aspetto dei suoi legami inscindibili con i fenomeni che lo
circondano, se lo si considera in quanto condizionato dai fenomeni che lo
circondano.
La dialettica considera la natura non come uno stato di quiete e di immobilità,
di stagnazione e di immutabilità, ma in movimento ed in cambiamenti perpetui,
in rinnovamento e sviluppo incessanti dove nasce e si sviluppa sempre qualcosa
e dove sempre qualcosa si decompone e scompone.
Perciò, secondo il metodo dialettico, i fenomeni devono essere considerati non
solo dal punto di vista dei loro mutui legami e del loro condizionamento
reciproco, ma anche dal punto di vista del loro movimento, del loro cambiamento
e del loro sviluppo, dal punto di vista del loro sorgere e perire.
4 LA DIALETTICA
La concezione filosofica del proletariato, ossia la concezione materialistica
del proletariato, ha alla base la dialettica; pone la dialettica quale base,
del suo metodo di indagare la realtà.
Le leggi della dialettica vengono ricavate per astrazione tanto dalla storia
della natura come dalla storia della società umana. Esse, cioè, non sono altro
che le leggi più generali di entrambe queste fasi dell'evoluzione e del pensiero
stesso.
La dialettica esprime quindi la legge generale di sviluppo della natura, della
società e del pensiero.
Il pensiero dialettico è allora il riflesso nella mente degli uomini del
movimento che nella natura si manifesta sempre in opposizioni, che con il loro
continuo contrastare e con il loro finale risolversi l'una nell'altra, ossia in
forme superiori, condizionano la vita stessa della natura. La dialettica pone
alla base la legge delle contraddizioni interne all'oggetto.
Secondo la dialettica lo sviluppo di qualsiasi oggetto è determinato dalla lotta
degli opposti che si sviluppa al suo interno, in base a questo si ha la nascita,
lo sviluppo e la morte dell'oggetto. Conoscendo la natura degli opposti di un
oggetto è possibile con certezza scientifica stabilire cosa è e cosa sarà: le "
linee di tendenze " di cui si diceva. La dialettica spiega, cioè, il divenire
attraverso la legge delle contraddizioni interne alle cose stesse.
La lotta degli opposti si risolve o con il prevalere di uno sull'altro o con
l'unità degli opposti o equilibrio.
Un esempio di " unità degli opposti " è dato dalla forma ellittica che descrive
la Terra nella sua rotazione attorno al sole, essa è la risultante di due forze
opposte quella centrifuga: che tende ad attirare la Terra sul Sole e quella
centripeta: che tende a porre la Terra lontana dal Sole; il prevalere della
prima comporta lo schiantarsi della Terra sul Sole, il prevalere della seconda
porta all'uscita della Terra dalla galassia, in entrambi i casi si avrebbe uno
sconvolgimento dell'intera galassia. L'equilibrio tra queste due forze opposte è
la forma ellittica.
La legge fondamentale della dialettica è la lotta degli opposti, mentre l'unità
è relativa, temporanea la lotta è eterna. Sostanzialmente c'è il prevalere di un
lato della contraddizione, perchè, poi, è questo che consente il divenire ed il
progredire. La dialettica distingue: contraddizione fondamentale, contraddizione
principale, contraddizione secondaria, dove la contraddizione principale può non
coincidere con quella principale.
4.1 LE LEGGI DELLA DIALETTICA.
1. conversione della quantità in qualità e viceversa,
2. compenetrazione degli opposti,
3. negazione della negazione.
1. CONVERSIONE DELLA QUANTITA' IN QUALITA' E VICEVERSA
Nella natura variazioni qualitative possono aver luogo solo aggiungendo o
togliendo materia o movimento ( la cosiddetta energia ) e ciò è e rigorosamente
valido per ogni e qualsiasi singolo caso. tutte le differenze qualitative nella
natura riposano o su di una diversa composizione chimica oppure su diverse
qualità, o forme, di movimento ( energia ); o ancora - ed è questo sempre il
caso - su l'una e l'altra. E' perciò impossibile mutare la qualità di un dato
corpo senza aggiungere o togliere della materia o del movimento, cioè senza
cambiamento quantitativo.
Ogni cambiamento è una conversione di quantità in qualità e viceversa, una
conseguenza di variazioni quantitative della quantità di movimento ( di
qualsiasi forma essa sia ) esistente nel corpo o ad esso comunicata. Così, per
esempio, la temperatura dell'acqua è inizialmente indifferente per quel che
concerne il suo essere un liquido; ma con l'aumentare o con il diminuire della
temperatura dell'acqua si giunge poi ad un punto nel quale si muta lo stato di
coesione e l'acqua si trasforma da una parte in vapore e dall'altra in ghiaccio.
E così esiste una determinata intensità minima di corrente necessaria per
portare all'incandescenza il filo nella lampada elettrica; così ogni metallo ha
una sua caratteristica temperatura di incandescenza e di fusione, ogni liquido
ha il suo punto di solidificazione ed ebollizione, e così ogni gas ha il suo
punto critico, giunto al quale pressione e raffreddamento lo liquefanno.
Le costanti nella Fisica in realtà altro non sono che punti nodali, nei quali
apporto e sottrazione quantitativa di movimento provoca variazioni qualitativa
nello stato del corpo in questione, nei quali quindi la quantità si muta in
qualità. La Chimica, invece, si può definire la scienza delle variazioni
qualitative dei corpi derivanti da modificata composizione chimica.
2. COMPENETRAZIONE DEGLI OPPOSTI
E' questa una legge di fondamentale importanza, totalmente sottovalutata
dall'avanguardia. Essa ci dice che gli opposti si condizionano reciprocamente, e
che nel corso dello sviluppo essi possono mutare e convertirsi l'uno
nell'altro: il positivo si converte nel negativo. E questo è un aspetto della
compenetrazione degli opposti.
Un altro è che a seconda di chi, si determinano gli opposti, ossia: ciò che è
positivo per una classe non lo è per l'altra e viceversa. Già Eraclito, antico
filosofo greco del VI°secolo, scriveva: " Il mare è l'acqua più pura ed impura,
per i pesci bevibile e conserva loro la vita, per gli uomini è imbevibile e
mortale.".
Un esempio del positivo che si converte nel suo opposto è dato dalle forme di
organizzazione del proletariato.
All'inizio del Movimento Operaio Italiano la forma principale di organizzazione
del proletariato era dato dalle " Casse di Mutuo Soccorso ".
Queste avevano la funzione di organizzare la solidarietà tra i lavoratori e
fungeva da ente previdenziale: ogni iscritto versava una parte del suo salario
quando lavorava, ricevendone in cambio un'assistenza nei periodi di
disoccupazione. FU con il fondo delle " Casse di Mutuo Soccorso " che venne
sostenuto il grande sciopero degli edili di Firenze ai primi del 1900 - di cui
ne parla Pratolini nel suo " Metello ".
Un'altra forma sono state le " Borse del Lavoro ", che costituivano una specie
di ufficio di informazione dove si raccoglievano notizie circa le eventuali
disponibilità di lavoro nelle varie fabbriche e luoghi di lavoro: ogni
lavoratore che veniva a conoscenza di possibilità di assunzioni nel suo posto di
lavoro, informava la Borsa del Lavoro che provvedeva ad informarne i soci.
La " Borsa del Lavoro " era una struttura collaterale delle " Casse di Mutuo
Soccorso " e poi della Confederazione Generale del Lavoro ( = C.G.L. ).
