C’era una volta la P2. Ma c’è ancora...
di Maurizio Chierici su l'Unità del 07/02/2006
INTERVISTA A SERGIO FLAMIGNI SULLA LOGGIA MASSONICA che Silvio Berlusconi sta ben attento a non nominare mai nelle sue maratone radio-televisive. Nessuno deve parlarne. Certi protagonisti che girano attorno a palazzo Chigi ne sarebbero imbarazzati
La storia comincia il 12 marzo 1981 quando Giuliano Turone,
giudice istruttore di Milano, ordina la perquisizione di villa Wanda e degli
uffici di Licio Gelli, attorno ad Arezzo, Castiglion Fibocchi. Gelli è
l'eminenza grigia di tanti affari, banche e giornali: venerabile della loggia
massonica Propaganda 2, è sospettato di reati che lo associano al finanziere
della mafia Michele Sindona (avvelenato in carcere) a Joseph Macaluso e John
Gambino, boss italo-americani. Frugando i suoi cassetti, due giovani magistrati
(con Turone c’è Gherardo Colombo) aprono un vaso di Pandora e sbalordiscono
scoprendo nomi entrati nella storia che si vorrebbe dimenticare. Politici,
giornalisti, generali, magistrati e imprenditori affiliati segretamente ai
cappucci segreti di Gelli. Colombo e Turone portano i documenti a Forlani,
presidente del consiglio del tempo: imbarazzatissimo. Troppi amici galleggiano
nella lista dei misteriosi. Per due mesi non la rende pubblica, ma Colombo e
Turone insistono. Alla fine tutti sanno. Il governo cade, l’Italia entra in
burrasca.
Trentacinque anni dopo dovrebbe essere una storia inquadrata nel passato, ormai innocua, eppure la si nasconde: come mai?
Risponde Sergio Flamigni, parlamentare Pci per cinque legislature. Ha fatto parte delle commissioni speciali bicamerali antimafia, caso Moro e Loggia massonica P2. Uscito dal Parlamento, non ha smesso di scavare mettendo assieme un archivio di documenti di un interesse storico che il ministero dei beni culturali ha sottoposto ai vincoli di legge riconoscendone l’eccezionalità. Flamigni ha trascritto in tanti libri ricostruzioni e rivelazioni: dalla Tela del ragno - il delitto Moro a Trame Atlantiche (sempre edizioni Kaos) in cui racconta personaggi e avvenimenti della loggia di Gelli. È il manuale più serio e consultato da chi vuol capire cos’è stata la P2.
Cosa è rimasto della loggia di Gelli
nella politica italiana dei nostri giorni ?
«Tante cose, a partire dal presidente del Consiglio
e candidato premier per il centrodestra, Silvio Berlusconi, affiliato alla
Loggia di Gelli nel gennaio 1978: tutt'ora ne incarna la continuità politica e
ideologica. Gelli sosteneva che: “Il vero potere risiede nelle mani di chi ha in
mano i mass media”, filosofia che guida Berlusconi sia nella prima fase della
P2, periodo golpista e stragista: i progetti eversivi stabilivano che
televisione, radio e giornali erano i primi obiettivi da occupare militarmente.
Ma la fedeltà di Berlusconi continua nel secondo momento (il cosiddetto Piano di
Rinascita), il cui impegno è la conquista dei media. Per realizzarlo, la rete
affaristica della Loggia segreta si è avventurata in finanziamenti occulti,
infiltrazione e corruzione interne al sistema politico ed economico venute a
galla nelle istruttorie sulla bancarotta dell’Ambrosiano e l’uccisione di
Roberto Calvi sotto un ponte di Londra. La scoperta della loggia segreta
interrompe il controllo piduista sul più importante gruppo editoriale italiano (Rizzoli-Corriere
della sera), bloccando la grande manovra delle concentrazione di testate
giornalistiche, eppure non frena altri obiettivi della P2, soprattutto il
controllo delle Tv. Berlusconi ha avuto mano libera grazie a finanziamenti
svizzeri di provenienza incerta, senza contare il sostegno dei banchieri
fratelli P2, che ne hanno accompagnato le ambizioni con “appoggi e prestiti al
di là di ogni merito creditizio”. E non si può dimenticare la spalla politica
del craxismo... Anche dopo lo scioglimento della Loggia P2, il Cavaliere ha
continuato ad inseguire gli obiettivi del Piano di Rinascita mettendo in pratica
il credo di Gelli: vince chi possiede e domina i media. Non a caso “Gelli era
molto amico di Berlusconi” come ha testimoniato davanti alla Commissione
parlamentare, il direttore generale della Rizzoli, Tassan Din anche lui P2. Non
è ancora un caso che negli elenchi di Castiglion Fibocchi, fra gli iscritti alla
Loggia segreta si scoprono editori, tra i quali Berlusconi, 8 direttori di
giornale, 7 firme della Rai-Tv, 22 tra giornalisti e pubblicisti. Berlusconi
