Sofia, «Ataka» cavalca il razzismo

di Francesco Martino su Il Manifesto del 19/11/2006
L'estrema destra bulgara, grazie alle divisioni della destra moderata, attacca il «nemico interno», turchi e rom, e raddoppia i voti
Quando il partito Ataka si presentò alle
elezioni parlamentari del giugno 2005 sotto lo slogan «Riprendiamoci la
Bulgaria», dopo una campagna elettorale basata su una retorica fortemente
anti-sistema, condita da razzismo non troppo velato contro le minoranze turca e
rom e da un programma politico isolazionista ed autarchico, che prevedeva
l'uscita del paese dalla Nato e la rinegoziazione di numerosi capitoli del
processo di avvicinamento all'Unione Europea, pochi analisti nel paese
pronosticarono un risultato superiore allo sbarramento del 4%, necessario ad
entrare nel parlamento di Sofia.
Allo spoglio delle schede, Ataka diventava però a sorpresa il quarto partito
bulgaro, collezionando oltre l'8% e portando ventuno deputati in parlamento.
Ataka era stato fondato appena un mese prima come coalizione di forze
nazionaliste, sotto il controllo del suo leader carismatico, Volen Siderov, ex
giornalista di 51 anni, una volta vicino alla destra moderata, poi autore di
libri come «Il boomerang del male» e «Bulgarofobia», tacciati da numerosi
osservatori internazionali come razzisti e antisemiti. Dopo il successo
iniziale, Ataka ha vissuto soprattutto scissioni e scandali, come quello che ha
toccato un suo deputato accusato di pedofilia, e quello, mai del tutto chiarito,
che ha coinvolto lo stesso Siderov in una storia di teppismo e bugie, con un
ragazzo picchiato dall'autista del leader di Ataka sull'autostrada tra Sofia e
Plovdiv.
A ridare fiato alla formazione, sull'orlo del collasso dopo aver perduto
numerosi deputati, passati ad altri gruppi parlamentari, sono arrivate le
elezioni presidenziali dello scorso ottobre. Siderov, aiutato dalle divisioni
della destra moderata, incapace di presentare una candidatura comune, è riuscito
ad arrivare al ballottaggio con il presidente uscente, il socialista Georgi
Parvanov. Nonostante la schiacciante vittoria di quest'ultimo con il 75% delle
preferenze, Ataka ha raddoppiato i voti rispetto al 2005, e in conferenza stampa
Siderov ha potuto affermare che «da oggi tutti dovranno fare i conti con noi,
anche per la formazione dell'esecutivo».
I motivi del successo di Ataka nella società bulgara sono diversi. Si sommano
scontento sociale, insoddisfazione per l'attuale classe politica e nazionalismo.
Da una parte c'è la rabbia di chi è rimasto tagliato fuori dalla lunga
transizione, e che è sensibile alle proposte di Ataka di ri-nazionalizzazione
delle industrie privatizzate e di moralizzazione della vita pubblica, dall'altra
la paura della classe media di perdere gli ultimi scampoli di sicurezza
economica e status sociale ancora non intaccati dai cambiamenti degli ultimi
quindici anni.
Collante di queste anime diverse è la voglia di trovare un colpevole, un capro
espiatorio responsabile del proprio malessere, che viene veicolata dal partito
soprattutto verso gli «stranieri in casa», cioè le comunità turca e rom che
vivono da secoli nel paese. Tra i cavalli di battaglia di Ataka, ad esempio, c'è
la soppressione dell'unico telegiornale al giorno trasmesso in turco sul canale
pubblico e varie misure «educative» nei confronti dei rom, rappresentati
attraverso le pagine del quotidiano del partito come una massa di individui
dediti soprattutto al furto e all'omicidio.
La retorica razzista del partito ha fatto già abbondantemente parlare di sé al
parlamento europeo di Strasburgo, quando, a fine settembre, Dimitar Stoyanov,
osservatore bulgaro di Ataka e prossimo deputato europeo a partire dal 1 gennaio
2007, data di ingresso della Bulgaria nell'Ue, ha sconsigliato per e-mail i suoi
prossimi colleghi dall'appoggiare la candidatura al premio «parlamentare
dell'anno» l'eurodeputata ungherese di origine rom Livia Jarova perché, come ha
spiegato «in Bulgaria ci sono ragazze rom più belle, e se ci si trova nel posto
giusto al momento giusto, si può anche comprarne una...».
* Osservatorio sui Balcani