Erano, queste, forme di solidarietà della classe, che hanno consentito alla
classe di organizzarsi e dare vita al sindacalismo italiano, attraverso la
struttura della Confederazione; che hanno consentito lo sviluppo ed articolarsi
della lotta di classe in Italia.
Oggi queste due funzioni sono assolte da ben precisi organi istituzionali
borghesi: l'Inps e l'Ufficio del Collocamento:
mutate le condizioni della lotta di classe, passando il capitalismo dalla forma
concorrenziale a quella imperialistica, assorbe al suo interno, gestendole in
proprio, forme di organizzazione in passato fortemente eversive e
destabilizzanti per il sistema, che ora nella nuova e mutata realtà - mutata
anche per l'agire della lotta di lasse che il proletariato italiano ha condotto
- sono perfettamente stabilizzanti e regolatrici del mercato del lavoro e
strumenti dell'organizzazione del consenso proprietario e della regolazione del
mercato del lavoro.
< Nella Storia del Movimento Operaio Italiano vedremo bene e meglio questo
aspetto. >
3. NEGAZIONE DELLA NEGAZIONE
Qualsiasi oggetto per poter affermare il suo stadio successivo, deve negare
quello precedente, e quello successivo non è la piatta consequenzialità del
precedente, conterrà senz'altro elementi del precedente, ma continuità e
rottura coesistono dando vita ad un nuovo e più alto stadio, originale rispetto
al precedente e inferiore rispetto a quello che vi succederà.
Il chicco di grano per poter affermare come spiga, deve negarsi come chicco: se
non avviene questo processo di negazione esso non sarà spiga. Ma il chicco di
grano che otterremo non sarà il chicco di grano astrattamente inteso, ossia il
chicco di grano puro, esso sarà in generale un chicco di grano e nei suoi
tratti sostanziali sarà tale, ma nella sua particolarità esso sarà la risultante
delle condizioni ambientali. terreno, condizioni climatiche, ecc., che lo
renderà differente da tutti gli altri chicchi di grano.
4.2 Prima di passare al materialismo storico occorre affrontare due temi:
1. Eraclito e Marx-Engels,
2. Hegel e Marx-Engels.
4.2.1 Eraclito e Marx-Engels.
Eraclito è stato il primo, all'interno della filosofia naturalistica
dell'antica Grecia, a porre, già nel VI° secolo AC il problema della dialettica,
ossia del divenire delle cose, del loro mutare continuamente e quindi di essere
sempre diverse. La pur felice intuizione di Eraclito però, per come veniva
posta: tutto muta incessantemente si traduce sul piano gnoseologico sulla
impossibilità di conoscere. Se tutto muta, se tutto sempre altro da sè, se " è
impossibile entrare nello stesso fiume, perchè sempre nuove acque scorrono su di
esso " allora su cosa viene a costruirsi la conoscenza? Quali sono gli assi
attorno cui viene a costruirsi la conoscenza?
Per come poneva le cose Eraclito diveniva impossibile qualsiasi formulazione di
leggi o teorie scientifiche.
Questo era un limite forte alla pur felice intuizione eraclitea. Parmenide,
altro filosofo greco del VI° secolo, coglierà nel giusto quando evidenzierà
questi limiti.
La teoria di Eraclito dopo il VI° secolo non sarà più ripresa, proprio per quei
limiti che esso conteneva e la speculazione filosofica si svilupperà su tutt'altre
linee.
Perchè la felice intuizione eraclitea potesse vivificare occorreva introdurre
alcuni concetti fondamentali, che la sottraessero al nullismo sul piano
gnoseologico. Occorreva, cioè, dare risposte alle critiche ed obiezioni che
Parmenide aveva avanzato e che avevano determinato il blocco della ricerca lungo
gli assi della riflessione eraclitea. Marx ed Engels colgono la potenza e
validità di metodo di Eraclito, introducono i concetti di:
a) verità assoluta e verità relativa,
b) cosa in sè e cosa per noi,
c) la legge della contraddizione che determina lo sviluppo delle cose e le tre
leggi della dialettica, consentendo così la lettura delle linee tendenziali.
Fatto questo il pensiero eraclito è vivificato e quella felice intuizione di
metodo viene a costituire un potente strumento di indagine critica e di
trasformazione critica.
4.2.2 Hegel e Marx ed Engels
Si è teso ad esagerare ed esasperare il rapporto tra Marx ed Emgels da una
parte ed Hegel dall'altro, fino a farli dipendere da Hegel; fino a farli
divenire una variante intelligente del pensiero hegeliano.
Il problema che si poneva dinanzi a Marx ed Engels era quello di giungere alla
definizione di un metodo di analisi e di trasformazione della realtà, in grado
di consentire la gestibilità effettuale di quella massa sconfinata di input,
ove ogni singolo input era esso stesso un sistema complesso di interdipendenza
relazionale. Hegel fornisce a Marx ed Engels lo spunto per poter partire da lì e
costruire il sistema teorico del nuovo materialismo.
Tutto qui. Questo di far dipendere Marx ed Engels da Hegel è un intento
ideologico, che ha per scopo quello di negare che il proletariato in quanto
classe egemone; di negare al proletariato la capacità di essere giunto in
maniera autonoma alla formulazione di un sistema teorico, e di riconoscergli,
invece, quello di essere giunto alla formulazione di una variante interessante
del sistema hegeliano. E così fissare la dipendenza del proletariato dalla
borghesia, fissare l'incapacità - e consequenzialmente impossibilità - di
essere classe egemone, trovando così qui conferma il fatto di essere il
proletariato classe subalterna. Nella concezione teorica della borghesia, a
differenza delle altri classi, la classe subalterna ha un ruolo, ed ha un ruolo
attivo. La concezione teorica del dominio borghese non nega alla classe
subalterna un ruolo ed una dinamicità anche conflittuale purchè questo dinamismo
e questa conflittualità si mantenga dentro i limiti del sistema.
Coglieva il centro del problema Zdanov quando nella sua relazione sulla politica
culturale teneva ben a distinguere Marx ed Engels da una parte ed Hegel
dall'altro; quando criticava il mettere l'accento su tale rapporto quando si
parlava del marxismo e metteva in evidenza le caratteristiche sostanziali
peculiari del marxismo: difendeva, qui, Zdanov il principio del proletariato in
quanto classe sul piano ideologico e teorico. Per dare validità a questo
rapporto di dipendenza da Hegel si è teso ad esasperare alcuni aspetti secondari
e si è preso alcuni fatti dandogli un valore ed una valenza che assolutamente
non avevano, e che non avevano nello stesso Marx. Marx stesso ha indicato qual
è il giusto rapporto tra lui ed Hegel. In " Poscritto alla seconda edizione del
1° volume del " Capitale " scrive: " Per il suo fondamento, il mio metodo
dialettico, non solo è differente da quello hegeliano, ma ne è direttamente
l'opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli, sotto il nome di Idea,
trasforma addirittura in soggetto indipendente, è il demiurgo del reale,
mentre il reale non è che il fenomeno esterno del processo del pensiero. Per
me, viceversa, l'elemento ideale non è altro che l'elemento materiale trasferito
e tradotto nel cervello degli uomini.