occupa un posto importante: è il terzo in ordine gerarchico nel gruppo
“Informazione e mezzi di comunicazione di massa”. Viene dopo Fabrizio Trifone
Trecca (grande reclutatore di piduisti e braccio organizzativo di Gelli), segue
il direttore del Corriere della Sera Franco Di Bella, precede giornalisti ed
esperti Tv in un elenco nel quale figurano ufficiali superiori della marina
militare con incarichi nei servizi segreti; serviva un altro tipo di
informazioni. Una certa parte dei piduisti sopravvissuti ancora prospera
nell’apparato informativo di Berlusconi o in Forza Italia o nel sistema politico
del centrodestra. La solidarietà P2 non si è sciolta. Per esempio, Roberto
Gervaso. Ha presentato Berlusconi a Gelli diventando biografo adulatore di
entrambi, tiene la rubrica “Peste e corna” a Rete 4, stessa rete per la quale
lavora l'ex capo gruppo Fabrizio Trecca, medico personale di Gelli e titolare
della trasmissione “Vivere bene”. Certi giornalisti continuano a dirigere
riviste, o collaborano al Foglio, al Giornale, a Panorama, sempre proprietà
Berlusconi. C’è chi appare alla Rai con la continuità di un buon contratto. È
solo un caso - immagino - ma anche Claudio Lanti, direttore di “Velina Azzurra”,
periodico interno di Forza Italia, figurava nell’elenco P2. Non parliamo dei
politici: l’on. Fabrizio Cicchitto, reclutato da Trifone Trecca mentre era
deputato della sinistra socialista, è diventato uno dei pilastri di Forza
Italia. Gustavo Selva, giornalista della destra Dc, direttore del GR2, oggi
deputato di Alleanza Nazionale e presidente della Commissione esteri della
Camera. Publio Fiori, democristiano in era piduista, è vice presidente della
Camera, eletto nelle liste di Alleanza Nazionale, ministro nel governo
Berlusconi Uno. Da non dimenticare l’aspirante piduista Antonio Martino,
difensore della segretezza delle Logge coperte della massoneria, ministro degli
esteri nel governo Berlusconi Uno e ministro della Difesa nel Berlusconi di
questa legislatura. Aspirante piduista perché nelle carte sequestrate a Gelli è
stata trovata solo la domanda di affiliazione alla Loggia. Forse Colombo e
Turone sono arrivati prima, forse non ha fatto a tempo a giurare fedeltà... ».
Come mai Gelli ha scelto certe persone
e non altre?
«La P2 voleva riscrivere la costituzione in senso
autoritario per impedire alla sinistra e al Pci la possibilità di andare al
governo. Lo ha impedito con la strategia della tensione dando particolare
importanza al reclutamento di uomini delle forze armate e della destra
intransigente. Nella seconda fase, dopo la vittoria della sinistra nelle
amministrative del 1975, la loggia cambia strategia: manovre più sofisticate con
alla base un disegno politico. Per favorire la revisione costituzionale, la P2
infiltra o recluta protagonisti nei media, nei partiti, nei sindacati, negli
apparati dello Stato in modo da influenzare e controllare le istituzioni. Il
piano prevedeva capitali per corrompere e provocare la scissione sindacale,
favorire gli affiliati all’interno dei partiti di governo e rompere l’unità
della magistratura. Obiettivo, sopprimerne l’autonomia sottoponendo i pubblici
ministeri all’autorità politica. Prevista anche l’abolizione dello statuto dei
diritti dei lavoratori. Propositi di ieri, propositi che oggi non sembrano tanto
cambiati. Il Piano Rinascita di Gelli punta su giornali e Tv. Prevede la
dissoluzione del monopolio dello Stato e una potente Tv privata “in modo da
controllare la pubblica opinione nel vivo del Paese”. Berlusconi viene scelto in
quanto proprietario di “Telemilano 58” ritenuta accettabile base di partenza, ma
nella scelta potrebbe essere stato determinante il fatto che il suo patrimonio
aveva per baricentro la Svizzera, quindi protetto dalla segretezza. Nell’autunno
1979, momento di massimo potere della Loggia segreta in quanto dopo l’uccisione
di Moro è finita la politica di solidarietà nazionale, “Telemilano 58” diventa
“Canale 5”. Curiosamente Berlusconi realizza ciò che annuncia il Piano di
Rinascita, vale a dire “una catena di Tv locali coordinate da un’agenzia
centrale”. Proprio il profilo della sua nuova Tv commerciale. Contemporaneamente
nasce Publitalia ‘80, agenzia pubblicitaria. Ha per consigliere delegato
Marcello Dell’Utri, legatissimo a Berlusconi, buoni rapporti con protagonisti
mafiosi come si scopre più tardi nei processi».