Ho criticato il lato mistificatorio della dialettica hegeliana quasi trent'anni
fa, quando era ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo il primo
volume del Capitale i molesti presuntuosi e mediocri epigoni, che ora dominano
nella Germania colta, si compiacevano di trattare Hegel come < ... > un " cane
morto ". Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande
pensatore, ed ho perfino civettato qua e là, nel capitolo sulla teoria del
valore, con il modo di esprimersi che gli era peculiare. La mistificazione alla
quale soggiace la dialettica nelle mani di Hegel non toglie in nessun modo che
egli sia stato il primo ad esporre ampiamente e consapevolmente le forme
generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta.
Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico.
< ... >.
Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo ed orrore per la borghesia
e per suoi coriferi dottrinari, perchè nella comprensione positiva dello stato
di cose esistenti include al tempo stesso anche la comprensione della negazione
di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perchè, concepisce ogni
forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte,
perchè nulla la può intimi dire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza.
"
5. MATERIALISMO STORICO.
Fino ad allora gli uomini credevano che la loro vita, che il corso della loro
vita, la storia, fosse il risultato del caso, della fortuna e che in definitiva
non vi fosse un legame organico tra i vari eventi storici, consequenziale era
allora come essi scrivevano la loro storia, che è espressione di come gli uomini
intendevano e concepivano la loro stessa vita.
Gli antichi usavano scrivere la storia per Annali, ossia una esposizione
cronologica di tutto quello che avveniva anno per anno. Essi non avevano una
periodizzazione unitaria come la nostra in anni e secoli. Gli antichi greci
usano contare gli anni sulla base dei vari giochi olimpici che avvenivano:
durante la 40esima Olimpiade, durante la 23esima Dionisiaca. Vediamo qualche
esempio: Diogene Laertio scrisse una " Vita dei Filosofi " e per indicare quando
un filosofo era nato o quando era avvenuto un evento scriveva: " < Anassagora,
antico filosofo greco >
nacque nella 70.a Olimpiade e morì il primo anno della della 88.a cominciò a
filosofare in Atene sotto l'arcontato di Callia."
Noi oggi diremmo: nacque nel 500-497 avanti cristo e morì nel 428, inizio a
filosofare in Atene nel 456. Se noi consideriamo che molti erano questi giochi
olimpici, e che ve ne erano uno ogni anno ci si rende ben conto della
confusione, ma gli uomini non avevano alcun interesse nè utilità ad avere una
periodizzazione unitaria. Gli antichi romani usavano contare gli anni sulla
base di chi era il console che di anno in anno veniva eletto alla massima carica
di Roma. Gli eventi storici sono quindi datati così: " sotto il consolato di
Cesare ", " sotto il consolato di Mario ". Per indicare un fatto avvenuto
tre-quattrocento anni prima si indicava il consolato, mai l'anno. Il concetto di
anno non esisteva. E in realtà non poteva esistere, giacchè il contare gli anni
come facciamo noi oggi presuppone una visione più generale delle cose e l'avere
un punto comune da cui partire.
Gli stessi trattati di Storia erano frammentati e non si riconosceva alcun
legame organico tra i vari avvenimenti che si succedevano. Il modo di intendere
e trattare la storia per molti secoli ed in definitiva fino a Marx ed Engels era
quello che Erodoto e Tucidide, antichi scrittori greci del V° secolo avanti
cristo, aveva impostato.
Gli uomini ritenevano che la loro vita non fosse regolata da alcuna legge, nè
che vi fosse un'organicità. Ritenevano che tutto fosse affidato alla fortuna,
al caso e che le alterne vicende dei singoli così come delle varie comunità
erano, in definitiva, stabilite dal caso o dalla volontà degli dèi.
Consequenziale a questo era allora la teoria dell'eroe: il caso e l'alterna
vicenda degli uomini o la volontà degli dèi facevano sì che determinati uomini,
a cui molto la fortuna aveva arriso, comparsi all'improvviso sulla scena della
storia facevano e dicevano: ecco allora gli Alessandro Magmo, i Cesare i quali
per la loro genialità facevano poi la storia degli uomini e la fortuna della
comunità in cui erano nati. Una trattazione teorica del caso, della fortuna e
delle alterne vicende degli uomini che condizionano e determinano tutta la vita
degli uomini è in Cicerone, antico oratore e politico della Roma antica.
Gli stessi storici borghesi non andranno oltre questa visione di intendere la
vita degli uomini. Le stesse due correnti. materialistica ed idealistica non si
differenziavano in molto su questo Solo la componente teologica feudale: il
cristianesimo, vede una legge a validità generale: il progetto divino, la
provvidenza divina. Ma questo è stato possibile perchè quella concezione
filosofica idealistica, a differenza delle altre, si poneva come verità
universale ed assoluta per tutti gli uomini.
Ossia: questa concezione filosofica idealistica è la prima che intende l'uomo
nella sua globalità di essere del mondo e consequenzialmente elabora una teoria
per tutto il genere umano.
Questa visione unitaria dell'uomo in quanto genere umano, e questo ritenere
valida universalmente quella teoria, comportava la lettura della storia
unitariamente e la necessità di una datazione storica, che facendo partire la
vita dell'uomo dalla esistenza di quella concezione filosofica, costruiva una
periodizzazione unitaria: avanti cristo, dopo cristo che è poi la datazione
attuale.
L'idealismo filosofico spiritualistico, ossia il teologismo, introduce per primo
una lettura unitaria della storia dell'uomo; ma lo fa in forma mistica.
Attribuisce, cioè, un ruolo ad un non ben precisato disegno divino.
In base a ciò si è voluto leggere il materialismo storico come concezione
teologica e teleologica < = che ha uno scopo predeterminato o finalismo ) e far
passare così il marxismo come una religione a cui contrapporre una presunta
laicità.
Recentemente ( 1975 ) quando si è inteso scatenare un attacco ideologico si è
costruito proprio una simile identità contro la quale si è invocato la laicità.
Successivamente si è inscenata la commedia dell'epistemologia popperiana,
preceduta dalla propaganda forzata su Proudhon. Oggi è rimasta solo la
mistificazione della teoria secondo cui il marxismo è una forma di teologismo,
di religione finalistica, che al progetto divino, alla provvidenza divina
sostituisce una non ben definita entità storica: il corso storico, appunto che
avrebbe un suo capolinea.
L'obiettivo ed intento ideologico - poi non tanto mascherato - è quello di
negare che il sistema capitalistico ha ! un suo capolinea dove morire.
Si diceva che fino ad allora, fino a prima di Marx ed Engels - gli uomini
credevano che la loro vita fosse regolata dal caso, dalla fortuna e tutt'al più
da una forte volontà di singoli ed eccezionali uomini di volere al punto da
imporre le loro scelte e cambiare così il corso stesso della storia.
E' evidente che una simile teoria porta all'eroe, al capo e che
consequenzialmente competono a lui le decisioni ed agli altri non resta che
ubbidire.
Il problema che si pongono Marx ed Engels - sollecitati e stimolati dagli spunti
che Hegel forniva loro: ma erano spunti che solo un'angolazione almeno diversa
della realtà poteva cogliere e non lasciarsi invischiare nella melensa rete
mistificata del pensiero hegeliano - era: perchè gli eventi storici degli uomini
hanno questa e non un'altra successione ?; < NECESSITA' > perchè le scoperte
scientifiche hanno questa e non un'altra successione?; < NECESSITA'-LIBERTA' >
perchè le epoche storiche: fase comunitaria, schiavista, feudale, borghese
hanno questa successione e non un'altra? e perchè queste e non altre?
e data questa successione: perchè a quella fase storica corrispondono quelle
innovazioni tecniche e scientifiche?
perchè il pensiero dell'uomo nella sua articolazione sociale e scientifica ha
questa successione e non un'altra? e perchè ad una data fase storica
corrispondono sostanzialmente quella massa di concezioni e teorie? perchè si ha
il passaggio da una società ad un'altra? perchè? Prima di poter giungere ad una
conclusione positiva di questa problematica teorica - formulata poi nella
famosa Introduzione a " Per la Critica dell'Economia Politica " - Marx ed
Engels dovevano affrontare una massa di problemi a monte e sciogliere alcuni
nodi centrali che gli uomini si trascinavano indietro da sempre, senza darvi
alcuna soluzione corretta, per cui finivano per esserne schiavi. Finivano per
esserne schiacciati e per far predeterminare il loro pensiero da questi nodi
irrisolti.
Ma perchè potessero essere risolti occorreva fare una bilancio storico
complessivo, cogliere questi nodi nella loro essenza.
Ma per poterli leggere nella loro essenza occorreva liberarli dal processo di
mistificazione sotto cui quei nodi erano stati letteralmente sepolti e che ne
avevano determinato pesanti incrostazioni fino a renderli illegibili, fino a
far perdere loro qualsiasi carattere originario e presentarsi sotto altra veste
pesantemente mistificata. Queste forme erano il determinismo ed il misticismo e
tutte le forme intermedie tra questi due estremi. Si trattava di affrontare il
rapporto " Necessità - Libertà " e " Necessità - Libertà - Caso ". Solo dopo
che erano stati chiariti questi modi di essere e di rapportarsi degli uomini
alla realtà esterna ed erano stati chiariti i loro rapporti reciproci e
ricondotti ciascuno dentro i loro àmbiti era possibile sciogliere positivamente
quei problemi che MArx ed Engels si erano posti. La soluzione positiva è
formulata magistralmente da Marx nella Introduzione a " Per la Critica
dell'Economia Politica "; Federico Engels nell' " Antidhuring " chiarirà bene e
meglio il rapporto necessità-libertà rispetto ai rapporti di produzione e forze
produttive.
Karl Marx scrive: " < ... > nella produzione sociale della loro esistenza, gli
uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro
volontà, in rapporti di produzione, che corrispondono ad un determinato grado
di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti
di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base
reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica ed alla
quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di
produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale,
politico e spirituale della vita. Non è la coscienza della vita che determina il
loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro
coscienza. Ad un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali
della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti,
cioè con i -rapporti di proprietà ( che ne sono soltanto l'espressione
giuridica ) dentro i quali tali forze per l'innanzi si erano mosse. Questi
rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro
catene ed allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento
della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca
sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile
distinguere fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della
produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali,
e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le
forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di
combatterlo.
Come non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso, così non
si può giudicare una simile epoca di sconvolgimenti dalla coscienza che essa ha
di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizione
della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della
società ed i rapporti di produzione. Una formazione sociale non perisce finchè
non siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e
superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima, che siano maturate
in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco
perchè l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perchè,
a considerare poi le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo
quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono
in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale,
borghese possono essere designati come epoche che marcano il progresso della
formazione economica della società. I rapporti di produzione borghese, sono
l'ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; antagonistica
non nel senso di u antagonismo individuale, ma di un antagonismo che sorge dalle
condizioni di vita sociale degli individui. Ma le forze produttive che si
sviluppano nel seno della società borghese creano i pari tempo le condizioni
materiali per la soluzione di questo antagonismo.
Con questa formazione sociale si chiud dunque la preistoria della società umana.
"
In altri termini possiamo dire: Gli strumenti di produzione tramite i quali si
producono i beni materiali, gli uomini che maneggiano questistrumenti di
produzione e producono i beni materiali, grazie ad una certa esperienza della
produzione e delle abitudini di lavoro : ecco gli strumenti che presi tutti
insieme costituiscono le forze produttive della società.
Ma le forze produttive costituiscono solo un apsetto della produzione, un
aspetto del modo di produzione, quell'aspetto che esprime l'atteggiamento degli
uomini verso gli oggetti e le forze della natura di cui si servono per produrre
i beni materiali.
L'altro aspetto della produzione, l'altro aspetto del modo di produzione è
costituito dai rapporti reciproci degli uomini nel processo di produzione, dai
rapporti di produzione.
Nella loro lotta contro la natura, che sfruttano per produrre i beni materiali,
gli uomini non si trovano isolati gli uni dagli altri, non sono individui
staccati gli uni dagli altri, ma producono in comune, a gruppoi, in società.
Ecco perchè la produzione è sempre, in qualunque condizione, una produzione
sociale.
Nella produzione dei beni materiali, gli uomini stabiliscono tra di loro questi
o quei rapporti reciproci nell'interno della produzione, stabiliscono questi o
quei rapporti di produzione. Questi rapporti possono essere rapporti di
collaborazione e di aiuto reciproco tra gli uomini liberi da ogni ogni
sfruttamento, possono essere rapporti di dominazione e di sfruttamento; possono
essere, infine, rapporti di transizione da una forma di rapporti di produzione
ad un'altra.
Qualunque sia il loro carattere, i rapporti di produzione costituiscono - e
sempre ed in tutti i regimi - un elemento indispensabile della produzione,
quanto le forze produttive della società.
Federico Engels scrive "Le forze socialmente attive agiscono in modo
assolutamente eguali alle forze naturali: in maniera cieca, violenta,
distruttiva, sino a quando non le riconosciamo e non facciamo i conti con esse.
Ma una volta che le abbiamo riconosciute, che ne abbiamo compreso il modo di
agire, la direzione e gli effetti, dipende solo da noi il sottometterle sempre
più al nostro volere e per mezzo di esse raggiungere i nostri fini. E questo
vale in modo tutto particolare per le odierne potenti forze produttive. Sino a
quando ostinatamente ci rifiuteremo di intenderne la natura ed il carattere, ed
a questa intelligenza si oppongono il modo di produzione capitalistico ed i
suoi sostenitori, queste forze agiranno malgrado noi e contro di noi, e ci
domineranno.
Ma una che siano comprese nella loro natura, esse, nelle mani dei produttori
associati, possono essere trasformate da demoniache dominatrici in docili
serve. E' questa la differenza tra la forza distruttiva dell'elettricità nel
lampo della tempesta e l'elettricità domata del telegrafo e della lampada ad
arco; la differenza tra l'incendio ed il fuoco che agisce al servizio
dell'uomo.
Quando le odierne forze produttive saranno considerate in questo modo,
conformemente alla loro natura, finalmente riconosciuta, all'anarchia sociale
della produzione, subentrerà una regolamentazione pianificata della produzione,
conforme ai bisogni sia della comunità che di ogni singolo.
Così il modo di appropriazione capitalistico, il cui prodotto asserve anzitutto
chi lo produce, ma poi anche colui che se ne appropria, viene sostituito dal
modo di appropriazione dei prodotti fondato sulla natura stessa dei moderni
mezzi di produzione, da una parte da una appropriazione direttamente sociale
come mezzo per mantenere ed allargare la produzione, dall'altra da
un'appropriazione direttamente individuale come mezzo di sussistenza e di
godimento. "
Dobbiamo fermare la nostra attenzione su questo argomento per sgombrare così il
campo da equivoci.