Berlusconi nega di aver partecipato
attivamente alla P2. Dice di essersi iscritto solo per dare una mano a Gervaso,
amico in difficoltà. È così?
«Non è credibile. Quasi tutti gli iscritti alla P2
negano o tentano di nascondere il loro ruolo nella Loggia, comportamento che
deriva dal rispetto per il giuramento alla segretezza di ogni piduista.
Berlusconi ha dichiarato davanti al giudice: “Non ho mai versato contributi”, ma
la Guardia di Finanza ha sottolineato la piena corrispondenza tra la quota di
100mila lire indicata negli elenchi di Castiglion Fibocchi e il relativo
versamento sul conto del Venerabile presso la Banca dell’Etruria. Berlusconi ha
anche testimoniato: “Non vi fu cerimonia di iniziazione; non ho avuto alcun
rapporto con altri affiliati, né ho partecipato a riunioni”. Ancora bugie.
Nell’archivio uruguaiano del Venerabile, un documento ricorda l’affiliazione di
Berlusconi con la scritta “Juramento Firmado”, ha firmato il giuramento. Lo
stesso Gelli, anni dopo, ammette: “Berlusconi è stato normalmente iniziato a
Roma. Credo presentato dal professor Fabrizio Trecca. Assistevano il Gran
Maestro Giordano Gamberoni, per il Grande Oriente d’Italia, e il direttore delle
Partecipazioni Statali, Giovanni Fanelli”».
Ma il Cavaliere ha querelato chi
raccontava queste cose...
«È successo dopo la pubblicazione del libro
“Berlusconi inchiesta sul signor Tv” (Kaos edizioni). Denuncia gli autori
Giovanni Ruggeri e Mario Guarino e i giornalisti che hanno usato le notizie del
volume. Primo quotidiano ad essere preso di mira, l'Unità. Berlusconi se
la prende anche con La Notte, ma perde la causa perché il tribunale
sentenzia il non doversi procedere. I giornalisti avevano solo raccontato la
verità e il Cavaliere viene condannato a liquidare le spese processuali. Ci
ripensa, e il 20 novembre 1989 ritira la denuncia contro l’Unità:
naturalmente paga. Resta in piedi un altro processo, sempre per querela di
Berlusconi per l’intervista di Ruggeri e Guarino al settimanale Epoca. Al
Tribunale di Verona, sotto giuramento, il Cavaliere racconta cose false sulla
sua iscrizione e partecipazione alla loggia P2. Il caso finisce davanti alla
Corte d’Appello di Venezia la quale definitivamente lo sbugiarda: il 23 ottobre
’90 sentenzia che Berlusconi “è riconosciuto colpevole del reato di falsa
testimonianza”. Poi interviene un’amnistia... Ruggeri e Guarino vengono assolti
con formula piena».
Questo governo ha realizzato programmi
previsti dalla P2?
«Non vi sono programmi della P2 compiutamente
realizzati. Esistono provvedimenti e leggi che contengono elementi pericolosi
del programma P2. Sono passati trenta anni dal cosiddetto “Piano di rinascita” e
la politica piduista non può non avere subito evoluzioni, adattandosi alla nuova
realtà. L’elemento più inquietante è contenuto nella legge di revisione della
Costituzione: rompe l’equilibrio tra i poteri dello Stato, riduce la sovranità
del Parlamento, concede spazi all’autoritarismo come era nella filosofia della
P2. È la strada tracciata da Gelli. Altro provvedimento negativo, dal forte
profumo piduista, è la legge sull’ordinamento giudiziario per la riduzione
dell’autonomia della magistratura. Ma la vera essenza della P2 resta
rappresentata dal dominio dei mass media. È il capitolo piduista in gran parte
realizzato: potere televisivo del Cavaliere consolidato dalla legge Gasparri.
Nel berlusconismo è poi rimasta una certa cultura affaristica e della
corruzione, anima della P2: si perpetua nelle pratiche di governo con il
conflitto di interessi e leggi ad personam».
Gelli, maestro venerabile, potrebbe
sopportare la par condicio?
«Nemmeno per sogno. È una legge che si contrappone
al predominio piduista. Non a caso Berlusconi l’ha definita liberticida. I
richiami del Presidente Ciampi dimostrano quanto sia importante stabilire
condizioni di parità nell’uso della Tv. Tutto ciò che Gelli combatteva».