La visione che ne scaturisce, da quanto abbiamo detto, è un rapporto organico
uomo-realtà esterna e che questo rapporto è regolato da lèggi. In effetti fino
ad allora gli uomini gli uomini avevano indagato la realtà esterna a loro e
scoperto le leggi che governano questo mondo esterna, giungendo a definirle fino
a costruirle in scienze: fisica, chimica, biologia, medicina, ecc. Gli uomini
però non credevano che la loro stessa vita fosse governata da leggi e quindi che
il loro stesso pensiero ed il loro essere sociale era dato dalla trasformazione
del loro rapporto con la realtà esterna. Essi non avevano colto il rapporto che
esisteva tra il loro modo di riprodurre le condizioni materiali della loro
esistenza ed il loro essere sociale. Non avevano colto che il lavoro era questo
trasformare questo rapporto. Non leggevano cioè organicamente ed unitariamente
come essi stessi vivevano e come consentivano alla loro stessa specie di
continuare ad esistere. Scindevano i due momenti: essere e lavoro, fatto questo
essi non erano in grado di capire il rapporto tra loro e la realtà esterna e di
leggere se stessi come parte della natura, come una delle potenze della natura.
Una volta che avevano operato questa scissione tra il loro essere ed il lavoro
essi non erano in grado di leggere unitariamente la realtà: uomo e realtà
esterna e quindi i condizionamenti reciproci e quindi le leggi che regolavano
questo rapporto organico.
Prima di Marx ed Engels essi non potevano per il rapporto sostanzialmente di
subordinazione con Natura e per il venirsi a costituire delle singole
comunità-uomo in atti sostanzialmente isolati: è solo con il processo di
produzione capitalistico che l'uomo esce dalla sottoproduzione, dalla
produzione per il fabbisogno e comincia a produrre per lo scambio: fino ad
allora lo scambio avveniva sulla base del superfluo che veniva prodotto di qui
la limitatezza stessa del rapporto uomo-realtà esterna e la esiguità del
rapporto tra le varie comunità-uomo. Anche quando questo rapporto veniva
costituito, si pensi all'impero romano, erano le singole comunità in rapporto
con la comunità-Roma, non vi era cioè un rapporto tra tutte le comunità-uomo del
mediterraneo. Queste condizioni determinavano la necessità della esistenza della
proprietà privata, che, in queste condizioni, erano l'unica condizione per il
progresso ulteriore dell'uomo. E sarà questa condizione che determinerà poi lo
sviluppo nella società borghese, che consentirà di porre oggettivamente il
superamento della proprietà privata.
Lo sviluppo delle forze produttive che il sistema capitalistico determinerà,
comporterà che non si porranno più quelle condizioni di necessità e quindi il
superamento della proprietà privata, e quindi la liberazione dell'uomo dalla
necessità della proprietà privata e più in generale dal rapporto necessitato
con la realtà esterna.
Marx in " Miseria della Filosofia " scrive: " Ora, erano precisamente queste le
condizioni di esistenza per lo sviluppo delle forze produttive e dell'eccedenza
di lavoro.
Dunque è stato necessario, per ottenere questo sviluppo delle forze produttive e
questa eccedenza di lavoro, che ci fossero delle classi che profittavano e delle
classi che si immiserivano. " < Opere, vol. VI°, pag. 165 >.
Queste condizioni comportavano l'esistenza di una classe dominante, che trovava
nel suo non lavoro le condizioni per la sua esistenza, di qui la non lettura del
lavoro e di tutte le categorie consequenziali del non lavoro quali categorie
fondanti delle società basate sulla proprietà privata. Di qui un altro elemento
che agiva da ostacolo a quella lettura organica dell'intero processo.
Gli uomini, si diceva, non credevano che la loro stessa vita fosse governata da
leggi, determinato dal rapporto comunità uomo - realtà esterna e che questo
rapporto da cui trae le condizioni materiali della sua esistenza è un rapporto
di proprietà e che la trasformazione avviene tramite il lavoro: ricambio
organico uomo-natura. Come venivano a combinarsi questi due elementi: rapporti
di proprietà e natura del lavoro determinavano i tipi di società che
caratterizzavano la storia degli uomini.
La contraddizione tra rapporti di produzione e forze produttive trova attraverso
la lotta di classe lo strumento per la sua risoluzione. La lotta, allora, tra
proletariato e borghesia è soltanto la lotta tra rapporti di produzione
arretrati e forze produttive avanzate, che giunte ad un certo grado del loro
sviluppo trovano nei rapporti di produzione - che sono rapporti di proprietà -
vigenti un ostacolo al loro sviluppo ed alla loro stessa esistenza: di qui la
necessità per le forze produttive di rompere la gabbia, la camicia di ferro,
dei rapporti di produzione per nuovi rapporti di produzione adeguati al nuovo
livello raggiunto dalle forze produttive in grado di darle ulteriore sviluppo.
Questa lotta si configura come lotta tra due classi, che la realtà ha posto come
antagoniste e dove una classe: il proletariato si configura come espressione dei
nuovi e più avanzati rapporti di produzione, prodotti dalle nuove e più avanzate
forze produttive, che trovano negli attuali rapporti di produzione freno,
ostacolo.
Il socialismo - e poi il comunismo - si configura allora non come la società
perfetta, ma solo come una società superiore ed il socialismo è solo la fase di
transizione dal capitalismo al comunismo. In realtà la società socialista - la
dittatura del proletariato - è essa stessa fase di transizione verso la società
comunista; per cui nella società socialista continuano ad esistere le classi e
la lotta di classe e tutti gli strumenti consequenziali. Stato- esercito-
Partito, ecc. La società socialista si configura come dittatura di una classe su
di un'altra.
Su Comunismo, lotta di classe, Stato, ecc. non mi dilungo, giacchè i compagni
hanno ben chiari questi concetti elementari.
6 Prima di passare alla seconda parte, la concezione politica , e di chiuder
questa vorrei affrontare due questioni:
1. Althusser,
2. il dibattito filosofico attuale.
6.1 Althusser
E' questo un esempio classico di mistificazione del marxismo e di un uso
scorretto di termini.
Si usano, cioè, termini che possono ricordare per assonanza quelli usati dal
Marx ed Engels, si dice che sono la stessa cosa, solo che si usano termini
differenti, ma poi quei termini sono tutt'altra cosa. In questo modo si vogliono
far passare per marxismo cose che marxiste non sono. Ora il problema non è non
operare modifiche e apportare contributi al marxismo, il punto sta che non si
possono far passare modifiche, e poi anche sostanziali, per cose che Marx ed
Engels hanno detto.
Althusser in " Sull'Ideologia " < Dedalo, 1976 > usa il termine infrastruttura
al posto di struttura, prima dice che i termini struttura ed infrastruttura
sono la stessa cosa, poi nel corso della trattazione si viene a scoprir che
sono due cose totalmente differenti. Althusser per " infrastruttura " intende
proprio l'infrastruttura, ossia la struttura ausiliaria e non la base. Egli ha
però l'accortezza prima di introdurre il nuovo termine, che per assonanza
ricorda quello usato da Marx ed Engels e che dice all'inizio essere la stessa
cosa, - ma siamo agli inizi degli anni'70! - di fare un grande inchino a Marx ed
Engels.
Scrive: " Abbiamo avuto l'occasione di insistere sul carattere rivoluzionario
della concezione marxista del " tutto sociale " da ciò che lo distingue dalla "
totalità " hegeliana. Abbiamo detto ( e questa tesi non faceva che riprendere
delle famose proposizione del materialismo storico ) che Marx concepisce la
struttura di ogni società come costituita dai " livelli " o " istanze ",
articolati da una specifica determinazione: l'infrastruttura o base economica (
" unità " delle forze produttive e dei rapporti di produzione ) e la
sovrastruttura , che comporta essa stessa due " livelli " o " istanze ": quello
giuridico-politico ( il diritto e lo Stato ) e l'ideologia ( le varie ideologie,
religiosa, morale, giuridica, politica ). "
Ora tutto questo passo solo Althusser sa da dove lo tira fuori, in Marx non c'è
assolutamente questa schematizzazione: ciò che in Marx è vitalità, dinamismo,
dialettica - tornate a leggere il passo riportato di Marx " Introduzione a Per
la Critica dell'Economia Politica " e confrontate i due passi - in Althusser è
piatto consequenzialismo, volgarità logica.
Tutta questa costruzione artificiosa nel testo è funzionale ad affrontare il
tema del consenso proprietario. Per fare questo Althusser si inventa le cose più
strane, metafisiche: A.I.S. ( Apparati ideologici di Stato ) e A. di S. (
Apparati di Stato). Gli Apparati Ideologici di Stato non sono altro che le
casematte " di cui parla Antonio Gramsci nei " Quaderni dal Carcere ", ove
Gramsci affronta il tema della costruzione del consenso della classe dominate.
Solo che in Gramsci l'impostazione è rigorosamente scientifica e corretta,
anche se va integrata - ma sono appunti questi di Gramsci non trattazioni - in
Althusser è la volgarità logica e non.
6.2 Il dibattito filosofico attuale
Non prenderemo in considerazione quello sviluppatosi tra il 1976-1978 su
Proudhon, nè quello impostato su Popper. Prenderemo in considerazione invece la
lotta all'ideologia e la laicizzazione della cultura impostata da " i nuovi
filosofi ": Parigi 1976. L'asse attorno a cui ruotava il ragionamento era la
messa in discussione dell'Ideologia e più in generale della validità di un
sistema teorico organico. Diciamo qui che la teoretica popperiana sulla
falsicabi lità del sistema era una variante della più generale offensiva.
L'obiettivo era quello di togliere al proletariato una visione generale. Questo
era un aspetto dell'attacco più concentrico scatenato contro il proletariato e
la sua avanguardia: l'individualismo sfrenato, ecc., il cosiddetto edonismo
reganiano, il computer ed il mito della scienza e quindi potenza della società
capitalistica, scomparsa del proletariato e società post-industrriale,
riprendendo qui quanto già Galbraith verso la metà degli anni '60 aveva
sostenuto , capitalismo popolare tatcheriano, teoria dei 2/3: secondo questa
teoria nelle società capitalistiche avanzate non è possibile ottenere il
consenso di tutti, ma solo di una parte. Una parte della popolazione: 1/3 è
destinata ad essere emarginata, è destinata a non usufruire dei vantaggi della
società capitalistica, per cui non è possibile governare con il loro consenso,
come tale il loro consenso non è da ricercare. Occorre cioè governare con questo
dissenso, perchè i vantaggi della società capitalistica non possono essere
beneficio di tutti ma solo di una parte di essa. Questa è la famosa teoria dei
2/3 elaborata agli inizi degli anni '80 dalla socialdemocrazia tedesca e
divenuta teoria centrale della socialdemocrazia.
Voi vedete bene che oggi, sconfitto il proletariato, la borghesia ripropone la
sua ideologia. La teoria dell'individualismo sfrenato - lo yuppismo, ecc -
determina per reazione l'esigenza di socialità. crea così le condizioni reali,
ma mistificate per una ripresa della teoria reazionaria della Chiesa, che è la
variante più gretta e culturalmente arretrata della sua ideologia: l'unica
praticabile dalle masse più arretrate una volta resa per queste masse la teoria
comunista impraticabile: e fa di queste la base e la massa di manovra per
progetti reazionari.
Questo è stato possibile perchè prima il marxismo è stato svilito e reso
inutilizzabile. L'avanguardia non è stata in grado nè all'altezza di questo
attacco.
Assieme a questa linea c'è la linea Vattimo-Gadamer, L'Istituto Italiano di
Studi Filosofici--- Croce-Hegel--Vico.
Questa è una linea di sviluppo del dibattito filosofico ed è quella più
direttamente anti-proletaria, quindi ideologica. C'è poi un'altra linea, che è,
invece, tutta interna alla ricerca teorica borghese, e che si sviluppa
parallelamente alla precedente.
Successivamente, stabilita la linea vincente, essa diverrà base per una nuova
teoria del consenso proprietario.
Il dibattito filosofico, avviatosi attorno alla meta degli anni '70 -
parallelamente ed assieme a quello dei " nuovi filosofi " francesi, essendone
parte integrante e quello ideologico preparava le condizioni affinchè il
proletariato non avesse il sopravvento - tende a mettere in discussione
Lavoiseur e tutta la più generale concezione che sottintende, proponendo un
ritorno ad Aristotele.
E' questo un dibattito che ha coinvolto l'intera comunità scientifica borghese.
filosofi, matematici, chimici, fisici, astronomi, economisti, storici.
Ed è questa la linea che è prevalsa: il ritorno ad Aristotele, ed a tutta la
concezione della finità e circolarità Tutto lo sviluppo successivo della ricerca
scientifica avrà per base la visione aristotelica.
E' questo il sottoscrivere l'incapacità della borghesia di spingere più avanti
lo sviluppo delle forze produttive, a cui il sistema di produzione e
distribuzione, aveva pur dato vita.
E' questa una classe dominante che non ha più fiducia in se stessa, spossata,
sfiancata, demoralizzata, che abbandona le sue più profonde convinzioni e si
prepara ad una dura ed accanita resistenza contro l'assalto delle nuove forze
produttive.
Una classe che sente la fine, che sente il fiato sul collo del proletariato e
che cerca di ingannare la classe antagonistica facendole credere che essa è
vincente e l'antagonista è senza alcun futuro ed intanto attrezza la " linea
sigfrido ".
Voi avete vissuto questo " roll back " im maniera indiretta e molto oculata:
1. L'operazione culturale di U. Eco,
2. Il discorso ecologico.
7 L'operazione culturale di U. Eco consiste appunto nel far accettare e
promuovere il rilancio nella media intellettualità di Aristotele, preparando
un'opinione pubblica favorevole. Di qui il chiasso pubblicitario attorno ai due
romanzi scritti sul finire degli anni '80: " In nome della rosa " e " Il pendolo
di Focault ".
Con " In nome della rosa ", dietro un intrigato giallo ed una " rigorosa "
ricostruzione storica si tende a presentare Aristotele come sinistra,
perseguitato dalla Chiesa, i cui scritti erano addirittura avvelenati: le
pagine intrise di un veleno, per cui chi le sfogliava moriva e così non poteva
rivelare a nessuno ciò che aveva imparato.
Con " Il pendolo di Focault " si propone la tematica del motore primo.
8 Il disastro ecologico dimostra che è impraticabile
la linea dello sviluppo all'infinito, che trova nel principio di Lavoiseur: "
Nulla si crea, Nulla si distrugge, Tutto si trasforma " , la base teorica:
scientifica e filosofica.
La linea dello sviluppo all'infinito ed il principio di Lavoiseur esprimevano
la visione ottimistica della borghesia e la sua fiducia illimitata nel suo
sistema di produzione e nell'espansione delle forze produttive.
La sua concezione filosofica e scientifica è venuta fuori da una lotta contro la
concezione aristotelica della vita e del mondo, che era, poi, la concezione di
vita e scientifica del mondo feudale. Secondo questa la vita di una qualunque
cosa ha un suo principio ed una sua fine. Tutto ha inizio da un motore prima e
termina, rifiutando così il concetto di infinito.
E' questa una visione finita, limitata e circolare di intendere la vita, e
quindi una visione scientifica e filosofica: la visione tolemaica e la vita
dell'epoca. Il feudo ed il suo contado, la produzione della ricchezza sociale
basata sul ciclo della terra: la produzione agricola a maggese - ossia la
rotazione ciclica produttiva - costituivano un tutt'uno.
aA visione del mondo borghese rompeva decisamente questa visione,
introducendone una fortemente dinamica, basata sull'infinità dei processi,
ponendo, cioè, alla base il concetto di
i n f i n i t à .
Con il discorso ecologico la borghesia conferma e sottoscrive la disperata
situazione nella quale si trova. Conferma e sottoscrive l'incapacità del suo
sistema di avere validità generale per tutto il mondo. Con il discorso ecologico
la borghesia sostiene la non possibilità di estendere a tutto il mondo il
sistema di produzione e distribuzione capitalistico, pena il crollo del sistema
ecologico del pianeta. E questo già basterebbe per confermare la validità di un
sistema non basato sulla proprietà borghese e necessità di un nuovo e più
avanzato sistema di produzione e distribuzione.
Ma dietro questo ragionamento così ragionevole ed umanitario della borghesia
c'è ben altro. C'è il sottoscrivere da parte della borghesia - e a dichiarazion
di parte, inutilità di prove- l'impossibilità di sopravvivere del suo sistema
nell'Occidente capitalistico senza la disperata situazione di miseria della
stragrande maggioranza della popolazione mondiale, senza la violenta e brutale
rapina delle ricchezze di quei popoli ed incapacità nonostante ciò di
assicurare almeno a tutta la popolazione dell'Occidente capitalistico di
poterne beneficiare.
Essa non dice che senza questa situazione disperata nel III° Mondo il suo
sistema non può sporavvivere, dice che il sistema non è esportabile in tutto il
mondo: ma già il dire questo è una classe che riconosce i limiti di se stessa, i
limiti del suo sistema di produzione e distribuzione. Una classe che non crede
più in se stessa, che sotto l'incalzare dei fatti sbanda letteralmemte.
E' presa dal panico: e per impedire una ritirata disordinata e caotica gli
elementi più intelligenti della classe borghese tentano di organizzare la
resistenza su alcuni temi e nel frattempo lanciano un contrattacco ideologico al
fine di riorganizzare la propria classe, darle un minimo di fiducia in se stessa
e sbandare il proletariato ed avere così le condizioni ed il tempo materiale per
preparare la classe tutta all'assalto delle forze produttive, preparare, cioè,
la guerra di trincea - e per questo appresta " la linea sigfrido ".
Questa teoria sull'impossibilità di estendere il sistema capitalistico a tutto
il mondo è il sottoscrivere la limitatezza e finità di quel sistema e la sua
incapacità di rispondere ai bisogni della comunità-uomo globalmente intesa, a
cui pure essa stessa ha consentito di dare vita, legando tutte le isolate e
particoalari comunità-uomo in un'unica comunita globalmente intesa, ma a cui
non sa dare risposte ed il tentativo di darle dimostra inconfutabilmente i
limiti e le angustie e le ristrettezze di quel sistema di produzione e
distribuzione e la necessità di una risposta più alta e più avanzata. Ed in
effetti non potrebbe che essere così: la soluzione borghese è la risposta allo
sviluppo delle forze produttive sviluppatesi tra il XVI° ed il XVIII° secolo.
Questa teoria letta assieme a quella dei 2/3 è la confessione più sincera dello
stato di totale confusione e sbandamento in cui la classe borghese si trova.
Il sistema non ha validità per tutto il globo terrestre, ma non ha validità
generale neppure nei paesi capitalistici, giacchè affinchè esso possa esistere
occorre che una parte di quella popolazione non ne goda i benefici, ne sia
esclusa, emarginata.
E questa condizione è indispensabile perchè il sistema possa sopravvivere. Non
ha validità generale per tutto il mondo, Non ha validità generale nei singoli
paesi capitalistici. E' incontestabilmente risposta parziale, limita=
ta: e questo per affermazione della borghesia!
Quando una classe dominante arriva a sottoscrivere una simile affermazione
circa la validità del suo sistema è una classe che annuncia al mondo la sua
fine, e la sua fine imminente.
Il contrattacco ideologico è troppo pacchiano, troppo rozzo e volgare, è troppo
ripetitivo e si articola su alcuni temi rozzi, volgari, più da propaganda
elettorale perchè ci si possa credere veramente. Finisce così per dire più di
quello che crede, finisce per dire lo stato di disperazione della classe
dominante.
Il chiasso ed il clamore della piccola borghesia è un altro segnale chiaro ed
inequivocabile dello stato di panico che regna nello schieramento borghese.
LA CONCEZIONE POLITICA
TEORIA POLITICA: BREVI ACCENNI.
STATO, |
PROLETARIATO, |
SOCIALISMO, | LENIN:
COMUNISMO, |" STATO E RIVOLUZIONE "
DEMOCRAZIA, |
LIBERTA'- LIBERAZIONE. |
II ** PARTITO, | LENIN:
SINDACATO, | " CHE FARE? "
SOVIET, |
< ... >. |
III *** TEORIA,
ANALISI,
PROGRAMMA,
STRATEGIA,
TATTICA,
FORME DI LOTTE,
FORME DI ORGANIZZAZIONE,
PAROLE D'ORDINE.
Mentre per i primi due punti vi rimando direttamente ai testi di Lenin indicati,
per questo terzo punto, totalmente sconosciuto , e questo spiega poi l'enorme
confusione che regna in merito, lo affronterò per esteso.
Se si riconosce che il movimento del proletariato ha due aspetti, uno oggettivo
e l'altro soggettivo, il campo della strategia e della tattica si limita,
indubbiamente, al lato soggettivo del movimento.
Il lato oggettivo consiste in quei processi di sviluppo che si svolgono
all'interno el proletariato e del suo partito, processi che in ultima analisi,
determinano lo sviluppo di tutta la società.
Il lato soggettivo consiste in quei processi che si svolgono all'interno del
proletariato, processi che accelerano o ritardano il corso di questi ultimi, ma
non li determinano affatto.
Quindi:
OGGETTIVO: TEORIA, | E SONO | E
ANALISI, | IN | SONO
PROGRAMMA;| QUESTO ORDINE! | IN
SOGGETTIVO: STRATEGIA,| E SONO | QUESTO
TATTICA. | IN QUESTO ORDINE!| ORDINE!
IL PRECEDENTE DISCENDE
DIRETTAMENTE ED IN MANIERA
STRETTAMENTE CONSEQUENZIALE
DAL PRECEDENTE E DA TUTTI GLI
ALTRI PRECEDENTI!
Strumenti della TATTICA sono :
FORME DI LOTTE,
FORME DI ORGANIZZAZIONE,
PAROLE D'ORDINE.
Aver invertito i termini negli anni '60, ha comportato gravi danni nel Movimento
Comunista Internazionale.
E' così successo che si è sostituita all'analisi-programma una non ben definita
e chiara linea di massa, trasformando così il partito del proletaraito in un
organismo politico-sindacale. Di qui il rincorrere i movimenti spontanei, senza
mai riuscire ad indirizzarli, perchè mancando l'analisi ed il programma era
impossibile stabilire la strategia e quindi dirigere e quindi determinare la
crescita della coscienza di classe del proletariato. I termin di " strategia "
e di " tattica " diventano concetti astrusi, logici solo dentro la politica
borghese: e così: " strategia " era un'azione un po' più di lunga durata, "
tattica " un momento di passaggio. In realtà, poi, tutto si riduceva ad un solo
passaggio tattico, raggiunto quello si attuava la strategia.
E così, nei megliori dei casi, la teoria era funzionale ed al servizio di quella
strategia: stabilito un obiettivo " strategico ", la teoria aveva il compito di
dimostrare validità.
E l'obiettivo " strategico " era stabilito sulla base di ciò che più
immediatamente balzava agli occhi, una volta stabilito idealisticamente - e
pragmatisticamente al tempo stesso - il nemico principale.
Vediamo, invece, i singoli punti, facendo chiarezza, sgombrando il terreno da
concezioni errate ed idiozie che a riguardo vengono dette dall'avanguardia.
L'ELEMENTO OBIETTIVO.
L'elemento obiettivo, spontaneo, è dato dall'insieme di processi che si svolgono
indipendentemente dalla volontà cosciente e regolatrice del proletariato.
Lo sviluppo economico del paese, lo sviluppo del capitalismo, il crollo del
vecchio regime, i movimenti spontanei del proletariato e delle classi che gli
stanno intorno, i conflitti di classe, ecc. sono tutti fenomeni il cui sviluppo
non dipende dalla volontà del proletariato; essi rappresentano l'aspetto
obiettivo del movimento.
La strategia non può intervenire in questi processi, giacchè non può nè
abolirli, nè modificarli; può soltanto tenerne conto e prenderli coome punto di
partenza.
E questo è il campo che costituisce oggetto di studio per la teoria ed per il
programma del marxismo.
L'ASPETTO SOGGETTIVO
L'aspetto soggettivo del movimento è il riflesso nella mente degli operai dei
processi spontanei del movimento, è il movimento cosciente e sistematico del
proletariato verso un obiettivo preciso. Questo aspetto ... dipende interamente
dall'azione direttiva della strategia e della tattica. La strategia può, allora,
accellerare o rallentare il movimento, indirizzarlo per la via più breve o
deviarlo sulla via più difficili e dolorosa, a seconda dei pregi o dei difetti
della strategia.
LA TEORIA è il marxismo-leninismo.
L'ANALISI : sviluppo economico, movimento reale delle classi. essa deve essere
condotta sulla base del marxismo-leninismo e quindi sulla base del materialismo
storico-dialettico. L'analisi, quindi, presuppone la teoria.
Se la teoria è errata, se la nostra conoscenza della teoria è insufficiente o
errata, errata o insuifficiente risulterà l'analisi.
Effettuata l'analisi sulla base della teoria:
IL PROGRAMMA
Il programma determina gli obiettivi del movimento proletario, che vengono
formulati scientificamente negli articoli del programma. Il programma può
essere valido per tutto il periodo dello sviluppo capitalistico ed avere come
scopo il rovesciamento del capitalismo e l'organizzazione della produzione
socialista, oppure per una fase determinata dello sviluppo del capitalismo....
. La strategia può chiamarsi effettivamente marxista solo nel caso che la sua
attività sia orientata secondo gli obiettivi del movimento formulati nel
programma marxista.
LA STRATEGIA.
Il compito più importante della strategia è di determinare qual è la direzione
principale che il movimento della classe operaia deve seguire, e quale offre
maggiori vantaggi al proletariato per vibrare all'avversario il colpo principale
al fine di conseguire gli obiettivi posti dal programma. E determinare la
direzione del colpo princiaple significa predeterminare il carattere delle
operazioni per tutto il periodo della lotta, e quindi predeterminare per i nove
decimi le sorti di tutta la lotta.
LA strategia politica ha innanzitutto il compito di determinare in modo giusto
la direzione principale del movimento proletario di un dato paese per un
determinato periodo storico, partendo dai dati dell'analisi, elaborati sulla
base della teoria , e del programma marxista e tenendo conto delle esperienze
della lotta rivoluzionaria degli operai di tutti i paesi.
LA TATTICA
La tattica mira a vincere determinate campagne, detrminate azioni più o meno
corrispondenti alla situazione concreta della lotta in ogni momento specifico.
Il compito più importante della tattica è quello di determinare le vie ed i
mezzi, le forme ed i metodi lotta che corrispondono nel modo migliore alla
situazione concreta esistente in un determinato momento e che preparano nel
modo più sicuro i successi strategici. Perciò le azionni tattiche ed i loro
risultati devono essere valutati nondal punto di vista del loro effetto
immediato, ma dal punto di vista dei compiti e delle possibilità della
strategia. Pertanto la tattica non deve essere subordinata agli interessi
transitori del momento, non deve ispirarsi a considerazioni di effetto politico
immediato e, a maggior ragione, non deve staccarsi dalla realtà, nè costruire
castelli in aria; la tattica deve essere elaborata in modo da corrispondere ai
compiti ed alle possibilità della strategia.
La tattica ha innanzitutto il compito di determinare le forme ed i metodi di
lotta che meglio corrispondono alla situazione concreta della lotta in ogni
determinato momento, orientandosi secondo le indicazioni della strategia e
tenendo conto dell'esperienza della lotta rivoluzionaria degli operai di tutti i
paesi.
LE FORME DI LOTTE
Le forme di lotta cambiano in funzione dello sviluppo economico, sociale,
culturale, in relazione alla situazione delle classi, al rapporto di forza in
lotta, al carattere del potere, ed in fine, in funzione dei rapporti
internazionali.
Si tratta, allora, di assimilare tutte le forme di lotte, di combinarle
razionalmente sul campo di battaglia e di saper accentuare abilmente nelle
forme che, in una determinata situazione, sono particolarmente adeguate allo
scopo.
FORME DI ORGANIZZAZIONE
Le forme di organizzazione si adattano alle forme di lotta. Le organizzazioni
cospirative dei rivoluzionari di professione nell'epoca dell'assolutismo; le
organizzazioni culturali, sindacali, cooperative e parlamentari, i comitati
contadini, i comitati di sciopero, i Soviet dei deputati operai e soldati, i
comitati militari rivoluzionari ed un ampio partito proletario che collega
tutte queste forme organizzative nel periodo delle azioni di massa e delle
insurrezioni.
Anche qui è importante assimilare tutte queste forme di organizzazione, di
perfezionarle e di combinare abilmente la loro attività in ogni determinato
momento.
PAROLA D'ORDINE
La parola d'ordine è la formulazione sintetica e chiara degli obiettivi
immediati ee remoti della lotta, lanciata dal gruppo dirigente del
proletariato, dal suo partito. Esistono parole d'ordine diverse che variano
secondo gli obiettivi della lotta, parola d'ordine che abbracciano un intero
periodo storico oppure singole fasi ed episodi di un determinato periodo
storico. Le parole d'ordine sono: di propaganda, di agitazione, di azione, di
lotta o direttiva.
Quindi: TEORIA--- ANALISI---- PROGRAMMA
|S T R A T E G I A
|T A T T I C A
FORME DI LOTTA
FORME DI ORGANIZZAZIONE
|PAROLA D'ORDINE